Se state seguendo il piano di lettura della Bibbia in un anno di Coram Deo, recentemente avrete letto la lettera agli Ebrei. Travo i capitoli 9, 10 e 11 di questa lettera davvero straordinari, perché ci permettono di meravigliarci ancora una volta dell’espiazione di Cristo e di come Egli abbia adempiuto l’intero sistema sacrificale dell’Antico Testamento, con tutte le sue attività sacerdotali, i rituali di purificazione, i sacrifici animali e l’espiazione mediante il sangue. Ognuno di quei rituali del tempio dell’Antico Testamento si riferiva proprio a Cristo, al suo sacrificio per noi sulla croce, puntavano tutti a Cristo, il nostro sommo sacerdote, che “è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna” (Ebrei 9:12). Che glorioso promemoria!
Ma ecco il dilemma: prima della croce, e prima che la Lettera agli Ebrei potesse essere scritta riguardo alla morte di Cristo, Gesù stava già predicando il Vangelo durante il suo ministero terreno. Infatti, proprio nel primo capitolo di Marco ci viene detto che Gesù stava proclamando il Vangelo. E in Luca 4:18, leggiamo che Cristo fu unto per predicare la buona novella, il che è strano. Quindi, se il Vangelo è la croce, quale Vangelo stava predicando? Oggi su Chiedi al Pastore John: il Vangelo prima che Gesù morisse.
Questa è l’osservazione di un ascoltatore del podcast di nome Frank: «Pastore John, grazie per questo Podcast. Lo ascolto sempre senza perdermi una puntata.
Ecco la mia domanda per te: Quando Gesù mandò i settantadue, a coppie, come leggiamo in Luca 10:1–12, ovviamente non avevano un Vangelo da condividere, non un Vangelo del Salvatore crocifisso. Quindi, condivisero un Vangelo del Regno. Vedo inoltre che precedentemente, proprio all’inizio del ministero di Gesù secondo Marco, “Gesù si recò in Galilea, predicando il Vangelo di Dio e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo»” (Marco 1:14–15).
Chiedo quindi: prima del Calvario, che cos’era questo Vangelo? era sufficiente per salvare le persone?”
Il cuore del Vangelo
Procediamo passo dopo passo per costruire una definizione biblica del Vangelo prima del Venerdì Santo, prima della morte di Gesù.
E facciamolo osservando come la Bibbia stessa utilizzi effettivamente la parola Vangelo e fornisca indicazioni esplicite, nel contesto, su ciò che esso comprende.
Frank parte dal presupposto, come me, che al centro del Vangelo ci sia la morte di Gesù Cristo come sacrificio sostitutivo dei peccatori:
“che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture” (1 Corinzi 15:3–4).
Paolo chiama quella preminente verità “il Vangelo”.
E poiché la morte di Cristo per i nostri peccati e la sua risurrezione sono il nucleo stesso della buona novella, qual era la buona novella prima che ciò accadesse, prima che egli morisse e risorgesse davvero?
Procediamo un passo alla volta.
1. Dio è il Creatore
Un elemento essenziale del Vangelo è che Dio esiste.
Ora, questo è talmente ovvio che quasi mai lo menzionavano, cioè che Egli esiste come Creatore del mondo, ma possiamo considerare questa realtà una parte essenziale del Vangelo.
Lo vediamo in Atti 14:15 quando dice agli uomini di Listra di allontanarsi dai loro idoli.
Egli dice: Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani come voi; e vi predichiamo (ecco il Vangelo) che da queste vanità vi convertiate al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi.
Quindi, se Dio non esistesse e se non fosse il Creatore, l’intera idea della buona novella divina non avrebbe alcun senso.
Questo è il primo punto.
2. Dio è Re
Il prossimo aspetto del Vangelo che diventa chiaro prima della morte di Cristo è che Dio è Re, Re d’Israele, Re del mondo e in questo momento (cioè nel momento in cui Gesù sta svolgendo il suo ministero sulla terra) sta irrompendo nella storia per instaurare il regno.
Marco 1:14–15:
Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il Vangelo di Dio e dicendo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo».
Quindi, il Vangelo include la buona novella che questo Dio Creatore è vicino, nel ministero di Gesù, per stabilire il suo regno.
Ora, perché questa è una buona notizia? È una buona notizia grazie a Isaia 52:7:
Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie, che annuncia la pace, che è araldo di notizie liete, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!»
È proprio ciò che Gesù intendeva dire con le parole: «Il regno di Dio è vicino» (Marco 1:15).
La buona novella di pace, gioia e salvezza è qui.
Quindi, il Vangelo afferma: Dio è il Creatore.
È il Re del mondo; il suo regno come Re sta arrivando ora.
E quel regno comprende gioia, pace e salvezza per tutti coloro che, dice Gesù, dovrebbero «pentirsi e credere» (Marco 1:15) a quella buona novella, confidare in quella buona novella, affidare la propria vita a quella buona novella.
3. Gesù è il Signore
C’è poi una parte cruciale del Vangelo che precede il Venerdì Santo, vale a dire, Gesù stesso.
Gesù è la presenza del regno di Dio ed è egli stesso il modo in cui Dio porta la salvezza.
Lo impariamo dagli angeli non appena Gesù nasce:
«Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia…» (Luca 2:10).
Eccola: la buona novella, il Vangelo.
«Vi porto [il Vangelo] di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore» (Luca 2,10–11).
È così che sta arrivando il regno. Gesù è il Salvatore. Gesù è il Messia, il Cristo.
Gesù è il Signore, è Dio stesso, Emmanuele, Dio presente tra noi (Matteo 1:23).
Quindi, quando Gesù dice: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo», significa: «Credete in Gesù, Salvatore, Re, Signore».
4. Gesù è il Salvatore
E ora la domanda è: «Ma come sarà il Salvatore? Come verrà questo regno? Come sarà davvero la buona novella?».
E Gesù dà la risposta in Marco 10:45 e Giovanni 10:11:
«Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Marco 10:45).
Lo disse prima di morire.
«Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la sua vita per le pecore» (Giovanni 10:11).
Prima di morire, Gesù stava spiegando loro come l’avvento del regno e del Re, Gesù stesso, sarebbe stato per loro una salvezza, una gioia, una pace.
Sarebbe stato così perché egli avrebbe offerto un riscatto.
Sarebbe stato così perché avrebbe dato la propria vita.
E questo era stato profetizzato nell’Antico Testamento. Non si tratta di una novità assoluta.
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti (Isaia 53:5–6).
In altre parole, la morte di Cristo come espiazione sostitutiva per i peccati non fu annunciata per la prima volta dopo il Venerdì Santo.
Faceva parte del Vangelo già prima del Venerdì Santo.
E lo stesso valeva per la risurrezione: «Nessuno me la toglie [la vita]» (Giovanni 10:18).
Gesù lo disse prima di morire e risorgere.
«Ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio» (Giovanni 10:18).
Più e più volte, predisse la sua risurrezione il terzo giorno (Marco 8:31; 9:31; 10:33–34).
Quindi, il Vangelo include Dio come Creatore.
Egli è il Re del mondo.
Il suo regno come Re sta arrivando ora.
Sta arrivando sotto forma di felicità, pace e salvezza.
Sta arrivando attraverso la venuta del Figlio di Dio, il Messia, Gesù Cristo, che sarà il Salvatore e il Signore.
Ed egli realizzerà questa felicità, questa pace con Dio, questa salvezza, e stabilirà il suo regno offrendo la propria vita come riscatto per i peccatori e risorgendo.
Tutto ciò era già presente nel Vangelo prima che Cristo morisse.
Crescita nella comprensione
E se ci chiediamo, visto che le persone erano salvate dalla morte di Cristo già prima della sua morte: «Quanto dovevano comprendere di tutto questo, le persone per essere salvate?».
La risposta la troviamo in Romani 3:25:
«… Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato…».
Il modo migliore per rispondere a questa domanda, credo, è dire:
«Le persone hanno sinceramente accolto Cristo con livelli di comprensione molto diversi».
E se quella fede iniziale fosse reale e salvifica, nonostante la sua comprensione imperfetta, veniva dimostrato (se era reale), dal fatto che una persona continuasse ad accogliere il Vangelo man mano che ne veniva rivelata una parte sempre maggiore.
E penso che sia esattamente così anche oggi.
Insomma, non è forse meraviglioso e sorprendente che Dio sia misericordioso al punto da salvare così tante persone con comprensioni frammentarie e spesso distorte del Vangelo?
Voglio dire, basta pensare alle varie inadeguatezze e distorsioni del Vangelo presenti in tutto il mondo, eppure, in esso e attraverso di esso, Dio si rivela alle persone in modo autentico.
Dio vede l’autenticità della fede, e questa si dimostra vera o falsa a seconda che una persona abbracci sempre più il Vangelo man mano che le viene rivelato.
Ecco perché a volte le persone dicono di sentirsi come se avessero «vissuto una seconda conversione», perché hanno visto qualcosa che prima non avevano visto, ed è meraviglioso.
Ma la mia ipotesi è che ciò avvenga perché in loro c’era un vero seme di fede dello Spirito Santo, che li ha resi pronti e ricettivi a cogliere quella nuova dimensione.
Quindi, continuiamo a condividere il Vangelo, per quanto frammentario possa essere, per quanto inadeguati ci sentiamo, e continuiamo a credere man mano che lo comprendiamo sempre di più.
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