Quanto volentieri la gente va all’inferno?

 

CS Lewis è uno delle prime cinque persone morte che hanno dato forma al mio modo di vedere e rispondere al mondo. Ma non è una guida affidabile su una serie di importanti questioni teologiche: l’inferno è una di queste. Lui insiste sul fatto che le persone non vengono mandate all’inferno ma diventano il loro stesso inferno. La sua enfasi è che dovremmo pensare a “la perdizione di un uomo cattivo non come una frase imposta su di lui, ma come il semplice fatto di essere ciò che è”. (Per tutte le relative citazioni, vedi Martindale e Root, The Quotable Lewis, 288- 95.)

 

Questa idea spinge Lewis a dire: “Tutti quelli che sono all’inferno lo scelgono”. E questo porta alcuni che seguono Lewis a dire cose come “Tutto ciò che alla fine Dio fa con le persone è dare loro ciò che vogliono di più”.

 

Passo dalle parole di Gesù a questo modo di parlare e mi ritrovo in un mondo diverso di discorsi e sentimenti. Penso che sia fuorviante dire che l’inferno sta dando alle persone quello che loro più desiderano. Non sto dicendo che non è possibile trovare un significato a questa affermazione, è vero, forse in Romani 1: 24-28. Sto dicendo che non è un significato che la maggior parte delle persone darebbe ad esso alla luce di ciò che è davvero l’inferno. Sto dicendo che il modo in cui Lewis e Gesù trattano l’inferno è molto diverso. E faremmo bene a seguire Gesù.

 

Nessuno vuole questo

La miseria dell’inferno sarà così grande che nessuno vorrà stare lì. Piangeranno e digrigneranno i loro denti (Matteo 8:12). Tra i loro singhiozzi, non diranno le parole “Voglio questo”. Non potranno dire tra le fiamme dello stagno di fuoco (Apocalisse 20:14), “Voglio questo”. “Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli… e non hanno riposo, né giorno né notte” (Apocalisse 14:11). Nessuno vuole questo.

 

Quando ci sono solo due scelte e tu ne scegli una, non significa che vuoi l’altra se ignori l’esito di entrambe. Le persone incredule non conoscono né Dio né l’inferno. Questa ignoranza non è innocua. A prescindere dalla grazia rigenerante, tutte le persone “soffocano la verità con l’ingiustizia” (Romani 1:18).

 

La persona che rifiuta Dio non conosce i veri orrori dell’inferno. Questo può essere perché non crede che esista l’inferno o forse perché si convince che sarebbe piuttosto preferibile al paradiso. Ma qualunque cosa creda o non creda, quando sceglie di andare contro Dio si sbaglia su Dio e sull’inferno. A quel punto, non preferisce il vero inferno al vero Dio. È incapace di vedere entrambi. Non percepisce le vere glorie di Dio, e non percepisce i veri orrori dell’inferno.

 

Quindi, quando una persona sceglie di andare contro Dio e, quindi, di fatto sceglie l’inferno o quando scherza con i suoi amici sul preferire l’inferno al paradiso con noiose persone religiose, non sa cosa sta facendo. Ciò che rifiuta non è il vero paradiso (nessuno sarà noioso in cielo), e ciò che vuole non è il vero inferno, ma l’inferno tollerabile della sua immaginazione.

 

Quando muore, sarà scioccato al di là delle parole. Le miserie sono così grandi che farebbe qualsiasi cosa è in suo potere per fuggire. Il fatto che non sia in suo potere pentirsi non significa che egli voglia essere lì. Esaù pianse amaramente di non potersi pentire (Ebrei 12:17). L’inferno in cui stava entrando scoprì essere un luogo di completa miseria e voleva uscirne. Il significato dell’inferno è il grido: “Odio questo, e voglio uscire”.

 

Gettato all’inferno

Ciò che i peccatori vogliono non è l’inferno, ma il peccato. Che l’inferno è l’inevitabile conseguenza del peccato non perdonato ma ciò non rende desiderabile la conseguenza. Non è ciò che la gente vuole – di certo non quello che “più vuole”. Voler il peccato non è altro che desiderare l’inferno così come volere il cioccolato non è altro che desiderare l’obesità o volere le sigarette equivale a desiderare il cancro.

 

Al di sotto di questa enfasi fuorviante sull’inferno cioè su ciò che le persone “più vogliono” c’è l’idea che Dio non manda le persone all’inferno. Ma questo è semplicemente non biblico. Dio certamente manda le persone all’inferno. Egli emette la sentenza e la esegue. Anzi, peggio di così: Dio non manda soltanto, lui getta. “E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco” (Apocalisse 20:15, cfr Marco 9:47, Matteo 13:42, 25:30).

 

La ragione per cui la Bibbia parla di persone che vengono gettate all’inferno è che nessuno andrà volentieri là quando vedranno che cosa è veramente. Nessuno in piedi sulla riva dello stagno di fuoco salta dentro. Non lo scelgono e non lo vorranno. Hanno scelto il peccato. Hanno voluto il peccato, ma essi non vogliono la punizione. Quando arrivano sulla riva di questo stagno infuocato, devono essere gettati dentro.

Le parole ardenti di Gesù

Quando qualcuno dice che nessuna delle persone che si trova all’inferno non voglia essere lì, dà la falsa impressione che l’inferno sia entro i limiti di ciò che gli esseri umani riescono a tollerare. Dà inevitabilmente l’impressione che l’inferno sia meno orribile di quello che dice Gesù.

 

Dovremmo chiedere: “Che cosa si aspettava Gesù che il suo pubblico pensasse e percepisse del modo in cui parlava dell’inferno?” Le parole che scelse non furono scelte per ammorbidire l’orrore e essere accomodante alle sensibilità culturali. Parlò di una “fornace ardente” (Matteo 13:42), di “pianto e stridore di denti” (Luca 13:28) e di “tenebre di fuori” (Matteo 25:30), e “il verme loro non muore “(Marco 9:48), e di “punizione eterna” (Matteo 25:46), e di “fuoco inestinguibile” (Marco 9:43), e di “farlo punire a colpi di flagello”(Matteo 24:51).

 

Queste parole sono scelte per ritrarre l’inferno come un’esperienza eterna e consapevole che nessuno vorrebbe o potrebbe mai volere se sapesse ciò che sta scegliendo. Pertanto, se qualcuno vuole sottolineare il fatto che le persone scelgono liberamente l’inferno o che non c’è nessuno che è lì che non voglia esserci, dovrebbe sicuramente fare ogni sforzo per chiarire che, quando arriverà lì, non lo vorrà.

 

Sicuramente lo schema di Gesù – che usava parole forti per colpire la cecità ostinata di tutti – dovrebbe essere seguito. Sicuramente, ci sforzeremo di trovare parole che mostrano che nessuno, dico nessuno e sottolineo nessuno, vorrà stare all’inferno quando sperimenterà quello che realmente è. Sicuramente tutti quelli che desiderano salvare la gente dall’inferno non si limiteranno a sottolineare che è desiderabile o da scegliere, ma che è indescrivibilmente orribile – pianto, stridore di denti, oscurità, mangiati dai vermi, fuoco, fornace, smembramento, punizione eterna, “in orrore a ogni carne” (Isaia 66:24).

 

Ringrazio Dio, come un peccatore meritatissimo, per Gesù Cristo il mio Salvatore, che si fece maledizione per me e soffrì il dolore infernale di cui mi ha liberato dall’ira a venire. Mentre c’è tempo, lo farà per chiunque si converta dal peccato e fa tesoro di Lui e soprattutto della Sua opera.

 

 

(Traduzione a cura di Maddalena Bennardo)

 

Photo by Todd Turner on Unsplash

 

Tematiche: Inferno, Salvezza

John Piper

John Piper

È il fondatore di Desiring God, per il quale ricopre anche il ministero di insegnante, inoltre, è il rettore del Bethlehem College & Seminary. Ha servito per trentatré anni come pastore presso la chiesa battista Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, in Minnesota e ha scritto più di cinquanta libri, tra cui e Non sprecare la tua vita (Ed Coram Deo), Rischiare è giusto (Ed Coram Deo), Coronavirus e Cristo (Ed Coram Deo), Stupefatto da Dio (Ed Coram Deo) e Desiderare Dio.

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