Una donna di cui il mondo non era degno: Helen Roseveare

Una donna di cui il mondo non era degno: Helen Roseveare

(Irlanda del Nord, 1925-2016)

 

Da quando ho letto il primo libro di Helen Roseveare sono rimasta molto colpita e negli anni è rimasta un forte esempio da seguire.
Quando ho scoperto che anche lei faceva parte della Missione WEC Internazionale cercai d’incontrarla per farle una lunga lista di domande. Non era facile parlare con lei perché andava diritto al punto, ma era bravissima a mettere le persone a proprio agio. Ho scoperto che il suo versetto preferito era anche il mio: “Per conoscere lui, Cristo, la potenza della sua risurrezione e la comunione delle sue sofferenze, essendo reso conforme alla sua morte” (Filippesi 3:10) mentre io mi concentravo sulla potenza della resurrezione, lei sottolineava il privilegio della sofferenza.
Penso che questo sia stato in assoluto il concetto più profondo che mi ha insegnato: soffrire per la croce non è un dovere, ma è il privilegio di condividere le sofferenze di Gesù.

Claudia Pignatelli
Presidente della Missione WEC Italia

 

 

Dio non usa mai grandemente una persona prima di averla profondamente ferita.
Il privilegio che ti offre è molto maggiore del prezzo che dovrai pagare.
Il privilegio è più grande del costo.

Helen Roseveare

 

 

La dott.ssa Helen Roseveare, famosa missionaria inglese in Congo, se n’è andata il 7 dicembre 2016, all’età di 91 anni.
Helen Roseveare era nata nel 1925 a Haileybury College (Hertfordshire, Inghilterra), dove il padre insegnava matematica. Cresciuta in una chiesa anglicana, quando l’insegnante della sua scuola domenicale parlò dell’India, lei decise in cuor suo che un giorno sarebbe stata missionaria.
Nonostante l’eredità cristiana della sua famiglia, e sebbene frequentasse regolarmente la chiesa, Helen sentiva un vuoto nella sua vita e si riteneva distante da Dio.
Si iscrisse al Newnham College nell’università di Cambridge per studiare medicina. Lì si unì al Cambridge Inter-Collegiate Christian Union (CICCU) su invito di una studentessa di nome Dorothy. Iniziò a partecipare attivamente alle riunioni di preghiera e agli studi biblici, leggendo per la prima volta il Nuovo Testamento. Ma in seguito disse che la sua comprensione del cristianesimo era semplice conoscenza intellettuale piuttosto che un coinvolgimento del cuore.
Nell’inverno del 1945, il Signore sembrò incontrarla in modo personale durante un ritiro per studenti. L’ultima sera ella diede la sua testimonianza personale, e l’insegnante biblico Graham Scroggie le scrisse Filippesi 3:10 sulla Bibbia nuova, dicendole: “Stasera sei entrata nella prima parte del verso, ‘affinché possa conoscerlo’. Questo è solo l’inizio, ti aspetta un lungo cammino. La mia preghiera per te è che tu continui nel verso fino ad arrivare a conoscere ‘la potenza della Sua risurrezione’ e forse, Dio volendo, un giorno ‘la comunione delle sue sofferenze, essendo resa conforme alla sua morte’”.
Avvertì una chiamata sempre più impellente alla missione, e dichiarò pubblicamente durante un convegno missionario nell’Inghilterra del Nord: “Andrò ovunque Dio voglia che io vada, qualunque sarà il prezzo da pagare”.
“In seguito, salii sulla montagna e mi misi a parlare con Dio. ‘Ok, Dio, oggi volevo dire proprio quello che ho detto. Prosegui e rendimi più simile a Gesù, a qualunque costo. Ma per favore (siccome mi conosco abbastanza bene), quando sento di non farcela più e grido: ‘Basta’, tu ignora il mio ‘basta’ e ricordati che oggi ti ho chiesto di proseguire”.

Dopo la laurea a Cambridge in medicina, Helen studiò per sei mesi nel college Worldwide Evangelization Crusade a Crystal Palace. Da lì si recò in Belgio per studiare francese e in Olanda per seguire un corso di medicina tropicale, mentre si preparava al suo appuntamento come missionaria medica in Congo.
A metà di marzo 1953, all’età di 28 anni, arrivò nella regione nord orientale del Congo (l’attuale Repubblica Democratica).
Nei primi due anni, fondò una scuola di addestramento per infermiere insegnando a servire come infermiere-evangeliste a donne che, a loro volta, avrebbero diretto cliniche e dispensari in varie altre regioni.
Nell’ottobre del 1955 le fu chiesto di trasferirsi a sette miglia di distanza per gestire un lebbrosario e rifugio per ragazze madri ormai abbandonato a Nebobongo. Lavorando con gli africani del luogo, Helen aiutò a trasformare il centro in un ospedale di 100 letti, servendo madri, lebbrosi e bambini, e gestendo una scuola di addestramento per paramedici e 48 cliniche rurali. Al di fuori di queste strutture, non vi erano altri presidi medici in un raggio di 250 km.
Esausta, Helen ritornò in Inghilterra nel 1958 per una pausa, durante la quale fece altri corsi di aggiornamento.
Il Congo divenne indipendente dal Belgio nel 1960 e nel 1964 scoppiò la guerra civile. Tutte le strutture mediche che avevano fondato furono distrutte. Helen fu fra i dieci missionari protestanti che vennero messi agli arresti domiciliari dalle forze ribelli per diverse settimane, dopo di ché furono trasferiti e imprigionati.

 

Ella descrisse l’orrore di ciò che accadde quando cercò di evadere:

“Mi trovarono, mi trascinarono per i piedi, mi colpirono in testa e sulle spalle, facendomi cadere a terra, mi presero a calci, mi trascinarono nuovamente per i piedi e mi colpirono ancora – mi fecero cadere un dente, la bocca piena di sangue, gli occhiali frantumati. Priva di sensi, annichilita dall’orrore e dalla paura, trascinata di nuovo a casa mia – sgridata, insultata, maledetta”

I suoi aggressori, scrisse, “erano brutali e ubriachi. Maledicevano e spergiuravano, colpivano e picchiavano usando il calcio del fucile e rami spezzati. Siamo stati aggrediti, gettati in prigione, umiliati, minacciati”.

Il 29 ottobre 1964 Helen Roseveare fu brutalmente stuprata. In seguito raccontò:

“In quella notte terribile, picchiata e ferita, terrorizzata e tormentata, incredibilmente sola, mi sentii come se Dio mi avesse abbandonato. Sicuramente avrebbe potuto impedire che le cose arrivassero a quel punto. Avevo raggiunto quella che ritenevo fosse la profondità della disperazione e del nulla”.

 

In quel buio, però, sentì che il Signore le diceva:

“Mi hai chiesto, all’inizio della tua conversione, il privilegio di diventare missionaria. Eccolo. Non lo volevi? .. Queste non sono le tue sofferenze. Sono le mie. Ti chiedo solo di portarne il peso col tuo corpo”.

Alla fine, avvertì un “travolgente senso di privilegio, capendo che l’Iddio Onnipotente aveva chiesto a me, una nullità in mezzo alla foresta e alla giungla africana, qualcosa di cui aveva bisogno”.

In seguito sottolineò la bontà di Dio nonostante questo terribile evento:

“In tutta la brutale esperienza dello stupro, Dio è stato con me – con le sue braccia stese piene di amore. Fu un’esperienza incredibile: Lui era proprio lì, mi capiva, la sua consolazione era completa – e improvvisamente capii – capii veramente che il suo amore mi bastava. Mi amava! Mi capiva!”.

 

Scrisse ancora:

“Dio comprendeva non solo la mia disperata miseria ma anche i miei desideri confusi con l’orrore del trauma emotivo. Capii che Filippesi 4:19, ‘Il mio Dio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in gloria in Cristo Gesù’, era vero in tutti i sensi, non solo nella sfera iper-spirituale in cui l’avevo relegato.. Lui mi stava offrendo veramente l’inestimabile privilegio di condividere una parte delle Sue sofferenze”.

 

Questo tema del “privilegio” divenne prominente nel ministero di Helen. Durante il suo discorso ad Urbana nel 1976, disse:

“Una parola divenne per me incredibilmente chiara, e quella parola fu ‘privilegio’. Dio non mi aveva tolto il dolore o la crudeltà o l’umiliazione. No! Erano tutte lì, ma ora sapevo che era diverso. Le portavo con lui, per lui, in lui. Lui mi stava realmente offrendo l’inestimabile privilegio di condividere una piccola parte delle sue sofferenze. Nelle settimane di prigionia che seguirono e nei seguenti anni di servizio continuativo, riguardando indietro, avrei potuto cercare di ‘calcolare i costi’, ma tutti i conti che facevo venivano cancellati dalla parola ‘privilegio’. Il costo improvvisamente mi sembrava insignificante e momentaneo rispetto alla grandezza e alla persistenza del privilegio”.

Dopo essere ritornata in Africa nel 1966, ben presto lasciò Nebobongo per fondare un nuovo centro medico a Nyankunde a nord est dello Zaire, con un ospedale di 250 posti, un reparto maternità, un college per dottori, un lebbrosario e altre attività.

 

Anche lì affrontò diverse prove e difficoltà relazionali. Non affermò mai di aver avuto visioni o di aver sentito la voce del Signore, ma dentro di sé sentì che Lui stava rimproverando il suo atteggiamento. In un’occasione il Signore la convinse così:

“Non vuoi più soltanto Gesù, ma Gesù più.. più rispetto, popolarità, opinione pubblica, successo e orgoglio. Vuoi sentire suonare le trombe al tuo passaggio, vuoi fotografi e reporter che mostrino a tutti quello che sei riuscita ad ottenere. Vuoi sentirti rispettata e necessaria. Vuoi che altri missionari pensino con angoscia al momento in cui non ci sarai più. Ti piacerebbe ricevere lettere, una volta tornata a casa, nelle quali ti ringraziano per quanto hai fatto e ti dicono che gli manchi e tanto altro ancora. Gesù più… No, non puoi averlo. Ti dovrai accontentare ‘solo di Gesù’ altrimenti ti ritroverai senza di Lui. Al suo posto potrai mettere Helen Roseveare”.

Nel 1973 Helen ritornò in Inghilterra per motivi di salute, stabilendosi in Irlanda del Nord. Viaggiò, scrisse vari libri e servì come avvocato missionario.

È andata col Signore, per il quale aveva avuto il privilegio di soffrire, il 7 dicembre 2016, all’età di 91 anni.

 

 

(Traduzione a cura di Susanna Giovannini)

Tematiche: Chiesa, Evangelizzazione, Teologia, Vita Cristiana

Justin Taylor

Justin Taylor

 

 

E’ il vice presidente della casa editrice ed editore della Crossway e scrive sul blog Between Two Worlds. Lo potete seguire su Twitter.

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