Vivere in Occidente significa essere immersi in un mondo ossessionato da ricchezza, status, denaro, avidità, gioco d’azzardo e lusso.
Ecco perché abbiamo dedicato così tanto tempo a discutere di soldi, shopping, del vangelo della prosperità e cosa significhi vivere uno stile di vita da tempo di guerra in mezzo a una cultura così amante del denaro.
In Luca 6:24-26 Gesù avverte i ricchi, ben nutriti e agiati.
Quindi, questo rappresenta una condanna dei comfort della nostra vita occidentale da classe media? È una domanda ottima, e viene da Lee in North Carolina.
“Caro pastore John e Tony!
Sono un ascoltatore di lunga data del podcast e voglio ringraziarvi per avermi fornito dieci minuti di nutrimento spirituale durante le mie centinaia di tragitti mattutini.
Il podcast ha letteralmente cambiato il corso delle mie giornate mentre guido verso il lavoro.
Questa mattina stavo leggendo le beatitudini in Luca 6:24–26.
Mi hanno colpito come mai prima.
Il versetto 24 dice: ‘Guai a voi che siete ricchi.’
Io sono ricco secondo tutti gli standard globali.
Io e mia moglie non viviamo oltre le nostre possibilità e non spendiamo in modo frivolo, abbiamo buoni redditi e risparmi.
La prima parte del versetto 25 dice: “Guai a voi che ora siete sazi”.
Non ho mai avuto veramente fame in vita mia, a parte nei momenti di digiuno volontario.
La seconda parte del versetto 25 dice: “Guai a voi che ora ridete”. Ho una vita gioiosa e cerco spesso di ridere.
“Puoi aiutarmi a mettere gli avvertimenti di Gesù nella giusta prospettiva? Soprattutto perché sembrano rivolte alla mia vita.
Puoi mettere a confronto il racconto di Luca con quello di Matteo, che dice: “Beati i poveri in spirito, gli affamati e assetati di giustizia”, ecc.?
Desidero le benedizioni di Luca 6:20–22, ma non sono sicuro di come conciliare tutto questo con la mia realtà quotidiana. Matteo sembra più concentrato sulla mia vita spirituale.”
Lasciate che legga il testo tra un momento.
Poi, nel caso non fosse ovvio, vi mostrerò qual è il problema nel confrontare le cosiddette beatitudini e avvertimenti di Luca con quelle di Matteo.
Ma lasciate che introduca l’argomento partendo da un metodo.
Non credo sia un buon metodo cercare di attribuire forzatamente lo stesso significato a due testi simili, in due Vangeli diversi, perché Gesù ha parlato di cose simili in molti contesti diversi e ha inteso significati diversi, non contraddittori, ma diversi.
Quindi, il mio approccio (e penso sia sensato e onorevole nei confronti degli scrittori ispirati dei vangeli) è lasciare che ogni autore del vangelo riferisca ciò che sa in modo da chiarire un significato particolare su questi passi, invece di dire:
“Beh, il significato di Luca deve essere ciò che Matteo intendeva,” o “il significato di Matteo deve essere ciò che Luca intendeva.”
E io dico: “No, non è così.”
Non si contraddicono a vicenda, ma potrebbero essere diversi, significativamente diversi, come lo sono qui nel nostro testo.
Benedizioni e avvertimenti generiche
Così, tutti conoscono il passo di Matteo:
“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli” oppure:
“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati”. (Matteo 5:3–4)
Ecco la versione di Luca, la leggerò tutta:
“Egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti”.
Voglio dire, questo sembra andare oltre, saltare di gioia per essere insultati?
“Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché farete cordoglio e piangerete. Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché i loro padri facevano lo stesso con i falsi profeti”. (Luca 6:20–26)
Quindi, questo è uno dei classici passi in cui Gesù parla in modo generico ed estremo e ti lascia senza fiato, portandoti a chiederti se possa davvero voler dire ciò che sembra dire in modo così generico e apparentemente senza precisazioni.
Ad esempio, dice: “Beati voi che siete poveri”, nessuna precisazione. “Beati voi che ora avete fame”, nessuna precisazione. “Beati voi che ora piangete”, nessuna precisazione. “Guai a voi ricchi” (che è l’opposto dei poveri), nessuna precisazione. “Guai a voi che ora siete sazi” (l’opposto degli ffamati), nessuna precisazione. “Guai a voi che ora ridete” (ridete e basta), nessuna precisazione.
Cosa possiamo pensare di tutto questo?
Ci chiediamo davvero, non ci sono precisazioni?
Se non ci sono precisazione, allora i malvagi poveri, i malvagi affamati e i malvagi che ridono saranno tutti benedetti da Dio.
E se davvero non ci sono precisazioni, allora non ci sono credenti ricchi, e chiunque abbia lo stomaco pieno o rida per la risata di un bambino è maledetto.
Indizi nel contesto
Ora, penso che il nostro primo approccio non dovrebbe essere:
“Beh, non può voler dire questo. Voglio dire, non può proprio voler dire solo questo” e definire questo passo un’esagerazione o un espediente letterario o qualcosa del genere.
Piuttosto, penso che dovremmo cercare indizi nel contesto. Osserviamo molto attentamente.
Fissiamo il testo finché non li vediamo, si aspetta che li troviamo, così capiremo che ci sono delle precisazioni.
Non tutti i poveri sono benedetti. Non tutti quelli che piangono sono benedetti.
Non tutti quelli con lo stomaco pieno sono maledetti.
Non tutti quelli che ridono sono sotto giudizio.
Come lo sappiamo?
“Insomma, ecco che ci risiamo, Piper, stai sovrapponendo le tue predisposizioni al testo e non gli permetti di dire ciò che vuol dire”.
Beh, spero di no. Ecco l’indizio.
Gesù dice, in Luca 6:22–23, che quando la gente vi odia “a motivo del Figlio dell’Uomo”, dovresti gioire in quel giorno e saltare di gioia.
Immaginatevi a saltare di gioia.
Come suona detto dalla tua bocca? Ci sono risate e urla.
Quindi, Gesù sta dicendo, forte e chiaro, che in questa epoca esiste un tempo, un luogo e una circostanza per gioire grandemente e saltare di gioia.
Non è il posto che il mondo si aspetta, ma un tempo e un luogo reale per grandi salti di gioia e risate cioè, quando vieni perseguitato a motivo del Figlio dell’Uomo.
Quando arriva a Luca 6:25 e dice:
“Guai a voi che ora ridete, perché farete cordoglio e piangerete” sappiamo che significa per forza un tipo di risata che non è lo stesso tipo di gioia e salti che comanda in Luca 6:23.
Gesù non parla doppiamente. Non è confuso. Non è schizofrenico.
Quando dice: “Salta di gioia” e poi condanna il ridere, sappiamo che uno è diverso dall’altro.
Sta facendo una distinzione.
Ecco l’indizio, almeno uno, che vuole che capiamo. Ce ne sono altri.
Dovremmo applicare la stessa cosa ai poveri e ai ricchi.
Intende tutti i poveri (come intendeva tutti coloro che ridono)?
No, non tutti i poveri, proprio come non tutti quelli che ridono.
Tutti i ricchi sono condannati? No, non tutti i ricchi sono condannati.
Li prendiamo singolarmente e applichiamo lo stesso indizio che abbiamo visto riguardo al ridere.
Allora, qual è la chiave di lettura che rende alcune risate benedette e altre deplorevoli?
La risposta che troviamo nel contesto è questa: stai ridendo o saltando in virtù del Figlio dell’Uomo?
Perché questo è il criterio del primo comandamento a gioire: quando viene fatto in risposta al vivere secondo il Figlio dell’Uomo.
La tua povertà è espressione della tua devozione al Figlio dell’Uomo?
La tua fame è espressione del tuo amore, della tua devozione e del tuo seguire il Figlio dell’Uomo?
Le tue ricchezze sono dovute all’indifferenza verso gli insegnamenti del Figlio dell’Uomo?
Se è così, sei nei guai.
Il tuo stomaco pieno è la prova che sei per o contro il Figlio dell’Uomo?
Siamo devoti a Gesù?
La mia risposta alla domanda di Lee è che Gesù ci ha dato indizi nel testo di Luca per impedirci di trattare queste beatitudini e maledizioni in modo incondizionato.
Povertà e ricchezze, fame e sazietà, pianto e risate possono essere segni di beatitudine, oppure possono essere segni di condanna, a seconda di come si relazionano alla nostra devozione a Gesù.
Se siamo completamente devoti a lui, nessuna povertà, fame o pianto potrà rubare la nostra beatitudine.
Credo che intenda questo con le beatitudini:
“Se sei mio discepolo e agisci secondo il tuo amore per il Figlio dell’Uomo, potresti essere povero, potresti avere fame, potresti piangere, ma sei benedetto.”
Se invece non siamo devoti a lui, se non seguiamo il Figlio dell’Uomo, nessuna ricchezza, nessuna sazietà, nessuna risata potrà impedirci di essere condannati.
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