Verità essenziali per il tuo lavoro quotidiano

 

Un amico che ha appena perso il lavoro è seduto accanto a voi con le lacrime agli occhi. “So che ho uno scopo”, vi dice. “Ho bisogno di sapere che ciò che faccio ha una sua importanza, che sto facendo la volontà di Dio”.
“Il mio lavoro è troppo stressante”, confessa un dirigente molto impegnato. “Anche quando sono a casa mia, sono sempre attaccato al computer a causa del lavoro. Sebbene la mia famiglia desideri che non sia sempre “connesso”, tuttavia non comprende cosa ci si aspetta da me. Non ho nemmeno il tempo per pensare a Dio e a ciò che Egli vuole. Sembra che ci sia sempre qualcosa in più da fare”.
“C’è voluto parecchio lavoro per impartire ai miei figli un’educazione scolastica in casa (homeschooling)”, ha dichiarato una mamma. “Ma adesso mio figlio maggiore non vuole andare in chiesa né vuole fare alcunché. A cosa è servito tutto ciò?”

 

Domande riguardo alla fede e all’identità

E voi che dite di voi stessi? Molto probabilmente anche voi avete delle domande riguardo al significato, al senso e alla motivazione che stanno alla base del vostro agire. Tutti noi desideriamo che il nostro lavoro faccia la differenza, tuttavia avvertiamo il divario tra la realtà del nostro lavoro quotidiano e le nostre vite come cristiani. Ci chiediamo: Sto facendo la cosa giusta? Il mio lavoro non viene ripagato; significa che non è importante? Perché è così stressante? Perché mi faccio prendere dalla paura quando commetto un errore al lavoro?
In realtà, queste domande non riguardano soltanto il lavoro. Sono domande spirituali che attengono alla fede, al significato, al senso, all’identità, e alla lotta contro il peccato. La lotta di conciliare la fede e il lavoro risale alla caduta dell’uomo. Da quando Adamo ed Eva peccarono, gli uomini hanno sperimentato con fragilità e difficoltà i buoni doni di Dio del lavoro, dei figli e delle relazioni. Sappiamo che non doveva andare così, ma ci chiediamo come le nostre vite potrebbero essere restaurate.

 

Il Vangelo cambia tutto

In Genesi 1 e 2, vediamo Dio all’opera nel creare, separare, riempire, esaminare e dichiarare che tutto era buono. Il suo intento per la vita dell’uomo era che il lavoro, la famiglia, la spiritualità personale e l’adorazione fossero legati intimamente come un tessuto senza cuciture. Il bisogno di esercitare la fede verso il lavoro non era necessario prima della caduta dal momento che Adamo ed Eva godevano di una perfetta relazione con Dio e con la creazione intera. E un giorno non sarà più necessario poiché la vita nel suo senso più pieno sarà ristorata mediante l’opera compiuta da Cristo.
Ma adesso viviamo come “in mezzo”. La vita è ancora decaduta, tuttavia qualcosa di nuovo è accaduto. Dio è venuto sulla terra per stare con il Suo popolo. Quando andiamo a Cristo attraverso la fede e il pentimento, i nostri peccati vengono perdonati. Ci viene dato il dono della vita eterna e una nuova vita qui sulla terra. La potenza che risuscitò Cristo dai morti è all’opera dentro di noi per rinnovarci (Efesini 1). Questa è l’essenza del messaggio del vangelo.
A motivo di queste realtà, anche i compiti più piccoli che facciamo mediante la fede diventano atti di adorazione che riflettono il carattere e le vie di Dio. Questa è la nuova vocazione o chiamata per coloro che vivono per fede. La fede cambia tutto ciò che facciamo. Il riformatore protestante del sedicesimo secolo, Martin Lutero, l’ha espressa in questi termini (ne facciamo qui di seguito una parafrasi):
Quando un padre che vive per fede si fa avanti per pulire i pannolini o fare qualche altro umile compito per un suo figlio, Dio sorride, assieme a tutti i Suoi angeli e creature, non perché quel padre sta pulendo i pannolini, ma perché lo sta facendo avendo in sé la fede cristiana.

Riuscite a vedere come vivere per fede può trasformare radicalmente la nostra concezione di vocazione di vita? Possiamo essere parte dell’opera di Dio ovunque Lui ci abbia chiamato perché ciò sarà fatto come un servizio al Re per i suoi buoni propositi. Tutta l’opera nostra è per il regno di Dio.
Questo conferisce senso e significato ai gesti più semplici. Qualsiasi sia la nostra posizione – studente, lavapiatti, casalinga, impiegato, proprietario d’impresa, imprenditore, cameriera –facciamo tutto assieme a Cristo, a motivo di Lui e con l’aiuto del Suo Spirito (Fl 4:13). Questo è quello che la vocazione significa per coloro che conoscono Gesù. Non è qualcosa relegato ad uno scompartimento della nostra vita. Tutto viene trasformato.

 

Le verità del Vangelo per il lavoro quotidiano

L’idea di collaborare con Dio attraverso la vostra vocazione può non essere il vostro modo naturale di pensare in relazione alla vita. La nostra tendenza è quella di minimizzare la presenza di Dio nel nostro lavoro – rendendo ogni cosa un’enorme fatica di sopravvivenza o elevando i nostri sforzi e risultati senza che ci sia il coinvolgimento di Dio.
Alla luce di ciò, dobbiamo osservare che il lavoro del credente è un collaborare con Gesù, il quale ha già ottenuto il successo al posto nostro offrendoci la grazia e la misericordia in ogni nostra lotta (Eb 4:14-16). Abbiamo bisogno, dunque, di rimanere attaccati alle verità del Vangelo per espletare la nostra vocazione in questo mondo caduco. Queste verità includono:
Perdono giornaliero. Abbiamo bisogno del perdono che Gesù ha acquistato per noi sulla croce a causa dei modi egoistici con cui viviamo il nostro lavoro invece di mirare agli scopi di Dio (1 Gv 1:9-10).
Aiuto giornaliero dallo Spirito Santo. Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio per cambiarci così che possiamo vivere per Dio come collaboratori nel Suo regno (Lu 11:13).
Una prospettiva di fede giornaliera. Abbiamo bisogno che Dio ci aiuti a vedere la vita dalla Sua prospettiva e non dalla nostra (Ef 2:8).
La potenza della resurrezione. Dobbiamo richiedere la potenza che ha resuscitato Cristo dai morti per ottenere forza ed aiuto (Ef 1:15-23).
La potenza e il controllo di Dio. Quando il lavoro va male o quando falliamo in qualcosa, dobbiamo ricordarci che Dio ha l’ultima parola. Tutte le cose cooperano per il bene di coloro che Lo amano e sono chiamati secondo il Suo proponimento (Ro 8:28).

Un lavoro significativo non è tutto ciò che c’è nella vita, ma una vita significativa non è possibile senza la consapevolezza che Dio è all’opera, usando i nostri sforzi ordinari per i Suoi scopi straordinari. Mentre facciamo del Vangelo il vero centro del nostro lavoro, il Signore ci userà nel Suo regno e si servirà dei nostri sforzi di lavoro per renderci sempre più conformi a Lui.

 

Questo brano è tratto da The Gospel Centered Life at Work: Leader’s Guide (New Growth Press, 2014), di Robert Alexander.

 

 

(Traduzione a cura di Marco Scammacca)

 

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Tematiche: Lavoro e professione, Teologia, Vita Cristiana

Robert Alexander

Robert Alexander (MBA, DMin) è il dirigente operativo della Redeemer Presbyterian Church in Winston-Salem, North Carolina nonché della rete di chiese consorelle. Robert e sua moglie hanno due figli ed insegnano in un multi-campus nella Graduate Student Fellowship sull’integrazione della fede e della vita.

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