Introduzione ai doni spirituali

 

 

Qual è lo scopo dei doni spirituali? Il Nuovo Testamento mostra che sono dati per rafforzare la Chiesa e sono un’immagine dell’unità divina nel corpo di Cristo. Alla luce di ciò, dovremmo essere addolorati quando diventano un punto di divisione nelle nostre comunità. Eppure ci sono poche aree della dottrina biblica che sono più inclini di questa a produrre diffidenza e giudizio tra noi.

 

Questi problemi non sono una novità. Scrivendo alla chiesa di Corinto nel primo secolo, Paolo correggeva il loro uso improprio dei doni spirituali. In 1 Corinzi 12:1-11, Paolo chiarisce una dottrina spesso fraintesa, offrendo tre considerazioni sui doni e sulla loro applicazione nella Chiesa.

 

Una parola di avvertimento

Circa i doni spirituali, fratelli, non voglio che siate nell’ignoranza. Voi sapete che quando eravate pagani eravate trascinati dietro agl’idoli muti, secondo come vi si conduceva. Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: “Gesù è anatema!” e nessuno può dire: “Gesù è il Signore!” se non per lo Spirito Santo (1 Cor 12:1-3)

 

Paolo inizia dando ai Corinzi una parola di avvertimento sull’esistenza e l’esercizio dei doni. Rivolgendosi alla loro ignoranza, egli scrive: “Non voglio che siate disinformati”. La loro mancanza di conoscenza della dottrina dello Spirito aveva prodotto paura e confusione, portando infine a un culto disordinato (1 Cor 14: 26-33). Molti di noi possono immedesimarsi nel contesto dei Corinzi, essendosi trovati in situazioni in cui esiste un’ignoranza dell’opera dello Spirito e un’errata applicazione dei doni. Questo non produce pietà, ma paura, confusione e sfiducia.

 

È importante notare che il problema di Corinto non era l’esistenza dei doni, ma il loro esercizio sbagliato. Per questo Paolo ricorda la loro vita prima di Cristo, distinguendo tra il fatto che si erano lasciati trasportare dal culto pagano e che ora sono sotto il controllo di Dio, lo Spirito Santo (12:2). I loro modi pagani non avevano posto nel culto cristiano (v. 3).

 

L’avvertimento di Paolo contro l’ignoranza in questi versetti è un richiamo vitale al fatto che il popolo di Dio è un popolo pensante. Dovremmo diffidare di qualsiasi approccio alla vita cristiana che suggerisca di mettere da parte la mente per abbracciare l’emotività sotto l’apparenza della fede.

 

La fede insensata è assolutamente contraria al cristianesimo del Nuovo Testamento. Per quanto riguarda l’esistenza e l’esercizio dei doni spirituali, quindi, non possiamo permetterci di essere ignoranti.

 

Diversi tipi di doni

 Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito;  vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. (1 Cor 12: 4-6)

 

Paolo sottolinea poi che nella Chiesa ci sono diversi doni, come dimostrano le varie parole del Nuovo Testamento che indicano i doni spirituali. Due di essi sono particolarmente utili per far luce sui diversi aspetti dei doni e sul loro funzionamento nella Chiesa.

 

Il primo è carisma, che significa “grazia”, “favore” o “gentilezza”. Questo termine indica la natura non guadagnata e non meritata dei doni. I doni spirituali sono dati per grazia di Dio. Cioè, facendoci entrare nella sua famiglia, Dio non ci ha lasciati in povertà, ma ci ha dotati di ogni opera buona necessaria al funzionamento della Chiesa. La seconda parola che indica i doni è pneumatikos, una parola che significa “spirituale”.

 

L’enfasi qui è chiaramente sul fatto che i doni sono spirituali, non naturali. Qualsiasi sforzo per servire Dio senza il suo Spirito abilitante è inutile. L’esercizio dei doni richiede la potenza divina. 

 

Che ci siano diversi tipi di doni è chiaro non solo dalla diversa terminologia usata nelle Scritture, ma anche dai vari passaggi in cui i doni sono elencati. Ce ne sono quattro: Romani 12:6-8, 1 Corinzi 12:8-11, Efesini 4:7-12 e 1 Pietro 4:10-11. Questi elenchi non sono necessariamente definitivi e coprono tutti i doni spirituali che il Signore concede alla sua Chiesa, ma illustrano le molte funzioni che Egli ci concede.

 

Per quanto riguarda la diversità dei doni, dobbiamo riconoscere due verità. La prima è che ogni credente ha una funzione nel corpo (1 Pietro 4:10). Quindi non è vero che alcuni cristiani hanno dei doni e altri no. Ogni credente ha una funzione data dallo Spirito che deve contribuire al benessere della Chiesa. In secondo luogo, c’è un chiaro legame tra il dono stesso e la sua funzione (1 Cor 12: 28-30). In altre parole, il Nuovo Testamento non immagina i doni come poteri disincarnati a disposizione dei credenti di propria iniziativa; piuttosto, è lo Spirito che equipaggia le persone con i doni nella chiesa (v. 28). In questo senso, ogni comunità è per definizione carismatica e i doni sono parte integrante di ogni chiesa autentica.

Principi dei doni spirituali

A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti, a uno è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo lo stesso Spirito; a un altro la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro i doni di guarigione, per mezzo dello stesso Spirito; a un altro potenza  di operare miracoli; a un altro la profezia; a un altro la capacità di distinguere gli spiriti; a un altro vari tipi di lingue e a un altro l’interpretazione delle lingue.

 

Tutti questi poteri sono conferiti da un unico e medesimo Spirito, che distribuisce a ciascuno individualmente come vuole (1 Cor 12:7-11). Dopo aver messo in guardia i Corinzi dall’ignoranza e averli istruiti sui vari tipi di doni nella Chiesa, Paolo delinea quattro principi per i doni spirituali.

 

In primo luogo, spiega che i doni sono dati per il bene comune (v. 7). In contrasto con questo principio, molti usano i doni per attirare l’attenzione su di sé piuttosto che per sviluppare l’intero corpo dei credenti. Sebbene i doni siano dati agli individui, essi sono di natura corporativa. Considerarli in termini strettamente individualistici significa fraintendere completamente il loro scopo.

 

Paolo sottolinea poi che i doni sono di per sé diversificati (v. 8-10). Questo fatto confuta l’idea che uno o due doni debbano essere isolati ed elevati al di sopra degli altri. Che si tratti di lingue, profezia, miracoli, insegnamento, ecc. la Parola di Dio nega qualsiasi quadro che associ un solo dono particolare all’esperienza della pienezza spirituale (1 Cor. 12:29-30).

Ogni credente ha una funzione data dallo Spirito che deve contribuire al benessere della Chiesa.

In terzo luogo, i doni sono elargiti sovranamente (v. 11). Lo Spirito dà i doni “come vuole”. È una verità cruciale, che ci libera dall’idea che i doni possano essere ottenuti o indotti dal nostro potere. Il credente che riposa nella sovrana elargizione dei doni da parte di Dio apre il suo cuore a desiderare tutto ciò che Dio ha per lui, non temendo nulla di ciò che lo Spirito può fare e confidando di essere equipaggiato nella misura in cui Dio lo vuole. Così riposiamo nella sovranità di Dio, sapendo che il Dio infinito non sarà manipolato da uomini finiti. Dio ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno (2 Pietro 1:3).

 

Infine, riconosciamo che i doni non indicano la salute spirituale di chi li possiede. Questo principio è implicito nei versetti 7-11, ma è affermato più chiaramente nel capitolo 13: “Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo.” (v. 1). In poche parole, per quanto spettacolare possa essere il talento di una persona, il cristiano senza amore è segnato dal fallimento. I doni spirituali non sono la prova definitiva del nostro benessere spirituale.

 

L’istruzione di Gesù

Dopo aver esaminato la trattazione dei doni da parte di Paolo, saremmo negligenti se non ascoltassimo anche l’insegnamento di Gesù sull’argomento. Ecco cosa dice in Matteo 7:

«Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:21-23)

 

Il punto di vista di Paolo non era diverso da quello di nostro Signore: il talento spirituale non equivale alla salute spirituale e certamente non è indicativo di una giusta relazione con Dio. Gesù stesso ha avvertito che una persona può insegnare una falsa dottrina pur mostrando ogni tipo di dono.

 

Se i doni non sono né l’indicatore della salute spirituale né la via per la pace con Dio, allora cosa lo è? La risposta è la fede in Gesù crocifisso e risorto. È l’unico modo per godere del benessere spirituale e della vera pace con Dio (Rom 5:1). Non riponiamo la nostra fede nei doni, ma nel Datore di questi doni, sottomettendoci all’opera dello Spirito attraverso di noi per il bene della Chiesa.

 

Questo articolo è stato adattato dal sermone “Spiritual Gifts – Part One” di Alistair Begg.

 

Traduzione a cura di Lisa Artioli

 

Lettura consigliata dal catalogo Coram Deo: Pentecoste.

 

Foto di Rebecca Clarke su Unsplash

Tematiche: Doni dello Spirito Santo

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

© TruthForLife.org, © Coram Deo

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