Chi è un missionario?

 

 

 

Nel primo articolo di questa serie ho definito il concetto di missione e spiegato come il vangelo di Dio e l’ubbidienza della fede operino all’interno di tale definizione. Proseguendo nel nostro percorso sulla costruzione di una missiologia biblica, questo articolo affronta la domanda: chi è un missionario? Prendendo come riferimento Romani 1:1-5, possiamo definire il missionario in questo modo:

Un missionario è un servo di Cristo, un messaggero chiamato e messo da parte per il Vangelo tra le nazioni.

Paolo si presenta, nei versetti iniziali della Lettera ai Romani, come servo, chiamato a essere apostolo, messo da parte per il vangelo di Dio (Romani 1:1). Anche se i missionari non condividono con Paolo la sua autorità apostolica, la sua autodescrizione — come servo di Cristo, chiamato a essere un messaggero e messo da parte per il Vangelo — è estremamente utile per comprendere la natura della vocazione missionaria.

 

Servo di Cristo

Paolo si definisce servo o schiavo di Cristo Gesù. Quando usa questo termine, non si riferisce a una condizione di schiavitù umiliante o disperata, ma a una obbedienza gioiosa e fedele al proprio Signore. Dovremmo vederci allo stesso modo, poiché anche noi siamo stati comprati a caro prezzo, e il nostro Padrone è un Signore pieno di grazia e d’amore. Paolo parla della signoria di Cristo su di noi nella sua prima lettera alla chiesa di Corinto. In 1 Corinzi 6:20 il senso è che, poiché Cristo è il nostro Signore, Gli dobbiamo obbedienza — un concetto strettamente connesso alla missione del missionario — e più avanti aggiunge in 7:23 che la nostra suprema sottomissione è quindi verso Dio, non verso gli uomini. Sebbene questa condizione di servo valga per tutti i credenti, i missionari devono esserne modelli viventi, esempi di dedizione totale al Signore.

 

Chiamato a essere un messaggero del Vangelo

Sebbene lo status apostolico di Paolo sia unico, la sua chiamata e missione come messaggero del Vangelo prosegue attraverso i missionari. Paolo fu chiamato a essere apostolo delle genti. Il termine greco apostolos indica un inviato ufficiale, un ambasciatore. Nella Bibbia, il termine apostolo si riferisce soprattutto ai Dodici discepoli e a Paolo stesso. Tuttavia, in 2 Corinzi 2:28, troviamo un’eccezione dove la parola apostolos è riferita a Tito e ai suoi collaboratori. In questo contesto, la maggior parte delle traduzioni moderne preferisce rendere il termine con messaggeri anziché apostoli, chiamandoli quindi messaggeri della chiesa piuttosto che apostoli della chiesa.

Molti evitano di definire i missionari apostoli per non confondere il loro ruolo con l’autorità unica dei Dodici o di Paolo. Per questo motivo usiamo il termine missionario, derivato dal latino missio (“mandare”), per indicare questi messaggeri ufficiali del Vangelo. Il punto essenziale è che i missionari sono servi di Dio, chiamati e inviati dalle chiese come messaggeri del vangelo di Dio.

Le modalità con cui una persona riceve la chiamata alla missione variano notevolmente: alcune sembrano ordinarie, altre straordinarie. La maggior parte dei missionari parla di un desiderio costante e irresistibile di portare il Vangelo alle nazioni. Alcuni descrivono la loro chiamata come la conseguenza logica della lettura della Parola di Dio; altri raccontano di aver percepito la voce di Dio persino attraverso una visione. Il modo in cui avviene la chiamata, tuttavia, non determina la profondità della convinzione o l’efficacia del ministero. Alcuni missionari con storie spettacolari di chiamata hanno poi fallito, mentre molti altri, con una chiamata semplice e quotidiana, sono stati grandemente usati dal Signore. L’esperienza mostra che una vera chiamata missionaria è duratura e assorbente. Essa sostiene i missionari attraverso difficoltà e ritardi, crescendo fino a permeare i loro pensieri e le loro preghiere. In ogni caso, la vera chiamata missionaria è in accordo con la Scrittura, orientata verso un’opera definita dalla Scrittura e fondata sulla Scrittura.

 

Messo da parte per il Vangelo tra le nazioni

La chiesa di Antiochia mise da parte Paolo e Barnaba per la loro chiamata missionaria (Atti 13:2).
Allo stesso modo, i missionari di oggi devono essere messi da parte per il Vangelo tra le nazioni. Essere chiamati e messi da parte non significa che i missionari siano credenti di una categoria superiore. Quando riconosciamo la chiamata di un missionario e lo mettiamo da parte per il Vangelo, proteggiamo la missione dall’appiattimento che deriverebbe dall’affermare che tutti sono missionari. Ridurre missioni e missionari a un denominatore comune cancella la nozione biblica distintiva secondo cui dovremmo mettere da parte i messaggeri del Vangelo per amore di Cristo tra le nazioni. Mettere da parte uomini e donne per la missione significa dedicarli a un’opera particolare. Perché questo avvenga, la chiesa deve essere una comunità adorante, che insegna sulla missione e libera coloro che sono chiamati per compierla. Le chiese inviano missionari per portare il Vangelo alle nazioni — là dove Cristo non è ancora conosciuto.

 

Sintesi

Un missionario è un servo di Cristo, un messaggero chiamato e messo da parte per il Vangelo tra le nazioni — un credente che è conforme, catturato, confermato, competente e coinvolto.

 

I missionari sono conformi a Cristo

I missionari manifestano santità e carattere devoto (Romani 12:2).La conformità a Cristo è un’opera di trasformazione che avviene mediante il rinnovamento della mente. Questi due termini, trasformati e rinnovamento, sono passivi, indicando che è lo Spirito Santo a operare. Cerchiamo quindi missionari che siano stati conformati a Cristo mediante il Suo Spirito.

 

I missionari sono catturati dal servizio

I missionari esprimono una spinta profonda e duratura verso il servizio missionario (Romani 15:18-21). Paolo descrive la sua chiamata come un impulso costante, irresistibile. A volte possiamo provare emozioni forti verso il servizio missionario — e non c’è nulla di male — ma una vera chiamata del Signore persiste, cresce e resiste anche alle avversità.

 

I missionari sono confermati dal corpo di Cristo

I missionari devono essere coinvolti e riconosciuti dalla chiesa locale (Atti 13:1-3). Lo Spirito chiamò Barnaba e Saulo, e confermò la loro chiamata attraverso la chiesa. Notiamo che la chiesa era in adorazione e digiuno quando il Signore parlò. Il loro sguardo era rivolto verso l’alto, e fu allora che lo Spirito li spinse verso l’esterno. Non possiamo essere una chiesa che invia se non siamo una chiesa che adora e ascolta. I missionari che mettiamo da parte devono avere la fiducia e la conferma della chiesa.

 

I missionari sono competenti per l’opera

I missionari devono possedere carattere, preparazione e esperienza adeguati al compito (1 Timoteo 4:13-15). Il Nuovo Testamento insegna che l’uomo di Dio deve attenersi alla Parola che gli è stata insegnata, essere capace di insegnare, dare una sana istruzione e correggere chi la contraddice (1 Timoteo 3:2; 2 Timoteo 2:24; Tito 1:9). Essi devono saper sopportare con pazienza il male e correggere con mitezza, nella speranza che Dio conceda ravvedimento (2 Timoteo 2:24-26).
Tali qualità devono caratterizzare coloro che piantano chiese e formano anziani nei contesti di missione. Alcuni aspiranti missionari partono impreparati, con una passione che supera la conoscenza. Come Paolo esortò Timoteo, i missionari devono coltivare i loro doni, dedicarsi allo studio e alla pratica, così da essere pienamente equipaggiati per il compito missionario (1 Timoteo 4:13-16).

 

Infine, i missionari sono impegnati nel lavoro

I missionari devono avere il desiderio e la disponibilità a seguire il Signore (2 Timoteo 2). Devono essere disposti a lavorare con costanza e dedizione. Paolo istruì Timoteo a cercare uomini capaci di insegnare e non distratti da altri interessi. Essi devono essere pronti a sottoporsi all’autorità, a lottare secondo le regole, e a essere lavoratori approvati, che non si vergognano e maneggiano rettamente la Parola di verità. In sintesi, devono essere onorevoli, santi, utili al Padrone e pronti per ogni opera buona, non litigiosi, ma gentili verso tutti.

Queste caratteristiche devono descrivere i nostri missionari: uomini e donne dedicati al compito missionario, fedeli alla loro squadra e sottomessi ai loro responsabili. Questi versetti mostrano che un forte impegno verso un lavoro giusto è indispensabile per un servo del Signore e lo stesso deve essere vero per i missionari.

 

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Siamo tutti teologi.

 

Siamo tutti Teologi

 

Tematiche: Missione

J. Keith McKinley

J. Keith McKinley

È Professore Associato di Missioni Cristiane e Direttore del Bevin Center for Mission Mobilization presso il Southern Seminary. Prima di approdare al Southern, ha prestato servizio per vent’anni presso l’International Mission Board nel Sud-est asiatico. È membro della Westport Road Baptist Church di Louisville, Kentucky. È sposato con Gail e hanno quattro figli.

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