John MacArthur ha festeggiato i 50 anni di ministero alla Grace Church

John MacArthur ha appena celebrato il 50° anniversario del suo servizio come pastore anziano della Grace Community Church a Sun Valley, in California. MacArthur è autore di dozzine di libri sulla teologia, sulla vita cristiana, sulla predicazione espositiva e su questioni culturali e collegate alla chiesa. Un uomo che ha sopportato molti pesi nei suoi anni nella Chiesa Grace (chiesa della grazia). È davvero un uomo a cui Dio ha concesso una fedele perseveranza.

 

Alcuni mesi fa, ho avuto il privilegio di parlare con MacArthur sulla perseveranza nel ministero. Quell’intervista è riportata qui di seguito.

 

Hai servito come pastore alla Grace Community Church per quasi cinquant’anni e senza dubbio hai attraversato innumerevoli pericoli, inganni e insidie. Quali sono state le minacce più gravi alla tua perseveranza nel ministero?

Essere un pastore significa adoperarsi per essere lo strumento dello Spirito di Dio per santificare il popolo di Dio e renderlo conforme a Cristo. Penso spesso al fatto che l’elezione è semplicemente il proposito divino di Dio prima del tempo, la giustificazione e la glorificazione sono un atto divino in un momento. Nella vita di ogni cristiano, la santificazione è un lungo e laborioso processo di conformità a Cristo per raggiungere il quale la Parola di Dio e lo Spirito di Dio sono lo strumento di guida del popolo di Dio.

 

Quindi penso che la parte più difficile del ministero pastorale sia la sofferenza di cui parla Paolo in 2 Corinzi 11:29: “Chi è debole senza che io mi senta debole con lui? Chi è scandalizzato senza che io frema per lui?” Cioè, non si tratta del numero di persone che frequentano la tua chiesa, non si tratta di un culto attraente e non si tratta di un grande evento organizzato. La mia vita ha alti e bassi per quanto riguarda gratitudine e gioia sulla base di ciò che vedo nel processo di santificazione del popolo di Dio, cioè del gregge che il Signore mi ha dato.

 

È molto spiacevole quando vedi persone, a cui hai dedicato la tua vita e sai che sono stati abbastanza a contatto con la verità per diventare maturi e fedeli, diventare poi infedeli o peccatori o – peggio ancora – a volte insubordinati nella vita della chiesa, facendo tutto il possibile per osteggiare la leadership della comunità causando divisioni.

Il lato positivo è invece avere la grande gioia di vedere uomini venire a Cristo, maturare e crescere in Cristo. Oppure, e questa è la cosa più difficile da affrontare, a volte si finisce col chiedersi se si è la persona giusta in certe situazioni: forse hanno bisogno che qualcun altro parli al loro cuore. Quando si è stati nella stessa chiesa per molto, molto tempo, ci si chiede se hanno ascoltato così tanto da non avere più alcuna influenza su di loro.

 

Penso che in un ministero duraturo e a lungo termine, si vivono benedizioni meravigliose e  anche per più generazioni. Sono stato al capezzale di una dolce sorella, di una cara famiglia che conosco da decenni. Lei e suo marito ora sono entrambi in paradiso. I suoi figli e i suoi nipoti frequentano la nostra chiesa e ora anche i loro pronipoti entrano a far parte della chiesa. Questa è una benedizione incredibile: vedere una chiesa avere quel tipo di continuità che dona la gioia di andare indietro di tre generazioni. D’altro canto, il rovescio della medaglia è che hai persone esposte allo stesso tipo di ministero, lo stesso tipo di comunione fraterna e sembra che non imbocchino mai la via della santificazione mostrando molti progressi. Questo può essere scoraggiante.

 

Hai predicato libro per libro, versetto per versetto per decenni. Come hai fatto a continuare a crescere nella tua capacità di predicare e nella tua passione per questo compito? Come possiamo continuare a mantenere la nostra predicazione fresca?

Ho iniziato a predicare quando ero giovane; saranno passati probabilmente 60 anni dal mio primo sermone. Ho scoperto che ciò che mi dà energia nella predicazione è il tesoro infinito della Scrittura. Non importa quante volte ci torno, non importa quante volte riesamino un passo: è una miniera di diamanti inesauribile. Continuo a trovare diamanti dappertutto ed hanno più sfaccettature. Alla mia età, posso dire che sono più entusiasta e più appassionato per ciò che predico di quanto non lo sia mai stato. Sono sempre stato entusiasta di questo.

 

Non importa quante volte ci torno [sulla Bibbia]. Non importa quante volte riesamino un brano. È una miniera di diamanti inesauribile.

 

 

Amo ancora il percorso della scoperta: questo mi mantiene fresco. Sto ancora cercando di capire ogni sfumatura di ogni brano e di ogni dottrina. Direi semplicemente che dopo tutti questi anni di studio della Parola di Dio, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, 60 anni di questo tipo di predicazione, la Parola è più preziosa per me ora di quanto lo sia mai stata prima e predicare è un privilegio più grande che mai. Ora per me è possibile non solo prepararmi ma anche attingere da un pozzo del passato che mi insegna anche mentre sto predicando. Quindi c’è una sorta di ricchezza nella mia esperienza personale.

Penso che se lungo il cammino avessi avuto solo 25 sermoni da predicare e fossi andato in giro a predicare le stesse 25 prediche, mi sarei inaridito e sarei morto o se avessi cambiato chiesa ogni sette, otto o nove anni e avessi riciclato gli stessi sermoni, non penso che questo mi avrebbe dato la stessa gioia e benedizione di aver predicato per 50 anni alle stesse persone ogni domenica mattina e sera sapendo che non posso semplicemente ripetere ciò che ho detto perché loro lo hanno già memorizzato.

 

Questo mi ha messo sulla buona strada per cercare continuamente di comprendere sempre meglio la Scrittura e la verità che essa produce. Non è l’esercizio della predicazione che amo. Sono felice di farlo, ma è il privilegio di proclamare ciò che sto scoprendo. Quindi è il processo di scoperta che in realtà è dietro a tutto ed è la ragione per cui sono rimasto alla Grace Community Church, a parte il fatto che non ho avuto molte altre offerte. L’altro motivo per cui sono rimasto è che temevo di perdere questa freschezza che mi ha costretto nello stesso posto ed è stata la benedizione più incredibile della mia vita.

 

Come ti sei avvicinato alla tua vita di devozione nel corso degli anni, e come può un pastore rimanere fervente giorno dopo giorno, anno dopo anno, nel suo uso dei mezzi di grazia ordinati da Dio?

Non sono mai stato davvero in grado di vedere la differenza tra lo studio della Scrittura per capire cosa significa in modo da poterla comunicare a qualcun altro e un approccio devozionale. Quindi, quando leggo, mi fermo e mi chiedo: “Che cosa significa?” Questo è proprio il modo in cui sono fatto: lo studio mi dà energia. Ma oltre allo studio, la semplice lettura delle Scritture è importante. E in tutti questi anni, ho provato a farlo in molti modi diversi.

 

Però faccio altre due cose a livello devozionale. Adoro leggere le biografie di persone che Dio ha benedetto in modo straordinario perché ho sempre voluto confrontarmi con altri che considero molto meglio di me stesso nel loro cammino con il Signore e nella loro utilità per Lui. Quindi amo l’effetto umiliante di stare all’ombra di qualcuno che Dio ha usato in modo potente, sia che si tratti di David Brainerd, William Tyndale o chiunque altro.

 

La Parola è più preziosa per me ora di quanto lo sia mai stata prima, e predicare è un privilegio più grande che mai.

 

Un’altra cosa importante è leggere tanto materiale dottrinale, che sia un articolo, una sezione di teologia sistematica o un libro su una determinata dottrina. Questo è ciò che il mio cuore cerca in senso devozionale. Molti anni fa, quando studiavo al seminario, ricevetti una copia di The Existence and Attributes of God di Stephen Charnock (Lett.: L’esistenza e gli attributi di Dio): non sapevo che qualcuno potesse aver fatto tante riflessioni su Dio. Recentemente ho letto il libro di Sinclair Ferguson, The Whole Christ, che ha arricchito la mia comprensione della santificazione e dell’antinomismo.

 

Nel lungo periodo, come facciamo a mantenere Cristo e il Vangelo al centro dei nostri ministeri impedendo alle altre cose di metterli da parte?

Sulla strada di Emmaus, Gesù disse: “Ecco, io sono il tema dell’Antico Testamento”, e cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. Nell’Antico Testamento abbiamo l’anticipazione di Cristo, nei Vangeli abbiamo l’incarnazione, nel libro degli Atti la proclamazione, la spiegazione nelle Epistole, e la glorificazione o l’esaltazione nel libro dell’Apocalisse. Se sei un espositore sequenziale, non ti allontanerai mai da Cristo. Potresti guardarlo direttamente in faccia in Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Poi ascolti il Suo vangelo proclamato in tutto il libro degli Atti. Se predichi attraverso il Nuovo Testamento, quando finirai gli Atti, non avrai fatto un respiro senza che Gesù Cristo sia al centro di esso. Poi ti addentri nelle Epistole e, immediatamente ti spiegano chi è, perché è venuto e cosa ha realizzato.

 

La ragione per cui faccio un’esposizione sequenziale dei libri è perché ho paura di non farlo, perché ogni parola di Dio è vera. Se lo fai, Cristo è il tema infinito di tutto. Sai che è qui che devi concentrarti: mentre guardi la Sua gloria, sei trasformato nella Sua immagine da un livello di gloria al successivo dallo Spirito (2 Cor 3:18).

Ricordo di aver terminato il Vangelo di Giovanni per la seconda volta. Ho predicato attraverso Matteo, Luca e Marco… Ho fatto il Vangelo di Giovanni per la seconda volta perché molti di coloro che si erano uniti alla chiesa non erano presenti quando l’ho esposto la prima volta. Ho finito Giovanni e ho detto: “Cosa vorreste fare dopo questo?” E loro dissero: “Abbiamo conosciuto la pienezza di Cristo nel Nuovo Testamento. Pensiamo che ora sarebbe bellissimo addentrarci nell’Antico Testamento e cercarlo là”. Vedete, non  puoi trovarlo se non sai com’è, ma quando sai che aspetto ha… trovi Cristo ovunque.

 

Se sei un espositore sequenziale, non ti allontanerai mai da Cristo.

 

Quando le persone danno uno sguardo a Cristo nella Sua piena gloria, lo desiderano. E non ho mai trovato nessun argomento, nessuna persona neanche lontanamente vicina a lui, che sia meglio per la mia santificazione e per la santificazione del nostro popolo.

 

Molto è stato scritto sull’esaurimento dei pastori, e almeno in parte sembra legato ad aspettative sbagliate e delusioni. Come possono i giovani ministri superare questa sfida?

L’idea che stai per lasciare il ministero per delusione è dovuta alla tua incapacità di comprendere che non lo hai mai fatto per te; è un servizio al quale sei stato chiamato. Se tu fossi nell’esercito e il tuo compito fosse di fare la guardia al cibo mentre tutti gli altri sono andati a combattere, e se tu fossi un buon soldato, rimarresti lì a fare il tuo dovere, facendo ciò che ti è stato comandato di fare. Saresti felice di far parte della vittoria di quella battaglia. Penso che permettiamo a troppi pastori di lasciare il ministero a causa di qualche insoddisfazione personale. Penso che sia dovuto al fallimento di non stare davanti alla Parola di Dio, all’incapacità di non essere un predicatore fedele. Così dico ai pastori: “Guardate, i primi due o tre anni del vostro ministero, predicate in maniera espositiva, lavorate sodo, andate a fondo nel testo, date tutto voi stessi in questo e inizierete ad avere buone abitudini. Queste prenderanno il sopravvento e ciò in futuro non dipenderà dall’autodisciplina, sarà solo un’abitudine. Lo fai semplicemente perché lo fai. E una volta stabilito quel tipo di abitudini coerenti, ciò ti sosterrà nei momenti difficili”.

 

Se non hai quel tipo di abitudine stabilita nei primi anni, sarà più difficile sopravvivere alla delusione. E così sarà di aiuto a confidare nella Parola di Dio, negli scopi di Dio e nella chiamata di Dio, dove Egli ti ha posto. Sii fedele al Signore, sii grato per il servizio che rendi al Signore. Lascia che Dio stesso si prenda cura dei risultati. Ho detto spesso che bisogna prendersi cura della profondità del proprio ministero e permettere a Dio di occuparsi della larghezza. Qualcuno una volta si avvicinò a un anziano predicatore e disse: “La mia chiesa è troppo piccola”. Ed egli rispose: “Forse è grande tanto quanto il tuo renderne conto nel giorno del giudizio”.

Così spesso ho pregato: “Signore, non mi dare più persone. Non voglio rendere conto a te per altre persone”.

 

Hai individuato aspetti critici in amici e colleghi che non sono riusciti a sostenere il peso del ministero? Se è così, come loro possono aiutarci?

In 2 Corinzi 3, Paolo mette a confronto il vecchio e il nuovo patto, parla del fatto che Lui è un ministro di un nuovo patto e indica tutti i modi per i quali è migliore. Poi arriva al capitolo 4 e dice: “Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo” (2 Cor 4:1). Il ministero è una misericordia. È una misericordia immeritata. Ciò significa che non me lo merito, non potrei guadagnarmelo. Allora perché dovrei abbandonarlo se non mi soddisfa? È una misericordia che io sia persino nel ministero…. Penso che Paolo lo veda come una misericordia, anche se ha sofferto molto.

 

Prenditi cura della profondità del tuo ministero e lascia che Dio si prenda cura dell’ampiezza.

 

L’apostolo ha sofferto e non solo per cose esterne, ma ancora peggio, per la cura alle chiese. È stata una vita di sofferenza perché era oppresso dal fatto che la loro santificazione veniva interrotta spesso da falsi insegnanti e da altre cose. Penso che se hai intenzione di resistere nel ministero devi capire che essere chiamato a servire la Parola di Dio è una misericordia; è un privilegio così incredibile che devi prenderlo per quello che è e non chiedere di più. Il Signore probabilmente ti ha dato quanto serve per gestire questo dono ricevuto.

 

Facciamo l’ipotesi che sono uno studente di un seminario teologico che si prepara al ministero pastorale o un pastore nuovo di zecca che serve nel suo primo anno di ministero vocazionale: come mi consiglieresti di evitare le insidie che mi minacciano sia come cristiano sia come pastore?

Supponiamo che tu stia per insegnare le Scritture, supponiamo che questo sia il tuo primo incarico. Direi questo: ama la tua gente. Per essere in grado di sopravvivere per 50 anni, cinque decenni, e non crollare e non bruciarsi e non creare animosità o delusione nelle persone, bisogna amarli. Sai che la vera opera dello Spirito Santo nella vita di un credente è di produrre amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. Tutte queste cose devono essere chiaramente evidenti nella vita di un pastore, così da poter resistere.

 

Se nella tua vita non hai queste grazie attraverso lo Spirito Santo, non sopravviverai. Una di queste due cose accadrà: o te ne andrai o le persone se ne andranno e tu ti troverai in una chiesa con le porte girevoli. Li farai entrare dentro dalla porta principale ma li farai anche uscire dalla porta di servizio dopo che ti avranno conosciuto. Quindi l’unica cosa che direi è: bada a te stesso e alla tua dottrina, e con ciò intendo dire che devi far sapere a quelle persone che tu dai la tua vita per loro perché li ami.

 

Ho tra le mie braccia il pronipote delle persone che ho servito tra le prime quando sono entrato in chiesa. Le famiglie mi amano e amano mia moglie Patricia, e amano la nostra famiglia, i nostri figli e i nostri nipotini. Deve esserci integrità nella tua vita, quindi bada a te stesso. L’unico modo che hai per sopravvivere è camminare nello Spirito e lasciare che lo Spirito manifesti il Suo frutto nella tua vita. Direi che la prova del carattere di una chiesa non è la sua capacità di attrarre i giovani, ma è la sua capacità di trattenere le persone anziane. Questo è il vero carattere di una chiesa sana.

 

Direi che la prova del carattere di una chiesa non è la sua capacità di attrarre i giovani. È la sua capacità di trattenere le persone anziane.

 

Se mi chiedessi che cosa distingue la Chiesa Grace Community, direi questo: generazioni di persone e famiglie che amano la loro chiesa, che abbracciano la loro chiesa in ogni modo, che danno generosamente e costantemente, che servono, che offrono loro stesse volontariamente, che hanno comunione e rendono il culto a Dio. Questo tipo di costanza non deriva da un programma, manda un affetto che va in profondità tra un pastore e la sua gente ed è testato a tutti i livelli possibili attraverso decenni. Il risultato finale ed il frutto di questo è la più ricca di tutte le esperienze spirituali per il pastore e la sua gente.

 

Ma non molti uomini lo sperimentano.

 

(Traduzione a cura di Maddalena Bennardo)

 

 

 

Tematiche: Ministero, Pastorato, Sofferenza, Studio e disciplina

Jeff Robinson

Jeff Robinson (PhD, The Southern Baptist Theological Seminary) è capo editor per The Gospel Coalition. Pastore della Christ Fellowship Church in Louisville, Kentucky, e serve come responsabile della ricerca, professore associato all’Andrew Fuller Center for Baptist Studies e professore aggiunto di storia della chiesa al Southern Seminary. Lo puoi seguire su Twitter.

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