Le predicazioni cambiano le vite
Pastore, so che, nella pressione e nello stress del ministero, è facile dimenticarsene. So che, in una qualsiasi domenica, una dozzina di pensieri può affollare la tua mente prima di questo. So che può sembrare poco vero nei periodi in cui il frutto appare scarso e le erbacce abbondanti. Posso ricordartelo?
Le predicazioni cambiano le vite
Il nostro Signore Gesù compì miracoli che guarivano i corpi, ma furono le sue predicazioni a guarire le anime. Con una predicazione, Dio trafisse e poi guarì tremila cuori, portando risveglio con una sola parola. Attraverso la predicazione, Paolo chiamò Giudei e Greci, schiavi e liberi, a entrare nel Regno di Dio e tramite la predicazione, Timoteo, Tito e centinaia di altri pastori custodirono il Vangelo per la generazione successiva.
Nei secoli, Dio ha usato le predicazioni per salvare e santificare, per chiamare e inviare, strappando i peccatori da sentieri pericolosi, mandando semplici credenti dall’altra parte del mondo, liberando i deboli dalle mani di Satana e formando comunità così improbabili che non possono vantarsi di altro se non di Lui. Domenica dopo domenica, sermone dopo sermone, a volte silenziosamente, altre volte in modo travolgente, Dio porta a compimento i Suoi propositi.
No, la predicazione non sostituisce la cura pastorale personale, il discepolato vissuto fianco a fianco o i tanti altruismi che Dio comanda. Non è l’unica fonte di forza del credente, ma quanta potenza per cambiare la vita, plasmare l’eternità e svergognare il nemico può esserci in una predicazione, anche nella domenica che sembra più ordinaria.
Oggi conosco due famiglie che stanno andando in missione a causa dell’impatto di predicazioni. Vedo decine di cristiani incoraggiati, sostenuti e chiamati a fare di più attraverso la predicazione e posso ripercorrere il filo della mia vita spirituale fino a una predicazione semplice, fedele e senza fronzoli.
Una domenica qualunque
Il 13 aprile 2008 entrai per sbaglio nella Mountain View Community Church. Qualcuno mi aveva raccomandato un’altra chiesa con “mountain” nel nome (problema tipico in Colorado) e io le avevo confuse.
Anche a prescindere da quell’errore, entrai in quell’edificio un po’ smarrito. Solo da poco avevo iniziato a prendere sul serio Gesù, scosso dalle parole di un evangelista nel campus universitario, e nella mia mente regnava un miscuglio di idee teologiche. Qualcuno mi aveva detto che avrei dovuto aspettarmi di parlare in lingue. Altri descrivevano la vera conversione come un’esperienza esteriormente drammatica, quasi da svenimento. Non sapevo cosa pensare.
Il culto fu ordinario, per quanto ricordi. Forse si cantò un inno o due che non conoscevo, ma nel complesso mi era familiare. Il pastore predicò in modo semplice, senza effetti speciali. Non ricordo nulla del suo messaggio, se non che veniva dal Vangelo di Giovanni.
Tuttavia quel pomeriggio, da solo nella mia stanza del dormitorio universitario, sentii la mia confusione placarsi, le mie esitazioni svanire e dissi a Gesù che volevo seguirlo.
Predicazioni che salvano
Riflettendo su quella domenica, diciassette anni dopo, mi colpisce quanto segua uno schema ricorrente: Dio ama prendere persone irrequiete, condurle a un incontro comunitario per vie insolite e salvarle tramite le parole di uomini semplici.
Pensa anzitutto ai sentieri strani che portano le persone nelle nostre chiese. Come scrive Rosaria Butterfield in OpennessUnhindered (p.22): “Non sappiamo mai il sentiero tortuoso che altri hanno percorso per arrivare al banco che condividiamo, domenica dopo domenica”. Spesso non conosciamo nemmeno le circostanze apparentemente casuali che li hanno condotti lì.
Ogni settimana, qualcuno entra in chiesa perché l’ha vista passando in strada, o perché un membro ha detto qualcosa mesi prima, o perché un algoritmo online ne ha mostrato il nome, o perché l’insistenza di un familiare ha finalmente avuto la meglio. Alcuni arrivano in cerca, altri scettici, altri ancora confusi — tutti arrivano a portata della Parola salvifica di Dio.
Pensa poi agli uomini comuni che Dio sceglie di usare. Il predicatore che ascoltai — e che avrei ascoltato spesso in seguito — aveva capacità medie. Nessuno ha mai raccolto i suoi messaggi in un podcast, ma era fedele, chiaro, sincero, e Dio scelse di usare quella combinazione per il bene della mia anima.
E tu? Probabilmente non sei uno Spurgeon o un Whitefield e forse nemmeno lontanamente vicino. Tuttavia il Dio che salva paragona la Sua parola alla pioggia o alla neve che scendono e non tornano a vuoto (Isaia 55:10-11). Anche il predicatore più ordinario può essere una nuvola da cui Egli fa cadere la Sua pioggia.
Pensa infine alle anime che possono sedere tra noi in qualsiasi domenica. Quando entrai a quel culto nell’aprile 2008, qualcuno aveva già piantato, qualcun altro aveva già annaffiato e Dio, con solo qualche goccia in più, era pronto a far crescere (1 Corinzi 3:6). Quante volte persone così sono state sotto la nostra predicazione? Quante ancora lo saranno?
Pastore, alcuni dei volti che vedi la domenica hanno già sentito il Vangelo, stanno già considerando Cristo e ora hanno bisogno solo di un’ultima parola appassionata per venire a Lui.
Predica con aspettativa
La mia esortazione, fratelli, è questa: predicate con aspettativa. Predicate come se le persone davanti a voi non fossero lì per caso. Predicate come se un seme fosse pronto a germogliare.
Quando Paolo viaggiava nel mondo dei Gentili, portava con sé questa certezza incrollabile:
“Coloro ai quali nulla era stato annunciato di lui, lo vedranno; e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno.” (Romani 15:21)
Vedranno. Comprenderanno. Sì, perché Dio lo aveva promesso tramite i profeti (Isaia 52:15) e le Sue promesse non tornano a vuoto. Paolo sapeva che Gesù era morto per rendere giusti non solo alcuni, ma “molti”; sapeva che il suo Signore aveva portato “il peccato di molti” (Isaia 53:10-12). Perciò predicava come se il suo ministero fosse uno degli strumenti di Dio per ricondurre quei molti a casa.
Il cuore di Dio non è cambiato duemila anni dopo. Il Suo Spirito non se n’è andato. La Sua Parola non è meno simile al martello di un tempo, né meno ardente del fuoco di allora (Geremia 23:29). Tu predichi lo stesso Vangelo che salva, al servizio dello stesso Dio misericordioso, nello stesso potente Spirito.
Chi può dire cosa accadrà questa domenica? Una pecora smarrita può udire la voce del Pastore nella tua. Un cuore indurito può essere spezzato e reso tenero. Un’anima scoraggiata può credere di nuovo che c’è perdono presso Dio. Una famiglia può fare i primi passi verso il campo missionario. Oppure un seme, già piantato e a lungo annaffiato, può finalmente germogliare.
Perché le predicazioni cambiano le vite.
Lettura consigliata: Predicare alla gloria di Dio di Alistair Begg, Ed. Coram Deo
Tematiche: culto, Insegnamento biblico, Pastorato, Predicazione
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