Il peccato originale

 

 

 

Quando i teologi parlano della caduta del genere umano, nonché della natura e dell’origine del peccato, sono immediatamente spinti a riflettere sulla portata del peccato e sul suo impatto su di noi come esseri umani. Questo ci porta alla dottrina del peccato originale.

Un fraintendimento comune del concetto di peccato originale è che si riferisca al primo peccato commesso da Adamo ed Eva. Tuttavia, il peccato originale non si riferisce al primo peccato, ma alle sue conseguenze. Il peccato originale descrive la nostra condizione decaduta e peccaminosa, dalla quale scaturiscono i peccati veri e propri. Le Scritture non affermano che siamo peccatori perché pecchiamo, ma che pecchiamo perché siamo peccatori. Abbiamo in sostanza una natura decaduta e corrotta, dalla quale scaturiscono i peccati veri e propri che commettiamo. Il peccato originale, quindi, descrive la condizione di decadenza del genere umano.

Le Scritture dicono chiaramente che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato nel nostro carattere e l’esperienza quotidiana lo conferma. Jonathan Edwards ha osservato nel suo trattato sul peccato originale che, anche se la Bibbia non affermasse l’esistenza di un problema nella nostra disposizione morale, dovremmo affermarlo sulla base di un’osservazione razionale. Non possiamo evitare la presenza pervasiva del male nel mondo. L’universalità del peccato richiede una spiegazione. Anche tra i non credenti si riconosce tacitamente che nessuno è perfetto.

Se fossimo per natura buoni o addirittura moralmente neutri, ci aspetteremmo che una certa percentuale di persone mantenga la propria naturale bontà o neutralità e viva senza soccombere al peccato. Alcuni sostengono che potremmo mantenere la bontà o la neutralità se non fosse per il clima peccaminoso in cui viviamo, ma il fatto che la società sia composta da esseri umani nega questo argomento. Siamo decaduti e quindi la società è decaduta. Abbiamo incontrato il nemico: siamo noi.

Le Scritture c’insegnano che il peccato originale è di per sé un giudizio di un Dio giusto su creature che Egli ha creato buone. Come punizione ad Adamo ed Eva per il loro peccato, Dio li ha consegnati, insieme a tutta la loro progenie, alle loro inclinazioni malvagie.

 

Incapacità morale

Quando Agostino analizzò la peccaminosità degli esseri umani, notò che quando Adamo ed Eva furono creati per la prima volta, Dio li fece posse peccare, il che significa semplicemente che avevano la capacità di peccare. Una cosa pura viene definita “impeccabile”, mentre un peccato lieve viene talvolta chiamato “peccatuccio”. Entrambe le parole derivano dal latino peccare. Agostino diceva che Adamo ed Eva non erano stati creati come peccatori, ma avevano il potere di peccare. Sappiamo che era vero perché peccarono. Non hanno fatto l’impossibile; hanno fatto ciò che ovviamente avevano il potere di fare. Tuttavia, dice Agostino, anche Adamo ed Eva furono creati posse non peccare, cioè avevano la capacità di non peccare. Dio diede loro il comando di non mangiare il frutto dell’albero proibito ed essi avevano la capacità morale di obbedire a Dio. Quindi avevano sia la capacità di peccare sia quella di non peccare.

Agostino ha spiegato che con la caduta, il genere umano ha perso la posse non peccare e la nostra posizione è diventata non posse non peccare, il che significa che non abbiamo più la capacità di non peccare. In altre parole, il potere del peccato è così profondamente radicato nei cuori e nelle anime dei mortali che è impossibile per noi non peccare. Siamo così peccatori per natura che non incontreremo mai qualcuno che non pecchi. L’unica persona che abbia mai realizzato una vita senza peccato è Gesù Cristo. La nostra incapacità di non peccare è chiamata “incapacità morale degli esseri umani”.

Questo non significa che non possiamo fare nulla che sia conforme esteriormente alla legge di Dio. Possiamo occasionalmente osservare la legge. A titolo di esempio, immaginiamo un uomo che si diverte a guidare la sua auto a 80 km all’ora. La sua auto funziona bene a quella velocità e lui si sente sicuro e a suo agio, anche se gli altri in autostrada gli sfrecciano accanto a 100 o 120 km all’ora. Un giorno un poliziotto lo fa accostare e gli dà un encomio per la sua guida sicura. L’uomo riceve un premio per la sua obbedienza. Il poliziotto prosegue per la sua strada e l’uomo torna in autostrada. Alla fine entra in una zona scolastica dove il limite di velocità è di 30 km all’ora, ma continua a guidare a 80 km all’ora perché è la velocità a cui gli piace guidare. Il suo desiderio non è mai stato quello di rispettare la legge. Il fatto che lo abbia fatto in autostrada è stato solo frutto di una circostanza fortuita. Questo è ciò che i teologi chiamano “virtù civica”.

A volte obbediamo alla legge di Dio perché serve ai nostri interessi personali. Potremmo non rubare perché abbiamo scoperto che il crimine non paga. Potremmo compiere gesti nobili per l’applauso degli uomini, perché siamo in corsa per una carica o per qualche altra motivazione, ma all’uomo decaduto manca la motivazione di obbedire alla legge per un amore incontaminato verso Dio. Gesù ha detto: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente”. Questo è il primo e il gran comandamento. E il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Mat. 22:37-39). Martin Lutero diceva che la grande trasgressione è la violazione del grande comandamento, ma noi non pensiamo in questi termini. Nessuno ama Dio perfettamente, con tutto il cuore, tutta l’anima e tutta la mente.

È anche per questo che commettiamo errori teologici. Attribuiamo le nostre interpretazioni errate alla Bibbia stessa, sostenendo che è troppo difficile da capire o che è ambigua. Ma Dio non è l’autore della confusione. Dio si è rivelato chiaramente, ma noi arriviamo al testo con pregiudizi che interferiscono con la luce della Parola di Dio. Ci sono molte cose insegnate nelle Scritture che semplicemente non vogliamo sentire, così troviamo il modo di distorcere la Bibbia per sfuggire al giudizio che essa porta alle nostre coscienze.

A volte, nel tentativo di interpretare le Scritture, commettiamo un cosiddetto errore innocente. Questo può accadere quando usiamo una traduzione difettosa o quando non abbiamo una sufficiente padronanza della struttura della grammatica greca o ebraica. Ma se amassimo Dio con tutto il cuore, l’anima e la mente, la nostra padronanza della sua Parola non sarebbe diversa? Trascorriamo così tanto tempo riempiendo la nostra mente con contenuti diversi dalla conoscenza della Sua Parola.

Siamo pigri, non siamo diligenti nella ricerca della Sua verità. Queste cose contribuiscono alle distorsioni che creiamo.

 

Lo standard di Dio

Gesù ha detto: “Nessuno è buono se non Dio solo” (Mc. 10:18) e Paolo ha scritto: “Nessuno è giusto, neppure uno” (Rom. 3:10). Queste affermazioni sembrano estreme perché vediamo persone che fanno cose buone. Come ho notato sopra, i teologi chiamano queste buone azioni virtù civiche. Le madri si sacrificano per i loro figli e le persone restituiscono i portafogli degli sconosciuti senza tenere il denaro che vi trovano dentro. Ma perché un’azione sia veramente buona, per colpire davvero il segno dello standard di Dio, deve corrispondere esteriormente a ciò che la legge richiede e deve anche essere motivata dall’amore per Dio. Anche le persone redente offrono a Dio un’obbedienza imperfetta, condizione che si aggrava notevolmente in coloro che si sono allontanati o alienati da Lui.

Quando i teologi parlano d’incapacità morale o di peccato originale, hanno in mente questo stato di non posse non peccare. Non siamo moralmente in grado di fare il bene che Dio richiede. Quando Gesù ha descritto la condizione dell’uomo, ha detto: “Nessuno può venire a me se non gli è dato dal Padre mio” (Giov. 6:65). Gesù ha iniziato con una negazione universale che descrive la capacità umana. Non stava dicendo che a nessuno è permesso di venire a Lui; stava dicendo che nessuno può, o è in grado di venire a Lui a meno che Dio non faccia qualcosa. Poco prima, Gesù aveva detto: “È lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità” (v. 63). Nel Nuovo Testamento, la carne si riferisce generalmente alla nostra condizione decaduta, alla nostra schiavitù al peccato. Un’altra espressione usata dalla Bibbia è “sottoposti al peccato” (Rom 3:9). Non siamo sopra il peccato, ma il peccato è sopra di noi. La Bibbia afferma che i desideri del nostro cuore sono continuamente malvagi (Gen. 6:5).

Quindi, per abbracciare Cristo, per venire a Dio e fare le cose di Dio, è necessario che in qualche modo siamo liberati dalla prigione del peccato originale. Questo avviene grazie all’opera sovrana e soprannaturale dello Spirito Santo. Ecco perché Gesù ha detto che per vedere, e anche per entrare nel regno di Dio, bisogna nascere di nuovo (Giov. 3:3). Ciò che nasce dalla carne è carne, e nella nostra carne non possiamo fare nulla. A causa della nostra caduta, siamo in una posizione moralmente impotente.

Questa concezione dell’incapacità morale degli esseri umani è chiamata visione agostiniana, e non tutti, nel corso della storia cristiana, sono stati d’accordo con essa. Molti nella Chiesa di oggi sostengono che, sebbene siamo caduti, abbiamo un minimo di rettitudine nella nostra anima con la quale possiamo fare il primo passo verso la riconciliazione con Dio, rivolgendoci a Lui. Al contrario, la visione agostiniana dice che siamo talmente corrotti da essere morti, non solo malati, ma morti. Siamo talmente schiavi del peccato che non possiamo fare nulla se non per la grazia salvifica di Dio, che avvia il processo della nostra redenzione.

La tradizione agostiniana, all’interno della quale mi colloco, afferma che la caduta si estende a tutta la persona: mente, cuore e corpo. Il nostro corpo viene meno, la vista si affievolisce, i capelli diventano grigi e la forza si disperde. Ci ammaliamo e alla fine moriamo. La Bibbia afferma che tutto questo è il risultato dell’influenza del peccato sul nostro corpo, ma il potere del peccato colpisce anche il nostro cuore, la nostra volontà e la nostra mente. Possiamo pensare, ma il nostro pensiero è distorto; commettiamo errori logici e permettiamo ai pregiudizi di offuscare il nostro giudizio. Abbiamo ancora una volontà; non abbiamo perso la capacità di scegliere, perché siamo creature create a immagine di Dio. Nella caduta, abbiamo perso l’immagine di Dio in senso stretto. Abbiamo perso la capacità di essere perfettamente giusti. Tuttavia, siamo ancora a immagine di Dio in senso lato; in altre parole, siamo ancora umani. Per quanto possiamo essere corrotti, la nostra umanità non è stata cancellata dalla caduta.

Tuttavia, il potere della nostra umanità è stato radicalmente intaccato dalla caduta, e questo è ciò che ci lascia nello stato di cui parla Paolo in Romani:

 

Non c’è nessun giusto, neppure uno.

Non c’è nessuno che capisca,

non c’è nessuno che cerchi Dio.

Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti.

Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno”.

(Rom. 3:10-12)

 

Quando le chiese si rivolgono a quelli che “cercano il Signore”, non so chi abbiano in mente, perché la Bibbia dice che nessuno nel suo stato naturale ricerca Dio. Se lo dicessi pubblicamente nell’arena secolare di oggi, verrei deriso. Ma questa è la valutazione di Dio, che ci giudica secondo il Suo standard di bontà e di giustizia.

 

 

Il presente testo è un estratto del libro “Siamo tutti teologi”, pubblicato da Coram Deo e che trovi a questo link.

 

Siamo tutti teologi

 

Foto di Braden Jarvis su Unsplash

 

Tematiche: Peccato, Teologia

R.C. Sproul

R.C. Sproul

(1939-2017)

 

È stato il fondatore e il presidente della Ligonier Ministries (dal 1971), ministero internazionale situato in Orlando (Florida, Stati Uniti). Co-pastore della Saint Andrew’s Chapel a Sanford, cancelliere del Reformation Bible College è stato anche editore esecutivo della rivista mensile Tabletalk. I suoi insegnamenti si possono ascoltare sul programma Radio Renewing Your Mind with Dr. R.C. Sproul.
Sproul ha prodotto più di 300 serie di lezioni ed è autore di innumerevoli libri diffusi in tutto il mondo.

Suoi libri editi da Coram Deo in italiano: Scelto da Dio e La santità di Dio.

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