Voglio iniziare con una citazione di Spurgeon:
“Se fossi completamente egoista e non mi interessasse nient’altro che la mia felicità, sceglierei, se potessi, di essere un vincitore di anime, perché non ho mai conosciuto una felicità così perfetta, traboccante, impronunciabile, dell’ordine più puro e nobilitante, finché non ho sentito parlare per la prima volta di una persona che aveva cercato e trovato il Salvatore grazie a me. (…) Nessuna giovane madre ha mai gioito… per il suo primogenito, nessun guerriero ha esultato così tanto per una vittoria conquistata a fatica”[i].
Se avete avuto il privilegio di essere l’anello di una catena che ha portato alla conversione di un amico o di un vicino, allora potrete identificarvi in qualche misura con i sentimenti di Spurgeon. E se non avete mai avuto questa gioia e la desiderate, vi assicuro che camminando in obbedienza alla Parola di Dio e lasciando che il suo Spirito si muova e vi conceda questo privilegio, molti di voi arriveranno a comprendere questi sentimenti.
Dobbiamo prima di tutto riconoscere, come abbiamo già visto, che l’evangelizzazione è l’opera suprema di Dio nelle persone, un’opera nella quale egli si avvale della cooperazione umana. Come Dio ha creato ex nihilo (dal nulla) e ha fatto risplendere la luce nelle tenebre, così avrebbe potuto scegliere di operare una ri-creazione in questo modo: avrebbe potuto fare sue le persone con un atto di fiat divino, senza alcuna cooperazione umana. Tuttavia, egli ha deciso di non operare in questo modo. Così come è venuto nella persona di Gesù, adesso che Gesù è tornato in cielo sceglie di rendere se stesso (il Dio invisibile) visibile a un mondo che non lo conosce, e di farlo attraverso la vita e lo stile di vita di coloro che sono stati trasformati dalla potenza dello Spirito. Dunque, riconosciamo che è Dio che salva, ma altresì che egli non lo fa in modo isolato da noi. Se da un lato è Dio che ha ordinato uomini e donne alla salvezza, come ci dice Paolo, dall’altro ha anche ordinato i mezzi coi quali debbano giungere alla salvezza, e ci ha convolti in questo processo.
La parte di Dio
Nell’adempimento delle nostre responsabilità e nell’essere obbedienti al Grande Mandato, dobbiamo avere le idee chiare su ciò che solo Dio può fare (e che, quindi, noi non possiamo fare). Semplice, no? Se solo Dio può fare certe cose, ipso facto, ne consegue che noi non possiamo farle. Se però in noi manca la consapevolezza di non poter fare certe cose, sprecheremo un’enorme quantità di energia nel tentativo di farle. Se non prestiamo attenzione alla teologia che Dio stesso ci ha dato e partiamo alla carica a zonzo per l’universo, ci ritroveremo zelanti ma allo stesso tempo incapaci, schiavi di una teologia sbagliata.
Guardiamo allora alle cose che solo Dio può fare.
L‘evangelizzazione è l‘opera suprema di Dio nelle persone, un’opera nella quale egli si avvale della cooperazione umana.
Innanzitutto, la convinzione di peccato è opera dello Spirito Santo, quindi di Dio. Riguardo alla testimonianza verso i propri amici, i credenti spesso dicono: “Sai, stavo parlando con Giorgio”, o “Stavo parlando con Barbara (o chiunque altro) riguardo al Vangelo e al peccato. E mi ha detto: ‘Oh sì, so che c’è il peccato nel mondo, ma io non c’entro. So che ci sono dei peccatori, ma io non sono uno di loro’”. Il credente a questo punto di solito ragiona così: “Mi sentivo obbligato a cercare di convincerli del fatto che sono peccatori, così ho iniziato a parlare di tutti i loro difetti, delle loro incoerenze e di tutto il resto, ma quando sono arrivato alla parte della Buona Notizia, non sembravano disposti ad ascoltare”. Che sorpresa!
Ecco perché Gesù dice, a proposito dello Spirito Santo: “Ma ora vado… perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto [lo Spirito], convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me” (Giovanni 16:5-9). È interessante che il peccato più importante sia quello di incredulità. Non credere in Dio è peccato! Ora, l’uomo naturale non se lo aspetta e non lo accetta. Solo Dio può dare il pentimento agli uomini. Come può un impenitente, onesto, dignitoso e ben intenzionato membro della società, che lavora nel vostro ufficio o vive nella vostra via, inginocchiarsi e riconoscere di essere un peccatore impotente e senza speranza davanti a Dio, se Dio stesso non gli concede il pentimento?
Quando nacque la chiesa, Pietro proclamò la responsabilità di obbedire a Dio. Dopo aver ricevuto una bastonata e subito dopo un’altra, disse: “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini” (Atti 5:29). E poi in Atti 5:30: “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste appendendolo al legno e lo ha innalzato con la sua destra, costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento a Israele e perdono dei peccati”. È una grande affermazione!
Il popolo ebraico, di cui Pietro faceva parte, riconosceva di essere stato coinvolto in un evento che andava ben oltre la sua comprensione. Pietro non risparmiò parole sulla loro responsabilità ma, allo stesso tempo, disse che tutto questo era avvenuto per volere di Dio, affinché egli concedesse il pentimento. E gli altri riferimenti negli Atti sottolineano la stessa cosa.
Solo Dio può attirare uomini e donne a Gesù Cristo. Non è forse quello che abbiamo scoperto in Giovanni, capitolo 6? Gesù dice: “Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha mandato non lo attira”(Giovanni 6:44).
Una delle cose belle delle settimane di evangelizzazione a cui ho partecipato è che Dio ha dato conferme in modo silenzioso ma superbo. Per esempio, una signora è venuta a dirmi: “Le cose che hai insegnato oggi sono accadute nella mia vita, e questa settimana ho accettato Gesù Cristo come mio personale Salvatore”. Ecco il risultato della nostra volontà di uscire a evangelizzare riconoscendo il fatto che solo Dio può attirare uomini e donne a Gesù Cristo.
Inoltre, solo Dio può rivelare Gesù. Possiamo condividere tutto ciò che capiamo riguardo alla Bibbia e a Gesù, ma come può una persona, nel profondo del suo essere, arrivare a riconoscere Cristo? In 2 Corinzi 4:6, Paolo dice: “perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre» è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio, che rifulge nel volto di Gesù Cristo”. In altre parole, quando ha creato il mondo, Dio ha detto: accendiamo la luce. E accese la luce! Paolo dice che lo stesso Dio che ha acceso la luce in termini di ordine naturale, ha acceso la luce nell’ordine spirituale: ha fatto risplendere la sua luce nei nostri cuori per darci la luce della conoscenza della gloria di Dio. E dove? “Nel volto di Gesù Cristo”.
Ora, questo, vedete, è molto, molto importante. Perché di tanto in tanto incontriamo persone che dicono: “Oh, beh, sono salito su una montagna e ho incontrato Dio”, oppure: “Posso conoscere Dio facilmente se me ne vado in una grotta sperduta a meditare mentre mi rigiro i pollici”. Beh, non c’è dubbio che essi possano riflettere sul fatto che sono stati creati con dignità in quanto immagine e somiglianza di Dio. Non c’è dubbio che possano guardare il cielo e dire: “Questo è stato fatto da qualcuno al di là di me”. Ma non arriveranno mai alla comprensione salvifica di Dio finché Dio non accenderà la luce su Gesù. Finché Gesù non si accende sullo schermo del cuore di un uomo o di una donna, non può avvenire alcuna salvezza. Potranno avvicinarsi al Regno, potranno passare dall’ateismo all’agnosticismo, potranno abbracciare una nozione di religione, ma non conosceranno ciò di cui parla Paolo qui in 2 Corinzi 4:6: l’accensione della luce. A meno che Dio, tramite il suo Spirito, non riveli Gesù.
E poi, altro punto, è prerogativa unica di Dio realizzare la nuova nascita. È quello che vediamo nell’episodio di Nicodemo, che era un uomo intelligente, molto preparato nel suo background giudaico, e preoccupato di non avere, in un modo o nell’altro, tutti i pezzi del puzzle. Nicodemo andò da Gesù e Gesù gli disse: “Sai, devi nascere di nuovo” (parafrasi di Giovanni 3:3). Naturalmente Nicodemo, abbastanza intelligente ma anche un po’ ottuso, disse: “Beh, sicuramente non posso entrare una seconda volta nel grembo di mia madre e nascere”. Gesù forse replicò: “No, orsacchiotto. Ascolta quello che ti sto dicendo, non essere ridicolo”. Okay, sono sicuro che non avrebbe mai detto così (solo una persona cattiva come me risponderebbe così al povero Nicodemo!). Gesù disse più o meno: “No, non stiamo parlando di cose fisiche. Stiamo parlando di cose spirituali”.
C’è stato un tempo in cui siete nati, fisicamente. Non avete avuto nulla a che fare con quel processo: non l’avete creato voi; non l’avete progettato; non l’avete chiesto; non avete avuto alcun ruolo attivo. All’improvviso, boop! Siete venuti fuori. Qualcuno vi ha dato una botta sul di dietro, avete iniziato a urlare e da allora avete continuato a urlare, in un modo o nell’altro. E così, nello stesso identico modo, Dio realizza la vostra nascita spirituale. È lui che vi rivela Gesù. È lui che vi attira a sé. È lui che crea la nuova nascita. Giovanni 1:12 dice che “a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome”. E notate bene il verso successivo: “i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio”.
Permettetemi di chiedervi questo: siete disposti ad avere una salvezza che abbia un’origine diversa da Dio? Se voi siete gli artefici della vostra salvezza, potreste presumibilmente essere anche gli sterminatori della vostra salvezza. Coloro che vivono la propria vita credendo che la salvezza c’entri con una loro iniziativa (perché un giorno sono diventati intelligenti) sono gli stessi che, se scaviamo un po’, non hanno alcuna convinzione di riuscire a mantenere la rotta e di andare un giorno in paradiso. A conti fatti, essi credono di aver iniziato il processo, e hanno il sospetto che prima o poi forse smetteranno.
Quando osserviamo il panorama della grazia e della fede, comprendiamo ciò che mi ha detto una persona questa mattina: “Quando ho cominciato a guardare la mia vita negli ultimi ventiquattro mesi, ho capito che nessun individuo avrebbe potuto architettare questo scenario di eventi. Nessuna persona avrebbe potuto mettere insieme tutto questo. Sicuramente, deve essere stato Dio ad operare nella mia vita”. Questa è una testimonianza straordinaria! Non è la testimonianza dell’uomo naturale. Non è la testimonianza dell’uomo medio di strada. È la testimonianza verbale di qualcuno che ha riconosciuto la priorità e l’iniziativa di Dio nella propria vita.
Ora, ecco il punto, miei cari. Questo ci toglie subito molti grattacapi che si portiamo appresso nell’evangelizzazione personale, non è vero? Perché se pensiamo che domani mattina dovremo uscire, sudare e affaticarci tra i nostri amici e vicini per convincerli di peccato, portarli al pentimento, attirarli a Cristo, rivelare Gesù e assicurarci che siano nati di nuovo, abbiamo un’alta montagna da scalare. Tuttavia, quando ci rendiamo conto che solo Dio può compiere tutto questo, allora possiamo piegare le ginocchia stasera prima di andare a letto e dire: “Dio, domani abbiamo una grande giornata. E francamente, tu ne hai una più grande di me. Ma io andrò e sarò quello che tu vuoi che io sia, e confiderò che tu farai quello che tu solo, o Dio, puoi fare”.
Avere questa consapevolezza non ci impedisce di avere uno zelo evangelistico, al contrario crea il vero zelo, se ci pensate bene.
La nostra parte
D’altra parte, dobbiamo avere le idee altrettanto chiare su qual è la nostra parte, ovvero, ciò che noi possiamo fare.
Innanzitutto, noi possiamo prepararci all’opera. In secondo luogo, possiamo collaborare nell’opera.
Prepararsi all’opera
1) Se vogliamo essere preparati per l’opera di evangelizzazione, la nostra vita deve essere un libro aperto davanti a Dio.
Innanzitutto, dobbiamo ricercare la purificazione da tutti I peccati conosciuti. Se c’è un chirurgo fra voi, credo converrà con me nel dire che non è intelligente usare strumenti sporchi. Se uno strumentista durante l’operazione gli porgesse un oggetto sporco … beh, possiamo immaginare la scena (forse ci verrà in mente qualche serie TV a tal proposito… i chirurghi sanno essere molto espliciti in quelle situazioni).
Nemmeno Dio ha intenzione di usare strumenti sporchi per compiere la sua opera. È questo il senso di 2 Timoteo 2:20: “In una grande casa non ci sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati a un uso nobile e gli altri a un uso ignobile”. In realtà si tratta di un’analogia diversa da quella della sala operatoria. È l’analogia di una casa che ha tutti i tipi di utensili (oggetti d’oro e d’argento e alcuni di legno o di terra). In altre parole, vasi ottimi, vasi molto buoni, vasi non tanto buoni e vasi terribili. A seconda di chi viene a trovarci, decideremo quali usare. E, dice Paolo, “Se dunque uno si conserva puro da quelle cose [azioni sporche], sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona”.
È sciocco, miei cari, pensare che Dio si servirà attivamente di noi anche se viviamo una vita sporca, se c’è un peccato noto nella nostra vita, se ci stiamo tenendo strette alcune attività abituali non consacrate a Dio, zone al di là della sua influenza. È inutile nasconderci in un angolo: senza il pentimento in relazione a queste aree, non potremo fare un passo oltre nel servizio a Dio.
Davide lo aveva capito. Il Salmo 51 parla proprio di questo.
2) Se vogliamo essere giustamente preparati, dobbiamo vivere nella pienezza dello Spirito.
Efesini 5:18: “Siate ricolmi di Spirito”. In Atti 8:1 Gesù dice: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”. In pratica qui sta dicendo: non voglio che andiate da nessuna parte se lo Spirito Santo non viene su di voi. Può sembrare molto semplice, ma è tremendamente importante. Molti cristiani vanno in giro con il sudore che cola sul viso, cercando di fare tutto con le proprie forze, un po’ come chi cerca di tagliare l’erba con un tosaerba a motore senza che nessuno gli abbia detto che ha un motore. Quando arrivano all’ultima curva, con le gambe che si piegano e il viso paonazzo, qualcuno allunga la mano e tira la cordicella. “Cos’è quello?”. “È il motore”. “Oh, non sapevo ci fosse un motore!”. “Beh, chiaro. Se avessi saputo di avere un motore, non saresti nelle condizioni in cui ti trovi ora”.
Non voglio sminuire o denigrare il ruolo dello Spirito Santo, paragonandolo a un motore. Ma sapete che Dio non ci chiama a un’attività senza fornirci la forza necessaria per svolgerla? Sapete che Dio sa quanto abbiamo paura di parlare per conto suo? Ed è per questo che ci dà il suo potere. Per questo Paolo dice a Timoteo: “Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo”(2 Timoteo 1:7). Per questo Gesù dice ai discepoli: Non andate a Gerusalemme. Non ancora. Aspettate qui che lo Spirito Santo venga su di voi, poi andate a Gerusalemme.
Quindi, la preparazione è semplicemente questa: prima di tutto, la confessione del nostro peccato e del nostro bisogno di Dio in una preghiera a Dio per la purificazione. In secondo luogo, una preghiera a Dio affinché effonda la pienezza del suo Spirito sul suo popolo in modo esplicito, evidente. Tutto questo fa parte della preparazione.
3) Dobbiamo essere consapevoli della nostra dipendenza dal Signore Gesù per la salvezza.
Come dice la canzone: “nel mio bisogno Gesù mi ha trovato, ha messo il suo forte braccio attorno a me, mi ha sollevato e mi ha portato… al riparo del suo ovile”[1]. Non usciamo compiaciuti, autocompiaciuti, supponenti. Usciamo come dei mendicanti che hanno trovato una scorta di cibo dietro un ristorante e vanno a cercare altri amici mendicanti: “Ehi, dovreste venire dietro quel ristorante. Lì c’è un sacco di buon cibo”.
4) È necessario un umile riconoscimento della potenza di Dio.
1 Corinzi 3:7: “Quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!”. È un versetto fantastico! Per evitare che qualcuno di noi diventi un pezzo grosso. Questo è il punto. Per evitare di diventare esperti troppo in fretta! Ricordo che, appena sposato, qualcuno mi regalò un libro. Ero in luna di miele, e il libro era “Letters to Philip”: parlava di come vivere in armonia con la propria moglie. Dentro c’era scritto: “Leggi questo libro subito, prima di diventare un esperto”.
È necessario un umile riconoscimento di ciò che solo Dio può fare.
5) Dobbiamo conoscere le Scritture.
Vedete, quando l’evangelismo entra nel nostro cervello come la nostra ragion d’essere, sappiamo che Dio cerca adoratori affinché il suo nome sia glorificato. Egli desidera che le persone si aggiungano alla schiera di coloro che lo adorano. E così ci arruola, affinché possiamo essere parte della catena che porta le persone a lui, in modo che esse possano a loro volta adorare. Quando questo comincia a registrarsi nella mia mente, all’improvviso tutto il resto va al suo posto. Ecco perché leggo la Bibbia! Non leggo la Bibbia per ricevere dei punti per averla letta. Imparo le Scritture perché ho bisogno di conoscerle per poterle poi condividere con persone che non le conoscono.
Una delle cose più imbarazzanti, soprattutto per chi è Cristiano da tempo, è l’ignoranza riguardo alla Bibbia. Facciamo grandiose affermazioni, ma quando qualcuno ci pone una semplice domanda, siamo terribilmente imbarazzati e ci tocca dire: “Mi spiace, è qui da qualche parte, ma non lo trovo”. Ora, non intendo rimproverarvi per questo, perché anche io mentre predicavo ho dimenticato un versetto importante come 1 Corinzi 3:7. Siamo tutti nella stessa posizione. Quando leggiamo le nostre Bibbie ogni giorno, però, è necessario che la lettura avvenga con il desiderio di conoscere, di imparare, di capire e poi di comunicare.
6) Dobbiamo comprendere la situazione umana senza Cristo.
Ora, alcuni di noi sono in grado di farlo meglio a livello esperienziale, perché sono arrivati alla fede in Gesù Cristo in una fase successiva della loro vita, e ricordano che orribile caos fosse prima. Quelli di noi che si sono convertiti molto più giovani non hanno dovuto fare, forse, una tale gavetta.
In altre parole, il primo volume della nostra vita è stato più piccolo del secondo, mentre alcuni di voi hanno avuto un primo volume più voluminoso. E così, quando pensate alla situazione umana senza Gesù, ripensate a qualche anno fa, al disordine in cui eravate, alla condizione della vostra vita, al modo in cui andavate in ufficio, in macchina, quando parlavate con vostra moglie o vostro marito a casa, e così via. Non dovete dimenticare che i vostri amici e i vostri vicini si trovano esattamente in quella posizione. In Matteo 9:36 Gesù li descrive “come pecore che non hanno pastore”. Gesù li vedeva come una moltitudine di persone indifese e senza speranza che non andavano da nessuna parte. Mi viene in mente il testo di una delle canzoni più belle che io conosca, “Eleanor Rigby” di Lennon e McCartney:
Guarda tutte le persone sole! Da dove vengono?
Qual è il loro posto?
Padre McKenzie scrive le parole di un sermone
che nessuno ascolterà. Nessuno si avvicina[ii].
E perché dovrebbero avvicinarsi? Sermoni monotoni, chiesa monotona, tutto è monotono. Abbiamo quindi bisogno di una chiesa vivace, di persone piene di Spirito, di conoscitori della Bibbia che vadano a spezzare la mitologia che aleggia attorno alla realtà di Gesù e raccontino la verità a un mondo che ha bisogno di conoscerla.
La situazione umana di oggi, senza Cristo, è assolutamente impressionante, non è vero? Volete un esempio? Guardate la pagina dedicata ai nuovi film in uscita. Lasciate che dica una parola ai giovani, solo per un momento. La Bibbia dice chiaramente che quando accogliamo l’immondizia, la sputiamo fuori. La lezione di Bundy, prima di morire, qual è stata? “Ho letto spazzatura per tutti i miei giorni. Non lasciate che qualcuno vi dica che non c’è correlazione tra la spazzatura che ho assorbito e il peccato che ho commesso. Ora so”, dice Bundy, “che è così”. Vi dirò che metterete sullo schermo del computer del vostro cervello cose che forse non riuscirete mai a rimuovere prima del giorno della vostra morte. Lo so, perché ho messo cose che vorrei poter rimuovere. E a volte, nelle circostanze più strane, nei momenti più bizzarri, ecco che tornano… boom! In pieno, vivido Technicolor. Certo, ero intelligente quando avevo diciassette anni, quando dicevo: “Ah, non essere sciocco! Quelle cose non hanno importanza. Non possono influenzarmi”. Invece, eccole ancora in giro. La situazione umana è così reale e così impressionante che abbiamo bisogno di giovani con uno stile di vita alternativo.
7) Quando ci impegniamo a parlare con i nostri amici, dobbiamo farlo con sincerità di cuore.
Sapete, la domanda numero uno quando si va a parlare alla gente di qualsiasi cosa (sia che si cerchi di vendere loro enciclopedie o qualsiasi altra cosa) è: “Questo tizio è sincero?”. Quando andiamo a testimoniare alla gente, diamo forse l’impressione che qualcuno ci abbia dato una quota come gli indiani dei vecchi film di cowboy? Sai il tizio che esce e ha tutte quelle… cose, appese alla cintura… gli scalpi. “Ehi, guardate qui quanti!”. Esiste un approccio all’evangelizzazione che è proprio così e ci sono scuole bibliche che lo coltivano: “Se non riempi la tua quota prima di venerdì…” beh, forse hanno dimenticato cosa può fare solo Dio e cosa possiamo fare noi.
Noi non dobbiamo ragionare in questi termini. La cosa fondamentale è la sincerità del cuore. Vedete qualcuno che ha sete? Dategli un sorso d’acqua. Lo vedete infelice? Dategli una parola di incoraggiamento. Lo vedete in difficoltà? Aiutatelo. Vedete che è caduto dal suo asino? Dategli un passaggio sul vostro asino. “Non ho un asino”. Beh, nemmeno io! E allora? Vai lo stesso!
Collaborare nell’opera
Sebbene l’opera di conversione sia essenzialmente opera di Dio, lo Spirito Santo ci chiama a collaborare con lui per realizzarla.
Volete dirmi che le ostetriche producono bambini? Possono andare in giro come se lo facessero, ma non è così! L’ostetrica deve andare a letto la sera e riconoscere che Dio ha fatto nascere il bambino. Forse ha provato l’emozione di dire: “Signora Rossi, è una femmina!” o ha incoraggiato e assistito in qualche modo la signora Rossi, ma non è lei che ha datto nascere il bambino. Giusto? E questa è la nostra parte nella salvezza, in definitiva: quando abbiamo vissuto la nostra vita, cantato la nostra canzone e suonato la melodia di una vita trasformata dalla potenza dello Spirito, s e qualcuno arriva alla fede in Gesù Cristo, non siamo stati noi. È stato Dio a farlo e ci ha dato il gioioso privilegio di essere presenti nel reparto travaglio per vederlo accadere. È fantastico! Possiamo piantare, possiamo innaffiare, ma solo Dio fa crescere. Quindi, l’opera di conversione è sua, ma noi ne facciamo parte insieme a lui.
La nostra responsabilità, quindi, è quella di far conoscere la Parola di Dio. Come possiamo far conoscere la Parola di Dio se non conosciamo la Parola di Dio? Quindi, dobbiamo conoscere la Parola di Dio. E questo ci riporta indietro.
“Oh bene. Ho capito che Dio fa tutto e io non sono molto importante. Mi trovo solo nel reparto travaglio”. No: dobbiamo esortare gli uomini a cercare Dio. Dobbiamo dire ai nostri amici: “Ehi, hai letto il Vangelo di Giovanni?”.
Dobbiamo esortare gli uomini a pentirsi. Non possiamo farli pentire; solo Dio può concedere il pentimento. Questo lo abbiamo capito. Tuttavia, dovremmo dire loro: “Sai cosa? Devi tornare indietro, amico. Stai andando nella direzione sbagliata. Anch’io una volta sono andato nella stessa direzione. Voglio esortarti a tornare indietro”.
Dovremmo esortarli a convertirsi. Anni fa, ricordo quando in Gran Bretagna si passò dal carbone al gas naturale, e c’erano tutte queste pubblicità per passare al gas naturale e tutti i tipi di réclame in TV che dicevano: “Ti sei convertito?”. La gente veniva a casa nostra e ci esortava a convertirci. È stata una delle più grandi opportunità evangelistiche per la Chiesa da molto, molto tempo a quella parte. Vedete, il tizio veniva alla porta e diceva: “Vi siete convertiti?”. E noi rispondevamo: “Beh, di quale delle due conversioni stai parlando?”. E lui rispondeva: “Il gas naturale”. E noi: “Beh, me ne potrai parlare se mi lasci parlare di un’altra conversione”. E lui: “Quale?”. E io: “Ti sei mai convertito alla fede in Gesù Cristo?”. Un gran bel momento.
Dobbiamo essere disposti, tuttavia, a mostrare un’amicizia genuina, che spesso sarà costosa. Sapete, se non siamo genuinamente amichevoli con le persone e diamo loro l’impressione che vogliamo solo il loro scalpo, non c’è da sorprendersi che ci escludano. La nostra amicizia deve abbracciare coloro che non abbracciano i nostri valori. Gesù dice: “Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?” (Matteo 5:46). Dovremmo essere nel mondo, ma non del mondo. Mi auguro che tutti noi abbiamo amici non cristiani, e che ne abbiamo in un buon numero. Spero che tutti noi ci troviamo durante la settimana in un ambiente in cui, nel contesto dell’amicizia, abbiamo l’opportunità di render conto della speranza che è in noi (1 Pietro 3:15). E dobbiamo coltivare queste amicizie, riconoscendo che spesso ci costeranno. Dobbiamo essere pronti a fare questo lavoro sempre e ovunque.
Concludo con questa affermazione: le implicazioni di queste verità sono di vasta portata e dovrebbero instillare in noi quanto meno un rinnovato senso di dipendenza da Dio e un’accresciuta fiducia in Dio che si dimostrerà in gran parte nelle nostre preghiere.
Questo è il grande, ardente desiderio del cuore di Paolo: “Il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati” (Romani 10:1). L’intero impulso della sua vita era la salvezza di coloro che, come lui, provenivano dalla radice di Davide. E così, per questo motivo, dipendendo da Dio, fiducioso che Dio potesse fare ciò che lui solo può fare, lo invocava nella preghiera del credente.
Spero che questo ci sia d’aiuto: c’è una parte che solo Dio può fare, e non dobbiamo cercare di farla noi.
Il fatto che Dio abbia una parte che non è nostra, tuttavia, non nega la nostra parte. Quindi, dobbiamo investire noi stessi in ciò che è nostro dovere fare e non sprecare tempo ed energie in un compito che non è nostro.
[1] ] Gordon C. Brattle, “In My Need Jesus Found Me” (1978)
[i] Charles H. Spurgeon, The Soul-Winner; or, How to Lead Sinners to the Saviour, Revell, New York, 1895, p. 231.
[ii] John Lennon and Paul McCartney, “Eleanor Rigby” (1966)