Quando non vuoi andare in chiesa

 

La sofferenza può rendere oltremodo isolati. Può farci sentire senza scopi e guidarci verso la depressione. La depressione, a sua volta, ci porterà alla disperazione e la disperazione ci tiene lontano dalla comune adorazione. Due anni dopo la morte di mio marito, per l’eccessivo carico di dolore, fui tentata a non andare più in chiesa. Una domenica, non riuscivo a smettere di piangere, poi ricordai che era la domenica dedicata alla “comunione” (alla cena del Signore), quella che il mio pastore chiama “uno strumento di grazia”. La possibilità di ricevere la grazia mi assillò così tanto che mi alzai dal letto e mi guardai allo specchio. Le mie palpebre gonfie mi fecero comprendere che avrei potuto usare tutta la grazia che potevo ottenere. Mi truccai con del correttore per gli occhi, mi misi una camicetta, spruzzai la lacca sui capelli e andai in chiesa dieci minuti più tardi.

 

Dove si siede la gente che non sta bene?

Stavo in piedi all’ingresso esaminando l’interno del luogo di culto. Inserirmi nel culto era più difficile di quanto pensassi. Ogni sedia era piena, un segno di una chiesa sana! Dove si siede la gente che non sta bene? Un diacono mi sorrise e mi indirizzò sulla balconata. Arrivando in cima alle scale la vista mi tolse il respiro. Centinaia di persone stavano cantando. Un organo tuonava insieme agli ottoni. Forse se prendi quel momento e gli aggiungi degli steroidi avrai come una visione del cielo. Era la vista che mio marito amava tanto. Sono passati due anni e dovrei star bene, continuando con la mia vita. Tutti gli altri luoghi comuni che si sono presentati sono ormai sorpassati. Siamo stati, o meglio, sono stata un membro della chiesa per ventotto anni. Conosco molte facce qui. Un uomo divorziato che si è introdotto silenziosamente in ritardo e se ne è andato presto. Un altro che combatte contro la depressione. Una coppia di anziani con la salute cagionevole. Ci siamo seduti tutti qui, la chiesa invisibile, con il cuore rotto al di là di ogni capacità umana di riparazione.

 

Maggiore chiarezza

Tutti quelli che sono nella sofferenza stanno allo stesso modo. La comune adorazione ci ricorda che Cristo morì per quelle sofferenze, le quali non sono mai al di là della sua portata. Pietro scrisse: “Rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo” (1 Pietro 4:13). Ho fatto del mio meglio per continuare ad andare avanti. Guardai indietro alla terza fila dal centro, il vecchio posto nel quale io e mio marito sedevamo. Perdendomi nell’autocommiserazione considerai le mie perdite. Un marito con una morte prematura. Una famiglia fatta a pezzi dalla perdita del suo capo. Gli amici che mi hanno evitata non sapendo cosa dirmi. Il mio ruolo come moglie di un anziano che si sente utile tra il popolo di Dio. “Aprite le vostre Bibbie in Filippesi, capitolo secondo”, disse il nostro pastore. Ascoltai nuovamente le parole di Paolo, che scrisse sulle perdite di Cristo:“ Svuotò se stesso… nacque in forma d’uomo… umiliò se stesso… divenne obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”. Le sofferenze di Cristo ora risuonavano con maggiore chiarezza perché c’erano anche le mie. Solo Lui capisce il mio dolore. Quando il mio dolore fa fuggire gli altri, Egli si avvicina a me.

 

Prezioso ai Suoi occhi

Il mio pastore alzò le mani e pregò: “Padre, noi ti siamo grati dell’unione con Cristo, attraverso la quale tu gioisci di noi con canti e ci dai la pace con il tuo amore. Vogliamo portarti ogni peso, ogni paura, ogni ansietà, affinché possiamo essere riempiti dalla bontà e dalla gioia di Cristo nostro Salvatore”. Il mio cuore lottava con quelle preghiere. Egli lesse poi le parole di Isaia 43: “Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà… perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo”. Il passo distolse l’attenzione da me stessa. “Sarò con te perché ti amo”. Queste parole mi inondarono. Cristo volontariamente prese posto nelle mie sofferenze – portando i miei dolori – persino quelli inconsolabili. Io sono in Cristo; ed egli in me. Io ho assaggiato solo un pezzetto del sacrificio, ma Egli ha sopportato tutta la punizione. Gli anziani andarono davanti, meno un uomo. Le lacrime rigarono il mio viso. Il dolore mi assalì persino durante la cena del Signore. Specialmente in quel momento. La comunione era stata il motivo per cui ero andata. Un amico di Gino stava in piedi davanti a me porgendomi un piatto con il pane. Esattamente come si traduce questo in grazia? Non c’è niente di speciale nel pane e nel vino fino a quando viene chiamato comunione – un glorioso ricordo di “Dio con noi”. La comunione ci ricorda che siamo legati a Cristo ed Egli a noi.

 

Vieni con le mani vuote

Alcuni dicono che puoi adorare Dio a casa, ma come potresti verosimilmente essere riempito di Cristo quando sei vuoto e da solo? Alla fine adoreresti il dio creato da te stesso e affogheresti nella concentrazione in te stesso. Il peccato e la sofferenza possono farci scappare e nasconderci da Dio, come fecero Adamo ed Eva. E infine si nascosero anche l’uno dall’altro. Non riusciamo a capire? Cosa ci fa pensare che dobbiamo essere sempre integri per andare in chiesa? Come apparirebbe la chiesa se perdessimo la nostra attenzione su di noi e volgessimo solamente lo sguardo a Cristo? Il pane, il suo corpo, il calice, il suo sangue, condiviso per fede alla presenza di altri credenti feriti è un ritratto della redenzione, che fa diventare false tutte le cose tristi. Così come le sofferenze di Cristo ci uniscono a Lui, così ci uniscono l’un l’altro. La vera guarigione, quale che sia la tua ferita, non viene operata nell’isolamento e qualunque ferita è solo dolore temporaneo.
Nel “Ritorno del Re”, Sam e Frodo devono attraversare l’oscura terra dell’Ombra. Esausto e distrutto, Sam guardò in alto: Lassù, facendo capolino tra una nuvola rotta sopra una roccia scura tra le montagne, Sam vide una stella bianca brillare per un attimo. La sua bellezza trafisse il suo cuore mentre ripensava alla terra abbandonata e la speranza ritornò in lui. Perché, come un raggio chiaro e freddo, il pensiero lo colpì e finalmente l’Ombra era solamente una cosa piccola e passeggera. C’era la luce e una grande bellezza eterna oltre la sua portata.
La nostra angoscia, sebbene abbastanza profonda da durare tutta la vita, è solo una cosa passeggera. Smetti di combattere e vieni in chiesa a mani vuote affinché Gesù possa ricordarti della tua unione con Lui e con il suo corpo, e Lui possa riempire il tuo cuore di gioia.

 

 

Photo by Eric Ward on Unsplash

 

Tematiche: Chiesa, L'amore di Dio, Vita Cristiana

Gaye Clark

Gaye Clark lavora come infermiera cardiaca ad Augusta, Georgia, e come corrispondente part-time per la rivista “World” che si occupa del problema del commercio sessuale. E’ anche una volontaria di “Icare”, un organizzazione locale Cristiana che fornisce assistenza alle vittime del commercio sessuale. Scrive nel suo tempo libero. Ha due figli adulti, Anna e Nathan. Puoi seguirla su Twitter.

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