Gran parte di questo podcast è stata dedicata al dolore cronico, all’invecchiamento e al vivere la vita in mezzo a dolori crescenti.

Il tema di oggi rientra in questa categoria con questa domanda da parte di Austin.

“Buongiorno, Pastor John. Ringrazio Dio per il tuo ministero, che è stato per me di grande incoraggiamento nel corso degli anni. Cerco consigli dalle Scritture su come confidare in Dio quando sento che i miei anni migliori sono ormai alle spalle. Nove anni fa, Dio mi ha benedetto con il lavoro dei miei sogni, e io e mia moglie abbiamo avuto l’incredibile opportunità di fare un viaggio missionario in Giappone — un paese che amiamo caramente. La vita era piena di entusiasmo ed ero ansioso di vedere cosa avrebbe fatto Dio in seguito. Tuttavia, il lavoro è terminato diversi anni fa, non siamo più tornati in Giappone e la mia salute è peggiorata significativamente. Ora sto lottando con sentimenti di depressione e apatia riguardo a dove sia arrivata la mia vita. Come posso trovare gioia e soddisfazione sapendo che fisicamente, professionalmente e dal punto di vista del ministero, le cose potrebbero non essere mai più belle come un tempo? Come posso continuare a confidare in Dio nel mezzo di questa stagione di perdite e di incertezze?”

 


 

La parola dell’uomo

Inizio con una risposta breve, poi ne darò una più lunga.

E credimi, Austin, sto predicando a me stesso.

Ho 79 anni e ho tutte le tue stesse domande.

Quindi, ecco la risposta breve:

continua, continuiamo, tu e io continuiamo, a confidare in Dio nella stagione dell’invecchiamento, della perdita e dell’incertezza terrena (e sì, è un’incertezza terrena, non un’incertezza celeste).

Ecco come facciamo: fissando la nostra attenzione costantemente sulla parola di Dio e non sulla parola dell’uomo. Ecco come fare.

La Bibbia dice:

Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo (Romani 10:17).

Ciò significa che continui a confidare in Dio nella vecchiaia continuando ad ascoltare la parola di Dio e non la parola dell’uomo.

Questo è cruciale, e molto, perché internet e ogni altra fonte di informazione sono la parola dell’uomo e ci assediano in ogni momento.

Se ascolti le tue ansie che ti parlano, o se ascolti le pubblicità per le residenze per anziani, o se ascolti il richiamo delle crociere panoramiche e di quanto siano accessibili ai disabili, o se ascolti l’ultimo modo per depennare qualcosa dalla tua “lista dei desideri” in tutta comodità, o se ascolti persino una lista di incarichi nella chiesa che non puoi più ricoprire, diventerai sempre più senza speranza e depresso a ogni perdita di vista, udito, memoria, produttività, mobilità e ad ogni amico o familiare a cui sopravvivi.

L’unico modo per mantenere una speranza e una gioia che onorino Cristo nel deperimento della vecchiaia è lasciare che Dio ti dica continuamente cos’è realmente la realtà: la prospettiva di Dio sulla realtà, non quella dell’uomo; il piano di Dio per la realtà, non quello dell’uomo; la promessa di Dio a un credente che invecchia, non la promessa dell’uomo.

È così che si continua a confidare in Dio in mezzo alla perdite e alle incertezze terrene.

 

Le perdite e la nostra ultima possibilità

Ora, ecco la risposta più lunga.

Ciò che dobbiamo avere chiaro nella nostra mente (e la parola di Dio lo rende chiarissimo) è che questo mondo non è la nostra casa.

Non è il paradiso.

Non è destinato a essere un parco giochi infinito, e nemmeno un campo di missione infinito che dura finché non crolli.

Non è destinato ad essere facile.

È il preludio al cielo e al mondo a venire, e ci è dato come prova per vedere se confideremo in Dio e lo faremo nostro tesoro sopra ogni cosa, mostrandolo come superiore al mondo, anche alla fine della nostra vita.

Se pensiamo ai nostri anni dai 65 ai 95 come alla nostra ultima, migliore possibilità di vita, siamo degli idioti.

Siamo idioti increduli a pensare così, che è il modo in cui il mondo, la parola dell’uomo, vuole che pensiamo.

La nostra ultima, migliore possibilità di vita è con Cristo nella gloria, oltre la tomba.

Quella è la nostra ultima, migliore possibilità di vita.

O se Lui tornasse prima della nostra morte, sarebbe ancora meglio.

E questo mondo, sia a trenta che a novant’anni, non è nulla in confronto alla gloria che sarà rivelata in noi (Romani 8:18).

Questa è la parola di Dio, non la parola dell’uomo; dobbiamo crederci.

Le perdite della vecchiaia sono semplicemente un tipo di prova per la nostra fede, ma questa prova non è l’unica.

Joni Eareckson Tada è su una sedia a rotelle da quando aveva diciassette anni.

Questa è una grande perdita.

Fanny Crosby era cieca. È una grande perdita, e ha prodotto ottomila inni.

John Milton divenne cieco nel bel mezzo della scrittura del Paradiso Perduto, e lo finì.

Questa è una grande perdita e un grande guadagno.

Beethoven divenne sordo e continuò a scrivere grande musica. Fu una perdita enorme la sua.

Le perdite che subiamo mentre ci avviciniamo alla morte sono solo delle tipologie di perdite che contrassegnano tutta la vita cristiana, e la Bibbia ha molto da dire su ciò che quelle perdite sono destinate a compiere nelle nostre vite.

 

La Parola di Dio

Ecco cosa dice la parola di Dio, non la parola dell’uomo:

“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate,” (come le prove legate all’invecchiamento) “sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti.” (Giacomo 1:2–4).

E quest’ effetto si produce quando sopporti la prova, e non si tratta della forma fisica.

Oh, Signore! Non è la forma fisica, ma “resistenza e pazienza con gioia”, come dice Colossesi 1:11.

Prendete Paolo come esempio. Amo l’apostolo Paolo.

Ho un suo ritratto, (o almeno, come Rembrandt lo immaginava) appeso alla parete della mia soffitta.

Eccolo qui, in prigione. È in prigione da uomo anziano e scrive a Filemone per il bene di Onesimo.

Ecco cosa dice in Filemone 9–10:

“preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo”.

È vecchio, il suo corpo è martoriato dagli effetti di decenni di sofferenza e dalla sua spina nella carne, ed è in prigione.

E cosa fa? Fa quello che può fare. Cosa può fare?

Scrive una lettera a Filemone, per amore di Onesimo, per cercare di aiutarli a riconciliarsi.

Questo è ministero, questo è ciò che si può definire un ministero!

Ed è stato glorioso. È stato bellissimo. Mi fa amare l’apostolo Paolo.

Gesù disse: “Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi.” (Luca 16:10).

In altre parole, saremo ritenuti responsabili solo per il poco che possiamo fare.

È quello che dice Paolo in 2 Corinzi 8:12:

“La buona volontà, quando c’è, è gradita in ragione di quello che uno possiede e non di quello che non ha”.

Dio non si aspetta dagli ottantenni quello che si aspetta dai trentenni.

Quando avevi trent’anni, potevi accumulare un premio in cielo viaggiando per cento chilometri e restando sveglio tutta la notte con un credente afflitto nel dolore, senza perdere un colpo nei due giorni successivi.

Quando ne hai novanta, puoi accumulare quello stesso premio scrivendo con la tua calligrafia tremante un prezioso e breve biglietto di incoraggiamento al tuo pronipote.

Stesso premio.

La parola di Dio non ci lascia nel dubbio su come i credenti che invecchiano, o che sono disabili o imprigionati, mantengano la speranza e la gioia.

Paolo era ben consapevole dell’affievolirsi delle sue forze.

Ecco cosa disse in 2 Corinzi 4:16–17: “Perciò non ci scoraggiamo”.

È quello che Austin mi sta chiedendo, e che io chiedo a me stesso: come faccio a non scoraggiarmi?

“Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Come?

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria”.

Nulla della tua sofferenza va sprecato se la sopporti con fede.

Con ogni perdita, c’è un guadagno di gloria mille volte superiore nell’età a venire.

E ancor più di questo, mentre ci avviciniamo dolorosamente al cielo, abbiamo questa promessa secondo la parola di Dio, non la parola dell’uomo, in Isaia 46:3–4.

Lascia che questo penetri nella tua mente, Austin.

“[Voi] siete stati portati fin dal seno materno!”, parlando al suo popolo, i cristiani di oggi, “voi di cui mi sono caricato dal giorno che nasceste, che siete stati portati fin dal seno materno! Fino alla vostra vecchiaia io sono, fino alla vostra canizie io vi porterò; io vi ho fatti e io vi sosterrò; sì, vi porterò e vi salverò”.

Quanto è dolce questo?

 

Le promesse e la nostra grande speranza

E infine, Dio promette, non l’uomo, ma Dio, che per il cristiano il meglio deve ancora venire.

Non ci stiamo muovendo verso il tramonto; ci stiamo muovendo verso il mezzogiorno.

Proverbi 4:18:

“…il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno”.

E il “giorno pieno” è la presenza di Cristo, faccia a faccia.

Come può il Salmo 63:3 dire:

“Poiché la tua bontà vale più della vita…”?

Meglio della vita, come può dirlo?

La parola di Dio, non la parola dell’uomo, la parola di Dio dà la risposta.

“Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno” (Salmo 16:11).

Questo non è il tramonto. Questo è mezzogiorno.

Quindi, caro Austin, mio compagno guerriero cristiano che invecchia, come possiamo trovare gioia e soddisfazione nell’ultima stagione, di perdite e incertezze terrene?

Credi alla parola di Dio, non alla parola dell’uomo.

Per parafrasare John Bradford quando veniva bruciato sul rogo con il giovane John Leaf:

“Sii di buon conforto, fratello, perché avremo un allegro pranzo con il Signore questo mezzogiorno”.

 

 

 

 

Tematiche: Chiedi al pastore John, Cultura e Società, Depressione, Domande dei lettori al pastore John Piper, Gioia del Signore, podcast, Vita Cristiana


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John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui  Non sprecare la tua vita (Ed. Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed. Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed. Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed. Coram Deo), La Buona Notizia di una grande gioia (Ed. Coram Deo), Le caratteristiche di un leader spirituale (Ed. Coram Deo) e Desiderare Dio.