Le risposte alle domande chiave sull’anzianato (parte 7)

 

Il governo degli anziani elimina il ruolo di un leader particolare?

 

Ciò non elimina il ruolo unico di una guida particolare. Nel momento che ognuno esercita i suoi doni peculiari all’interno della struttura dei ministeri degli anziani ci sarà grande diversità. Alcuni dimostreranno una particolare dote nel condurre il culto; altri evidenzieranno un dono più forte nell’insegnamento, nell’esortazione o in altre capacità. Alcuni saranno molto visibili, altri lavoreranno dietro le quinte. Tutti sono all’interno del piano di Dio per la chiesa.

I dodici discepoli sono un buon esempio di come la diversità funziona in una sistema unificato. I discepoli erano tutti uguali in termini di ufficio e privilegi. Fatta eccezione per Giuda, tutti regneranno su troni uguali, tutti saranno ugualmente rispettati e onorati (Matteo 19:28). Eppure all’interno dei dodici, c’era un’enorme diversità.

La Scrittura registra infatti quattro elenchi dei discepoli, in Matteo 10:2-4, Marco 3:16-19, Luca 6:14-16, e Atti 1:13. Ogni elenco divide i Dodici in tre gruppi di quattro nomi e i tre sottogruppi contengono sempre gli stessi nomi, sebbene l’ordine possa essere alterato. Generalmente, i nomi appaiono in ordine discendente, iniziando da coloro che erano più intimi con Cristo, concludendo sempre col nome di Giuda Iscariota.

 

I primi quattro elencati sono sempre Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea. Abbiamo più familiarità con i primi quattro perché loro sono stati più vicini a Cristo e i Vangeli ci dicono più cose su di loro.

Il secondo gruppo invece comprende Filippo, Matteo, Natanaele e Tommaso; e l’ultimo gruppo include Giacomo d’Alfeo, entrambi i Giuda e Taddeo.

E’ significativo che, sebbene l’ordine dei sottogruppi differisce da un elenco all’altro, il primo nome in ogni gruppo è sempre lo stesso. Nel primo gruppo, il primo nome infatti è sempre Pietro. Il primo nome nel secondo gruppo è sempre Filippo. E Giacomo d’Alfeo inizia sempre la lista del terzo gruppo.

Apparentemente, ogni gruppo aveva un capo riconosciuto. La sua posizione di guida non era necessariamente data da una nomina, piuttosto dall’influenza particolare che aveva sul resto degli uomini.

Pietro, il primo nome di ogni elenco, divenne il portavoce per l’intero gruppo, come vediamo ripetutamente da un capo all’altro delle Scritture. Quasi ogni volta che i discepoli volevano fare una domanda a Gesù, Pietro era il portavoce.

Tutti i dodici avevano lo stesso ruolo, lo stesso onore e gli stessi privilegi e responsabilità. Tutti furono mandati due a due. Tutti predicarono il Regno. Tutti furono guariti. Tutti ebbero libero accesso a Gesù. Ma, mentre nessuno di loro era minore rispetto agli altri in termini di ufficio e qualifica spirituale (eccetto Giuda), nondimeno, alcuni di loro spiccarono sugli altri come “guide tra le guide”.

 

Una posizione di governo non implica superiorità spirituale. Sembra improbabile infatti che Pietro fosse il più qualificato spiritualmente dei discepoli. Forse Giacomo e Giovanni vennero a Gesù per chiedere i posti più alti perché pensavano che Pietro non fosse qualificato. Anche se lui era una guida, certamente non era spiritualmente superiore agli altri. Potrebbe essere che Giacomo il Minore fosse il più spirituale di tutti. Egli avrebbe potuto avere doni meravigliosi di cui non abbiamo mai letto, perché Pietro, come portavoce del gruppo, era così dominante. Non lo sappiamo. Ma non rende un cattivo servizio all’uguaglianza dei dodici, che uno di loro desse una guida particolare al gruppo.

Lo stesso fenomeno si può osservare nel libro degli Atti. Giacomo, per esempio, era apparentemente considerato come guida e portavoce per la chiesa intera (Atti 12:17; 15:13). Sebbene non fosse in alcun tipo di posizione ufficiale sopra gli altri anziani, essi sembravano guardare a lui per il governo, almeno nella chiesa di Gerusalemme. Pietro era presente, ma Giacomo aveva l’incarico. I loro ruoli differivano chiaramente, ma nessuno era LA Guida di tutti.

Pietro e Giovanni sono due personaggi importanti nei primi dodici capitoli degli Atti. Ma non viene documentato che Giovanni abbia mai predicato un solo sermone. È chiaro che Pietro fece tutti i discorsi. Non è che Giovanni non avesse nulla da dire; quando alla fine lo produsse, scrisse il vangelo di Giovanni, tre Epistole e il libro dell’Apocalisse.

Ma Pietro aveva dei doni particolari, e nel piano di Dio, egli doveva essere il portavoce. Giovanni aveva un ruolo di supporto – non un ruolo meno importante, ma solo diverso.

 

Da Atti 13, Paolo e Barnaba diventano i personaggi dominanti. E, sebbene Barnaba probabilmente fosse il primo insegnante nella chiesa ancor prima che Paolo arrivasse, Paolo dominò totalmente il duo. I Greci lo nominarono anche Mercurio, perché egli era il principale portavoce. Barnaba indubbiamente fece alcune predicazioni e insegnamenti, ma i suoi sermoni non sono stati scritti. Il suo era un ruolo diverso – meno visibile, forse, ma non meno importante – nel loro ministero comune.

Ogni ministero che vediamo nel Nuovo Testamento è un lavoro di squadra. Paolo sembra raccomandare continuamente le persone che lavoravano con lui. Alcuni di loro, senza dubbio, erano co-insegnanti. Altri di loro eseguirono i compiti dei servi. Niente di ciò elimina i ruoli unici della guida. Ma impedisce al leader indipendente, irresponsabile e sedicente di dominare, come Diotrefe “che ama essere primo” (3 Giovanni 9).

 

Qual è la relazione dell’anziano con la comunità?

Gli anziani sono chiamati e nominati da Dio, confermati dal governo della chiesa e ordinati al compito di governo. A loro sono affidate le responsabilità di essere esempi per il gregge, dare una direzione alla chiesa, insegnare alle persone e guidare la comunità. La Scrittura palesa che chiunque ad un livello inferiore di governo, coinvolto nel prendere delle decisioni relative alla linea della chiesa o alla dottrina, dovrebbe stare sotto l’autorità degli anziani.

Siccome essi condividono una responsabilità e posizione unica nella chiesa, gli anziani sono degni di grande rispetto. I Tessalonicesi 5:12-13 dice: “Fratelli, vi preghiamo di aver riguardo per coloro che faticano in mezzo a voi, che vi sono preposti nel Signore e vi istruiscono, e di tenerli in grande stima e di amarli a motivo della loro opera”.

La parola tradotta “aver riguardo” in questo brano significa “conoscere intimamente”. Assieme al resto del testo, questo implica una relazione che include apprezzamento, rispetto, amore e cooperazione. E la ragione di questo grande sentimento di apprezzamento è “a motivo della loro opera”.

Noi dobbiamo rispettarli a causa della chiamata che stanno adempiendo – non solo a motivo del loro lavoro diligente e del compito che hanno, ma primariamente a causa della chiamata alla quale sono stati chiamati.

Ebrei 13:7 dichiara: “Ricordatevi dei vostri conduttori, che vi hanno annunciato la parola di Dio e, considerando il risultato della loro condotta, imitate la loro fede”. Ciò enfatizza sia la responsabilità dell’anziano di vivere come un esempio, manifestando nella sua vita la conseguenza della virtù, sia il dovere del membro di chiesa di essere attento a coloro che lo hanno guidato su questa strada.

Il versetto 17 aggiunge un’altra dimensione del dovere della comunità nei confronti delle loro guide spirituali: “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano sulle anime vostre, come chi ha da renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando, perché ciò non vi sarebbe di alcun vantaggio.” In altre parole, la comunità è spiritualmente responsabile verso gli anziani, e gli anziani sono responsabili verso Dio. La comunità dovrebbe sottomettersi alla guida degli anziani e lasciare che gli anziani si occupino della loro propria responsabilità davanti al Signore. Se la comunità è sottomessa e ubbidiente, gli anziani saranno capaci di guidare con gioia e non con afflizione, che non è di vantaggio a nessuno.

 

Questo non significa, comunque, che se un anziano pecca apertamente, il suo peccato debba essere ignorato. Anzi, I Timoteo 5:19-21 dice: “Non ricevere alcuna accusa contro un anziano, se non è confermata da due o tre testimoni. Quelli che peccano, riprendili alla presenza di tutti, affinché anche gli altri abbiano timore. Io ti scongiuro davanti a Dio, al Signore Gesù Cristo e agli angeli eletti, che tu osservi queste cose senza pregiudizio, non facendo nulla con parzialità”.

Un’accusa di peccato contro un anziano non deve essere ricevuta alla leggera. E nemmeno deve essere trascurata! Gli anziani devono essere disciplinati per il peccato, nello stesso modo in cui chiunque altro, nella chiesa, lo dovrebbe essere. In nessun modo le guide devono ricevere un trattamento preferenziale.

La testimonianza della chiesa è più visibile nella vita degli anziani. Se essi ignorano il mandato biblico sulla santità, la chiesa ne soffrirà le conseguenze. Ugualmente, se la chiesa non è sottomessa alla guida che Dio ha ordinato, la sua testimonianza ne soffrirà, le sue priorità saranno sbilanciate e alla fine il suo sapore di sale della terra sarà perso.

 

Il mio desiderio è di vedere la chiesa di Dio funzionare come Egli ha ordinato, con forza e purezza nel mezzo di una società debole e malvagia. La mia forte convinzione è che quando la chiesa si sottometterà al modello di governo biblico di Dio, inizieremo a sperimentare la Sua benedizione, al di là di qualunque cosa noi potremmo mai chiedere o pensare.

E la mia preghiera è che possiamo vederlo succedere in questa generazione.

 

 

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Anziani di chiesa

Tematiche: Anzianato, Budget di chiesa, Chiesa, Leadership, Pastorato

John MacArthur

John MacArthur

Nato nel 1939 a Los Angeles, è il pastore-insegnante della Grace Community Church a Sun Valley, California, oltre che autore, conferenziere, rettore dell’Università e del Seminario del Master e docente con il ministero Grace to You.

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