Dieci segni di una chiesa che crede nella “sola grazia”

 

Nel ripensare al motto della Riforma sola gratia, è utile chiedersi: Quali dovrebbero essere le caratteristiche di una chiesa che predica e vive la “sola grazia” oggi? Che cosa caratterizzerebbe la vita di quella chiesa? Come possiamo riconoscere una chiesa così quando la vediamo?

La risposta a queste domande è divisa in due parti: una dottrinale e l’altra pratica. Ma queste parti sono strettamente legate. Qui propongo dieci punti che mostrano l’interconnessione e rendono riconoscibile una chiesa che crede nella sola gratia. Una chiesa che crede nel motto della Riforma “sola grazia” . . .

 

1. Prende sul serio il peccato.

La grazia non è soltanto un sentimento o un atteggiamento in Dio. E’ la risposta concreta di Dio al peccato dell’uomo. Ciò significa che una corretta comprensione della grazia dipende da una precedente corretta comprensione del peccato e della condizione dell’uomo.

Se andiamo in chiesa per sentirci bene con noi stessi o per ascoltare qualche consiglio su come vivere meglio, siamo fuori strada. Tale atteggiamento indica che consideriamo il problema dell’uomo una questione di psicologia umana o di mancanza di conoscenza. Ci sfugge la vera natura del problema. Finché non individuiamo il problema nel peccato, non capiremo la natura della soluzione prescritta da Dio. Nessuna chiesa ripiena di grazia sarà vaga sul problema che la grazia intende risolvere.

 

2. Prende sul serio Cristo.

Se il peccato è il problema, la grazia non è semplicemente la decisione benevola di Dio di ignorarlo e fare finta che non sia mai successo. Nella Bibbia e tra i maggiori esponenti della grazia nella storia della teologia, la grazia è incarnata nella persona del Signore Gesù Cristo. La grazia è l’atto con cui Dio, in Cristo, affronta il peccato, applicando Cristo all’individuo mediante lo Spirito Santo.

Una chiesa che crede nella sola grazia non si limiterà a parlare della grazia; parlerà di Cristo. Se parliamo di grazia senza pronunciare il nome di Cristo, non stiamo parlando di grazia biblica. Nella Bibbia, la grazia è così intimamente collegata a Cristo al punto che non parlare di Cristo significa non parlare della grazia.

 

3. Prende sul serio la preminenza di Dio nella salvezza personale.

La predestinazione resta un tema controverso nella chiesa, come indica, per esempio, il  perenne dibattito all’interno della Convenzione dei Battisti del Sud. L’enfasi sulla sovranità della grazia di Dio che osserviamo in uomini come Agostino e Calvino rappresenta un elemento essenziale e non negoziabile del vangelo.

In questa vita non saremo in grado di rispondere a tutte le domande che la dottrina della predestinazione solleva, ma la dossologia di Paolo in Romani 9 denota che anch’egli era assolutamente consapevole dei limiti della speculazione umana in questa materia. Arriva però il momento di smettere di teologizzare e fare speculazioni e dichiarare semplicemente la gloria di Dio. Una chiesa che crede nella sola grazia sarà una chiesa che non si vergogna di dichiarare la preminenza sovrana di Dio su tutta la creazione e la sua preminenza sovrana sulla chiesa e sul suo popolo. Soltanto in questo modo i pastori possono predicare con piena fiducia, sapendo che non è la loro eloquenza a salvare ma lo Spirito, il quale usa la Parola per condurre gli uomini a Cristo. Soltanto in questo modo i pastori possono consigliare le persone con fiducia, sapendo che, qualunque sia il problema, il nostro Dio sovrano e misericordioso è in controllo.

 

4. Prende sul serio la certezza della salvezza.

Questo fu il punto su cui i Riformatori si allontanarono dalla precedente tradizione anti-Pelagiana sulla grazia. Per essi, la grazia sovrana di Dio significava che i cristiani potevano avere fiducia che Dio era il loro Dio e che li avrebbe amati e si sarebbe preso cura di loro fino a quando li avrebbe condotti in cielo sani e salvi.                                                                                                                               Questo è un aspetto fondamentale per quanto riguarda il ministero pastorale. Poter mostrare ai credenti un Dio sovrano che in Cristo ha rivelato la sua grazia è forse la cosa più importante che un pastore può fare. Quando i problemi di questo mondo decaduto ci toccano da vicino (e prima o poi capita) potrebbe esserci la tendenza a credere che il nostro peccato, la nostra sofferenza o le macchinazioni del mondo malvagio che ci circonda abbiano l’ultima parola. La grazia di Dio in Cristo dice una cosa diversa, e la chiesa che prende la grazia sul serio mostrerà continuamente alle persone questa verità per rassicurare i loro cuori che, qualunque cosa accada, Dio è al tempo stesso sovrano e buono.

 

5. Prende sul serio l’adorazione comunitaria.

Per i Riformatori—come per i padri della chiesa —la riunione della chiesa visibile era importante. Anzi, possiamo senz’altro dire che era la cosa più importante per loro. Di sicuro era molto importante nel periodo medievale, soprattutto a causa dell’eccessivo sacramentalismo che i Riformatori rifiutarono. Ma nonostante questo, i Riformatori credevano che la chiesa era un’istituzione divina, e che in essa si trovava la grazia mediante la proclamazione della Parola di Dio e l’amministrazione dei sacramenti.

Viviamo in un’epoca in cui la chiesa è spesso considerata un’aggiunta facoltativa alla fede cristiana, o come un posto dove andare per imparare la Bibbia e per fare amicizia—un contesto per socializzare. Una chiesa che prende sul serio la sola grazia sa che, benché tutte queste cose possono essere vere, il motivo principale per cui andiamo in chiesa è per ricevere la grazia di Dio mediante la Parola e i sacramenti. La riunione dei santi nel giorno del Signore ci permette di ricevere ciò di cui abbiamo bisogno per vivere le nostre chiamate quotidiane per il resto della settimana.

 

6. Prende sul serio la Bibbia.

Se prendiamo sul serio la sola grazia, inevitabilmente prenderemo sul serio la Bibbia. La Bibbia è la rivelazione di Dio della storia e dell’identità del suo popolo, e la rivelazione suprema dei suoi scopi per esso che culminano in Gesù Cristo.

Tenendo conto di questo, forse è il caso di prenderci del tempo per riflettere sul ruolo della Bibbia nelle nostre chiese. Durante i culti di adorazione si dedica del tempo alla lettura pubblica di ampie porzioni della Scrittura? I nostri sermoni riportano continuamente le persone alla Bibbia? Le preghiere pubbliche sono sature di riferimenti e allusioni bibliche? La gente esce dalla chiesa con una conoscenza migliore della Bibbia di quella che aveva prima di entrarvi?

 

7. Prende sul serio la predicazione.

La predicazione era fondamentale nella Riforma a causa del modo in cui i Riformatori concepivano la grazia. La proclamazione della Parola non è un semplice trasferimento di informazioni. I sermoni non servono solo ad aiutare le persone a capire meglio la Bibbia. La parola porta grazia. Messe a confronto con il peccato, le persone o induriscono il loro cuore o si inginocchiano davanti a Dio in ravvedimento, e poi gli si presenta Cristo, l’autore e il compitore della loro salvezza.

Il pastore deve seguire il paradigma Paolino: proclamare chi è Cristo, esortare i membri della congregazione a credere in lui per la salvezza, e insistere poi sulla necessità di vivere conformemente all’identità che abbiamo in Cristo. Predicare è una cosa soprannaturale. Lo Spirito Santo prende le parole del predicatore e le applica come Parola di Dio ai cuori e alle menti dei membri della congregazione. E’ il mezzo principale che Dio ha scelto per portare alla fede le persone e per farle crescere nella vita cristiana.

 

8. Prende sul serio il battesimo.

Sono un ex-Battista, ora Presbiteriano, e la convinzione che il battesimo si basa esclusivamente sulla grazia di Dio e non su una nostra risposta è stato uno dei motivi del mio cambiamento. Ci sono Battisti, per esempio tra quanti aderiscono alla Confessione di Fede Battista del 1689, che sono d’accordo con me su questo. Teologicamente, penso che si possa essere d’accordo sul significato del battesimo anche se c’è disaccordo su altri aspetti relativi al battesimo.

Il battesimo è importante. Le chiese che credono nella sola grazia dovrebbero insegnare l’importanza e il significato del battesimo. I pastori dovrebbero ricordare alle persone il loro battesimo e il suo significato. Anche noi, come Paolo, dovremmo ricondurre le persone al fatto che sono state battezzate per porre poi l’accento sulla loro nuova identità in Cristo e sui grandi imperativi della vita cristiana.

 

9. Prende sul serio la Cena del Signore.

Se il battesimo è un mezzo della grazia, lo stesso si può dire della Cena del Signore. I Riformatori prendevano molto seriamente la Cena del Signore, a tal punto da permettere che il loro disaccordo spaccasse in due il movimento protestante. Questo probabilmente fu eccessivo; ma forse sarebbe stato peggio se l’avessero liquidata come una questione di poco conto.

Oggi c’è bisogno di riscoprire la Cena del Signore come mezzo della grazia. Tuttavia, troppo spesso nelle nostre chiese si insegna poco o niente sulla Cena. E quando i predicatori insegnano sulla Cena, lo fanno più per un senso del dovere che per una giusta comprensione del perché la si celebra. Come nel caso del battesimo, dobbiamo prendere sul serio la celebrazione della Cena del Signore, assicurandoci di insegnare in modo corretto il suo significato ai membri della congregazione.

 

10. Prende sul serio la preghiera.

Una chiesa che crede nella sola grazia prenderà inevitabilmente sul serio la preghiera, sia pubblica sia privata. Questo perché una chiesa che prende sul serio la grazia sa di esistere solo dipendendo completamente dal Signore che l’ha acquistata.

Una tale chiesa sa che è molto importante invocare il Signore per ogni cosa—che le conversioni, la crescita cristiana, il discepolato e l’adorazione sono tutte cose che dipendono da Dio. Come Tommaso d’Aquino, i cristiani che comprendono la grazia sanno che le loro preghiere sono uno dei mezzi che Dio sceglie per compiere i suoi scopi; pertanto la loro vita comunitaria e personale sarà caratterizzata dalla preghiera.

 

“Che dolce questo dono”

La grazia è una dottrina essenziale, non soltanto per la confessione teologica della chiesa ma anche per la pratica teologica della chiesa. E’ una dottrina che ha profonde conseguenze teologiche, esistenziali e pratiche.

E’ per questo motivo che il concetto di salvezza per sola grazia ha parlato in modo così potente ai credenti nel corso dei secoli. Inoltre, questo spiega perché il concetto di sola grazia fu messo in primo piano in momenti assai cruciali nella storia della chiesa, come il quinto secolo e la Riforma. “Sola grazia” esalta Dio quale sovrano, mostra la condizione disperata dell’umanità decaduta, e congiunge le due cose nella potente e pienamente sufficiente opera salvifica del Signore Gesù Cristo.

 Può esserci un dono più dolce della “stupenda grazia” per il peccatore?

 

Tematiche: Chiesa, Cristianesimo, Disciplina, Grazia, Vita Cristiana

Carl Trueman

Carl Trueman

 

(PhD, Università di Aberdeen) è professore di studi biblici e religiosi al Grove City College a Grove City, Pennsylvania. Ha scritto più di dieci libri, tra cui Histories and Fallacies: Problems Faced in the Writing of History, Luther on the Christian Life, The Creedal Imperative, e attualmente è co-redattore con Bruce Gordon del libro Oxford Handbook of Calvin and Calvinism.

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