Perché Dio ci mette così tanto? Quattro cose da imparare sulla pazienza di Dio

Spesso il ministero sembra progredire fin troppo lentamente. La crescita della chiesa è lenta: la gente tarda a rispondere al vangelo; i cristiani sono lenti a crescere nella santità. E così ci chiediamo: Perché, Dio?

E’ bene ricordare che il tempo è creato da Dio. Il tempo è lo strumento di Dio per portare a termine il suo magnifico piano sovrano, alla fine del quale la sua volontà sarà fatta sulla terra come in cielo (Matteo 6:10). La verità fondamentale è che ci vuole tempo per manifestare e rivelare ciò che c’è nel cuore dell’uomo. Scrivendo a Timoteo per ordinargli di non imporre con troppa fretta le mani a nessuno, Paolo dà questa motivazione: “I peccati di alcune persone sono manifesti prima ancora del giudizio; di altre, invece, si conosceranno in seguito” (1 Tim. 5:24).

Gesù ha paragonato il mondo a un campo in cui le zizzanie e il buon seme sono stati seminati insieme; dobbiamo aspettare che entrambi siano cresciuti prima di mietere (Matteo 13:24-30, 36-43). E’ per questo motivo che Gesù non ritornerà per giudicare prima del tempo: “Il Signore [Gesù] non ritarda l’adempimento della sua promessa … ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento” (2 Pietro 3:9).

La grande pazienza di Dio è una cosa meravigliosa. Capire e accettare questa verità farà una grande differenza nelle nostre vite e nei nostri ministeri. Ecco quattro cose da imparare:

1. Dovremmo essere pazienti quando le persone non si convertono

Desideriamo tantissimo che i nostri amici, i nostri familiari e le persone a noi vicine giungano alla fede in Cristo. Non c’è niente che desideriamo più di questo, se amiamo queste persone. Sfruttiamo ogni occasione per condividere la buona notizia con loro. Preghiamo per loro. A volte ci sembra di sbattere la testa contro un muro di mattoni: Perché non riescono a vedere quello che per noi è così chiaro?!

Quando Gesù cominciò il suo ministero di predicazione e si rivelò quale Messia inviato da Dio, potremmo pensare che tutto Israele lo avrebbe accolto. Non avevano la speranza della venuta del Messia? Non avevano le profezie della scrittura? Eppure, mentre alcuni lo ricevettero, molti altri lo rifiutarono, specialmente i capi religiosi. Perciò Gesù promise che “molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola … nel regno dei cieli” (Matteo 8:11).

Il diavolo dice: “Non verranno”. La gente dice: “Non verremo”. Ma quando Dio cambia i cuori, essi vengono! Sii paziente, prega, testimonia di Gesù, e abbi fiducia che Dio compirà la sua opera in alcune persone come e quando egli vorrà. Alcuni di noi farebbero bene a ripensare a quanto ci abbiamo messo noi prima di arrivare a una fede chiara e definita in Gesù; eppure è lì che Dio ci ha portato alla fine.

2. Dovremmo essere pazienti quando i credenti ci deludono

E’ molto scoraggiante quando un credente in vista, forse un pastore o un leader molto noto, cade in un peccato scandaloso; o quando un cristiano più anziano nella fede si rivela un ipocrita; o quando una chiesa locale si divide tra livori e maldicenze. I credenti ci deludono. Perché Dio permette che questo accada?

La Bibbia ci avverte: “Non confidate nei prìncipi [ossia, in persone potenti e influenti], né in alcun figlio d’uomo, che non può salvare” (Salmo 146:3). Perché? Perché le persone sono umane, mortali, e —in un modo o nell’altro, all’improvviso o un po’ alla volta, in modo tragico o onorevole— “in quel giorno periscono i loro progetti”.

Dobbiamo ricordare due verità.

Primo, che non ogni credente di facciata è un vero cristiano. E’ possibile avere la parvenza esterna e un linguaggio cristiano senza avere un cuore davvero cambiato. Giuda Iscariota aveva la parvenza di un discepolo, ma non era un vero discepolo.

Secondo, dobbiamo altresì ricordare che l’opera dello Spirito nei veri credenti non è ancora terminata. Può essere che il cristiano che ha fallito sia effettivamente un vero credente. Alla fine si vedrà il trionfo della grazia di Dio nelle loro vite.

E’ saggio non arrivare a conclusioni troppo affrettate. Ricorda la grande pazienza di Gesù e che il processo mediante il quale Dio cambia un peccatore in un uomo o in una donna secondo l’immagine di Gesù è un processo lungo. Egli lo farà, poiché lo ha promesso. Ma ci vorrà del tempo, e molto probabilmente nel cammino ci saranno ostacoli e ferite.

3. Dovremmo essere pazienti con noi stessi

Se abbiamo a cuore di vivere secondo la volontà di Dio, a volte ci metteremo le mani nei capelli, delusi dai nostri miseri progressi. Dopo essere caduti in un certo peccato per l’ennesima volta, con la coscienza ferita, potremmo anche esclamare: “Sono un cristiano da tanti anni—Sono perfino un pastore!—e cado ancora nell’orgoglio, o nell’ira o nella cupidigia … Ho davvero imparato qualcosa?” Ricorda la pazienza di Gesù e le promesse di Dio di portare a compimento la buona opera che ha cominciato in noi. Questa sarà una grande consolazione.

4. Dovremmo essere pazienti mentre aspettiamo la guarigione di un mondo malato

“Fino a quando, o Signore?” è il grido del credente alle prese con il dolore di un mondo sofferente (Ap. 6:10), sofferenza con la quale chi è nel ministero pastorale ha a che fare quotidianamente. E’ un grido buono e giusto. In un certo senso tutta la preghiera cristiana è l’espressione del desiderio della fine del mondo, del giorno in cui Dio vendicherà i suoi eletti, quando “Babilonia” (simbolo di tutto ciò che è malvagio) sarà distrutta, quando Gesù ritornerà nella gloria per giudicare il mondo e liberare il suo popolo.

“Io aspetto il Signore”, grida il salmista, “più che le guardie non anelino al mattino, più che le guardie al mattino” (Salmo 130:6). Mentre aspettiamo, ricordiamo che Dio è sovrano e fedele: il mattino arriverà, sicuro come il giorno segue la notte. “La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta” e mai lo faranno (Giov. 1:5).

 

Tematiche: Pazienza, Vita Cristiana

Christopher Ash

Christopher Ash 

 

E’ pastore, autore e scrittore in residenza a Tyndale House, Cambridge. Questo articolo è tratto dal suo libro Where Was God When That That Happened? che è disponibile direttamente da The Good Book Company o da Amazon.

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