Tutti vogliono essere migliori. Vogliamo migliorare, vogliamo cambiare e vogliamo crescere. Se sei in Cristo, sei una nuova creatura. Si tratta di un cambiamento radicale. Ma questo non cancella il fatto che ogni singolo giorno ti senti lacerato, spinto verso una nuova vita e attratto verso una vita passata. Questo tormentoso tiro alla fune tra la vecchia persona che eri e la nuova persona che cerchi di essere è una tensione che a volte può sembrare insostenibile, come essere sia morti che vivi allo stesso tempo. Oggi a Chiedi al Pastore John: morire per vivere.

Maria ci scrive da Dublino, in Irlanda: «Pastore John, un saluto a te! In Romani da 12 a 15, Paolo offre una guida pratica per i cristiani che vivono in risposta alla misericordia di Cristo. Inizia esortando i credenti a offrire i loro corpi “in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio”, in Romani 12:1, il che sembra una chiamata piuttosto oscura e radicale. Cosa significa vivere come “un sacrificio vivente” nella nostra vita quotidiana? Paolo ci chiama anche a “non conformarci a questo mondo, ma essere trasformati mediante il rinnovamento della nostra mente” in Romani 12:2. Come si manifesta questa trasformazione nei pensieri, nelle decisioni e nelle azioni di un cristiano, specialmente quando affrontiamo forti pressioni sociali per conformarci a qualsiasi cosa tranne che a Cristo?».


 

La cosa affascinante è che quando metti insieme le due domande di Maria, emerge una terza domanda che fa luce sulle altre due.
Ecco cosa intendo.
La sua prima domanda è: «Cosa significa vivere come un sacrificio vivente?».
Suona paradossale: «un sacrificio vivente».
La seconda domanda è: «Come si traduce nella vita cristiana il comandamento di essere rinnovati nella mente?».
Ora, la terza domanda, che pongo io, è: «Qual è la relazione tra questi due imperativi in Romani 12:1 e Romani 12:2?».
Da un lato, diventare «un sacrificio vivente»; dall’altro, «essere trasformati mediante il rinnovamento della mente» (Romani 12:1–2).
In che modo Paolo vede la relazione tra il vivere come persone morte, sacrifici viventi, e il vivere come persone trasformate?
Questa è la mia domanda.

Sacrifici viventi

Ecco il testo, giusto per assicurarci che tutti lo abbiano ben presente:
“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:1–2).
In primo luogo, cosa significa essere sacrifici viventi?
È chiaramente inteso come un paradosso: «vivente» significa vivo; «sacrifici» significa morto sull’altare, scannato come un agnello.
Che cosa significa? Paolo ha detto in Romani 6:6:
“Sappiamo infatti: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato”.
Poi ha trasformato quella morte, quella crocifissione della nostra vecchia natura, sperimentata nella conversione, in un imperativo continuo in Romani 6:11, ed è per questo che si collega così bene con il capitolo 12:
“Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù” (Romani 6:11).
Quindi, siete morti; ora fate conto di essere morti al peccato e viventi a Dio in Cristo Gesù.
Se fate conto di essere morti al peccato, allora c’è un voi che è morto e c’è un voi che vi considera come morti.
Questo è il paradosso a cui Paolo si riferisce in Romani 12:1: «Presentare i vostri corpi in sacrificio vivente».
Siete vivi per Dio e siete morti sull’altare del sacrificio: un sacrificio vivente.

Mente rinnovata

Il parallelo più stretto sarebbe Romani 6:13, che dice:
“Non prestate le vostre membra” qui trovate la parola prestate (o presentate, come in 12:1) e membra, che corrisponde a corpi, “al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio” che è proprio ciò che Paolo dice in Romani 12 “come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio” (Romani 6:13).
Essere “un sacrificio vivente” significa sperimentare la morte dell’io che è controllato dal desiderio del peccato e sperimentare una vita che è controllata dal desiderio di Dio e della sua giustizia, morti al vecchio uomo, che amava ed era controllato dal peccato, e vivi al nuovo uomo, che ama Dio e la sua giustizia.
Questo è il vostro “culto spirituale” perché è questo che è il culto, vale a dire, il desiderio superiore di godere di Dio e delle sue vie rispetto a qualsiasi altra cosa.
Poi arriva il secondo imperativo in Romani 12:2:
“Siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente”.
In precedenza, in Romani 1:26 e 28, Paolo si era riferito agli increduli dicendo che hanno una “mente corrotta” che brama piaceri peccaminosi, come il comportamento omosessuale.
Quello era il contesto in Romani 1, e ora le nostre menti devono essere rinnovate, il che include un nuovo modo di valutare ciò che è giusto e ciò che è desiderabile.
Quindi, potete vedere quanto la trasformazione di Romani 12:2 sia strettamente legata al sacrificio vivente di 12:1.
Entrambi si riferiscono a una sorta di morte ai vecchi desideri, alle vecchie valutazioni di bene e male, giusto e sbagliato, bello e brutto, desiderabile e indesiderabile.
Ora, quando mi interrogo sulla relazione tra questi due imperativi, non sorprende trovarli collegati tra loro in Colossesi 3.
Ecco perché è stato così illuminante per me pormi questa terza domanda, perché non appena l’ho fatta, ho pensato a testi in Colossesi e in Efesini che fanno esattamente la stessa cosa: uniscono i due concetti.

Spirito rinnovato

In Colossesi 3:1–10 si trovano sia la morte del mio vecchio io, sia il rinnovamento del mio nuovo io.
Ecco Colossesi 3:3 e successivi:
“Poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. […] Fate dunque morire ciò che in voi è terreno [dobbiamo essere un sacrificio vivente]: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che è idolatria […]. Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue opere e vi siete rivestiti del nuovo, che si va rinnovando… (Colossesi 3:3-10)
Ecco il legame tra la morte (sacrificio vivente) e il rinnovamento:
“…che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che lo ha creato” (Colossesi 3:10).
Ora, questo potrebbe far pensare che Paolo limiti il rinnovamento della mente semplicemente a ciò che la mente conosce.
Ma io ho sottolineato e suggerito fin dall’inizio che esso include il modo in cui la mente valuta e il modo in cui desideriamo o ci sentiamo a causa di quella valutazione.
Questo emerge ancora più chiaramente quando guardiamo la stessa sequenza di pensiero in Efesini 4:22–24, dove Paolo unisce di nuovo la morte del vecchio uomo e il rinnovamento del nuovo uomo, proprio come in Romani 12.
Ecco cosa dice Efesini 4:22–24:
“Avete imparato a spogliarvi, per quanto concerne la condotta di prima, del vecchio uomo (il vostro io morto) che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici” (questa è la chiave) a essere rinnovati…”.
Invece di dire “essere rinnovati nella vostra mente”, come in Romani 12, dice “…essere rinnovati nello spirito della vostra mente”, questo è così interessante, così provocatorio.
“E a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”.

Conformati a Cristo

Il risultato è che questi due comandamenti in Romani 12 si rivelano virtualmente identici nella nostra esperienza pratica.
Il sacrificio vivente di 12:1 pone l’accento sul vecchio uomo che deve morire, e la trasformazione nel rinnovamento di 12:2 pone l’accento su ciò che sta sostituendo il vecchio uomo che muore.
Quello che ho voluto sottolineare è che entrambi coinvolgono il nuovo modo in cui la mente valuta e desidera.
“Lo spirito della mente” non è solo una facoltà razionale.
Ha uno spirito. Ha un modo di valutare e di desiderare.
La mente nuova e trasformata valuta in modo diverso, attribuisce un valore diverso alle cose, preferisce in modo diverso, ed è da qui che trae la sua forza e la sua libertà.
Credo che questo offra un ottimo contributo per rispondere all’ultima domanda di Maria, ovvero:
“Come fa la trasformazione di un cristiano ad affrontare le forti pressioni sociali per conformarsi a qualsiasi cosa tranne che a Cristo?”.
La risposta è che affrontiamo quelle pressioni con una mente rinnovata che valuta le cose in modo diverso, che desidera in modo diverso, cosicché le pressioni del mondo non esercitano più lo stesso potere coercitivo di una volta.
Sperimentiamo sia la forza sia la libertà perché non ci limitiamo a fare la cosa giusta, ma amiamo fare la cosa giusta.
Siamo stati rinnovati nello spirito della nostra mente.

Siamo sacrifici viventi.

 

 

 

 

 

Tematiche: Adorazione, Chiedi al pastore John, Domande dei lettori al pastore John Piper, Nuova nascita, podcast, Vita Cristiana


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John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui  Non sprecare la tua vita (Ed. Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed. Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed. Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed. Coram Deo), La Buona Notizia di una grande gioia (Ed. Coram Deo), Le caratteristiche di un leader spirituale (Ed. Coram Deo) e Desiderare Dio.