Qui noi stiamo – Giorno 20 – La maestosa barba di Zurigo

Heinrich Bullinger 1504-1575

 

In un’epoca in cui il clero celibe si distingueva dai laici anche per il volto sbarbato, i riformatori protestanti lasciavano crescere la barba per affermare la propria identità. Intendevano restituire virilità e umanità alla guida della Chiesa e non temevano di esibirlo apertamente sul proprio volto.

Si dice che Heinrich Bullinger, pastore principale della città svizzera di Zurigo, sfoggiasse la barba più imponente di tutte. Uno storico la descrive come “maestosamente folta”: una caratteristica non del tutto slegata dalla teologia che egli coltivava e curava con attenzione, sulla scia del primo, traumatico rovescio subito dalla Riforma.

 

Protestante e predicatore

Bullinger, figlio di un sacerdote cattolico, nacque nel 1504 a Bremgarten, in Svizzera. Nel 1519 si recò all’Università di Colonia, in Germania, per studiare discipline umanistiche anziché la teologia medievale. Lì assistette a un rogo di libri contenenti le opere di Lutero, evento che suscitò la sua curiosità. Decise quindi di leggere personalmente gli scritti del Riformatore e, nel farlo, vide il proprio mondo stravolto: a diciott’anni, era ormai un convertito al protestantesimo.

Nel 1523, l’anno successivo alla sua conversione, Bullinger incontrò Ulrich Zwingli (1484-1531); quest’ultimo si era convertito nel 1519, quasi contemporaneamente a Lutero, ed era divenuto rapidamente il leader della Riforma svizzera. Sebbene Zwingli avesse vent’anni più di lui, i due divennero alleati; otto anni dopo, le loro vite si legarono indissolubilmente quando una tragedia colpì il nascente movimento riformato.

 

Successore a Zurigo

Zwingli non era soltanto pastore a Zurigo, ma anche cappellano militare. L’11 ottobre 1531, il grande Riformatore prese parte alla battaglia di Kappel per difendere la città dalle forze cattoliche. Rimase ferito, fu trovato dall’esercito invasore e giustiziato.

Dopo la sconfitta protestante, la città natale di Bullinger, dove egli esercitava il ministero pastorale presso una chiesa protestante, si trovò in pericolo. Egli fuggì quindi a Zurigo. Lì accolse nella propria casa la moglie e i due figli superstiti dell’amico defunto e, nel giro di poche settimane, fu scelto come suo successore alla guida della chiesa di Zurigo; ricoprì tale incarico per 44 anni, dai 27 fino alla morte, avvenuta nel 1575 all’età di 71 anni.

 

Un pioniere della teologia del patto

Quanto spesso la storia associa i punti di forza dei grandi uomini alle debolezze che li accompagnano. Uno dei contributi distintivi di Bullinger fu la sua forma embrionale di “teologia del patto”. In questo seguì l’esempio di Zwingli, il quale aveva strutturato la propria teologia attorno al motivo del patto, anziché basarsi sulle categorie medievali.

Zwingli individuava il fulcro della sua teologia nel patto di creazione stipulato da Dio con Adamo. Bullinger sviluppò e modificò tale teologia concentrandosi sulla figura di Abramo, un passo nella giusta direzione, ma, come osserva lo storico David Steinmetz, entrambi collocavano il baricentro teologico nell’Antico Testamento piuttosto che nel Nuovo. Tra i punti di forza vi era la lettura dell’intera Bibbia come un’unica narrazione; tra le debolezze, la tendenza a minimizzare (o rifiutare) le discontinuità rivelate nel Nuovo Testamento.

In sintesi, Zwingli e Bullinger leggevano l’intera Bibbia, ma la interpretavano in modo sostanzialmente uniforme, senza coglierne le stratificazioni. Rimane incerto in che misura tale teologia del patto delle origini abbia contribuito al maltrattamento dei cosiddetti Anabattisti (“ribattezzatori”) di Zurigo, e quanto invece si sia sviluppata proprio in risposta a questi “radicali”. Nel 1525, Zwingli e Bullinger difesero congiuntamente il battesimo dei bambini durante una disputa pubblica contro gli anabattisti; tale scontro portò, in seguito, alla condanna a morte per annegamento di alcuni di loro.

Bullinger seguì Zwingli anche nell’opposizione alla musica liturgica, ritenuta pericolosa poiché rischiava di trasformarsi in un idolo e di ostacolare la vera adorazione. Bullinger trasformò l’istinto di Zwingli in una questione di principio, tanto che la musica liturgica non fu reintrodotta a Zurigo se non quasi venticinque anni dopo la sua morte.

 

Un uomo di pace

Eppure, la sua vita e la sua eredità duratura non furono all’insegna della divisione, bensì dell’unione. Dietro la sua maestosa barba batteva uno dei cuori più grandi dell’epoca della Riforma; egli fu, inoltre, uno dei suoi più instancabili operatori di pace. Sebbene si allontanasse raramente da Zurigo, intrattenne una vastissima corrispondenza personale (ci sono giunte circa dodicimila sue lettere) per offrire consigli e costruire alleanze con i leader riformati di tutta Europa. 

Più ancora che per le sue doti di predicatore, era noto per la sua pazienza, la sua saggezza e il suo spirito generoso. Egli diede stabilità alla giovane ma influente chiesa di Zurigo, non solo all’indomani di una tragedia sconvolgente, ma anche nei successivi quarant’anni e più. Sviluppò e portò a maturazione l’opera avviata da Zwingli. Secondo Steinmetz: “Senza Zwingli non ci sarebbe stata la Riforma a Zurigo; senza Bullinger non sarebbe sopravvissuta”.

 

Traduzione a cura di Emanuele Tosi

 

Questo articolo fa parte della serie “Qui noi stiamo“, per ricordare che cinque secoli fa, la coraggiosa presa di posizione di Martin Lutero diede il via alla Riforma, ma egli non era solo. La Riforma fu un movimento che vide protagonisti molti eroi, noti e ignoti, capaci di plasmare la storia.
Ogni giorno del mese di ottobre 2026 Coram Deo pubblica una nuova tappa di questo meraviglioso viaggio alla scoperta degli eroi della Riforma e delle loro vite. Se vuoi ricevere l’articolo direttamente nella tua casella di posta, iscriviti alla nostra newsletter: Coram Deo newsletter

 

Tematiche: Qui noi stiamo - I riformatori

David Mathis

David Mathis

Redattore esecutivo di desiringGod.org, pastore della Cities Church di Minneapolis/Saint Paul, è professore associato al Bethlehem College & Seminary. È marito, padre di quattro figli, e autore di Habits of Grace: Enjoying Jesus through the Spiritual Disciplines e di  Workers for Your Joy: The Call of Christ on Christian Leaders (2022).

© Coram Deo

Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.