Come raccontare la storia di Babele ai bambini (senza dimenticare l’opera redentrice di Gesù)

 

 

La narrativa di Genesi 11 sulla costruzione della famosissima torre di Babele è tra le storie bibliche che più spesso vengono raccontate ai nostri piccoli: dalle Bibbie illustrate alle lezioni della scuola domenicale, questo episodio non manca mai. Forse proprio per questo sarebbe il caso di riflettere sul modo in cui lo stiamo comunicando, ovvero, stiamo davvero raccontando tutta la storia?

 

Cosa sanno i nostri bambini sulla Bibbia?

Prima di lasciarvi un suggerimento su come potremmo presentare questo brano agli ascoltatori più giovani, vorrei fare una piccola ma importante premessa. Questo episodio, così come tanti altri che troviamo documentati nel Vecchio Testamento, vengono spesso proposti come dei racconti a sé stanti: così facendo, essi non vengono contestualizzati all’interno della storia ben più ampia di cui fanno parte.

 

Quando insegniamo la Parola ai nostri figli, ai nostri nipoti o ai bambini della scuola domenicale, il nostro obiettivo principale è che loro incontrino Gesù: ecco perché è così importante che, piano piano, essi comprendano che ogni pagina della Bibbia si ricollega a Cristo e che tramite questo libro speciale loro possono conoscerLo sempre meglio. Non si tratta quindi di una mera raccolta di libri isolati ma di tutt’altro: ispirata dal più grande autore di tutti i tempi, quest’opera ineguagliabile ci racconta un’unica e magnifica storia che punta a Cristo dall’inizio alla fine.

 

Messa così, questa idea sembra facile da spiegare ma, nella pratica, quando raccontiamo delle storie del Vecchio Testamento per esempio, come facciamo a stabilire il ponte con l’opera di Gesù in modo semplice e comprensibile ai più piccoli?

 

Se, come me, vi ritrovate spesso di fronte a un pubblico di bambini molto piccoli, avrete notato che la loro soglia di attenzione a volte non supera i 10 minuti: per questa ragione, non raramente risulta difficilissimo arrivare alla fine del racconto senza troppe distrazioni. Ammetto che, da mamma di due bimbi di 2 e 4 anni rispettivamente, questa si è rivelata per me un’enorme sfida: illustrazioni accattivanti, burattini e altri aiuti visivi sono senz’altro importanti per attirare il loro interesse ma la cosa essenziale credo sia quella di riuscire a comunicare, in poche parole, le verità fondamentali del Vangelo (anche quando partiamo da una narrativa del Vecchio Testamento).

 

Pensiamo al peccato, al perdono e alla grazia che possiamo ricevere tramite Gesù: questi sono alcuni dei concetti chiave che vogliamo inculcare nelle menti dei nostri figli sin da molto piccoli. Per fare questo, quando studiamo un brano biblico, dovremmo sempre chiederci cosa esso ci rivela della nostra condizione decaduta e del nostro bisogno di Gesù.

 

 

Dal piano di costruzione di Babele al piano perfetto di Dio per l’Umanità (compiuto in Gesù)

Ogni brano biblico che approfondiamo ci consente di soffermarci su aspetti diversi dell’opera redentrice di Cristo. Nella narrativa che troviamo in Genesi 11, sulla costruzione della città e della torre di Babele, l’autore sembra mettere in evidenza il contrasto tra il piano degli Uomini e la volontà di Dio che porta avanti il Suo piano perfetto indipendentemente dall’azione umana: per questo motivo, nella proposta di lezione che segue – adatta soprattutto a una fascia di età compresa tra i 3 e i 7 anni – mi sono soffermata in particolar modo su questo contrasto per parlare della vita eterna che Dio promette a coloro che credono in Gesù.

 

 La torre di Babele: cosa ci insegna su Dio, il Re di tutta la Terra

Nel libro di Genesi, troviamo una storia vera incredibile che ci mostra come Dio ha il controllo di tutto ciò che succede nel nostro mondo (anche quando non sembra così).

Quando Dio ha creato le persone aveva un piano bellissimo per loro: ha detto loro di costruire delle famiglie e di riempire tutta la terra. Ma a un certo punto gli uomini e le donne pensarono che fosse meglio fare le cose a modo loro. Così decisero di costruire una città e una torre che fosse talmente alta da raggiungere il cielo. Sembrava quasi che volessero essere grandi e potenti come Dio: volevano costruire insieme qualcosa di talmente grande e di talmente bello da farli diventare famosi. In questo modo, anziché riempire la terra con le loro famiglie, le persone hanno scelto di restare in un solo posto (una regione chiamata Sinar) e lì iniziarono la loro altissima costruzione.

Ma Dio è rimasto molto triste per la loro disubbidienza e decise di fermare quel piano. La Bibbia ci dice che, all’inizio, tutte le persone parlavano la stessa lingua ma quando il Signore vide la città e la torre che gli uomini costruivano, fece sì che loro iniziassero tutti a parlare lingue diverse. Da allora in poi loro non riuscivano più a capirsi a vicenda: c’era una grande confusione! Così, è diventato impossibile per le persone portare avanti quell’impresa: proprio per questo, a quella città venne dato il nome di Babele che significa “confusione”.

In questa storia vediamo un esempio di come a volte le persone facciano dei piani senza tener conto della volontà di Dio. Anche se il Signore ha permesso loro di iniziare quella grande costruzione, al momento giusto, Lui fermò le persone perché il Suo piano per loro era molto più bello di quello. Dopo che Dio confuse le lingue, sono nati tanti popoli e culture diverse: tra questi, Dio ha scelto il Suo popolo speciale (il popolo di Israele) e proprio da esso è nato Gesù, il Figlio di Dio.

Nel nostro mondo vediamo che accadono tante cose brutte: le persone si fanno male a vicenda, non amano Dio e spesso anche noi disobbediamo alle Sue buone regole (come quella di ubbidire a mamma e a papà, per esempio). Dio però ha promesso che, se crediamo in Gesù (l’unico che non ha mai disobbedito al Padre), un giorno potremmo vivere con Lui in un luogo meraviglioso, dove non ci saranno più sofferenze, né tristezza, né morte.

Dobbiamo allora aspettare con fede: al momento giusto, Dio rimetterà tutto a posto perché Lui è il Re di tutta la Terra e nessuno può fermare il Suo piano perfetto (proprio come vediamo nella storia della Torre di Babele)*.

 

I bimbi sono pronti ad accogliere verità profonde: non aver paura di raccontarle!

Spesso ho sentito di aver sottovalutato la capacità dei più piccoli di afferrare dei concetti che, ai miei occhi, sembravano troppo complessi. Ma soprattutto quando si tratta di raccontare la buona notizia del Vangelo, oltre a sottovalutare le abilità di comprensione dei bimbi, in modo inconsapevole potremmo incorrere in un errore ancora più grave: quello di sottovalutare il potere dello Spirito Santo che può operare nei loro cuori in modo miracoloso.

 

Chiaramente dobbiamo ricordare che, da seguaci di Cristo, siamo chiamati a leggere e a conoscere la Parola di Dio per poterla annunciare agli altri. Per questo è così importante approfondire bene ogni brano prima di esporlo ai bambini, oltre a impegnarci per adattare al meglio il nostro linguaggio, sfruttando degli esempi e delle illustrazioni che siano adatte al nostro pubblico. A seconda della fase di sviluppo in cui si trovano, delle loro conoscenze preacquisite e di altri fattori che possono incidere sull’apprendimento, bambini diversi riusciranno a cogliere aspetti diversi del brano, in modo più o meno approfondito.

 

Non possiamo sapere in che modo il Signore lavorerà nei loro cuori ma questo non deve farci spaventare! Prima di qualsiasi altra cosa dobbiamo riconoscere il ruolo fondamentale dello Spirito in questo processo e pregare affinché Lui possa usarci per far crescere il regno di Dio, un semino alla volta. Non dimentichiamo che lo Spirito Santo può aprire la mente anche dei bambini piccolissimi per farli afferrare verità spirituali profonde.

 

In effetti, basta leggere cosa dice Gesù a proposito dei Suoi ascoltatori più giovani (Marco 10:15) per capire che in realtà abbiamo tanto da imparare proprio da loro: «In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto».

Se ci fate caso, più sono piccoli, più vediamo nei bambini quella condizione di completa dipendenza che li porta a chiedere continuamente l’aiuto dei propri genitori, di cui si fidano totalmente: è proprio questo atteggiamento di umiltà e di dipendenza che dovremmo cercare anche noi nei confronti del nostro Padre celeste.

 

Impegniamoci dunque per accogliere, come dei bambini, questa verità: che Dio, il Re di tutta la Terra, ha tutto sotto controllo (proprio come vediamo nella storia della torre di Babele). Questa certezza ci può incoraggiare molto quando ci prepariamo ad insegnare la Parola di Dio ai nostri piccoli.

 

 

*[ L’esposizione proposta è frutto di uno studio fatto nell’ambito del corso Radicate nella Parola. Ed. IV – 2026]

 

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: La Bibbia racconta Gesù

La Bibbia racconta Gesu

 

Foto di La-Rel Easter su Unsplash

Tematiche: Bambini, Insegnamento biblico

Raquel Baptista

Raquel Baptista

Laureata in lingue e scienze della comunicazione, si è trasferita dal Portogallo al sud Italia. Insieme a suo marito Francesco e i tre figli, frequenta la chiesa evangelica Neapolis, dove serve occupandosi in particolare del ministero dei bambini.

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