Qui noi stiamo – Giorno 30 – La suora fuggiasca
Katharina von Bora, 1499-1552
In una fredda notte d’aprile, dodici suore si nascosero in silenzio su un carro che trasportava pesce nell’attesa che il consigliere comunale, Leonard Koppe, partì.
Gli ultimi tedi minuti fino alla fine della loro vocazione spirituale erano ormai contati.
Queste donne, fuggite di nascosto dal convento di Nimbschen, in Germania (in un’evasione orchestrata da Martin Lutero), rischiavano di essere punite come criminali se fossero state catturate e affrontavano un futuro incerto in caso di successo. Dipendevano interamente dalla disponibilità delle loro famiglie a “dare rifugio” alle fuggitive, accogliendole nuovamente nelle loro case. Le suore le cui famiglie le avessero respinte avrebbero dovuto trovare un marito o scoprire qualche rara forma di impiego femminile grazie al quale potersi mantenere in modo indipendente.
Katharina von Bora, una di queste suore, non trovò alcuna via d’uscita in queste opzioni e, dopo aver subito due proposte di matrimonio fallite, Lutero si sentì responsabile nei confronti dell’ex suora. La grintosa Katharina alla fine insistette che avrebbe sposato solo Lutero o il suo amico Nicolas von Amsdorf. A quanto pare, Lutero accettò la sfida e sposò la suora fuggitiva il 13 giugno 1525.
La moglie del pastore
Il matrimonio con Lutero rappresentò un passo indietro dal punto di vista sociale per Katharina, nata in una famiglia nobile, con generazioni di discendenza signorile. La catapultò inoltre nello scandalo e nel ridicolo pubblico. Erasmo da Rotterdam arrivò persino a predire che quell’unione avrebbe portato alla nascita dell’Anticristo!
Nonostante il clima tumultuoso che circondava il loro controverso matrimonio, il loro legame si rivelò affettuoso, amorevole, fecondo, fedele e duraturo. La coppia si trasferì nella nuova dimora, soprannominata “Il Chiostro Nero”, e Katharina intraprese una “nuova” vocazione che nel Medioevo non esisteva: quella di moglie del pastore.
La mattina dopo il matrimonio, Katharina diede inizio alla sua nuova vocazione servendo la colazione ai pochi amici che avevano partecipato alla cerimonia la sera prima. Il ruolo di Katharina come consorte del famoso riformatore, madre di sei figli biologici (e di diversi orfani), nonché amministratrice della loro canonica (un’altra innovazione della Riforma) e delle proprietà della famiglia, divenne un modello esemplare per le mogli dei pastori protestanti di quell’epoca.
I riformatori affermarono con fermezza questo ruolo come una vocazione di alto livello con fondamenti teologici e biblici e conferirono nuova dignità alle donne cristiane includendo il lavoro domestico nel ministero del Vangelo, trasformando così l’ideale della donna cristiana rispetto al precedente modello medievale (cioè la suora).
Una vita cristocentrica
Per Katharina, questa vocazione comportava prendersi cura di Lutero, sostenerne l’opera e i viaggi, allevare i loro figli e svolgere una vasta gamma di compiti legati alla loro canonica. Ristrutturò il monastero agostiniano abbandonato che fungeva da loro dimora; ospitava i visitatori che soggiornavano nelle loro quaranta stanze; serviva regolarmente pasti a trenta o quaranta persone e banchetti per più di un centinaio. Creò una famiglia autosufficiente acquistando e coltivando terreni agricoli per orti, frutteti e allevamenti, al fine di provvedere al sostentamento della famiglia e degli ospiti, oltre a preparare pane e formaggio e a produrre birra.
In linea con la visione dei riformatori secondo cui tutta la vita è spirituale, Katharina non faceva distinzione tra compiti “pratici” e “spirituali”, ma trovava la forza per il suo lavoro quotidiano nel fatto di servire Dio in ogni attività. Il suo impegno nella teologia si limitava alla partecipazione alle “conversazioni a tavola” che i Lutero organizzavano nella loro canonica. Conosceva il latino e le Scritture abbastanza bene da partecipare ad accesi dibattiti durante la cena, un’abitudine che Lutero apparentemente incoraggiava.
“Rimarrò in Cristo”
Nel 1542 Katharina e Lutero piansero la perdita della loro figlia tredicenne, Magdalena, riguardo alla quale Lutero scrisse: «Mia moglie e io dovremmo solo rendere grazie con gioia per una dipartita così felice e una fine così benedetta [per Magdalena]… eppure la forza del nostro amore naturale è così grande che non possiamo farlo senza piangere e senza provare dolore nel nostro cuore, o addirittura senza sperimentare noi stessi la morte […] Persino la morte di Cristo […] non riesce a toglierci del tutto questo dolore, come invece dovrebbe».
Questo dolore avrebbe avuto un parallelo solo nel dolore provato da Katharina alla morte dello stesso Martin nel 1546, che lei descrisse in una delle sue poche lettere giunte fino a noi:
In verità sono così profondamente addolorata che non riesco a esprimere a nessuno il mio grande dolore e non so come sto né come mi sento. Non riesco né a mangiare né a bere. Né tantomeno a dormire. Se avessi posseduto […] un impero, non mi sarei sentita così male se lo avessi perso, come mi sono sentita quando il nostro caro Signore Dio mi ha tolto ‒ e non solo a me, ma al mondo intero ‒ quest’uomo caro e degno.
Katharina trascorse il resto dei suoi giorni cercando sostegno presso gli ex sostenitori di Lutero, nella speranza di provvedere alla famiglia e ai figli, finché non morì dopo essere caduta da un carro nel dicembre del 1552. Sul letto di morte, proclamò: “Rimarrò attaccata a Cristo come una spina a un cappotto”.
Traduzione a cura di: Luigi Cauto Agostinis
Questo articolo fa parte della serie “Qui noi stiamo“, per ricordare che cinque secoli fa, la coraggiosa presa di posizione di Martin Lutero diede il via alla Riforma, ma egli non era solo. La Riforma fu un movimento che vide protagonisti molti eroi, noti e ignoti, capaci di plasmare la storia.
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Tematiche: Qui noi stiamo - I riformatori
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