Gesù disse: “Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Dal momento che i Cristiani sono chiamati a evangelizzare, dobbiamo chiederci: “Se Dio è in controllo, qual è dunque il nostro ruolo in questo processo?”. Cerchiamo dunque di comprendere l’equilibrio tra la nostra responsabilità e la sovranità di Dio[1].
Se Dio è sovrano nell’adempiere il suo piano di salvezza nelle vite delle persone, questo incide sul nostro dovere di evangelizzare? Inoltre, se crediamo nell’assoluta sovranità di Dio, non ne consegue che dobbiamo smettere di ricorrere alla nozione della responsabilità umana?
Ogni volta che mi è stata posta, in una forma o nell’altra, questa domanda, penso di aver sempre raccomandato un libro: Evangelizzazione e Sovranità di Dio di J. I. Packer (Ed Coram Deo), scritto nel 1961. Packer è diventato famoso soprattutto per il famoso Conoscere Dio, una pubblicazione successiva, un classico in relazione alla domanda che ci poniamo in questa lezione. La mia dipendenza dal libro di Packer diventerà sempre più ovvia nel corso di questa lezione, che è di fatto un apprezzamento sull’opera di Packer.
Lo sentivo così fortemente nel mio spirito che ieri mattina ho chiamato il dottor J. I. Packer, che al momento è in congedo sabbatico a casa sua a Vancouver, nella Columbia Britannica. Ci eravamo incontrati una volta a Glasgow, ma lui non si ricordava affatto di me, il che non mi ha sorpreso. Tuttavia, sentivo che fosse importante dirgli almeno quanto stessi “plagiando” il suo libro nell’affrontare questo tema. È stato molto cortese e ha detto che riteneva gentile da parte mia persino averglielo chiesto; secondo lui non era necessario, e ha aggiunto: “Affido i miei sforzi letterari alle acque, e qualunque cosa ritorni, ritorna al Signore. Puoi usare il mio libro ogni volta che vuoi. Puoi citarlo se ti fa piacere, ma puoi anche ignorarlo se preferisci. Puoi dire alla gente che ho detto che va bene, oppure non dirglielo affatto”.
Allora gli ho risposto: “Beh, io lo dirò; mi sento meglio così”. Gli ho anche detto che avrei iniziato il mio intervento da Giovanni 6:35 e lui ha commentato: “Una scelta eccellente. Non avresti potuto scegliere un passo migliore”. Così mi sono sentito in qualche modo incoraggiato e, di conseguenza, eccomi qui proprio con questo brano.
Voglio affrontare questo argomento in modo che alla fine risulti molto più una lezione che un sermone. E la mia responsabilità sarà più didattica che espositiva. Predicare, tra l’altro, è più che insegnare, perché aggiunge all’insegnamento l’applicazione. In questa lezione, voglio tralasciare l’applicazione pratica e cercare soprattutto di trasmettere gli elementi essenziali di questo vasto argomento.
“Gesù disse loro: ‘Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. Ma io ve l’ho detto: “Voi mi avete visto, eppure non credete!’. Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Giovanni 6:35-38).
Al verso 35 Gesù dichiara di essere “il pane della vita”, e dice che chiunque vada a lui “non avrà più fame” e chi crede in lui “non avrà mai più sete”. Perciò il verso 35 afferma la possibilità per chiunque di credere, e il verso 36 ci ricorda la responsabilità di non credere: “Ma io ve l’ho detto: ‘Voi mi avete visto, eppure non credete!’”. Al verso 35 abbiamo l’opportunità di credere; al verso 36 la responsabilità di non credere. L’offerta del verso 35 è un’offerta reale, e specifica che il non credente può di fatto ottenere salvezza, se vuole; pertanto, nessun altro, secondo il verso 36, è responsabile per il non credente che sceglie di rigettare questa offerta di salvezza.
Al verso 37, nella parte iniziale, c’è un indicatore della sovranità divina: “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me”: Dio Padre ha pianificato di dare suo Figlio a coloro che egli ha scelto dall’eternità. Immediatamente dopo, nello stesso verso, ci si sposta dalla sovranità di Dio all’opportunità dell’uomo: “e colui che viene a me, non lo caccerò fuori”.
Al verso 39 ancora una volta troviamo la sovranità divina: “Che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati” (ancora una volta, la nozione dell’elezione). Verso 40: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna”: ecco l’opportunità della fede e la responsabilità dell’uomo di rispondere all’offerta di salvezza di Dio.
Quindi, lungi dall’essere un’idea presente in elementi sparsi della Bibbia, tutta questa questione esiste (anzi, coesiste) nelle pagine della Bibbia stessa.
Si tratta di un’antinomia, non di un paradosso (che è diverso e sul quale non mi soffermerò): due verità che stanno una accanto all’altra, apparentemente inconciliabili e tuttavia entrambe innegabili.
Verità numero uno: Dio è sovrano.
Verità numero due: l’uomo è responsabile.
Questa è un’antinomia. Che Dio, innanzitutto, ordina e controlla ogni cosa, incluse le azioni umane, secondo il suo eterno proposito è la prima verità; e poi che Dio ritiene ogni uomo responsabile delle scelte che compie e delle azioni che intraprende.
Impegnativo, vero? E anche un po’ fuori dagli schemi. Chiaramente, ciascuna verità deve essere vera di per sé, ma non è affatto chiaro come possano essere entrambe vere insieme (da qui l’antinomia).
Ora, non sono un fisico, ma credo che ci sia una sorta di antinomia nel mondo della fisica riguardo alla questione della luce. Infatti, se non sono cambiate le cose, la luce è concepita in termini di onde, ma anche in termini di particelle. Ed è vero sia che la luce è onda, sia che la luce è particella. Cercare di spiegarla nei termini dell’una a discapito dell’altra significa essere imprecisi. Entrambe le realtà sono vere, ma è difficile capire come possano esserlo contemporaneamente.
Nel tentativo di mettere tutto in ordine, di sistemare perfettamente la nostra teologia e di assicurarci che non rimanga alcun mistero, siamo esposti alla tentazione di rifiutare uno dei due lati dell’equazione. Qualcuno potrebbe dire: “Io credo solo nella responsabilità umana e, quindi, rifiuto la sovranità divina»”, oppure: “Noi crediamo nella sovranità di Dio e, di conseguenza rifiutiamo la responsabilità umana”.
Un’eccessiva enfasi sulla responsabilità umana in relazione all’evangelizzazione porta quasi inevitabilmente a considerarci responsabili di ottenere convertiti. Se vi schierate da questa parte dell’equazione, sentirete costantemente che le persone non saranno salvate a meno che voi non adottiate un certo stile di approccio, a meno che voi non utilizziate una determinata metodologia. E questo è in gran parte evidente nello stile di evangelizzazione promosso da Finney, da Moody e da altri ancora: un approccio all’evangelizzazione non del tutto sbagliato, ma tendenzialmente sbilanciato sul lato della responsabilità umana. Questo approccio tende a valutare l’evangelizzazione non in base al criterio del messaggio proclamato, ma in base ai risultati visibili. Se non ci sono conversioni, la gente dirà: “Beh, non è successo nulla”. Ora, ciò non significa che dovremmo sminuire la nostra responsabilità di predicare, né che dovremmo ridurre la responsabilità che ha l’ascoltatore di decidere.
D’altra parte, cadere dall’altro lato della barricata significa enfatizzare talmente la sovranità divina da perdere di vista la responsabilità della Chiesa, nonché la nostra responsabilità individuale di evangelizzare. Proporrò un’illustrazione che usa Packer nel suo libro, e che è presente anche in altre fonti. Carey, da giovane, mentre partecipava a un incontro di ministri nel sud dell’Inghilterra, propose a tutti i pastori battisti presenti di istituire una società missionaria. Disse: “Potremmo fondare la Società Missionaria Battista e raggiungere il mondo”. Pare che il presidente di quell’incontro abbia risposto: “Siediti, giovanotto. Quando Dio vorrà convertire i pagani, lo farà senza il tuo aiuto né il mio”.
Il punto positivo di questo commento è riconoscere che è Dio a salvare. Sempre e in ogni caso, è Dio che salva le persone. Quell’uomo sapeva anche che, con o senza il nostro coinvolgimento, l’opera di Dio sarebbe andata avanti. E sapeva inoltre che, senza il nostro coinvolgimento, Dio non è impotente. Tuttavia, il punto negativo è questo: quell’affermazione sembrava dimenticare che Dio salva le persone mandando i suoi servi a comunicare il Vangelo. In sintesi, correva il rischio di enfatizzare una verità a scapito dell’altra.
Il comandamento di Cristo significa che dovremmo tutti dedicare tutte le nostre risorse di ingegno e di iniziativa al compito di rendere il Vangelo noto in ogni modo possibile a ogni persona possibile.
Credo che questo è ciò che insegna la Bibbia: non abbiamo altro mandato dato da Cristo se non quello di usare tutto il nostro ingegno, tutti i nostri sforzi, tutta la nostra responsabilità per cercare di trasmettere agli altri la buona notizia salvifica del Vangelo di Gesù Cristo.
Allora cosa stiamo dicendo? Stiamo dicendo che esiste un’antinomia. Stiamo dicendo che la tentazione è quella di abbracciare una delle due realtà escludendo l’altra, di indebolire l’una attraverso un’eccessiva enfasi sull’altra. E stiamo suggerendo che questo non è il modo giusto di procedere.
Perché, se provate a fare così, vi ritroverete continuamente a cercare di spiegare dei versetti alla luce della vostra posizione. Per esempio, se “votate” per la responsabilità umana, ecco come leggerete i versi in Giovanni 6: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. Poiché…. chiunque contempla il Figlio e e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Certo, se invece siete dei “venditori” della sovranità di Dio, tenderete a leggere in questo modo: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati… Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio…”. Vedete? Voi non potete farlo! Non potete farlo e basta. Perciò se state provando a farlo, voglio che sappiate che è inutile. Sarete una “contraddizione vivente, in parte veritiera e in parte fittizia”[2]. Già! È così. È inevitabile. Ora, questa è davvero una verità sconvolgente, ma è anche una verità liberante. E se la afferrate, vi renderà liberi. Se non lo fate, siete destinati a spremervi il cervello per il resto della vostra vita. L’unico modo per venirne fuori è mantenere entrambe le verità con la stessa serietà, perché è questo che fa la Bibbia. E non abbiamo alcun diritto di cercare di attenuarne una usando un’enorme dose dell’altra.
Una volta chiesero a Charles Haddon Spurgeon: “Come concili la nozione della sovranità divina e della responsabilità umana?”. Spurgeon rispose: “Non lo faccio. Non c’è bisogno di riconciliare degli amici”. Egli comprendeva che queste verità, poste fianco a fianco (talvolta persino nello stesso versetto, come notiamo qui in Vangelo di Giovanni 6) sono state intenzionalmente messe lì da Dio. E possiamo essere certi che entrambe le verità trovano la loro riconciliazione nella mente e nel consiglio di Dio. Possiamo anche aspettarci che un giorno, quando saremo in cielo, potremo capire come esse si conciliano. Ma oggi, mentre viviamo quaggiù, dobbiamo riconoscere che questa realtà, queste verità, devono certamente rientrare sotto l’orbita di Deuteronomio 29:29: “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge”.
Permettetemi di illustrarlo in un altro ambito. In Luca 22:22, troviamo questo concetto espresso chiaramente riguardo al tradimento di Cristo: “Perché il Figlio dell’uomo, certo, se ne va, come è stabilito”. Stabilito da chi? Da Dio. Quando? Nei suoi propositi eterni. Questa è la sovranità divina. “Ma guai a quell’uomo che lo tradisce”. Questa è la responsabilità umana. Giuda Iscariota era responsabile delle sue azioni ma Dio, nella sua sapienza eterna, aveva determinato che fosse così.
In Atti degli Apostoli 2:23 troviamo la stessa realtà proclamata riguardo a ciò che era accaduto a Gesù: “Quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste”.
Ed ecco uno dei segreti di Dio: egli concilia la chiara verità della responsabilità umana e la chiara verità della sovranità divina.
La responsabilità dell’uomo per le sue azioni e la sovranità di Dio in relazione a quelle stesse azioni sono… fatti ugualmente reali e fondamentali.
Ora, potremmo attraversare tutta la Bibbia trattando questo tema; ma non abbiamo il tempo di farlo. Cerchiamo piuttosto di rispondere a questa domanda: in che modo, dunque, una fede solida nella sovranità di Dio (e darò per scontato che possiamo partire da qui, anche se alcuni di voi non sono ancora a questo punto) influisce sul nostro dovere di evangelizzare?
La necessità dell’evangelizzazione
Quelli che leggono, possono leggere e vogliono leggere, troveranno il libro di Packer di grande beneficio. Egli dice: La sovranità di Dio nella grazia non influisce in alcun modo su ciò che abbiamo detto riguardo alla natura e al dovere dell’evangelizzazione.
Dopo due capitoli a dire: Dobbiamo evangelizzare, ora ritorna alla domanda che aveva posto nel capitolo iniziale e afferma: I fatti della sovranità di Dio non annullano in alcun modo quanto esposto nei due capitoli precedenti. Bisognerebbe leggere i vecchi autori puritani per afferrare bene questo punto, perché quegli uomini sottolineavano che Dio ha una volontà segreta, che non ci è dato conoscere, e una volontà rivelata. I Riformatori evidenziavano che la nostra incapacità di comprendere la sua volontà segreta non può essere usata come scusa per non adempiere la sua volontà rivelata.
E la sua volontà rivelata è che dobbiamo evangelizzare il mondo, mentre la sua volontà segreta è che egli ha stabilito fin dall’eternità di avere un popolo tutto suo.
Altrimenti potremmo dire: “Beh, se Dio è un Dio sovrano, perché sediamoci tutti in fondo alla sala e aspettiamo che le persone arrivino e siano salvate! Dopo tutto, non è questo che stai dicendo?”. No, per niente! Com’è che Dio salva i peccatori? Portandoli a contatto con il Vangelo.
Matteo 22:1: “Il regno dei cieli può essere paragonato a un re, il quale fece le nozze di suo figlio. Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire”.
È interessante, vedete? Egli li mandò, ed essi rifiutarono. Rifiutarono perché erano esseri umani e avevano una responsabilità. Perciò “mandò ancora altri servi… «Dite agli invitati: Ho preparato il mio pranzo»”, e così via. Alla fine del racconto, che cosa accade? Che essi vanno per le strade e per i crocicchi, e il banchetto si riempie come risultato dell’attività dei servi.
Il quadro è chiaro: il banchetto che Dio ha preparato in cielo per noi sarà riempito come risultato dell’attività dei suoi servi, cioè come risultato del nostro andare a evangelizzare per le strade e i crocicchi e “costringere” le persone a entrare. È attraverso questo mezzo che Dio condurrà alla fede coloro che ha stabilito.
Quindi credere nella sovranità di Dio non nega la necessità dell’evangelizzazione.
L’urgenza di evangelizzare
Secondo punto, la sovranità di Dio non incide sull’urgenza di evangelizzare. La parola di Gesù è chiara in Luca 13:3: “No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo”. Gesù sta esortando a ravvedersi.
L’urgenza dipende dalla grandezza del bisogno del nostro prossimo e dall’immediatezza del loro pericolo. Sono come persone che dormono in un edificio in fiamme e non se ne rendono conto: hanno bisogno che qualcuno vada a svegliarli e dica: “Ehi, non te ne rendi conto? Non vuoi affidarti a Cristo?”.
Il pensiero che, se non sono eletti, non crederanno e i nostri sforzi per convertirli falliranno non dovrebbe trattenerci. Certo, c’è una verità in questo pensiero, ma non è affar nostro e non dovrebbe fare alcuna differenza nel nostro agire.
Capite? Non possiamo dire: “Oh no, non faremo una campagna evangelistica. Andremo solo da coloro che Dio ha eletto”. Come facciamo a sapere chi sono? Per questo Paolo, quando proclama il suo messaggio, dice: “noi proclamiamo, esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza” (Colossesi 1:28).
La genuinità del Vangelo
Dunque la necessità di evangelizzare non viene negata dalla sovranità di Dio. L’urgenza di evangelizzare non è negata. Terzo punto: non viene negata nemmeno la genuinità dell’invito del Vangelo e la verità delle promesse del Vangelo. Il fatto che Dio è sovrano non mina in alcun modo né svaluta questa verità. Romani 10:13: “Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”. Questa è pura verità, e precede l’intera progressione: “E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci?” (Romani 10:14). “Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano” (Atti 17:30): Dio invita tutti gli uomini ovunque di venire a Cristo e trovare misericordia.
Quanto cose bisogna sapere per poter diventare cristiani? Solo due cose: 1) io sono un grande peccatore; 2) Cristo è un grande Salvatore.
Basta leggere la Bibbia e sottolineare le straordinarie offerte di Gesù.
Matteo 11:28: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”.
Giovanni 3:16: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.
Avere fede nella sovranità di Dio non significa che non possiamo poi predicare.
1 Timoteo1:15: “Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori”.
Peccatori! L’invito, dunque, si rivolge ai peccatori in modo universale. Nessuno è escluso dalla misericordia di Dio se non coloro che si escludono da soli attraverso l’impenitenza e l’incredulità. E ora, una grande citazione: “Alcuni temono che la dottrina dell’elezione eterna e della riprovazione implichi la possibilità che Cristo non riceva alcuni che desiderano riceverlo, perché non sono eletti. Tuttavia, le «parole di conforto» delle promesse del Vangelo escludono assolutamente questa possibilità”.
Nessuno che abbia mai desiderato diventare Cristiano è stato incapace di diventarlo a causa della sovranità di Dio. Capite questo?
Perciò non dobbiamo mai avere paura riguardo ai nostri figli. È per questo che li “alleviamo nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Efesini 6:4). Non resteremo svegli la notte chiedendoci se siano eletti. Potremo invece restare svegli pregando Dio per la loro salvezza, per la nostra relazione con loro e per l’educazione e l’istruzione con cui li cresciamo. E se un giorno non giungeranno in cielo con noi, sarà a causa della loro incredulità.
La responsabilità del peccatore
Bene, abbiamo toccato tre punti: 1) la sovranità di Dio non influisce in alcun modo sulla necessità dell’evangelizzazione; 2) la sovranità di Dio non influisce in alcun modo sull’urgenza dell’evangelizzazione; 3)la sovranità di Dio non influisce in alcun modo sulla genuinità dell’invito rivolto da Cristo.
Quarto punto: la convinzione che Dio è sovrano nella sua grazia non influisce sulla responsabilità del peccatore riguardo alla sua risposta al Vangelo.
Qualunque cosa si possa credere riguardo all’elezione, resta il fatto che un uomo o una donna che rifiuta Gesù Cristo diventa la causa della propria condanna. Non c’è nessun punto nella Bibbia in cui si dica che i peccatori perdono il cielo perché non fanno parte degli eletti.
L’unico motivo per cui le persone perdono il cielo è perché trascurano una salvezza così grande, perché non vogliono pentirsi e perché non vogliono credere.
Dio dà agli uomini e alle donne ciò che essi scelgono; non dà loro il contrario di ciò che scelgono.
Qual è, dunque, la verità fondamentale? Che la sovranità di Dio nella sua grazia non influisce in alcun modo su ciò che dobbiamo dire riguardo alla natura e al dovere dell’evangelizzazione.
Inoltre (e posso solo accennarlo se no dovrei scrivere un trattato), la convinzione che Dio è sovrano nella grazia ci dà la nostra unica speranza di successo nell’evangelizzazione.
Vedete, quando iniziamo a rifletterci seriamente, ci rendiamo conto che è proprio una fede implicita nella sovranità di Dio a darci ogni speranza nell’evangelizzazione. Perché l’evangelizzazione è un’impresa senza speranza se affrontata su un piano puramente umano. Se l’evangelizzazione significa: «Andate e convertite il mondo con le vostre capacità di ragionamento», se l’evangelizzazione significa: «Andate e, con le vostre capacità psicologiche e il vostro potere persuasivo, portate il peccatore alla redenzione”… allora è tutto vano. Non riusciremo mai nell’impresa.
Quando leggiamo la nostra Bibbia, scopriamo che ci sono due ostacoli sulla via di un’evangelizzazione efficace. Eccoli.
Il primo ostacolo è l’impulso naturale e irresistibile dell’uomo a opporsi a Dio: “Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio” (Romani 3:11). Per natura, uomini e donne non sono alla ricerca di Dio. Capite? Quindi andare da loro e dire: “Ti senti solo?” naturalmente potrà farvi ottenere una reazione.
“Vorresti qualcosa che riempia la tua vita?”
“Sì, certamente. Di cosa stai parlando? Coca-Cola, o cosa? Meditazione trascendentale? Qualunque cosa sia, dimmi”
Se andate sul piano dei bisogni percepiti, potete offrire qualsiasi cosa e ottenere molti “convertiti”. Per questo dobbiamo prima riconoscere che “non c’è nessuno che cerchi Dio”.
Quando l’individuo comincia a rivolgere il proprio sguardo verso Dio, anche se non se ne rende conto, sta rendendo testimonianza al fatto che Dio è già all’opera nella sua vita. Ed è soltanto il fatto che Dio è già all’opera nella sua vita a generare in lui la fede e che conferisce potenza ed efficacia all’appello evangelistico.
Per questo non abbiamo bisogno di affidarci a una metodologia, perché il primo ostacolo si trova nella naturale avversione dell’uomo verso Dio. Il secondo ostacolo è l’attività di Satana che cerca di mantenere uomini e donne nelle vie dell’incredulità e della disobbedienza.
La consapevolezza della sovranità di Dio non spegne lo zelo evangelistico; al contrario, gli dà potenza e gli dà uno scopo.
Di fatto, è questo che spingeva Paolo. Se c’è qualcuno che ha compreso la sovranità di Dio, è proprio Saulo di Tarso, o sbaglio? Stava forse viaggiando verso Damasco in cerca di Dio? Per niente! Lui pensava di conoscere Dio, più degli altri. Si sentiva ‘connesso’ a Dio. Peccato che doveva prima scoprire di essere connesso al dispositivo sbagliato. Ecco qui la rivelazione: Dio parla, e Paolo lo sente.
Dio parla, e ascoltando la Sua voce, il morto riceve nuova vita[3] . La chiamata di Gesù verso la tomba: “Lazzaro, vieni fuori!” (Giovanni 11:43) conteneva un nome. Perché? Perché se non avesse contenuto un nome, l’intero squadrone sarebbe venuto fuori, tale è la potenza di questa chiamata. Sarebbero usciti tutti dalla tomba! Ma lui chiamò soltanto un nome: “Lazzaro, vieni fuori!”.
E un giorno, nell’eternità, quando scopriremo queste cose, lo loderemo e lo esalteremo con tutto il cuore. Atti, capitolo 18: “Una notte il Signore disse in visione a Paolo: ‘Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città’” (Atti 18:9-10). In altre parole: “Paolo, ecco il fondamento della tua evangelizzazione: io ho molti in questa città. Ora tu va’ a predicare la parola, e io attirerò il mio popolo a me”.
Questo riorienta immediatamente la nostra bussola, non è vero? Sposta l’ago dall’uomo e dalle sue capacità, e lo indirizza verso Dio, verso la sua potenza e verso il suo intervento.
In ginocchio, la discussione si conclude
Queste sono questioni importanti. Immagino che alcuni di voi non abbiano mai riflettuto a fondo su queste cose. Voglio concludere con questa affermazione: ciascuno di noi crede senza alcuna riserva nella sovranità di Dio in materia di evangelizzazione, anche se forse non sa di crederci. E vi dirò perché so che ci credete.
Innanzitutto, perché ringraziate Dio per la vostra salvezza. Ora, perché dovreste ringraziarlo se siete voi i responsabili della vostra salvezza? Se per voi la salvezza fosse: “Ehi, sii intelligente, scegli Dio”, allora potreste andare in giro dicendo: “Ehi, io sono stato intelligente. Perché non diventi intelligente anche tu come me?”. Per chi rende la propria testimonianza in questo modo, c’è una probabilità più che concreta che non abbia mai compreso davvero la salvezza.
Wesley, il quale dibatté con Whitefiled proprio su queste domande, scrisse queste meravigliose parole:
A lungo il mio spirito prigioniero giacque, saldamente legato nel peccato e nella notte della natura[4]. Questa è la depravazione totale, questa è l’incapacità umana di cambiare le proprie circostanze.
Il tuo sguardo diffuse un raggio vivificante, io mi svegliai. Questa è la rigenerazione.
La prigione si illuminò di luce; le mie catene caddero. Questa è la giustificazione.
La mia anima fu libera; mi alzai, uscii e ti seguii.
E Wesley era un ministro quando accadde tutto ciò!
Inoltre, voi ci credete perché pregate per la conversione degli altri. Andate a una riunione di preghiera e scoprite se le persone credono nella sovranità di Dio quando le sentite pregare: “O Dio, apri i loro occhi. O Dio, sciogli le loro orecchie. O Dio, ammorbidisci i loro cuori”. Perché? Perché sappiamo che se Lui non lo fa, noi non possiamo farlo; e quindi nessuno può essere salvato. È così semplice.
Allora perché tanti problemi in relazione a questi aspetti? Possono esserci molte risposte, ma una parte della risposta è questa: il motivo per cui possiamo avere difficoltà in questo ambito può essere dovuto a una nostra riluttanza a riconoscere l’esistenza del mistero e ad ammettere che Dio è più saggio di noi. Siamo riluttanti a sottometterci alla verità della Scrittura e propensi a esaltare la logica umana. In pratica: se non riesco a capirlo, non ci credo.
Voglio che lo sappiate: se questa è la vostra risposta a questa lezione, buona vita, perché non capirete mai fino in fondo queste verità. Potreste accettarle, il che richiede umiltà. Potreste anche riuscire a formularle, il che richiede chiarezza. Ma non sarete mai in grado, in ultima analisi, di capirla e spiegarla fino in fondo.
Perché la riconciliazione di queste due verità, poste una accanto all’altra, si incontra da qualche parte nell’eternità, mentre noi siamo ancora nel tempo; queste verità sono da qualche parte nel cielo, e noi siamo sulla terra; si trovano da qualche parte in Dio, e noi siamo semplicemente uomini.
Allora da dove viene la liberazione? Viene dal dire: Questa è la verità assoluta riguardo al piano sovrano di Dio. Questa è la verità assoluta riguardo alla mia responsabilità e alla responsabilità umana. È qualcosa che va contro la perversione del nostro modo di pensare umano, che vorrebbe semplificare la Bibbia in tutte le sue parti.
In piedi, possiamo discutere. In ginocchio, ogni discussione finisce. La risposta alle domande che ho affrontato e che continuo ad affrontare nella mia mente, alla fine arriva in ginocchio. E finché non arriviamo lì, non arriviamo da nessuna parte.
Ho trovato un amico, oh che amico!
Egli mi amò prima che io lo conoscessi;
Mi attirò con le corde dell’amore,
E così mi legò a sé;
E attorno al mio cuore intrecciò così strettamente
Legami che nulla può spezzare,
Poiché io sono suo, ed egli è mio,
Per sempre e per sempre[5].
Concedi, Signore, ai nostri umili cuori di inchinarsi davanti ai tuoi segreti e al tuo mistero. Salvaci dalla tentazione di abbracciare una verità a discapito dell’altra. Concedici di diventare sempre più biblici e di vivere in questa antinomia, per la salvezza di molti e per la gloria del tuo grandioso nome.
Maestro, permettici di camminare con te lungo i nostri giorni, “negli umili sentieri del gratuito servizio”[6]. Nel nome di Gesù. Amen.
[1] Nota dell’editore: come Alistair menziona all’inizio di questo messaggio, gran parte di ciò che segue si basa fortemente sul libro classico di J. I. Packer Evangelizzazione e sovranità di Dio. Per ragioni di leggibilità, e poiché il libro è stato ripubblicato in numerose edizioni dalla sua pubblicazione originale in inglese nel 1961, abbiamo scelto di omettere per il momento le citazioni delle parole di Packer. Le citazioni non attribuite che non provengono dalle Scritture possono essere considerate come tratte da Packer.
[2] Kris Kristofferson, “The Pilgrim, Chapter 33” (1971). [2] Fanny Crosby, “Rescue the Perishing” (1869).
[3] Charles Wesley, “O for a Thousand Tongues to Sing” (1739). [12] John 11:43 (KJV).
[4] And Can It Be di Charles Wesley, 1738.
[5] James G. Small, “I’ve Found a Friend” (1863).
[6] Washington Gladden, “O Master, Let Me Walk with Thee” (1879).