#5 – Serie sull’Evangelizzazione: la parte di Dio, la nostra parte (sez. 2)

 

 

 

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di ciò che solo Dio può fare e che, di conseguenza, noi non possiamo in alcun modo compiere.

Dall’altra parte, dobbiamo avere le idee altrettanto chiare su qual è la nostra parte, ovvero, ciò che noi possiamo fare.

Innanzitutto, noi possiamo prepararci all’opera. In secondo luogo, possiamo collaborare nell’opera.

 

La nostra preparazione all’opera

Se vogliamo essere preparati per l’opera di evangelizzazione, la nostra vita deve essere un libro aperto davanti a Dio mentre ricerchiamo la purificazione per tutti i peccati conosciuti. Se c’è un chirurgo fra voi, credo converrà con me nel dire che non è una mossa intelligente usare strumenti sporchi. Non li userebbe mai, e se uno strumentista durante l’operazione gli porgesse quegli oggetti in mano … beh, possiamo immaginare la scena (forse ci verrà in mente qualche serie TV a tal proposito). I chirurghi sanno essere molto espliciti in quelle situazioni. 

E Dio non ha intenzione di usare strumenti sporchi per compiere la sua opera. È questo il senso di 2 Timoteo 2:20: “In una grande casa non ci sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche vasi di legno e di terra; e gli uni sono destinati a un uso nobile e gli altri a un uso ignobile”. In realtà si tratta di un’analogia diversa da quella della sala operatoria. È l’analogia di una casa che ha tutti i tipi di utensili (oggetti d’oro e d’argento e alcuni di legno o di terra). In altre parole, vasi ottimi, vasi molto buoni, vasi non tanto buoni e vasi terribili. A seconda di chi viene a trovarci, decideremo quali usare. E, dice Paolo, “Se dunque uno si conserva puro da quelle cose [azioni sporche], sarà un vaso nobile, santificato, utile al servizio del padrone, preparato per ogni opera buona”. 

È sciocco, miei cari, pensare che Dio si servirà attivamente di noi anche se viviamo una vita sporca, se c’è un peccato noto nella nostra vita, se ci sono attività abituali o aree non consacrate a Dio, zone al di là della sua influenza che ci stiamo tenendo strette.  Inutile nasconderci in un angolo. Senza il pentimento in relazione a queste aree, non potremo fare un passo oltre nel servizio, inteso nel modo in cui Dio lo intende. 

Davide lo aveva capito. Il Salmo 51 parla proprio di questo.

 

In secondo luogo, se vogliamo essere giustamente preparati, dobbiamo vivere nella pienezza dello Spirito. Efesini 5:18: “Siate ricolmi di Spirito”. In Atti 8:1 Gesù dice: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”. In pratica, non voglio che andiate da nessuna parte se lo Spirito Santo non viene su di voi.  Può sembrare una cosa molto semplice, eppure è terribilmente importante. Ci sono molti cristiani che vanno in giro con il sudore che cola sul viso, cercando di fare tutto con le proprie forze. Un po’ come chi cerca di tagliare l’erba con un tosaerba a motore, senza che nessuno gli abbia detto che ha un motore. Quando arrivano all’ultima curva, con le gambe che si piegano e il viso rosso, qualcuno allunga la mano e tira la corda. “Cos’è quello?”. La persona risponde: “È il motore”. E lui: “Oh, non sapevo che avesse un motore”. “No, è chiaro. Se avessi saputo di avere un motore, non saresti nelle condizioni in cui ti trovi ora”.

Non voglio sminuire o denigrare il ruolo dello Spirito Santo, paragonandolo a un motore. Ma sapete che Dio non ci chiama a un’attività senza fornirci la forza necessaria per svolgerla? Sapete che Dio sa quanto abbiamo paura di parlare per conto suo? Ed è per questo che ci dà il suo potere. Per questo Paolo dice a Timoteo: “Dio non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo”(2 Timoteo 1:7). Per questo ha detto ai discepoli: Non andate a Gerusalemme. Non ancora. Aspettate qui che lo Spirito Santo venga su di voi, poi andate a Gerusalemme.

Quindi la preparazione che deve essere fatta è semplicemente questa: prima di tutto, la confessione del nostro peccato e del nostro bisogno di Dio in una preghiera a Dio per la purificazione. In secondo luogo, una preghiera a Dio affinché effonda la pienezza del suo Spirito sul suo popolo in modo esplicito, evidente. Tutto questo fa parte della preparazione. In terzo luogo, la consapevolezza della nostra dipendenza dal Signore Gesù per la salvezza. In altre parole, non dimentichiamo che, come dice la canzone, “nel mio bisogno Gesù mi ha trovato, ha messo il suo forte braccio attorno a me, mi ha sollevato e mi ha portato… al riparo del suo ovile”. Per evitare di uscire compiaciuti, autocompiaciuti, supponenti. Invece, come abbiamo detto questa mattina, usciamo come dei mendicanti che hanno trovato una scorta di cibo dietro un ristorante e vanno in giro a cercare altri amici mendicanti: “Ehi, dovreste venire dietro quel ristorante. Lì c’è un mucchio di roba”.

In quarto luogo, è necessario un umile riconoscimento della potenza di Dio. 1 Corinzi 3:7: “Quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!”. È un versetto fantastico! Per evitare che qualcuno di noi diventi un pezzo grosso. Questo è il punto. Per evitare di diventare esperti troppo in fretta! Ricordo che, appena sposato, qualcuno mi regalò un libro. Ero in  luna di miele. Il libro era “Letters to Philip” e parlava di come vivere in armonia con la propria moglie. Dentro c’era scritto: “Leggi questo libro in fretta, prima di diventare un esperto”. 

Perciò è necessario un umile riconoscimento di ciò che solo Dio può fare.

Dobbiamo, numero cinque, conoscere le Scritture. Vedete, quando l’evangelismo entra nel nostro cervello come la ragion d’essere della vita, sappiamo che Dio cerca adoratori affinché il suo nome sia glorificato. Egli desidera che le persone si aggiungano alla schiera di coloro che lo adorano. E così ci arruola, affinché possiamo essere parte della catena che porta le persone a lui, in modo che esse possano a loro volta adorare. Quando questo comincia a registrarsi nella mia mente, all’improvviso tutto il resto va al suo posto. Ecco perché leggo la Bibbia! Non leggo la Bibbia perché mi danno dei punti per averla letta. Sto imparando le Scritture perché ho bisogno di conoscerle per poterle condividere con persone che non le conoscono.

Una delle cose più imbarazzanti per noi, soprattutto per chi è Cristiano da tempo, è la nostra ignoranza della Bibbia. Facciamo grandiose affermazioni al riguardo, ma quando qualcuno ci pone una semplice domanda, siamo terribilmente imbarazzati e ci tocca dire: “Mi spiace, è qui da qualche parte, ma non lo trovo”. Ora, non intendo rimproverarvi per questo, perché anche io mentre predicavo ho dimenticato un versetto importante come 1 Corinzi 3:7. Siamo tutti nella stessa posizione. Quando leggiamo le nostre Bibbie ogni giorno, però, è necessario che la lettura avvenga con il desiderio di conoscere, di imparare, di capire e poi di comunicare.

E dobbiamo anche, in sesto luogo, comprendere la situazione umana senza Cristo. Ora, alcuni di noi sono in grado di farlo meglio a livello esperienziale, perché sono arrivati alla fede in Gesù Cristo in una fase successiva della loro vita, e ricordano che orribile caos fosse prima. Quelli di noi che si sono convertiti molto più giovani non hanno dovuto fare, forse, una tale gavetta.

In altre parole, il primo volume della nostra vita è stato più piccolo del secondo, mentre alcuni di voi hanno avuto un primo volume più grande. E così, quando pensate alla situazione umana senza Gesù, ripensate a qualche anno fa, al disordine in cui eravate, alla condizione della vostra vita, al modo in cui andavate in ufficio, in macchina, quando parlavate con vostra moglie o vostro marito a casa, e così via. Non dovete dimenticare che i vostri amici e i vostri vicini si trovano esattamente in quella posizione. In Matteo 9:36 Gesù li descrive “come pecore che non hanno pastore”. Gesù li vedeva come una moltitudine di persone indifese e senza speranza che non andavano da nessuna parte. Mi viene in mente il testo di una delle canzoni più belle che io conosca, “Eleanor Rigby” di Lennon e McCartney.

Guarda tutte le persone sole!

Da dove vengono?

Qual è il loro posto?

Padre McKenzie scrive le parole di un sermone 

che nessuno ascolterà;

Nessuno si avvicina.

E perché dovrebbero avvicinarsi? Sermoni monotoni, chiesa monotona, tutto è monotono. Abbiamo quindi bisogno di una chiesa vivace, di persone piene di Spirito, di conoscitori della Bibbia, che vadano a spezzare la mitologia che aleggia attorno alla realtà di Gesù e raccontino la verità a un mondo che ha bisogno di conoscerla.

La situazione umana di oggi, senza Cristo, è assolutamente impressionante, non è vero? Volete un esempio? Guardate la pagina dedicata ai nuovi film in uscita.

Lasciate che dica una parola a voi giovani, solo per un momento su questi film. La Bibbia dice chiaramente che quando accogliamo l’immondizia, la sputiamo fuori. La lezione di Bundy, prima di morire, qual è stata? “Ho letto spazzatura per tutti i miei giorni. Non lasciate che qualcuno vi dica che non c’è correlazione tra la spazzatura che ho assorbito e il peccato che ho commesso. Ora so”, dice Bundy, “che è così”. Vi dirò che metterete sullo schermo del computer del vostro cervello cose che forse non riuscirete mai a rimuovere prima del giorno della vostra morte. Lo so, perché ho messo cose che vorrei poter rimuovere. E a volte, nelle circostanze più strane, nei momenti più bizzarri, ecco che torna, boom! In pieno, vivido Technicolor. Certo, ero intelligente quando avevo diciassette anni: “Ah, non essere sciocco! Quelle cose non hanno importanza. Non possono influenzarti”. Invece eccole ancora in giro. La situazione umana di stasera è così reale e così impressionante che abbiamo bisogno di giovani con uno stile di vita alternativo. Dunque, quando ci impegniamo a parlare con i nostri amici, dobbiamo farlo con sincerità di cuore.

Sapete, la domanda numero uno quando si va a parlare alla gente di qualsiasi cosa (sia che si cerchi di vendere loro enciclopedie o qualsiasi altra cosa) è: “Questo tizio è sincero?”. Quando andiamo a testimoniare alla gente diamo l’impressione che qualcuno ci abbia dato una quota come gli indiani dei vecchi film di cowboy? Sai il tizio che esce e ha tutte quelle… cose, appese alla cintura? Scalpi. “Ehi, guardate qui quanti!”. Esiste un approccio all’evangelizzazione personale che è proprio così e ci sono scuole bibliche che lo coltivano: “Se non riempi la tua quota prima di venerdì…”. Forse hanno dimenticato cosa può fare solo Dio e cosa possiamo fare noi.

Quindi non pensate in questi termini. La cosa fondamentale è la sincerità del cuore. Vedete qualcuno che ha sete? Dategli un sorso d’acqua. Lo vedete infelice? Dategli una parola di incoraggiamento. Lo vedete in difficoltà? Aiutatelo. Vedete che è caduto dal suo asino? Dategli un passaggio sul vostro asino. “Non ho un asino”. Beh, nemmeno io! E allora? Va bene lo stesso!

 

Il prossimo articolo proseguirà questo argomento approfondendo la seconda parte di ciò che spetta a noi fare, ovvero collaborare nell’opera.

 

Questo articolo fa parte della serie sull’evangelizzazione adattata da “Crossing the Barriers“, di Alistair Begg.

 

Lettura consigliata La mano di Dio, Ed.Coram Deo.

 

Foto di Land O’Lakes, Inc. su Unsplash

Tematiche: Chiesa, Cultura e Società, Evangelizzazione

Alistair Begg

Alistair Begg

 

È pastore della Chiesa ParkSide a Cleveland (Ohio, Stati Uniti). Scrittore e conferenziere molto stimato. La sua trasmissione radio Truth for Life è diffusa in tutti gli Stati Uniti. Ogni anno organizza la conferenza BASICS dove circa 1.500 pastori si incontano per ascoltare il Vangelo di Gesù Cristo.

© TruthForLife.org, © Coram Deo

Il presente articolo può essere utilizzato solo facendone previa richiesta a Coram Deo. Non può essere venduto e non si può alterare il suo contenuto.