I giochi olimpici: un bene si, ma non sono Dio!

 

Sono una delle centinaia di migliaia di persone che erano effettivamente li presenti la notte in cui Cathy Freeman vinse l’oro nei 400 metri femminili, alle Olimpiadi Sydney 2000. Si tratta di uno dei momenti più significativi della mia vita per quel che riguarda la mia visione dello sport.

Ho amato in modo assoluto le Olimpiadi di Sydney; non è stata solamente la corsa di Freeman, ma tutte e due le settimane intere dei giochi; ho guardato molto sport, ho visto la fiamma olimpica passare attraverso il mio quartiere, sono stato orgoglioso degli sforzi dei volontari olimpici e ho avuto modo di godere dell’atmosfera solare, amichevole e internazionale della città; inoltre, ho preso parte a qualche ministero sportivo cristiano.

Siamo nel 2021 e le Olimpiadi sono ancora una volta nell’aria, sui nostri schermi e nelle discussioni pubbliche; è stato appena fatto il nome di Brisbane come città ospitante dei Giochi del 2032, mentre le Olimpiadi di Tokyo sono appena iniziate. Ma questi non sono giochi olimpici comuni, come suggerisce lo stesso “Tokyo 2021”: “Un anno olimpico con un numero dispari?!?!” Naturalmente queste Olimpiadi, oltre ad essere state ritardate di un anno causa Covid-19, si stanno svolgendo sotto la sua pesante ombra.

C’è stata molta discussione sul fatto che i Giochi dovessero avere luogo o meno. Senza dubbio nelle prossime settimane le prestazioni atletiche e le preoccupazioni mediche si contenderanno i titoli dei giornali. Tenendo conto di quanto sia molto reali le questioni di salute pubblica, come potremmo concentrarci sugli aspetti prettamente sportivi dei Giochi? Ecco alcune riflessioni per lo spettatore, l’atleta olimpico, lo sportivo e la guida cristiani.

 

 

Le Olimpiadi sono un bene ma non sono Dio

Le Olimpiadi moderne esprimono una vera e propria miscela di filosofie: antiche credenze e pratiche greche, “cristianesimo muscolare” del diciannovesimo secolo, ritualismo religioso, nazionalismo, internazionalismo e consumismo. Nel corso degli anni le Olimpiadi sono state spesso considerate come una sorta di religione laica; un vero insieme, come del resto tutti gli aspetti della cultura umana.

Come cristiani, dobbiamo abbracciare i suoi aspetti positivi ed evitare, e magari evitare di esporre, quelli negativi. Possiamo apprezzare gli aspetti positivi dei Giochi come un dono di Dio. Il Signore disse all’umanità in Genesi 1:28 “Riempite la terra, rendetevela soggetta“, e poi Genesi 2:15 dice: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo mise nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse”. Queste istruzioni – cioè di sviluppare la creazione – sono essenzialmente un comando alla cultura della creatura. Ed è a questo che a volte ci riferiamo quando parliamo di “mandato culturale”.

 

 

Le Olimpiadi moderne esprimono una vera e propria miscela di filosofie … Nel corso degli anni sono state spesso considerate  come una sorta di religione laica

 

Come ha detto John Stott: “Lo sport, insieme ad altre attività come la letteratura, la musica e la danza, sono solo alcuni dei modi in cui la cultura è stata sviluppata. Così, possiamo godere degli aspetti positivi dei Giochi come, in definitiva, buoni doni di Dio.

Naturalmente, come molti avranno notato, i giochi olimpici , e più in generale lo sport stesso, può essere interpretato come qualcosa di religioso. Lo studioso di Oxford Robert Ellis notò che lo sport per alcuni:

… ha assunto alcune delle caratteristiche della religione, e che può esercitare nella vita individuale, sociale e culturale funzioni simili a quelle che una volta erano esercitate dalle organizzazioni religiose.

Ellis ha notato che lo sport, come le organizzazioni religiose, ha dimensioni ritualistiche e mitologiche, dottrinali ed etico-sociali, esperienziali e materiali [3]. Non sorprende che lo sport diventi un dio per molti, sia che si tratti degli atleti, sia che si tratti di spettatori.

Le Olimpiadi possono essere un bene, ma non sono Dio. Betty Cuthbert, la ragazza d’oro dell’atletica australiana negli anni ’50 e ’60 è arrivata a questa consapevolezza. Fino ad oggi Betty ha vinto ben quattro medaglie d’oro nell’atletica, più di qualsiasi altro australiano nella storia delle Olimpiadi. Ai Giochi di Melbourne del 1956 vinse sia i 100 metri che i 200 metri e guidò la vittoriosa staffetta australiana dei 4 x 100 metri femminile verso un altro oro. Otto anni dopo a Tokyo ha coronato la sua carriera olimpica con una vittoria nei 400 metri.

“Potrei aver vinto quattro medaglie d’oro … ma tutti sono vincitori quando accettano Gesù Cristo nella loro vita.“ Betty Cuthbert

Negli anni successivi, Betty ha contratto la sclerosi multipla ma, cosa molto più importante, è diventata una fedele cristiana. Quando parlai con lei alcuni anni fa, mi disse che mise il successo sportivo nella giusta prospettiva: “Posso aver vinto quattro medaglie d’oro, ma la cosa più importante è sapere che tutti sono vincitori quando accettano Gesù Cristo nella loro vita”.

 

 

La prestazione sportiva non ti definisce

Christians in Sport (UK) ha dedicato un post sul proprio blog ai membri della squadra di calcio inglese prima della loro partecipazione alla recente finale del Campionato Europeo di Calcio UEFA

È la partita più importante della vostra vita. È la partita che avete preparato per anni… Ma è una partita che non vi definisce.[4]

Questo è un consiglio che potrebbe essere ugualmente rivolto a tutti gli atleti delle Olimpiadi di Toyko, come a qualsiasi altro atleta di qualsiasi altra disciplina: ”La tua prestazione non ti definisce. Tu sei più di uno sportivo: sei stato creato a immagine di Dio (Gen 1:27). Non solo, ma Gesù il Figlio di Dio è morto sulla Croce ed è risorto dai morti per offrirti il perdono dei peccati, una relazione restaurata con Dio, l’adozione nella famiglia di Dio, la pace e la forza, e lo scopo in questa vita: una vita eterna. Come dice il blog di Christians in Sport :

Il cuore della buona notizia di Gesù Cristo è un’offerta di certezza completa… Se ti affidi a Gesù Cristo Egli diventerà ciò che ti definisce.[5]

 

 

“Tu sei più di uno sportivo: sei stato creato a immagine e somiglianza di Dio”

Questa verità ha aiutato molti atleti cristiani a superare gli alti e bassi della vita sportiva. La vogatrice olimpionica britannica, e doppia medaglia d’argento Debbie Flood osservò: “È stata una tale benedizione diventare cristiana prima di essermi davvero immersa nel mondo dello sport. La mia fede è stata un’ancora così grande, in un mondo che a volte poteva essere così egoista, in cui c’era il pericolo costante di rimanere legata con la propria identità esclusivamente allo sport; un mondo in cui era così facile passare da eroe a zero in una notte”.

 

Pensare a Dio, ringraziare Dio e glorificare Dio nello sport

Mi è stato riferito che il numero di iscrizioni al mio club locale Little Athletics cresce ogni stagione che segue i giochi olimpici. Guardare gli atleti che competono all’apice del loro sport può ispirare molti di noi ad alzarsi dal divano e farsi coinvolgere. Dato che tutto ciò che facciamo, sport compreso, è parte della nostra vita cristiana, come potremmo includere il nostro sport nella nostra vita spirituale? Potrei suggerire di pensare a Dio, ringraziare Dio e cercare di glorificare Dio in esso.

 

Pensare a Dio

Se siamo coinvolti in esso, lo sport dovrebbe essere parte integrante della nostra vita cristiana; e quando gareggiamo dovremmo essere consapevoli della presenza di Dio. Siccome questo principio può essere più facile a dirsi che a farsi, può essere utile avere alcune abitudini fisse per ricordarcelo. Mi è stato detto che, prima di una gara, la velocista giamaicana Shelly-Ann Fraser-Pryce vincitrice di due medaglie d’oro olimpiche aveva l’abitudine, quando si trovava sui blocchi di partenza, di recitare un versetto della Bibbia; e dopo aver finito si impegnava a sorridere, come espressione di gratitudine a Dio per aver avuto l’opportunità di correre.[6]

 

Ringraziare Dio

L’ abitudine post-gara di Fraser-Pryce ci porta così al nostro secondo punto: dobbiamo ringraziare Dio per lo sport che pratichiamo, Paolo scrive a Timoteo:

Infatti tutto quel che Dio ha creato è buono,

e nulla è da respingere, se usato con rendimento di grazie. (1 Tim 4:4).

Quindi, lo sport è un bene. In definitiva viene da Dio attraverso il mandato culturale, pertanto, dovremmo riceverlo con gratitudine.

 

 

Glorificare Dio

 

“Possiamo usare lo sport per glorificare Dio… per agire e parlare in un modo che renda onore a Dio, e che rifletta la sua grandezza.”

Possiamo usare anche lo sport per glorificare Dio. Questo significa agire e parlare in un modo che renda onore a Lui e che rifletta la Sua grandezza. Si tratta di un modo di compiere azioni: ‘Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio’. (1 Cor 10:31)

I pattinatori australiani Stephen e Danielle Carr, fratello e sorella, negli anni ’90 parteciparono a tre Olimpiadi invernali. Stephen disse che quando erano più giovani, pregava che Dio li aiutasse a vincere le competizioni in cui gareggiavano. Mentre la sua fede si sviluppava, iniziarono a pregare che Dio li rafforzasse e decisero che avrebbero “pattinato per la Sua gloria”.

 

 

Glorificare Dio coinvolge anche le nostre parole:

“Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e forza. Date al Signore la gloria dovuta al suo nome.” (1 Cron 16:28-29a)

Possiamo affermare che la capacità e l’opportunità di fare sport, indipendentemente da come lo pratichiamo, viene in ultima analisi da Dio. Possiamo anche usare la nostra riflessione per incoraggiare altri credenti, e per indirizzare i non credenti verso Gesù.

Quest’ultimo aspetto è una preoccupazione espressa da Nicola McDermott. Nicola ha recentemente battuto il record australiano di salto in alto femminile con un salto di 2,01 metri ed è attualmente al terzo posto nel mondo. Si è convertita qualche anno fa, e sul suo sito web lei afferma: “Il salto in alto una volta era una passione dettata dalla prestazione per dare un senso alla vita, ma ora con Dio è una piattaforma internazionale per far conoscere l’amore imparziale e coerente del Re.”[7]

 

Alcuni suggerimenti

Ecco alcuni suggerimenti mentre ci apprestiamo a guardare le Olimpiadi di Tokyo 2021:

-Rendete grazie a Dio ogni volta che vedrete grandi prestazioni, atleti che faranno del loro meglio, e un buon atteggiamento sportivo.

-Ricordate che la seconda venuta di Cristo sarà molto più grande della cerimonia di apertura o di chiusura.

-Pregate per gli atleti cristiani coinvolti, come Nicola, affinché si ricordino che Dio è Dio, e che possano avere l’opportunità sia per la comunione fraterna che la condivisione cristiana .

-Pregate per i pastori cristiani che prestano servizio agli atleti – molto del loro lavoro viene fatto online.

-Pregate per l’opera del Vangelo nei vari paesi che vediamo rappresentati.

-Magari deciderete di fare un po’ di esercizio fisico.

-E, naturalmente, pregate per coloro che soffrono a causa di Covid-19 in tutto il mondo. Pregate che i vaccini siano ampiamente utilizzati ed efficaci.

 

 

 

 

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[1] Aspects of this article are summaries of sections of Stephen’s book, The Good Sporting Life (Matthias Media: Sydney, 2020). Wikipedia has also provided some helpful general information.

[2] John W Stott, New Issues Facing Christians Today, (3rd ed.; Marshall Pickering: London, 1999), p. 193.

[3] Robert Ellis, The Games People Play: Theology, Religion, and Sport (Wipf & Stock, Eugene, 2014) pp. 108–22 (quote on p. 122).

[4] https://www.christiansinsport.org.uk/resources/this-match-does-not-define-you/

[5] https://www.christiansinsport.org.uk/resources/this-match-does-not-define-you/

 

[6] This was recounted to me by Stuart Weir, Executive Director of Verité Sport in the United Kingdom.

[7] https://nicolamcdermott.com/ministry-1

 

 

 

 

Traduzione a cura di: Yuni Akermi

 

 

 

Tematiche: Cultura e Società

Stephen Liggins

Stephen Liggins

 

E’ Ministro Associato Senior presso la Chiesa Anglicana di Springwood; è docente associato occasionale al Sydney Missionary and Bible College; scrittore; ed un appassionato sportivo. Il suo ultimo libro, The Good Sporting Life è stato selezionato per il 2021 Australian Christian Book of the Year ed è disponibile su www.matthiasmedia.com.au. Vedi la recensione di TGCA qui.

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