“Affinché ci conduca a Dio”: il Vangelo in 1 Pietro 3:18

 

 

La crocifissione di Gesù Cristo è stato un atto straordinario di intervento divino per salvare i peccatori. Sulla croce, Dio ha riversato su un singolo momento tutto l’ardore del giorno del giudizio, morendo al posto di coloro che credono, sopportando la loro punizione, saldando il conto e accreditando loro una giustizia che non avevano meritato, affinché possano vivere con Lui per sempre.

Il Vangelo, in altre parole, è un messaggio di  riconciliazione che risponde alla alienazione umana e che porta con sé la promessa che non ci sarà condanna, un messaggio che l’apostolo Pietro riassunse in poche parole nella sua prima lettera:

«Cristo anch’egli ha sofferto una volta per gli errori, giusto per gli ingiusti, affinché ci tragga a Dio» (1 Pietro 3:18, NR06).

Se comprendiamo il significato di queste parole, abbiamo afferrato il messaggio del Vangelo.

 

Il problema: l’alienazione

Perché Cristo doveva “trarci a Dio”? Perché siamo separati da Dio. Il problema che ogni uomo e donna affronta è il problema dell’alienazione.

Non è difficile trovare trattazioni sull’alienazione in testi di sociologia o psicologia. Molti commentatori parlano del problema della solitudine nella nostra cultura. Eppure, dietro e al di sotto dell’alienazione degli uomini l’uno dall’altro vi è qualcosa di più fondamentale: l’alienazione da Dio, nostro buon Creatore, e dal Suo disegno per la nostra vita.

Siamo separati da Dio a causa del peccato. Con i nostri pensieri e le nostre azioni, con l’indifferenza passiva e la disobbedienza attiva, abbiamo voltato le spalle a Dio. Abbiamo rifiutato il nostro scopo creato, e continuiamo a deturpare il mondo buono di Dio. Il risultato è che siamo giustamente soggetti all’ira di Dio, che un giorno Egli riverserà su tutti coloro che vivono in ribellione contro di Lui.

Dietro e al di sotto dell’alienazione degli uomini l’uno dall’altro c’è qualcosa di più fondamentale: la loro alienazione dal buon Creatore e dal Suo disegno per la vita.

 

La soluzione: la riconciliazione

Ma la buona notizia, il messaggio del Vangelo, è che Cristo è morto per trarci fuori dal nostro stato di alienazione, per “trarci a Dio”. Attraverso la croce, Gesù Cristo ci ha acquistato la riconciliazione.

Come opera la croce in questo? Ci dona riconciliazione tramite un’altra parola in -ione: propiziazione. Ciò significa che sulla croce Gesù morì in sacrificio per pagare il salario del nostro peccato, assumendo su di sé l’ira di Dio che il peccato merita. Come disse l’apostolo Giovanni:

«In questo consiste l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ci ha amati e ha mandato il suo Figlio come propiziazione per i nostri peccati» (1 Giovanni 4:10, NR06).

Sebbene fossimo alienati da Dio, Egli ci ha raggiunti e ha tracciato una via, a grande sacrificio di Sé, per soddisfare la giusta pena contro il peccato.

Alcuni obiettano che questa sia un’idea terribile, un Padre che sacrifica il Figlio. E sotto certi aspetti, hanno ragione nel notare il peso di tale sacrificio. Ma dobbiamo ricordare che Dio, nella Trinità, non è tre parti in conflitto che cercano di risolvere qualcosa, bensì un solo Dio in tre persone, perfettamente concordi da sempre. Il Padre ha mandato il Figlio, e il Figlio ha obbedito con volontà. Nella persona del Figlio incarnato, fu Dio stesso che visse la morte sulla croce nella Sua natura umana.

Ovviamente, Gesù Cristo non restò morto, perché era impossibile che la morte tenesse prigioniero l’Autore della vita (Atti 2:24; 3:15). Ora, risorto, è Cristo che attivamente riconcilia noi con il Padre. È come se ci prendesse per il braccio e dicesse: “C’è qualcuno che voglio che tu conosca.” Ci conduce in una stanza segnata “Privato”, dove non avremmo potuto entrare da soli. Ci conduce a Dio.

Possiamo accettare questo dono di riconciliazione mediante la fede. Cristo ci tende la mano, per guidarci al Padre; la fede è il mezzo con cui la prendiamo. Possiamo dirgli:

“Signore Gesù, so che il mio peccato mi ha separato da Dio.
Credo che Tu puoi riconciliarmi mediante il sangue della Tua croce.
Ti chiedo perdono e di accogliermi nella Tua famiglia”.

 

L’effetto: nessuna condanna

Infine, il risultato è che ora non c’è condanna per coloro che sono in Cristo Gesù (Romani 8:1, NR06). In altre parole, Gesù ci porta là, e ci mantiene là.

“Cristo … ha sofferto una volta per gli errori”; lo fece “una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Questo è vitale da comprendere. Alcuni che vengono a conoscere Cristo per fede riconoscono che è Dio che ci riconciliò, ma pensano che spetti a noi mantenere la Sua benevolenza.

Ma su quale base Dio ci ha riconciliati con Sé? Non sulla nostra bontà! “Cristo … ha sofferto una volta per gli errori, giusto per gli ingiusti”. Eravamo ingiusti; nondimeno Dio ci ha accettati per amore di Gesù. Egli conosceva chi eravamo prima di iniziare il processo, e non c’è alcuna scoperta della nostra condizione peccaminosa che potrà mai farlo tornare indietro.

Il verdetto che Dio ha emesso è definitivo, e il caso non sarà mai più riaperto. Ciò che è vero riguardo a noi non sono i nostri sentimenti, i nostri sbalzi d’umore, i nostri alti e bassi. È vero ciò che Gesù dice che è vero. Egli non muove accusa contro coloro che ha accettato sulla base della croce.

Molti cristiani vivono in afflizione. «Ah!» dicono «Ho peccato. Come posso affermare di essere figlio di Dio? Come posso dire che Egli mi ha perdonato?». Di nuovo, possiamo farlo mediante la fede. Possiamo ascoltare ciò che Dio ha detto su di noi, e possiamo prenderLo alla lettera, anche quando i nostri sentimenti ci spingono in direzione opposta.

 

Dio non muove accusa contro coloro che ha accettato per mezzo della croce.

Qual è il problema? Alienazione.
Qual è la soluzione? Riconciliazione.
Qual è l’effetto? Nessuna condanna.

Se confidiamo in qualcosa che non sia il fatto che

“Cristo … ha sofferto una volta per gli errori, giusto per gli ingiusti, affinché ci tragga a Dio” allora confidiamo in una speranza falsa e rimaniamo senza speranza! Ma appoggiandoci a Cristo, possiamo sapere che il registro è chiuso.

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: L’uomo della croce di mezzo.

L'uomo della croce di mezzo

 

Foto di Johannes Plenio su Unsplash

 

Tematiche: Bibbia, Salvezza, Vangelo

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

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