“Voi, che eravate morti”: il Vangelo in Colossesi 2:13-15
«Morti nei vostri peccati e nella incirconcisione della vostra carne» (Colossesi 2:13) non è certo il modo più piacevole di descrivere il passato di qualcuno. Tuttavia, è esattamente questa la diagnosi che Paolo dà ai credenti di Colosse. I Colossesi erano stati peccatori contro Dio, meritevoli della Sua giusta punizione; e — come gli Efesini — erano stati «estranei ai patti della promessa» (Efesini 2:12), nei quali il popolo d’Israele trovava speranza. In altre parole, i Colossesi avevano bisogno di perdono, ma non avevano alcuna chiara aspettativa di riceverlo. Erano, per così dire, morti e bisognosi di un intervento radicale.
Eppure, «voi», aggiunge Paolo, «Dio ha vivificato» (Colossesi 2:13). L’intervento è giunto — non da parte di uomini, ma da parte di Dio stesso, che è intervenuto per risolvere il problema. I Colossesi non furono salvati trovando una religione. Non furono salvati da una nuova filosofia. Non furono salvati nemmeno dalle buone opere. Dio li ha salvati, perdonando i loro peccati e portandoli alla vita spirituale.
Come ha fatto Dio tutto questo? Paolo prosegue spiegando ciò che Dio ha fatto attraverso tre immagini.
La lavagna cancellata
Paolo inizia con l’immagine di una lavagna pulita, di un registro di debiti annullato — secondo le parole della King James Bible, «avendo cancellato l’atto scritto di ordinanze che era contro di noi»:
«Voi, che eravate morti nei vostri peccati e nella incirconcisione della vostra carne, voi dico, Dio ha vivificati con lui, perdonandoci tutti i nostri peccati; egli ha cancellato il documento a nostro carico, il cui contenuto ci era contrario, e l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce.»
(Colossesi 2:13-14, NR06)
Al tempo di Paolo, la gente scriveva su papiro o su pergamena, e l’inchiostro usato non era permanente. Poteva essere cancellato. Si poteva prendere una spugna e pulire completamente una scrittura.
Dio ha una legge, espressa nella Sua Parola e riflessa nella coscienza umana — anche nella coscienza di coloro che non hanno mai sentito la Legge (Romani 2:14–16). Ogni essere umano, eccetto Cristo, ha disubbidito alla Legge e accumulato un enorme debito di colpa. Verrà un giorno in cui Dio regolerà i conti.
Ma, dice Paolo ai Colossesi, il nostro debito di peccato è come una cambiale che Dio prende e strappa. Cristo ha pagato il debito, ha saldato il conto e ha eliminato il registro. E questo è ciò che accade per tutti coloro che credono in Cristo e si affidano a Lui. Noi non abbiamo alcun potere di cancellare il debito da soli, ma Egli lo farà per coloro che vengono a Lui con fede.
Il documento inchiodato alla croce
La seconda immagine che Paolo usa richiama l’iscrizione che fu inchiodata alla croce quando Gesù morì, la quale dichiarava che la causa della Sua esecuzione era: “Il Re dei Giudei”.
«Questo Egli l’ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce» (Colossesi 2:14).
Nella provvidenza di Dio, quella scritta proclamava che Egli moriva al posto del Suo popolo e per esso — e non solo per i peccatori ebrei, ma per tutti i peccatori (Efesini 2:14-16).
Il nostro debito di peccato è come una cambiale che Dio prende e strappa.
Come Paolo dice altrove:
«Colui che non ha conosciuto peccato, Egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui» (2 Corinzi 5:21).
Il debito del credente è stato eliminato perché, sulla croce, Gesù Cristo ha pagato il debito. Ha sofferto la punizione per i nostri peccati, e ci ha permesso di ricevere tutto il credito della Sua giustizia.
L’autore dell’inno “It Is Well with My Soul” lo espresse con parole toccanti:
Il mio peccato — oh, la gioia di questo glorioso pensiero! —
Il mio peccato, non in parte ma per intero,
È inchiodato alla croce, e non lo porto più.
La croce, lontana dall’essere un luogo di disperazione e di sconfitta, è diventata un luogo di gioia e di trionfo per coloro che credono. È lì che Gesù ha preso il peccato sulle proprie spalle e ha reso possibile, per noi, ricevere la vita e il perdono mediante la fede.
Il trionfo sul nemico
Infine, Paolo offre l’immagine della vittoria:
«Ha spogliato i principati e le potestà, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui» (Colossesi 2:15, NR06).
Gesù ha trionfato sulla croce. Ha affrontato e sconfitto le potenze del male schierate contro di Lui e contro il popolo di Dio. Satana è un accusatore che desidera che uomini e donne muoiano nei propri peccati. Tuttavia, sulla croce, egli è stato abbattuto. Non è ancora annientato, ma è certamente e irrevocabilmente sconfitto e umiliato.
La croce, lontana dall’essere un luogo di disperazione e di sconfitta,
è diventata un luogo di gioia e di trionfo per coloro che credono.
Un trionfo romano era una parata in onore di un generale vittorioso. Il generale guidava la processione esibendo i trofei della sua vittoria, in particolare i nemici sconfitti, spogliati e incatenati. Il popolo guardava e diceva: “Non c’è più nulla da temere da quei soldati, dopo ciò che il nostro generale ha fatto loro.”
È questa l’immagine che Paolo adopera. Cristo ha vinto la battaglia; le potenze del male sono state, sono e saranno pubblicamente svergognate. Perciò il cristiano può dire:
Quando Satana mi tenta alla disperazione
E mi ricorda la colpa che porto dentro,
Guardo in alto e vedo Lui là,
Colui che ha posto fine a tutti i miei peccati.
Quando riponiamo la nostra fede in Cristo, il diavolo può ancora colpire la coscienza e accusarci, facendoci dubitare della nostra posizione davanti a Dio. Ma possiamo rispondere:
«Il mio Signore Gesù ha cancellato il registro. Tu non puoi accusarmi. Cristo ha pagato il mio debito, ha portato il mio peccato, e ti ha sconfitto.»
Perché, per il credente, i peccati sono perdonati, la lavagna è stata pulita, il vecchio registro del debito è stato inchiodato alla croce e il nemico è stato disarmato.
Questa è la buona notizia! Ed è una buona notizia per chiunque venga a Cristo con fede, rinunciando al peccato e affidando il proprio destino nelle Sue mani. Chiunque — uomo o donna, giovane o anziano, ebreo o gentile — può venire a Lui e dire:
«Caro Dio, grazie per aver mandato il Tuo Figlio a fare per me ciò che non avrei mai potuto fare da solo.
Riconosco di essere peccatore.
Credo che Gesù sia morto al mio posto.
Vengo a Te con mani vuote e un cuore bisognoso,
e Ti chiedo di trasformare la mia vita
e di rendermi la persona che Tu intendi che io sia».
Questo articolo è stato adattato dal sermone “Perdono trionfante” di Alistair Begg.
Lettura consigliata: Verità per la vita 2, Ed. Coram Deo.
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