Vuoi che la tua chiesa sia unita? Allora lascia che il vangelo divida!

 

 

Quando diventai pastore iniziai subito a predicare il messaggio del Vangelo con entusiasmo, sebbene non comprendessi ancora né quanto questo fosse causa di divisioni, né quanto le divisioni da esso create sarebbero infine risultate positive per la chiesa. Come tutti i pastori non volevo separazione, ma unità ed inclusione. Ma non è proprio così che vanno le cose.

 

Nel primo secolo tutti sapevano quello che Giovanni Battista intendeva quando predisse che il Cristo avrebbe vagliato la sua Chiesa (Matteo 3:12). Questo perché nel primo secolo tutti erano a conoscenza della funzione di un ventilabro. I contadini usavano questo strumento per separare il frumento dalla sua buccia e da altri residui, cioè la pula.

Il grano veniva lanciato in aria così che il vento soffiasse via le scorie più leggere, mentre i grani, più pesanti, cadevano sul pavimento. In poche parole, il Vangelo sarebbe stato il ventilabro con il quale Gesù avrebbe separato gli esseri umani in due gruppi: grano e pula. Questo è ciò che Simeone intendeva quando avvisò Maria che il suo bambino era “posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele” (Luca 2:34). Una volta adulto, il riscontro del suo ministero avrebbe infatti creato “dissenso tra la gente” (Giovanni 7:43). E la stessa cosa accadde anche a Paolo quando “la popolazione [di Antiochia] era divisa [a riguardo degli apostoli]” (Atti 14:4).

 

Essere fedeli al Vangelo significa predicare “tutto il consiglio di Dio” (Atti 20:27). Questo include la grazia, la misericordia e l’amore infiniti di Dio – verità che raramente dividono. Ma include anche la Sua santità, la Sua ira e l’inflessibile natura della Sua giustizia, così come la realtà di un eterno stato di tormento cosciente all’Inferno – verità che tendono a creare divisione.

Per quanto mi riguarda, predicavo il Vangelo pienamente convinto che “esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Romani 1:16), aspettando, fiducioso in Dio, il frutto che infine arrivò. Però, allo stesso tempo, qualcosa d’inaspettato accadde: il Vangelo vagliò la mia chiesa, un processo senz’altro triste, ma che si rivelò una benedizione.

 

Il Vangelo divide

Il messaggio del Vangelo è intrinsecamente divisivo, con effetti sia sugli increduli sia sui santi. I credenti rispondono con gioia, mentre gli altri rispondono con rabbia, sufficienza, repulsione o apatia. Qualche volta, visitatori non-credenti si alzeranno e se ne andranno proprio nel bel mezzo del tuo sermone domenicale. In altri casi, saranno credenti professanti a fare la stessa cosa.

Perché? Perché il Vangelo ci comanda di accettare il controllo totale della grazia di Dio, costringendoci a mortificare noi stessi e a non dipendere dalle nostre buone opere. E questa umiliazione, ovviamente, al nostro orgoglio non piace.

Ma il Vangelo vaglia la Chiesa colpendo proprio l’orgoglio. Dopo tutto, il Dio del Vangelo non è come un non credente se lo immagina: Lui è “la Porta stretta” (Matteo 7:13) che salva solo l’ubbidiente (Matteo 7:21) e minaccia l’incredulo con “pianto e stridore di denti” (Matteo 13:42). Paolo fu chiaro al riguardo: “Poiché noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; per questi, un odore di morte, che conduce a morte; per quelli, un odore di vita, che conduce a vita” (2 Corinzi 2:15-16).

Talvolta la divisione del grano e della pula è istantanea, ma più frequentemente graduale. Alcuni verranno per poi svanire dopo essersi offesi o esser divenuti scontenti, mentre altri rimarranno. Mi ritorna alla mente la storia di un Cattolico che iniziò a frequentarci. Voleva approfondire le differenze tra Protestanti e Cattolici. Un giorno andammo a bere un caffè insieme, ma dopo che ebbi spiegato il Vangelo, lui cominciò ad agitarsi. “Se questo è vero” disse “allora i miei genitori Cattolici non sono in Paradiso”. “Dio non vuole che tu ti preoccupi dei tuoi genitori” risposi, “non puoi sapere per certo che abbiano rigettato il Vangelo. Il tuo dovere è quello di sottometterti alla Buona Notizia e credere che Dio abbia fatto la cosa giusta con i tuoi genitori”. Qualche settimana dopo ritornò in chiesa accompagnato dalla moglie. All’inizio frequentava una volta al mese, poi due. Nove mesi dopo frequentava tutte le settimane. Nel giro di un anno chiese di essere battezzato. Sia lode a Dio che storie del genere non sono rare.

 

Divisioni che edificano

Per quanto possa sembrare strano, ogni chiesa – si, persino la nostra! – è composta da convertiti e non. I pastori devono esserne pienamente coscienti perché, a lungo andare, la presenza del residuo incredulo contamina il resto. Ma uno dei benefici della predicazione del Vangelo è che essa, allo stesso tempo, spinge i non credenti a lasciare e attrae irresistibilmente i veri credenti. Il processo è senz’altro doloroso e triste, ma necessario. Dopo tutto, una chiesa con un gran numero di non credenti risulterà sempre divisa, priva di gioia, contenziosa, tiepida e svogliata.

Ma più lasceremo il Vangelo vagliare il grano dalla pula, più unità spirituale sperimenteremo. Infatti, è improbabile che una chiesa goda di unità fino a quando non abbia permesso al Vangelo di compiere questo lavoro di separazione; ma una volta che ciò sarà successo, il frutto arriverà. E una chiesa unita, piena di credenti che crescono nel Signore, diventerà poi necessariamente più evangelistica, più attraente agli occhi di un mondo che guarda, finanziariamente più generosa, e anche più accogliente dei visitatori non credenti. Nel libro The Compelling Community Mark Dever and Jamie Dunlop la mettono in questi termini: “l’esclusivismo che alimenta il fuoco di una comunità di credenti zelanti può ottenere molto di più per la causa del Vangelo che l’adesione superficiale di coloro che vogliono risultare inclusivi a tutti i costi”.

Ma quali sono le forze che si oppongono a questo lavoro di separazione? Secondo la mia esperienza il maggior ostacolo è il timore dell’uomo. Noi temiamo ciò che le persone penseranno di noi dopo che avremo esposto loro la nostra posizione riguardo a ciò che dice la Bibbia. Un secondo ostacolo è il già menzionato dolore causato da questo processo di separazione. In parole povere, è doloroso quando persone a cui vogliamo bene e che non conoscono il Signore se ne vanno. Al fine di trattenerle, il Mondo, la Carne e il Diavolo ci suggeriranno persino di compromettere verità fondamentali. Ma per il bene a lungo termine della nostra chiesa dobbiamo lasciare che il Vangelo faccia questo lavoro di separazione, perseverando nella fede e accettando il rifiuto, sapendo che il premio è la gioia duratura che un’unità sempre maggiore produce.

 

Conclusione

Gesù vagliò, Paolo vagliò, gli altri apostoli vagliarono. Da duemila anni i pastori sono testimoni di come il messaggio del Vangelo fedelmente predicato separi il grano dalla pula.

 

È un processo doloroso, ma a coloro i quali proseguono fedelmente Dio promette una ricca ricompensa. Non dimenticare che “il lavoratore che fatica dev’essere il primo ad avere la sua parte dei frutti” (2 Timoteo 2:6) e che “quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia” (Salmo 126:5).

 

 

Traduzione a cura di Rocco Dalia

 

Tematiche: Chiesa, Insegnamento biblico, Unità, Vangelo

William Farley

William Farley

 

Oggi è  un pastore in pensione ed è stato fondatore di chiese. Lui e sua moglie, Judy, hanno cinque figli e ventidue nipoti. Vivono a Spokane, Washington. È autore di sette libri, tra cui Gospel-Powered Parenting.

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