Davanti a un’intera città che non conosce il Signore, può davvero una persona fare la differenza? Alistair Begg descrive il metodo dell’apostolo Paolo e la sua fiducia in Dio per la trasformazione di Efeso. Dove c’è una grande opportunità per la proclamazione della Parola di Dio, c’è spesso anche una grande opposizione. Allo stesso tempo, però, Dio si muove potentemente in queste situazioni.

Stiamo per addentrarci nel racconto di Luca sul ministero dell’apostolo Paolo in un contesto che non sembrava affatto opportuno per il Vangelo.

Vorrei tracciare un filo conduttore attraverso questo tema, sperando che possa guidarci, incoraggiarci e magari rafforzare alcune delle nostre convinzioni, almeno riguardo al ruolo della proclamazione della Parola di Dio (che credo sia uno dei modi unici attraverso cui noi, come chiesa, possiamo raggiungere la città). Ci sono molte chiese che cercano di raggiungere la città, ma non credono più che ci sia spazio per la predicazione; ritengono che ci sia spazio per il teatro, per il dialogo, per la musica,  per ogni tipo di cosa tranne che per la predicazione, ormai finita in secondo piano.

Voglio che sappiate che questa non è una cosa a cui sono legato semplicemente perché Dio mi ha dato il privilegio di svolgere questo compito. Se non mi trovassi in questa posizione, cercherei una chiesa in cui ci fosse un impegno verso l’insegnamento e la predicazione della Parola di Dio, perché credo che sia un modello stabilito dal Nuovo Testamento e che non è mai stato, e non sarà mai, revocato.

Chi conosce il Nuovo Testamento saprà che Paolo trascorse nella città di Efeso il periodo più lungo dei suoi viaggi missionari. Infatti, in Atti 19:20 ci viene detto che l’impatto del ministero di Paolo nella città di Efeso fu che “la Parola di Dio cresceva e si affermava potentemente”.

Un’inarrestabile marea si riversò sulla città di Efeso, portando le persone nel Regno di Dio, risvegliando i credenti, rendendoli capaci di condividere la loro fede e trasformando le loro vite. Ora, se non sapessimo nulla di più, potremmo supporre erroneamente che le persone di Efeso avessero risposto alla Parola di Dio perché “inclini” a credere. Potremmo sentircelo dire anche noi: “Beh, probabilmente eri semplicemente predisposto a credere. Sei psicologicamente orientato in quella direzione. Sei il tipo di persona facile da convincere. Sei proprio adatto a questo genere di cose”. I sociologi, osservando l’opera dello Spirito di Dio, sarebbero ben contenti di riassumerla in questo modo, nel nostro secolo come nel primo secolo.

Ora, la diffusione del Cristianesimo, non solo a Efeso ma in tutto il mondo, smentisce completamente questa idea. La diffusione del Cristianesimo non è avvenuta in ambienti in cui vi fosse una predisposizione, per così dire, al Vangelo. E certamente non era il caso di Efeso. Quando Paolo scrive ai credenti di Corinto in 1 Corinzi 16:9, dice che spera di andare a trovarli, ma che resterà ancora per un po’ a Efeso perché (e lo cito testualmente) “qui una larga porta mi si è aperta a un lavoro efficace, e vi sono molti avversari”.

C’è quindi una strana contrapposizione: egli percepisce nel suo spirito una grande opportunità a Efeso ma non perché la gente dica “Dai, vai avanti, predica!”, perché allo stesso tempo ci sono molti che si oppongono al ministero che cerca di svolgere. Quindi, da un lato si confronta con l’opposizione e dall’altro scorge una grande opportunità. E Dio agisce proprio in un contesto di questo tipo.

Permettetemi di ricordarvi la natura stessa della città. Efeso era considerata il tesoro dell’Asia: la sua posizione geografica la rendeva strategica per il commercio dell’epoca e, di conseguenza, era un ottimo luogo per fare affari. Molte persone prosperavano grazie alle rotte commerciali che convergevano nella città. Allo stesso tempo, era sede di assise, ovvero il governatore romano veniva a tenere le udienze. Un po’ come si vede nei vecchi film western, quando il giudice arriva in città ed esercita la giustizia sui carcerati, nella città di Efeso si attendeva l’arrivo del governatore romano per esercitare le sue responsabilità politiche e giudiziarie.

Era anche il luogo in cui si svolgevano i Giochi Panionici e, quindi, non era insolito vedere atleti per le strade in mezzo all’entusiasmo della città.

Insieme a questi aspetti, c’era anche il lato meno rispettabile della città: il tempio di Diana godeva del diritto di asilo e ciò permetteva ai criminali che fossero riusciti a raggiungere l’area del tempio di essere al sicuro e al di fuori della portata della legge.

Ora, se immaginiamo l’ambiente in cui Paolo fu divinamente chiamato a svolgere il suo ministero, non era poi così diverso da una grande città moderna. In questo contesto, Dio spinge un piccolo e bizzarro uomo ebreo, la cui vita era stata radicalmente cambiata: “Bene, Paolo, predica il Vangelo”.

Nulla poteva sembrare più assurdo. Da un punto di vista umano la missione era senza speranza, ma Dio si manifestò in modo potente.

La proclamazione della Parola di Dio

“Poi entrò nella sinagoga, e qui parlò con molta franchezza per tre mesi, esponendo con discorsi persuasivi le cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni si ostinavano e rifiutavano di credere dicendo male della Via in presenza della folla, egli, ritiratosi da loro, separò i discepoli e insegnava ogni giorno nella scuola di Tiranno. Questo durò due anni. Così tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la Parola del Signore” (Atti 19:8).

Dove avvenne tutto questo? La prima frase ce lo indica, e questo non sorprende, perché era il metodo abituale di Paolo: andare nella sinagoga e proclamare la Parola di Dio ai Giudei e a coloro che erano diventati timorati di Dio. Tuttavia, mentre esponeva e discorreva alcuni si ostinarono, rifiutarono di credere, e parlarono male pubblicamente della Via. A questo punto leggiamo che Paolo si ritirò da loro.

C’è un tempo in cui il ministero pastorale deve cessare. C’è un tempo in cui la proclamazione della Parola di Dio deve inevitabilmente giungere al termine, un pastore deve raccogliere le sue cose e andare via. Spesso questo avviene per le ragioni sbagliate (il desiderio di qualcosa di migliore o di diverso, ad esempio) ma arriva un momento in cui è giusto che ciò accada, quando si manifesta ostinazione, durezza di cuore e una vera e propria denigrazione della Via.

Paolo chiude la porta dell’opportunità e lo fa risolutamente, senza rimpianti. E va avanti, ancora all’interno della città, ma ora in un luogo neutrale. Anzi, si sposta in una scuola. Interessante! Si trasferisce nella “scuola di Tiranno”, dove svolge il suo ministerio per due anni.

Ci viene fornito un dettaglio aggiuntivo: egli insegnava in questa scuola dalle 11 del mattino fino alle 16, ogni giorno. Ora, bisogna pensare alla natura della vita in quel tempo e rendersi conto che nelle città il lavoro si fermava, i negozi chiudevano alle undici, e gli edifici chiudevano alle undici, e la routine della vita terminava a quel punto della mattinata, perché ormai era quasi mezzogiorno, e a mezzogiorno sappiamo che solo i cani matti e gli Inglesi escono al sole[1].

Non essendo né cani matti né Inglese, a Efeso sapevano che a quell’ora non si lavorava, e che tutto chiudeva alle undici. Avrebbero ripreso le attività alle quattro, ma nel frattempo Paolo colse l’opportunità.

Ora, è di questo che sto parlando: essere in grado, come comunità, di riconoscere le opportunità che si presentano. Sarebbe stato sciocco per Paolo predicare alle nove di mattino, perché sarebbero stati tutti al lavoro. Sarebbe stato insensato iniziare di nuovo alle cinque di sera, perché tutti sarebbero stati a lavoro. Perciò scelse il momento ottimale. Qui vediamo la premura di Paolo di insegnare e la premura dei Cristiani di apprendere: mentre gli altri riposavano, essi riscattavano il tempo per imparare da Cristo.

Non posso fare a meno di dirvi che per me è un grande mistero che le persone al mattino gioiscano della meraviglia dell’opera di Dio e poi, in numeri così alti, si assentino dall’incontro serale in chiesa. È qualcosa di assolutamente incredibile per il mio cuore e mi dispiace, ma non riesco a vederla in altro modo.

Quelle persone a Efeso non erano in quella condizione, e nemmeno voi, altrimenti forse non sareste qui a leggere. Essi erano pronti e desiderosi di ricevere la Parola. E mentre Paolo insegnava in quelle ore, la sua proclamazione era molto chiara. Si trovava in una scuola! Che cosa proclamava? Il versetto 8 ci dice che proclamava “il regno di Dio”.

I Giudei erano ossessionati dall’idea che qualcuno sarebbe venuto a difendere la loro causa, e Paolo proclamava loro il fatto che il Regno di Gesù Cristo era interiore, non esteriore. Come Gesù aveva detto in Giovanni 18:36: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui”.

Paolo deve aver proclamato loro non solo la natura del regno di Dio, ma anche la via d’ingresso nel regno di Dio. E quanto doveva essere scomoda per il popolo ebraico l’idea di accettare questo Gesù, che era stato crocifisso da alcuni dei loro antenati.

Dunque, Paolo aveva predicato in una sinagoga e in una scuola. Cosa aveva proclamato? Il regno di Dio. Quale risposta aveva ottenuto? Ostinazione, rifiuto di credere, pubblica denigrazione della Via. E così lui, per così dire, aveva scosso la polvere dai suoi sandali e si era ritirato da loro, portando con sé coloro che erano coinvolti nel ministero. Notate questo: «separò i discepoli», ovvero portò con sé coloro che erano i veri seguaci di Gesù Cristo. Erano le persone attraverso cui ci sarebbe stato un impatto su Efeso. Così è sempre stato e così sempre sarà :Dio opera attraverso delle minoranze. Ha sempre operato attraverso piccoli gruppi; ha sempre lavorato con un piccolo nucleo devoto e impegnato.

Al versetto 10 ci viene detto che “Questo durò due anni”, e che l’impatto fu così straordinario che “tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la Parola del Signore”.

Il grande miracolo è che Dio può cambiare un cuore, può prendere qualcuno che non lo sta cercando e volgerlo verso di lui.

Ora, è interessante che partendo da quest’uomo rinchiuso in un’aula, la Parola cominciò a diffondersi in tutta la provincia dell’Asia. Perché? Perché Dio onorò la proclamazione della Parola: la onorò nella vita di coloro che l’ascoltarono, e coloro che ascoltarono andarono poi a diffonderla ovunque.

E la Parola non era “Venite ad ascoltare Paolo”, bensì “Gesù è vivo!”. La parola non era “Paolo è un grande oratore”, bensì “Gesù è Re”. La parola non era nemmeno “Abbiamo una grande folla” ma piuttosto “è Gesù che deve essere seguito”. Questa fu la Parola che cominciò a diffondersi.

Riconosciamo il ruolo, a livello comunitario, della predicazione evangelistica, nonché la necessità di istruire coloro che sono già credenti.

Infatti, “come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci? E come annunceranno se non sono mandati?” (Romani 10:14,15).

La manifestazione della potenza di Dio

La proclamazione della Parola di Dio (vv 8-10) è abbinata alla manifestazione della potenza di Dio (vv 11 e 12).

Un miracolo non è una violazione di una legge, ma è piuttosto l’azione di una legge nell’ambito di leggi che sono più elevate di quelle che conosciamo. Cento anni fa, le persone avrebbero definito miracoloso gran parte di ciò che oggi consideriamo normale, semplicemente perché era al di là della loro comprensione.

Gli straordinari eventi dei versetti 11 e 12, pur essendo una sorpresa per noi e forse anche per quelle persone, non lo erano affatto per Dio. Dio non è imprigionato oggi all’interno delle poche leggi su cui la scienza è riuscita a mettere le mani. Sapete, Dio non ha avuto bisogno di sedersi ad aspettare che una mela cadesse da un albero per capire come funzionano le cose, alla maniera di Newton.

“Dio intanto faceva miracoli straordinari per mezzo di Paolo” (Atti 19:11). Ogni volta che avvengono dei miracoli, è perché Dio sceglie di compierli. Personalmente ho rimosso dalla mia TV tutti quei canali in cui si parla degli “operatori dei miracoli” ma, ai tempi in cui ero solito guardarli, mi confrontavo con le persone e con la preoccupazione nei confronti delle persone. Bene, negli atti degli Aspotoli, i miracoli sono operati da Dio: è Dio che compie straordinari miraoli attraverso Paolo.

Dio non era sorpreso quando abbiamo scoperto che la legge dell’aerodinamica può superare la legge di gravità. Dio conosceva già tutto questo. E le leggi di Dio sono più alte e più grandi di quanto possiamo concepire noi. Dio è miracoloso nella sua potenza e può scegliere in qualsiasi momento di fare cose che sono al di là della comprensione umana.

Il potere divino che si manifestava attraverso Paolo era davvero incredibile, “al punto che si mettevano sopra i malati dei fazzoletti e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie scomparivano e gli spiriti maligni uscivano” (Atti 19:12).

“Ah!”, dici tu. “Ecco qua! È per questo che quel tizio in televisione dice di toccare la TV con il tuo fazzoletto e di mandarglielo insieme a qualche decina di euro; lui lo toccherà e te lo rispedirà”. No, ci sono alcuni aspetti che divergono: primo, non veniva chiesto denaro in relazione alle attività di Paolo; secondo, Paolo era un apostolo, mentre chi ti chiede di mandargli il fazzoletto non lo è. Negli Atti leggiamo dei segni degli apostoli: segni fondamentali, di conferma, che attestano che Dio è all’opera, unici per quel tempo e propri di quelle particolari circostanze.

Quando lasciamo che il resto della Scrittura parli dell’intera attività miracolosa di Dio, ci ricordiamo che i miracoli di Gesù non furono mai compiuti semplicemente per fare effetto. Furono sempre compiuti per adempiere a uno scopo preciso. E ciò che vediamo qui è che Dio interviene in modo straordinario per dichiarare a queste persone che le meraviglie che essi associavano alle loro forme di religione malvagia, Dio era in grado di compierle (e di andare anche oltre).

Se vogliamo, Dio si è adattato al contesto del tempo. Campbell Morgan, che predicò alla Westminster Chapel in una generazione precedente, dice a proposito di questo: “Dio si è degnato di operare non su un piano più alto, ma su uno più basso; perché ogni miracolo compiuto nel mondo materiale è un miracolo compiuto su un piano inferiore rispetto ai miracoli operati nel mondo spirituale”.

Quando riflettiamo su questo, ci rendiamo conto che il trionfo più grande non è la guarigione del corpo, ma la purificazione dell’anima. Ciò non sminuisce l’intervento miracoloso di Dio nella guarigione, ma piuttosto lo colloca nella giusta prospettiva. Perché, anche se veniamo guariti, moriremo comunque, giusto? Il grande miracolo, dunque, è che Dio può cambiare un cuore, può prendere qualcuno che non lo stava cercando e trasformarlo. Può rimetterlo sulla strada giusta.

Il padre di C. T. Studd, ovvero Edward Studd, era, alla fine del XIX secolo, un uomo molto ricco, con una grande passione per lo sport, in particolare per le corse dei cavalli. Qualcuno lo invitò a una riunione evangelistica di D. L. Moody e, sebbene appartenesse agli alti livelli della società e non fosse davvero interessato a questo piccolo uomo chiamato Moody, decise di andarci. Aveva sentito dire che non era molto eloquente, che tendeva a predicare gli stessi sermoni più e più volte, ma qualcuno insistette, ed egli andò. Dio intervenne e cambiò la sua vita. Un ospite che in seguito soggiornava a casa di Edward interrogò il cocchiere riguardo al fatto che il signor Studd fosse diventato religioso. E la risposta del cocchiere fu: “Non so molto del suo diventare religioso, ma tutto quello che posso dire è che, anche se la pelle è la stessa, dentro c’è un uomo nuovo!”.

Questo è l’intervento miracoloso di Dio. 2 Corinzi 5:17: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove”.

Quindi Efeso venne raggiunta per Cristo mentre la Parola di Dio veniva predicata e la potenza di Dio veniva manifestata.

L’imitazione delle opere di Dio

“Or alcuni esorcisti itineranti giudei tentarono anch’essi di invocare il nome del Signore Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: «Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo annuncia». Quelli che facevano questo erano sette figli di un certo Sceva, giudeo, capo sacerdote. Ma lo spirito maligno rispose loro: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» E l’uomo che aveva lo spirito maligno si scagliò su tutti loro; e li trattò in modo tale che fuggirono da quella casa, nudi e feriti”. (Atti 19:13-16).

Quando la potenza di Dio si manifesta, il Maligno inizia a imitare le opere di Dio. Efeso era piena di superstizione pagana e l’esorcismo non era qualcosa di insolito. Un gruppo di esorcisti itineranti, con un nome che sembrava quello di una rock band (i “sette figli di Sceva”) cercavano di sfruttare il nome di Gesù. Il loro modo di operare era questo: avevano le loro formule magiche; tuttavia, se si imbattevano in un nome o in una formula particolarmente efficace, cercavano di integrarla nel loro metodo, credendo che, agganciandosi a quel nome e al suo potere, sarebbero riusciti a usarlo con grande efficacia.

Così, avendo scoperto quello che pensavano essere uno spirito più potente di quello che aveva preso dimora nella persona afflitta, volevano parlare nel suo nome. Ci viene detto qui che erano soliti dire: “per quel Gesù che Paolo annuncia”. Non ebbero molto successo. Anzi, presero una bella batosta solo per averci provato: “l’uomo che aveva lo spirito maligno si scagliò su tutti loro; e li trattò in modo tale che fuggirono da quella casa”.

Ora, questo avrebbe dovuto insegnare loro qualcosa, lì per lì. Avrebbe dovuto far capire loro che la questione non stava nelle formule. Non stava in tutto quel borbottare confuso e rituale. Nessuno può andarsene in giro e usare il nome di Gesù come una specie di amuleto. Difatti lo spirito maligno rispose attraverso quell’uomo e disse: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?».

E i sette figli di Sceva ricevettero una tale bastonata da fuggure via “nudi e feriti”, il che ci insegna due cose: 1) non si scherza con il diavolo, non lo si attacca se non nella potenza dello Spirito Santo; 2) il diavolo è potente, e questi eventi sono reali.

E dunque, oggi, mentre guardiamo a quegli eventi e vediamo Dio all’opera, possiamo essere certi di una cosa: in qualunque momento si manifesti la potenza di Dio, il Maligno cerca di imitarne le opere, di negarne l’essenza stessa e di spiegarle in termini naturali. Ricordiamoci ciò che Paolo disse in Efesini 6:12: “il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti”.

La trasformazione del popolo di Dio

“Questo fatto fu risaputo da tutti, Giudei e Greci, che abitavano a Efeso; e tutti furono presi da timore, e il nome del Signore Gesù era esaltato. Molti di quelli che avevano creduto venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano fatte. Fra quanti avevano esercitato le arti magiche, molti portarono i loro libri e li bruciarono in presenza di tutti; e, calcolatone il prezzo, trovarono che era di cinquantamila dramme d’argento. Così la Parola di Dio cresceva e si affermava potentemente” (Atti 19:17-20).

Se intendiamo raggiungere le persone per Cristo, non possiamo essere ingenui riguardo al conflitto spirituale che affrontiamo.

Ve ne rendete conto? Proprio qui, lungo la strada principale, c’è la casa (o meglio la vetrina) di quella donna che risponde alle vostre domande, che legge la mano, che guarda nella sfera d’argento, che descrive il vostro futuro…e che finirà per devastare completamente la tua vita, se scegli di varcare quella porta.

Quando il risveglio arriva in una città, luoghi del genere vengono messi a tacere. Vedete, il risveglio non significa semplicemente che le persone canteranno i canti un po’ più forte. Potrebbe accadere. Non significa nemmeno, in ultima analisi, che le persone testimonieranno con un po’ più di impegno. Potrebbe accadere. Il risveglio significa che le incursioni evidenti e ostili del Maligno verranno annullate. E questo, vedete, è un’opera che solo Dio può compiere. Perciò, finché queste cose esisteranno nelle nostre città e nei nostri paesi, io continuerò a pensare che il risveglio non sia ancora arrivato, e pregherò affinché venga.

Mi chiedo se alcuni di noi, riflettendo su queste cose, siano disposti ad assumersi il peso di pregare per un risveglio, cioè di pregare per una chiesa che è moribonda, simile a un corpo senza vita, che porta il segno della morte e tuttavia respira ancora a tratti; di pregare affinché Dio venga per mezzo del suo Spirito e prenda il suo popolo, ravvivandolo come una fiamma e sollevandolo come un potente esercito, per sconfiggere le potenze delle tenebre.

Perché “nel nome di Gesù abbiamo la vittoria”, come dice un canto,

Voglio spendere due parole anche per voi che leggete l’oroscopo: non fatelo. A voi che a scuola siete tentati di andare a una festa e giocare con le tavole Ouija: non fatelo. A voi che avete amici un po’ strani che vogliono leggervi la mano e predirvi il futuro: non fate nemmeno quello. Non date al diavolo neppure il minimo appiglio.

Coloro che sono stati coinvolti in queste cose sanno che si tratta di realtà serie, terribili e diaboliche, con conseguenze spaventose. E solo gli ingenui, gli stolti, o coloro che si credono coraggiosi senza esserlo davvero, possono pensare di poter scherzare con queste cose.

Se a casa vostra avete roba che si collega a questo ambito e siete credenti, allora fate come quelli di Efeso. Cosa fecero? Quando Dio manifestò la sua potenza in modo così tremendo, essi portarono i loro libri. Quali libri? I libri di chi? I credenti portarono i libri. Coloro che avevano creduto ebbero gli occhi immediatamente aperti e capirono di essere ancora immischiati in implicazioni che governavano le loro vite e che attraverso la loro routine quotidiana avrebbero demolito l’opera di Dio e ostacolato il movimento del suo Spirito. Per questo, affrontarono un costo altissimo. E così dobbiamo agire noi, se il nostro pentimento è genuino.

Cosa accadde in virtù del potente movimento dello Spirito di Dio nella vita dei non convertiti e dei convertiti? “Così la Parola di Dio cresceva e si affermava potentemente”.

La parola del Signore non crescerà né in potenza né in influenza finché il popolo di Dio continuerà ad aggrapparsi a quegli elementi della propria vita pre-conversione che sono contrari ai propositi di Dio. E probabilmente sarò l’ultimo dei samurai se mi scaglio ancora contro questo genere di cose, ma voglio dirvi che parte dell’indicibile spazzatura che ascoltano i nostri giovani oggi è molto simile ai rotoli bruciati nella città di Efeso.

Ci sono ragazzi le cui vite e le cui menti sono permeate dall’ateismo pur vivendo in famiglie cristiane, e i genitori si chiedono perché non vedono mai un vero progresso! Ci deve essere un abbandono di tutto ciò che mi trattiene, e deve esserci un impegno verso ciò che mi porta avanti, a qualsiasi costo, qualunque cosa significhi, per la gloria di Cristo.

Ryle, vescovo di Liverpool, disse di George Whitefield: “Il grande evangelista di quel secolo era un uomo semplice, senza malizia, che viveva per una sola cosa: predicare Cristo. Se riusciva a farlo, non si curava di null’altro”.

Non sarebbe meraviglioso se si potesse dire della vostra congregazione: “Erano un popolo semplice, senza malizia, che viveva per proclamare Cristo. E se riuscivano a farlo, non si curavano di nient’altro”.

Preghiamo, andiamo

Come raggiungeremo una città per Cristo? Nella proclamazione della Parola di Dio e nella manifestazione della potenza di Dio, smascherando l’imitazione delle opere di Dio, e invocando la trasformazione del popolo di Dio.

Proprio dove siamo seduti questa, accostiamoci a Dio e parliamogli dal profondo del nostro cuore. Egli ci conosce pienamente: conosce i nostri bisogni, le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre paure, i nostri scoraggiamenti.

Dio di grazia, ti ringraziamo per aver mandato il tuo Figlio, Gesù. Ti ringraziamo, Signore Gesù, per aver mandato lo Spirito Santo. Vogliamo avere fame e sete di giustizia ed essere colmi di tutta la pienezza di Dio, affinché non ci limitiamo ad essere impegnati in attività religiose, ma la nostra vita trabocchi della potenza di Gesù.

Questa sera, Signore, siamo pieni di stupore alla presenza di Gesù e ci chiediamo come sia possibile che egli abbia mai potuto amarci. E ti preghiamo affinché, meditando su questo, possiamo innalzare la nostra voce nella lode e andare avanti nei giorni che verranno con maggiore zelo, con maggiore impegno nel testimoniare agli altri la sua Parola.

Ricordaci che arriverà il giorno in cui staremo davanti a te e tu ci chiederai cosa abbiamo fatto. E dal momento che abbiamo soltanto una vita che passa velocemente, fa che nel nostro lavoro (che sia spazzare intorno a una fabbrica, scrivere documenti legali o fornire cure mediche) possiamo fare tutto alla gloria di Gesù.


[1] “Mad dogs and Englishmen” è una canzone satirica di Noël Coward, che ironizza sulle abitudini dei coloni inglesi.

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