La depressione post-parto ed il cristiano

 

 

 

Per nove mesi custodì i battiti nel suo grembo, interrogandosi sui contorni delle mani che la pungolavano e sulle opere uniche che l’aspettavano; mentre preparava una cameretta con colori pastello e assemblava una biblioteca di libri illustrati, si immaginava tutti i lunghi anni a venire assieme al suo piccolo e la sua gioia scorreva vasta e profonda. Ringraziò Dio per averla chiamata alla maternità.

Ma due mesi dopo la nascita del suo bambino, riusciva a stento a trascinarsi fuori dal letto. Andava alla deriva per tutto il giorno in lacrime e priva di forze, a malapena aveva l’energia per rispondere ad una telefonata. Il pianto del suo bambino dalla cameretta non suscitava quella tenerezza che aveva immaginato, ma solo ondate di paura. Passava le sue dita sulle dita delicate del suo bambino, sulla pelle che aveva tanto desiderato baciare, e sentiva solo il vuoto.

“Dio sembra così lontano in questo momento”, ammise tra le lacrime quando amici preoccupati le fecero visita. “Non so cosa ci sia di sbagliato in me. Ho sempre sognato di avere una famiglia, ma a quanto pare sono una madre terribile”.

Non era una madre terribile. Aveva bisogno di aiuto. La depressione post-parto aveva preso piede.

 

Più di una malinconia

Lo stress causato dal prendersi cura di un neonato può innervosire ed esaurire anche la più preparata delle neo-mamme. Il drastico cambiamento ormonale nel flusso sanguigno crea una turbolenza di emozioni, facendoci sprizzare di gioia in un momento, per poi farci scoppiare in lacrime il momento successivo. La privazione del sonno riduce le nostre riserve di energie; e mentre ci ossessioniamo per fare bene le cose, ecco che ci coglie l’ansia.

Questi episodi di malinconia, chiamati “baby blues”, insorgono comunemente dopo la gravidanza, sconvolgendo e confondendo fino al 70 per cento delle neomamme. Fortunatamente, quando i nostri ormoni ritornano ai livelli normali, la spossatezza fisica e mentale si placano. Nella maggior parte dei casi, il baby blues tende a svanire nel giro di pochi giorni, risolvendosi nel giro di un paio di settimane dal parto. Man mano che i giorni passano, ci sentiamo più preparate per superare le lunghe notti e per godere la gioia della maternità.

Per alcune donne, tuttavia, la disperazione persiste insidiandosi profondamente. Fino al 13% delle madri soffre di depressione post-parto (PPD), definita dall’ American Psychiatric Association come un episodio di depressione maggiore durante la gravidanza, o comunque entro quattro settimane dal parto (anche se molti medici fanno la diagnosi entro un anno dal parto). I sintomi della depressione cronica, che già di per sé, in qualsiasi altra circostanza, pesano sul cuore, possono rivelarsi particolarmente gravi quando vanno a sommarsi alle tensioni e alle aspettative che comporta la maternità.

 

Effetti gravi

Durante un periodo nella quale ci aspettiamo di celebrare i doni di Dio (Sal. 127:3) e di instaurare un legame con il neonato, la DPP può comportare una sensazione di disinteresse, tristezza e un senso di colpa. In circa il 20 per cento delle donne questa oscurità permane a lungo, fino a un anno dopo il parto. Nel 13 per cento persiste per due anni. Nei casi più rari e gravi, la DPP può persino portare le madri al suicidio.

Tali tragedie rivelano che, la DPP non è, né una caratteristica comune della maternità, né indice di essere una mamma fragile. Piuttosto, la DPP è una malattia con conseguenze potenzialmente devastanti per le madri e per i loro bambini. Coloro che lottano con la DPP hanno bisogno dell’aiuto di un professionista, e dell’amore riversato dal corpo di Cristo.

 

Riconoscere i segni

I sintomi della DPP rispecchiano a tutti gli effetti, quelli della depressione, che può insorgere durante altri periodi della vita, come ad esempio: tristezza, disinteresse nei confronti delle attività che più amiamo, senso di inadeguatezza e colpa, difficoltà a concentrarsi. Spesso dopo aver avuto un bambino, tuttavia, confondiamo i segni della depressione con i normali fattori di stress della maternità. In particolare, i disturbi del sonno, l’affaticamento e i cambiamenti di peso (tutte caratteristiche della depressione cronica), possono anche rappresentare sfide proprie del post-parto.

Data la presenza di più sintomi, è fondamentale, dopo la nascita di un bambino, che poniate la vostra attenzione al vostro stato d’animo e al contenuto dei vostri pensieri. Oscillazioni di peso e perdita di sonno possono essere conseguenze normali quando ci si prende cura di un neonato, ma la disperazione quotidiana non lo è. La fatica di una nuova maternità non dovrebbe mai esaurirvi così tanto da non farvi trovare più gioia, per intere settimane, nelle vostre passioni. Se ti senti ansiosa e irritabile, se sei spesso in lacrime e ti senti senza alcun valore, colpevole o distaccata dal tuo neonato, ogni giorno per più di due settimane, non stai vivendo una maternità normale, ma potenzialmente qualcosa di più sinistro. Se i pensieri di suicidio o di fare del male al bambino ti perseguitano, hai bisogno di aiuto immediatamente.

 

Alla ricerca di aiuto

Anche se i ricercatori non possono individuare una singola causa, i dati sono perfettamente chiari che la DPP non è colpa della donna. Gli studi suggeriscono che una storia di precedenti problemi di umore e di ansia ci può rendere più predisposti alla DPP; anche la tempesta di cambiamenti ormonali in gravidanza può contribuire. Qualunque sia lo specifico motivo, la DPP non rispecchia un’incompetenza come madre o come cristiana. Un falso senso di colpa può dissuaderci dal cercare aiuto, ma la maestà del Vangelo sta nel fatto che quando ammettiamo che stiamo annegando, Dio ci attira vicino (Sal. 34:18, Matt. 5:3).

La terapia per la DPP è efficace, e non è necessario soffrire inutilmente o all’ infinito. Se dopo il parto lottate con i sintomi della depressione per più di due settimane, compilate la Edinburgh Postnatal Depression Scale, uno strumento di controllo che aiuta i medici ad individuare la DPP. Portate i risultati ad un medico di cui vi fidate e comunicate il vostro bisogno di aiuto. Portate un amica o una persona cara; teneteli per mano. Se l’oscurità progredisce fino a pensieri di suicidio o infanticidio, cercate aiuto immediatamente. Chiamate la National Suicide Prevention Lifeline al numero 1-800-273-TALK o tramite la loro pagina internet.

 

Il ruolo della tua chiesa

Il corpo di Cristo è in una posizione ideale per pascere le madri attraverso sentieri oscuri. Le chiese spesso si riuniscono intorno alle madri in attesa del giorno di festa, riempiendole di doni e abbracci calorosi. Dopo la nascita di un bambino, la presenza costante e compassionevole di una famiglia della chiesa può dissolvere le barriere per chiedere aiuto.

Se una neomamma vi rivela di essere in difficoltà, non sminuite le sue preoccupazioni come il tipico stress da maternità. Domandate, interessatevi sul suo stato d’animo, su cosa la stia opprimendo e da quanto tempo sta sopportando i sintomi di tristezza, di mancanza di gioia o di disperazione. Se sospettate una DPP, incoraggiatela a vedere il suo medico, o meglio ancora, offritevi di accompagnarla. State con lei e pregate con lei; offritele un aiuto concreto, prima ancora che sia lei a chiederlo. Cercate altre persone nella chiesa che lei conosce e di cui si fida, e circondatela di un sostegno amorevole. Invece che considerare la sua battaglia come una mancanza di fede, il che non farà altro che peggiorare i suoi sensi di colpa e la sua depressione, aiutatela ad aggrapparsi alle promesse di Dio mentre cammina nell’oscurità.

 

L’autrice Dana Bowman, che ha sofferto di DPP, scrive in modo toccante del potere dell’amore cristiano in un articolo per Today’s Christian Woman:

La chiesa mi ha portato del cibo: gelatina alle ciliegie, burritos di pollo e sformatini di fagioli verdi. Coperte per il bambino e una morbida coperta color marroncino per me. La chiesa si è seduta e mi ha tenuto la mano, mentre nel mio portico davanti casa singhiozzavo così forte che il vicino del prato dall’altra parte della strada si è affacciato preoccupato; e ci sedemmo e cullammo sul dondolo del portico: io e la mia dolce chiesa; e lei mi ascoltava, ascoltava e basta.

 

Ascoltate le madri in mezzo a voi. Amatele, come Cristo ha amato voi (Giovanni 13:34). Quando un’ombra offusca i cieli azzurri e i tramonti rosa, riconoscete i segni ed avvicinatevi a loro. Rimanete stretti a chi soffre mentre piange e camminate con loro verso la guarigione.

 

 

 

 

Traduzione a cura di  Yuni Akermi

 

Tematiche: Chiesa, Depressione, Madre

Kathryn Butler

Kathryn Butler

 

(MD, Columbia University College of Physicians and Surgeons) è un medico chirurgo traumatologo che recentemente ha lasciato la pratica ospedaliera per dedicarsi all’istruzione dei suoi figli a casa. Ha scritto per Desiring God e Christianity Today, ed è l’autrice di Between Life and Death (Crossway, 2019) e Glimmers of Grace: A Doctor’s Reflections on Faith, Suffering, and the Goodness of God (Crossway, 2021). Scrive anche sul blog Oceans Rise.

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