È biblico che le donne siano pastori o anziani della chiesa?

 

Ecco un argomento molto dibattuto, a proposito del quale ci sentiamo spesso sollecitati e che può essere fonte di discussioni; il mio consiglio per tutti i cristiani è quello di pensare biblicamente, piuttosto che farsi guidare dalle emozioni. Il nostro scopo dev’essere quello di interpretare al meglio le Scritture, che attestano verità sempre attuali, ed evitare attacchi personali, ragionando in modo logico con una generosa dose di grazia.

La controversia riguardo la possibilità che le donne siano pastori o anziani di chiesa deriva in gran parte da uno versetto specifico sull’insegnamento e sull’autorità, e da un altro versetto che indica il genere degli anziani.

Ecco i passaggi in questione:

 

1 Timoteo 2:11-12: “La donna impari in silenzio, con ogni sottomissione. Non permetto alla donna d’insegnare, né di usare autorità sull’uomo, ma ordino che stia in silenzio”.

 

1 Timoteo 3:1-3: “Questa parola è sicura: se uno desidera l’ufficio di vescovo, desidera un buon lavoro. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie…”

 

Gli studiosi hanno parimenti sposato una o l’altra parte, le femministe sono esplose di rabbia e molte chiese si sono divise su come rispondere alla domanda: “è biblico che le donne siano pastori o anziani?”

Con la parola “anziano” intendiamo πρεσβύτερος (presbuteros), ἐπίσκοπον (episkopon), o Ποίμαινε (poimaine). Questi termini significano “anziano”, “vescovo” e “pastore”; vengono usati in modo indifferenziato per descrivere coloro che guidano la chiesa; sono coloro che hanno autorità all’interno della chiesa e che hanno il compito di essere i principali insegnanti della Parola di Dio per tutta la comunità.

C’è molto di cui discutere e a tal proposito diversi argomenti e supposizioni possono essere usati per confondere la verità pura e semplice. Tra questi si annoverano le strategie volte a minare l’autorità di Paolo nel Nuovo Testamento, a mettere in discussione l’affidabilità della Bibbia, a dare una definizione superficiale di termini greci come αὐθεντεῖν (“esercitare autorità su”) e a limitare la portata applicativa di queste verità all’ambito culturale dell’epoca in cui sono state scritte. Non riusciremo a parlare di tutto in un articolo soltanto, ma per approfondimenti vi raccomando la sezione Q&A con i teologi Andreas Kostenberger e Thomas Schreiner.

Quando lasciamo che la Bibbia, attraverso tutta la sua grande storia, parli autorevolmente, tre cose sono chiare:

  1. Le donne sono stimati collaboratori nella fede, che propongono il Vangelo in svariati contesti.
  2. Uomini e donne sono entrambi potentemente usati da Dio.
  3. Solo uomini qualificati possono servire come pastori e anziani.

In questo articolo saranno considerate le tre verità qui individuate. Ovviamente, se qualcuno non crede che la Bibbia sia l’infallibile, soddisfacente, autorevole Parola di Dio per l’uomo, sarà facile divincolarsi da qualsiasi aspetto non rispecchi le proprie opinioni o non si incastri con i propri progetti.

 

Le parole che danno inizio alla guerra.

Ciò che accende il dibattito, non sono di per sé le parole dell’apostolo Paolo; gli egualitari (persone che credono che le donne possano essere pastori e anziani) non discutono di fatto gli imperativi di Paolo, ma ne danno  interpretazioni differenti. Questa diatriba riguardo il fatto che le donne non possano essere pastori o anziani può manifestare una certa conciliazione, fintanto che le interpretazioni si muovono entro certi limiti. Elenchiamo qui solo alcuni argomenti, benché ce ne potrebbero essere di più, che gli egualitari mettono in campo a sostegno delle loro affermazioni:

  1. Le parole di Paolo erano rivolte esclusivamente alla comunità di Efeso, per via di una cultura locale con propensione femminista.
  2. Le parole di Paolo sono giustificate dalla mancanza di opportunità di educazione per le donne dell’epoca.
  3. Le parole di Paolo si riferivano a donne che usavano l’autorità in modo negativo.

In contrasto a questi argomenti viene portata quel’interpretazione, che attualmente non è così facile da accettare come lo è stato in passato, per cui le parole di Paolo erano valide allora e lo sono anche oggi: l’apostolo stabiliva una linea guida per la conduzione delle chiese di tutti i tempi, non solo per Efeso.

C’è un fondamento biblico per questa posizione? Per scoprirlo, dobbiamo procedere interpretando senza pregiudizi ciò che sta scritto. Non importa come un passaggio ci fa “sentire”, ma dobbiamo sottometterci a ciò che dicono le Scritture.

Rispondiamo ad alcune domande fondamentali e poi decidiamo se è biblico per le donne essere pastori o anziani.

 

Qual era il contesto delle parole di Paolo?

Le parole di Paolo nascono sullo sfondo dell’incarico dato agli anziani prima di partire, come dice in Atti 20:28: “Badate dunque a voi stessi e a tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata col proprio sangue”. La prima e la seconda lettera a Timoteo si potrebbero intitolare così: istruzioni su ciò che un anziano deve fare e su chi dev’essere. Il contesto delle parole di Paolo sulle donne si colloca in questo scenario: l’apostolo voleva che la chiesa fosse bene istruita per la propria sanità. Lui era molto affezionato a Timoteo e alla comunità di Efeso. Questo ci guida attraverso ogni parola di Paolo, culminando con l’incarico di “predicare la parola” alla fine del suo mandato (2 Tim. 4:2).

Agli ascoltatori originali questo sarebbe stato chiaro: Paolo stava organizzando i ruoli di uomini e donne per i culti in chiesa. Prima spiega che si deve pregare per “tutti gli uomini” (2:1), inclusi i governanti, poi per la conversione delle genti attraverso la testimonianza della chiesa di Cristo (2:2-7). Continua affermando che gli uomini dovrebbero essere uniti in santità, pregando con cuori puri e liberi da contese (2:8). Questo ci rimanda alle parole di Paolo a Timoteo riguardo il “combattere il buon combattimento” (1:18) e il “conservare la fede” (1:19), non come certi “blasfemi” (1:20). Questi uomini settari avrebbero minato le fondamenta dell’unità della chiesa, rendendola vulnerabile dalle false dottrine.

 

Essi sarebbero stati indubbiamente utili a Satana, come lupi che si avventano su facili prede. Da qui la serietà di Paolo circa il mantenere la fede e l’ordine funzionale all’interno della chiesa. Parlando di quest’ordine funzionale, Paolo comanda alle donne di vestirsi con modestia, in modo che l’attenzione si ponga su Dio e non su di loro (2:9), di essere conosciute per le loro buone azioni e la santità, piuttosto che ostentare le loro vesti (2:10), e di imparare in silenzio con ogni sottomissione dagli uomini preposti in chiesa (2:11), che senza dubbio avevano anche autorità nell’assemblea (3:1-7).

Citando la Genesi, Paolo rincara la dose sul suo ordine asserendo che Adamo fu creato per primo, e fu Eva a essere ingannata (2:13-14). Infine, conclude con una nota incoraggiante dicendo che le donne influenzeranno le epoche a venire crescendo figli credenti; in questo modo, anche se non detengono autorità sugli uomini in chiesa, hanno autorità nel crescere uomini che un giorno condurranno la chiesa (2:15). Un ecosistema potente secondo l’ordine di Dio!

 

Paolo si riferisce al ruolo degli anziani in altri passi?

Su questa risposta cadono inesorabilmente le argomentazioni che vorrebbero limitare le parole di Paolo a Timoteo (1 Tim.2:11-12) alla sola comunità di Efeso; Paolo infatti istruisce similmente anche Tito in relazione alla chiesa sull’isola di Creta. Se Paolo avesse voluto limitare l’applicazione delle sue parole ai soli anziani di Efeso, non avrebbe dato le stesse indicazioni a Tito che stava servendo nella chiesa a Creta (Tit. 1:5-9). Svolgendo una ricerca più approfondita, si può notare che Paolo evita l’espressione “in grado di insegnare” nella lettera a Tito, ma dice che questi vescovi devono saper “esortare nella sana dottrina” (1:9).

Sembra che il linguaggio di Paolo sia leggermente diverso; ma cambia anche il genere? No. Se Paolo si fosse riferito alla conduzione maschile solo a Efeso, e avesse lasciato la libera interpretazione per le altre chiese, allora quando ha cambiato linguaggio per scrivere a Tito, perché insiste ancora nel dire gli anziani debbano essere “mariti di una sola moglie” (1:6)?

Raccogliere dati da altri testi, come Tito 1, è utile, ma non esaustivo. La domanda così diventa: la questione è limitata alla possibilità di ricoprire il ruolo di anziani da parte delle donne, o c’è di più?

Analizzando il Nuovo Testamento emerge molto chiaramente un tema: Dio ha ordinato la conduzione maschile come norma non solo nella chiesa, ma anche in casa.

 

Dov’è indicata la conduzione maschile nel Nuovo Testamento?

Il disegno di Dio per gli uomini è che essi guidino con autorità, come fece Gesù; con amore che si sacrifica e che serve gli altri. Non è nei piani di Dio che gli uomini abusino della loro autorità, abusino delle donne o che facciano valere la loro posizione come bulli. Gli uomini devono guidare secondo la Parola di Dio e attrarre coloro che sono sotto la loro cura verso la volontà di Dio.

Il Nuovo Testamento non è silente riguardo la conduzione maschile. Le parole di Paolo non sono limitate solo a Efeso e certamente non sono limitate al solo ruolo di anziano nella chiesa. Qui riportiamo una lista di verità da passaggi specifici e da testi che li supportano, che affermano l’autorità maschile e il modello valido come principio per tutte le epoche:

  • Pastori e anziani devono essere uomini; mariti di una sola moglie ( 1 Tim. 3:1-3).
  • Cristo è il capo di ogni uomo; l’uomo il capo della donna (1 Cor. 11:3).
  • Attenetevi fermamente ai principi che vi sono stati insegnati sull’ordine della Chiesa (1 Cor. 11:2).
  • Questo è messo in atto nelle chiese (1 Cor. 11:16).
  • Obbedite ai vostri conduttori e sottomettetevi ad essi (Eb. 13:17).
  • Le donne sono incoraggiate a insegnare ad altre donne e ai bambini, non agli uomini (2 Tim. 1:5; Tit. 2:3-5).
  • Il marito è il capo della moglie (Ef. 5:23).
  • Le mogli si devono sottomettere ai mariti (Ef. 5:22; Col. 3:18).
  • Tutti sono spiritualmente uguali davanti a Cristo (Gal. 3:28).
  • Le donne sono vasi più deboli, fisicamente ed emotivamente, il che dovrebbe portare gli uomini alla comprensione e alla protezione (1 Pt. 3:7).
  • Nessuna donna ha scritto un libro nel Nuovo Testamento.

È molto difficile sostenere che le parole di Paolo vietino alle donne l’accesso al ruolo di anziano solo in quel contesto, e che la conduzione maschile non sia il piano di Dio, visto che ricorre in tutto il Nuovo Testamento, riferendosi sia alla chiesa sia alla casa!

Ritornando all’interdizione del ruolo di anziano per le donne, John MacArthur ci spiega brevemente l’uguaglianza spirituale e gli eccezionali doni delle donne, seppur identificando giustamente i ruoli unici che Dio ha dato a ogni sesso. Scrive:

Come nell’Antico Testamento, l’uguaglianza spirituale non preclude differenza di ruoli.

Non ci sono donne-pastori, evangeliste o anziane nel Nuovo Testamento. Nessuno degli autori

del Nuovo Testamento è donna. Il Nuovo Testamento non riporta in nessun luogo un sermone o un

insegnamento di una donna. Anche se viene raccontato che le figlie di Filippo profetizzarono

(At.i 21:9), non è specificata né l’occasione né il messaggio. Non c’è motivo di supporre

che avessero un permanente ministero di predicazione, o che insegnassero durante i culti.

Loro, come Maria, la madre di Gesù (Lu. 1:46 e seguenti), o Anna (Lu. 2:36-39), parlarono

di verità in altri contesti. Come si sottolinea al capitolo 6 di questo libro, un paragone tra

1 Corinzi 11:4 e 14:34 indica che alle donne è permesso di pregare e parlare della Parola,

ma Paolo chiarisce che questo non deve avvenire nell’assemblea di chiesa”[1]

Su questa scia, analizziamo due argomenti cui si rivolgono gli egualitari e la maggior parte delle femministe (non sono la stessa cosa) quando sono messi davanti a queste verità. Il primo è che coloro che si attengono alla visione biblica dell’autorità maschile considerano le donne “inutili” e buone solo a cucinare, pulire e fare bambini. Il secondo argomento è che l’autorità maschile sia disumana, abusiva e misogina.

 

 

Dio usava potentemente le donne allora e lo fa ancora oggi.

Dio ha usato potentemente le donne in tutte le età della storia biblica. Come è possibile osservare in tutta la Bibbia e ancora oggi, le donne sono usate da Dio per proclamare la Verità, per insegnare e per testimoniare del Vangelo nel mondo; tuttavia, come abbiamo visto, tutto questo senza esercitare autorità in chiesa o in qualità di anziano. Ecco un breve elenco di donne usate potentemente da Dio nell’Antico e nel Nuovo Testamento, ma mai come anziani (o sacerdoti, nell’Antico Testamento):

  • Ester salvò il popolo di Dio (Est. 4).
  • La lealtà di Ruth cambiò il corso della storia; fece parte della genealogia di Cristo (Rut 4).
  • La fede ed il coraggio di Anna sono passati alla storia (1 Sam. 1).
  • Abigail influenzò un re (1 Sam. 25:30-33).
  • Debora fu giudice (non un sacerdote) (Gdc. 4).
  • Maria raccontò a tutti della risurrezione (Giov. 20:14).
  • Priscilla, insieme a suo marito, aiutò a guidare Apollo (At. 18:18-28).
  • Cloe aiutò Paolo (1 Cor. 1:11).
  • Febe fu molto elogiata da Paolo come serva dell’Evangelo (Rom. 16:1-2).
  • La figlia di Filippo profetizzò (At. 21:9).
  • Le donne pregavano e profetizzavano nell’assemblea (1 Cor. 11:4).

È un incredibile gruppo di donne, e se aggiungessimo le donne di Dio che si sono susseguite nella storia e quelle contemporanee ne avremmo un numero inestimabile.

Niente di tutto ciò sta a significare che le donne possano essere anziani. Come un uomo che tiene la mano di sua moglie in sala parto non può comunque dare alla luce un figlio, così le donne possono essere usate da Dio in innumerevoli modi, come pari spirituali, ma il loro ruolo non potrà mai essere quello di anziane.

Non è una questione di disuguaglianza, ma sono disegni divini funzionali: sappiamo chi deve fare cosa e come il tutto deve risultare. Se solo un gruppo selezionato di uomini qualificati può essere nel ruolo di anziano, la chiesa è più protetta da impostori abusivi. Se modifichiamo le direttive, ci stiamo aprendo ai lupi travestiti da pecore; o peggio, stiamo calpestando le Scritture.

Questo infrange la dignità umana?

L’enfasi sulla dignità umana è costantemente cresciuta negli ultimi cinquant’anni, e giustamente, il che ha portato a riforme positive in molti ambiti della società; tuttavia, dobbiamo chiederci, con umile riverenza, se l’enfasi sulla dignità umana e sull’uguaglianza tra i generi debba riscrivere il disegno che Dio ha stabilito per i ruoli.

Possiamo certamente batterci per i diritti umani mantenendo il magnifico disegno di Dio per il matrimonio, per la casa e per la chiesa. Le distinzioni di genere non sono direttamente equiparabili agli abusi sui diritti umani o alla disuguaglianza. Infatti, si potrebbe asserire che la falsa vittimizzazione può condurci in luoghi dove non vogliamo finire, teologicamente e socialmente.

Le persone di ogni colore, genere e razza devono essere viste ugualmente portatrici dell’immagine di Dio: nessuna di queste caratteristiche cambia i ruoli particolari che Dio ha designato per uomini e donne. Dio ha infatti chiamato ciascuno dei due sessi ad adempiere nel modo più pieno possibile ruoli e responsabilità uniche. Da parte nostra facciamo bene a seguire il Suo disegno.

 

 

 

[1] John MacArthur, The MacArthur New Testament commentary: 1 Timothy,  Moody Press, Chicago, 1995, p.85.

 

Traduzione a cura di Alessia Pescarmona

 

Tematiche: Anzianato, Chiesa, Controversie, Cultura e Società, Insegnamento biblico, Leadership, Sottomissione, Uomini, Vita Cristiana

Costi Hinn

Costi Hinn è pastore alla Redeemer Bible Church di Gilbert, in Arizona, ed è presidente dell’associazione For The Gospel. È diplomato al Seminario Teologico Battista del Midwest ed è autore di molti libri, tra cui More than a healer, Zondervan, 2021, e God, greed, and the (prosperity) Gospel, Zondervan, 2019. Costi è sposato con Christyne e hanno quattro figli.

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