Come preparare la chiesa all’evangelizzazione
Quando ero adolescente, chiesi a una ragazza carina di uscire insieme. Lei mi guardò un attimo, disse: “No, grazie” e invece mi mise in mano una Bibbia.
Fu così che, leggendo da solo, Dio mi trasformò mentre leggevo il Vangelo di Marco.
Vuoi una filosofia dell’evangelizzazione? Non servono stratagemmi o giochi. Metti le persone davanti alla Bibbia e osserva Dio all’opera.
Anni dopo, ero candidato per il ruolo di pastore principale alla University Baptist Church di Fayetteville, in Arkansas. Durante una sessione pubblica di domande e risposte, un membro della comunità mi chiese: “Qual è il tuo piano per raggiungere il quartiere?”
In quella domanda c’era implicita un’intera serie di presupposti su cosa sia l’evangelizzazione, chi la faccia e persino su come si debba fare. La verità è che non avevo una grande risposta pronta, così risposi: “Mi dica cosa state facendo ora”.
Lei mi parlò di un programma che serve un complesso residenziale popolare, di un evento comunitario durante un raduno motociclistico, di una dispensa alimentare e di un ministero di aiuto alla comunità. A un certo livello, sembrava notevole, ma dal suo tono si capiva che non lo considerava particolarmente efficace.
Credo che questa situazione non sia affatto rara. Cristiani generosi e ben intenzionati vogliono vedere il Vangelo avanzare, ma non sanno bene come fare. Perché il problema non è la mancanza di eventi; invece le persone hanno bisogno di essere formate.
Se l’evangelizzazione è un compito che riguarda ogni discepolo (Matteo 28:19), allora i discepoli devono essere preparati a evangelizzare. Ma come?
Insegnalo
Una domenica, dopo il culto, ero vicino alla porta sul retro salutando la gente che usciva. Con la coda dell’occhio vidi una cara sorella anziana dirigersi dritta verso di me con una persona che non conoscevo. Arrivò e disse: “Pastore, c’è qualcuno che vorrei farti conoscere”. Mi presentò uno studente africano dell’Università dell’Arkansas e aggiunse: “Sapevo che avresti voluto incontrarlo e gli ho detto che dovrebbe pensare di partecipare al prossimo corso per nuovi membri”.
Rimasi perplesso. Corso per nuovi membri? Come eravamo passati da qui a lì?
Gli chiesi da quanto tempo frequentasse la chiesa. “Due settimane.” Gli domandai degli studi e se fosse parte di una chiesa nel suo Paese. “No, ma ho imparato molto sui Battisti guardando la TV.”
“Oh Signore, siamo nei guai”, pensai.
Quella conversazione rivelò diverse cose preziose. Innanzitutto, quella sorella capiva l’importanza dell’appartenenza alla chiesa, ma, quando arrivò un ospite, il suo primo impulso fu di portarlo subito da me, il pastore, per trovargli un programma o un evento a cui partecipare. Probabilmente suggerì il corso per nuovi membri perché presumeva che chi visitava con piacere la chiesa fosse già cristiano.
Ecco perché dobbiamo iniziare formando le nostre comunità spiegando cos’è l’evangelizzazione. Evangelizzare non è semplicemente organizzare conferenze di apologetica. Non è mettere in piedi un evento appariscente o lanciare un programma scintillante. Tutte queste cose possono avere il loro posto. Tuttavia, l’evangelizzazione è annunciare il Vangelo con l’intento di persuadere.
Quando Paolo arriva a Tessalonica, in Atti 17:2–3, leggiamo:
“E Paolo, com’era sua consuetudine, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando che il Cristo doveva soffrire e risuscitare dai morti. «E il Cristo», egli diceva, «è quel Gesù che io vi annuncio»”.
Luca sottolinea che l’abitudine di Paolo era annunciare il Vangelo partendo dalle Scritture. Nel versetto successivo leggiamo che alcuni “furono persuasi” e si unirono a lui (Atti 17:4): proclamazione con l’obiettivo di persuadere.
Bisogna essere chiari su cosa sia l’evangelizzazione, ma anche su cosa sia la conversione. Non è far ripetere a qualcuno una preghiera, pur essendo buono pregare. Non è neppure farlo alzare e venire avanti durante un incontro. Se evangelizzare è proclamare il Vangelo, dobbiamo equipaggiare i nostri membri con gli elementi essenziali di quel messaggio:
- Dio è santo.
- L’uomo è peccatore.
- Cristo è il nostro sostituto necessario.
- Rispondi con ravvedimento e fede.
Il Vangelo può includere molto di più, ma non meno di questo. Eppure, alcuni potrebbero trascurarlo. Priscilla e Aquila dovettero prendere da parte il potente Apollo e “istruirlo più accuratamente nella via di Dio” (Atti 18:26). Anche lui doveva essere equipaggiato.
Non solo dobbiamo insegnare cos’è l’evangelizzazione, ma anche chi la deve fare. Anni fa, quando io e mia moglie ci siamo uniti a una nuova chiesa, ci hanno dato un “inventario dei doni spirituali”, che è una sorta di versione più vecchia del test della personalità. Il tuo dono spirituale determinava il tuo modo di agire e, di conseguenza, il modo in cui dovevi servire.
Molti trattano l’evangelizzazione come se fosse un “dono spirituale” che alcuni hanno e altri no, ma, nella Bibbia, i cristiani sono discepoli e Gesù ordina ai suoi discepoli di fare altri discepoli. L’evangelizzazione non è l’incarico di pochi, ma la gioia di tutti. Non è riservata ai professionisti stipendiati.
I pastori devono “preparare i santi per l’opera del ministero” (Efesini 4:12). Spesso li si vede come comunicatori, manager o organizzatori di eventi. Tuttavia biblicamente, i pastori sono allenatori. Paolo dice a Timoteo: “Le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri” (2 Timoteo 2:2).
I pastori formano per il ministero. I diaconi e lo staff facilitano il ministero. I membri fanno il ministero.
Dobbiamo anche ricordare cosa non è il nostro ruolo. È facile dichiarare la sovranità di Dio, ma agire come se tutto dipendesse da noi. Il nostro compito è proclamare; il compito di Dio è rigenerare. Come ha detto un amico: “Nel fare evangelizzazione, il nostro lavoro è parlare alla bara; il lavoro di Dio è aprirla”.
Due suggerimenti pratici per equipaggiare le persone all’evangelizzazione:
Valuta quanto chiaramente sanno presentare il Vangelo quando si uniscono alla chiesa
Durante ogni colloquio di ammissione per nuovi membri, chiedo ai candidati di spiegarmi il Vangelo in un minuto o meno. Questo semplice esercizio li prepara a farlo quando sarà davvero necessario. Inoltre, mi permette di ottenere preziose informazioni pastorali su di loro:
se non riescono a presentarlo, forse non lo conoscono davvero; e se non lo conoscono, non sono realmente nati di nuovo.
Istruisci le persone su come leggere e insegnare la Bibbia a qualcun altro
Nell’evangelizzazione, Dio non ci ha dato semplicemente un evento, ma ci ha donato la Sua Parola.
La Parola di Dio è l’arma più potente ed efficace che abbiamo a disposizione. Purtroppo, è anche quella meno utilizzata.
La famosa conversione di Agostino avvenne attraverso la Parola: prese la Bibbia e lesse Romani 13:13-14. La mia conversione avvenne leggendo Marco 5. È anche la storia di Rosaria Butterfield, che inizialmente prese la Bibbia con l’intento di confutarla, ma finì per essere trasformata da essa.
Ecco la cosa straordinaria della Parola di Dio: pensiamo di leggerla… ma è lei che legge noi!
Per questo, la cosa migliore — oserei dire la più efficace — che si possa fare con una persona non credente non è invitarla ad ascoltare un oratore famoso, ma aprire insieme le Scritture.
Certo, se la tua comunità è simile alla mia, questa prospettiva può intimorire. Molti si sentono subito a disagio, inadeguati, persino incapaci di leggere la Bibbia con qualcuno. Se si sentono così con un credente, quanto più con una persona che non conosce Cristo.
Col tempo, si spera che la predicazione li aiuti a leggere e insegnare meglio la Bibbia. Uno strumento che ho trovato molto utile per i membri della mia chiesa è il piccolo libro di David Helm, La Bibbia a tu per tu (Ed. Coram Deo). Lo uso spesso e lo distribuisco di continuo.
Sii un esempio
A partire dal pulpito, pastore, tu stesso devi predicare il Vangelo nei tuoi sermoni. Non darlo per scontato. Predicalo.
Può sembrare un’osservazione elementare, ma l’anno scorso mi sono preso otto settimane di congedo sabbatico. Durante quel periodo, ho visitato circa sette chiese diverse. Alcune erano molto grandi, molto influenti. Tutte si sarebbero identificate come chiese evangeliche, profondamente interessate all’evangelizzazione. Quante volte ho sentito il Vangelo, chiaramente annunciato, in quelle otto settimane?
Una sola volta. Nient’altro. Certo, in ogni sermone c’erano elementi del Vangelo, ma erano più sottintesi che esplicitati. Non basta inserire pezzi del Vangelo nella predicazione: serve l’intero messaggio. Non è il Vangelo se parla delle glorie del cielo ma non spiega mai come entrarci.
Predica il Vangelo in modo attraente. Predicalo con passione e predicalo con rispetto verso i non credenti. A volte penso tra me e me: “Predica con la capacità di attrarre di Dever, con la passione di Piper e con il rispetto verso i non credenti di Keller.” Poi mi ricordo: non assomiglio affatto a questi uomini! Ed è giusto così. La potenza è nella Parola, non nelle mie parole.
Quando predichi, rivolgiti direttamente ai non credenti. Di solito lo apprezzano e lo rispettano. Sanno di non essere cristiani. Non se ne vergognano. Anzi, probabilmente ne vanno persino piuttosto fieri.
Tuttavia, bisogna anche creare una cultura in cui sia normale che non credenti vengano alle riunioni. L’assemblea non deve essere progettata per loro, ma deve riconoscerne la presenza. I membri della tua comunità dovrebbero poter pensare: “Ah, se il mio collega fosse stato qui oggi, avrebbe trovato quell’insegnamento davvero utile.”
Una domenica stavo predicando su Giacomo 1:19–27, dove Giacomo si riferisce alla Parola come alla “legge della libertà”. Mi sono soffermato su questa espressione per un momento, perché di solito pensiamo che legge e libertà siano opposti: le leggi limitano, la libertà libera, ma proprio qui la Bibbia ci sfida. Ho detto:
Nella Bibbia, la vera libertà non è l’assenza di ogni vincolo, ma la presenza del giusto tipo di vincolo. La vera libertà non è essere schiavi di ogni capriccio delle nostre passioni, ma è la capacità di dire “no” a ciò che è sbagliato e “sì” a ciò che è giusto. Questa è la vera libertà. Ed è il tipo di libertà che solo la Parola di Dio può dare.
Ci ho messo circa un minuto, ma in quel minuto ho smontato false idee che i non credenti possono avere e ho iniziato a ricostruire un fondamento di verità biblica.
Tuttavia, per quanto sia importante riconoscere i non credenti, dobbiamo riempire i nostri membri della comunità con la gloria di Cristo. Predica Cristo da tutta la Scrittura. La gente non parlerà di ciò che non apprezza profondamente. Nella vita ho scoperto che sono disposto ad ascoltare chi ama intensamente qualcosa.
Don Carson ha osservato:“Se ho imparato qualcosa in 35 o 40 anni di insegnamento, è che gli studenti non apprendono tutto ciò che insegno loro. Imparano ciò per cui io sono entusiasta, le cose che sottolineo più e più volte [con gioia].”
Mostra quella gioia per il Vangelo dal pulpito e, per quanto possibile, anche nella tua vita privata.
Sai cosa è stato più utile per me nell’evangelizzazione? Farla insieme ad altri. Nessuno ama fare cose difficili da solo e l’evangelizzazione a volte può sembrare difficile, persino intimidatoria. Le nostre insicurezze e il timore del giudizio altrui ci bloccano.
Trasformala allora in un lavoro di squadra. Evangelizzare con amici ci aiuta a ricordare che, in fondo, non è così complicato o spaventoso. Anzi, può perfino essere piacevole. Tutto ciò che stiamo cercando di fare è avere una conversazione con qualcuno su Gesù. E perché mai non dovrei volerlo fare?
Mostralo
Negli ultimi anni, ho imparato ad apprezzare l’architettura di Frank Lloyd Wright. C’è un’eleganza semplice nelle sue case: le linee, le forme, il modo in cui i corridoi sono un po’ bui e stretti per poi aprirsi nella luminosa e ariosa stanza centrale, tutta raccolta attorno al focolare. Le pareti posteriori in vetro che si aprono sulla foresta, dando l’impressione che la casa sia cresciuta da quel paesaggio e non semplicemente poggiata lì sopra.
Per quanto cerchi di descriverlo, bisogna vederlo per comprenderlo e apprezzarlo davvero.
Amici, dovrebbe essere così anche per le nostre comunità cristiane.
La chiesa non è un raduno settimanale per fare il tifo per Gesù. Non è un evento a cui partecipare o un edificio in cui recarsi. È una famiglia a cui appartieni e questo deve essere evidente nei nostri incontri. Vogliamo che i non credenti della nostra città ascoltino il Vangelo dai nostri membri e poi lo vedano messo in pratica quando ci riuniamo. Il che significa tracciare una linea chiara e netta tra il credente e il non credente.
Rendi significativa l’appartenenza. Se la comunità non sa distinguere chi è e chi non è cristiano, il mondo non lo saprà di certo. Comunque, la tua riunione — l’amore dei membri gli uni per gli altri, il modo in cui parlano, pregano, si prendono cura l’uno dell’altro — tutto questo deve chiarire il Vangelo, non renderlo più confuso. Ben compresa, la riunione domenicale è uno degli strumenti di evangelizzazione più potenti che hai. Usalo bene.
Sii attento a mostrare chiaramente l’appartenenza anche nelle ordinanze. Rifletti su come guidi la comunità nella Cena del Signore. È chiaro chi può partecipare e chi no (1 Corinzi 11)?
Pensa anche a come fai i battesimi. Quando sono arrivato all’UBC, facevano brevi video dei candidati al battesimo: si presentavano, condividevano qualche curiosità, poi lo schermo si oscurava e subito dopo li si vedeva nel battistero per essere immersi.
Invece, ho scelto di seguire un modello visto altrove: la persona saliva di persona davanti all’assemblea e raccontava la sua testimonianza, spiegando come fosse arrivata alla fede e come Dio avesse operato nella sua vita. Potentissimo. È un grande incoraggiamento per il credente: Dio è davvero all’opera per salvare le persone. Ed è anche una sfida per il non credente: “E io? Cosa sto facendo con il messaggio del Vangelo?”
Se hai un incontro di preghiera, sfruttalo per l’evangelizzazione. Dedica una parte del tempo a condividere testimonianze. Domenica scorsa, ho chiesto alla comunità se qualcuno avesse avuto occasione di condividere il Vangelo nelle ultime settimane.
Sì, c’è stato un momento di silenzio un po’ imbarazzante, ma poi una persona ha raccontato di una conversazione con un vicino mentre buttava la spazzatura. Un’altra ha parlato di un dialogo con la postina sulla Bibbia. Nessuno di loro ha potuto esporre il Vangelo per intero, ma hanno fatto dei passi, piantato semi, iniziato conversazioni. È un inizio.
Facendo così, stai mostrando e ricordando ai membri che questa dovrebbe essere una parte normale della vita cristiana. Stai fornendo esempi concreti e stai togliendo quell’aura di “mistero” all’evangelizzazione. Se lei può farlo, perché io no? non evidenziare solo i “successi”. Metti in luce anche i “tentativi andati a vuoto”. Ogni volta che condividiamo il Vangelo è un successo. Il nostro compito è essere fedeli, confidando e pregando che il Signore porti frutto.
Conclusione
Prima di pensare di organizzare un altro evento, dobbiamo equipaggiare i nostri membri. Se l’evangelizzazione è l’aspettativa per ogni discepolo, allora ogni discepolo deve essere preparato a evangelizzare.
Insegnalo, mostrane l’esempio e mettilo in pratica, perché ogni cristiano abbia la gioia di farlo.
Lettura consigliata: Evangelizzazione della serie Chiese sane, Ed. Coram Deo.
Tematiche: Chiesa, Evangelizzazione
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