La risurrezione

 

 

 

La parola greca che traduciamo con “risurrezione”, anastasia, significa letteralmente “rialzarsi” o “risorgere”. Spesso tendiamo a pensare alla nostra futura risurrezione come a una semplice continuità dell’esistenza personale, con l’anima che prosegue in uno stato cosciente alla presenza di Dio in cielo, mentre il corpo si disintegra nella tomba. Tuttavia, la risurrezione riguarda in realtà il corpo fisico, che sperimenta il decadimento nella tomba prima di risorgere a nuova vita.

 

Le primizie

Fin dal primo secolo, la Chiesa ha affermato la risurrezione del corpo, la resurrectio carnis, che include la risurrezione corporea non solo di Cristo, ma anche del suo popolo. Questa verità è trattata in numerosi punti delle Scritture. Paolo scrisse:

 

Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. (Rom. 8:9-11)

 

Alcuni sostengono che questo testo si riferisca solo al rinnovamento o alla rigenerazione del nostro uomo interiore, all’essere risuscitati dalla morte spirituale alla vita spirituale. Questo concetto certamente è incluso nel pensiero di Paolo, ma egli aggiunge che lo stesso Spirito che ha risuscitato il corpo mortale di Gesù dai morti risusciterà anche i nostri corpi mortali dai morti. Paolo insegna questo principio ripetutamente, in particolare quando fa un contrasto tra Adamo e Cristo, l’ultimo Adamo. Come la morte è entrata nel mondo attraverso il primo Adamo, così il trionfo sulla morte avviene grazie al ministero dell’ultimo Adamo. Paolo vede la risurrezione fisica di Cristo dai morti non come un singolo evento, ma come il primo di molti altri che verranno. Cristo è diventato la primizia di coloro che risorgono dai morti (1 Cor. 15:20).

Le Scritture raccontano la risurrezione di diverse persone prima di quella di Cristo, tra cui il figlio della vedova di Sarepta (1 Re 17:17-24) nell’Antico Testamento e il figlio della vedova di Nain (Lc. 7:11-15), la figlia di Iairo (Lc. 8:41-42, 49-56) e Lazzaro (Giov. 11:1-44) nel Nuovo Testamento. La risurrezione di Gesù si distingue da questi esempi. La risurrezione di Cristo infatti non fu semplicemente un ritorno alla vita, ma comportò anche una significativa trasformazione del suo corpo. C’è stata continuità tra il corpo deposto nel sepolcro e il corpo che è uscito dal sepolcro; lo stesso corpo che era stato sepolto è stato anche risuscitato. Questo era vero anche per le risurrezioni precedenti. Tuttavia, nella risurrezione di Gesù vi era anche un elemento di discontinuità: il suo corpo subì un cambiamento drammatico. Era la stessa persona con lo stesso corpo, ma il suo corpo era stato glorificato.

 

Una dottrina essenziale

Nella sua prima epistola ai Corinzi, Paolo fornisce una lunga spiegazione e difesa della risurrezione di Cristo. Si rivolge a coloro che sono scettici sulla risurrezione in generale con un’argomentazione di tipo reductio ad absurdum, che, come abbiamo notato in precedenza, è la tecnica di portare la premessa dell’avversario alla sua conclusione logica per dimostrarne l’assurdità. In questa epistola, Paolo parte dalla premessa che non c’è risurrezione e conclude che se non c’è resurrezione, allora Cristo non è risorto (1 Cor. 15:13). Dove c’è una negazione universale, non può esserci un’affermazione particolare.

Paolo prosegue dicendo che se Cristo non è risorto, noi siamo ancora nel nostro peccato (v. 17). Quindi non c’è fede cristiana senza risurrezione. Il concetto di risurrezione è assolutamente essenziale per tutta la fede apostolica.

Una schiera di teologi contemporanei è giunta alla conclusione che possiamo avere un cristianesimo vibrante senza gli aspetti soprannaturali che lo accompagnano, come la morte e la risurrezione di Cristo. Rudolf Bultmann, ad esempio, che ha fatto un’esegesi precisa e perspicace di 1 Corinzi 15, ha esposto chiaramente ciò che l’Apostolo ha detto, ma poi ha sostenuto che Paolo si è sbagliato. Bultmann ha concluso, insieme a molti nella chiesa contemporanea, che la testimonianza apostolica del significato centrale della risurrezione è falsa. Le persone possono avere una religione senza credere nella risurrezione, e possono anche chiamarla religione cristiana, ma non ha nulla a che fare con il messaggio biblico di Cristo e con la fede cristiana originale. Paolo ha detto che non c’è fede cristiana al di fuori della risurrezione, e se non c’è risurrezione, i cristiani sono i più da compatire perché ripongono la loro speranza in ciò che è falso (v. 19).

Detto questo, Paolo non si basa su queste implicazioni negative per sostenere la verità della risurrezione di Cristo. Egli indica le molteplici testimonianze della risurrezione: la testimonianza degli apostoli, compresa la sua, e le cinquecento persone che videro Cristo dopo la sua risurrezione (vv. 3-8). Paolo continua dicendo che Cristo è stato risuscitato e gli è stato dato un corpo glorificato, e ciò che Dio ha fatto per lui, ha promesso di farlo per tutti i cristiani: “Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza” (vv. 22-24).

 

Corpi risorti

Paolo affronta poi la natura dei nostri corpi risorti: “Ma dirà qualcuno: «Come risuscitano i morti, e con quale corpo verranno?»” (v. 35). In altre parole: che aspetto avranno i nostri corpi risorti? Avremo l’aspetto che avevamo al momento della morte? Ecco come risponde Paolo: “Insensato, quello che tu semini non è vivificato se prima non muore; e quanto a ciò che tu semini, non semini il corpo che deve nascere, ma un granello nudo, di frumento per esempio, o di qualche altro seme; e Dio gli dà un corpo come lo ha stabilito; a ogni seme, il proprio corpo” (vv. 36-38).

Paolo fa appello alla natura per un’analogia, utilizzando un argomento di Platone. Per far crescere un frutto, bisogna prima piantare un seme che, prima di poter dare vita, deve subire un certo decadimento. Quando alla fine il frutto nasce, non assomiglia affatto al seme. In termini di risurrezione, il corpo che va nella tomba è come il seme: dobbiamo morire. Ma nella morte il corpo si trasforma. Ci sarà continuità, così come c’è continuità tra il seme e il frutto, ma ci sarà anche una significativa discontinuità tra il seme dei nostri corpi terreni e i nostri corpi glorificati.

I nostri corpi risorti saranno umani e riconoscibili. Durante le apparizioni di Gesù nel suo corpo risorto sono accadute cose misteriose. Non sempre veniva riconosciuto immediatamente; lo vediamo nell’esempio di coloro che lo incontrarono sulla strada di Emmaus (Lc. 24:13-31). Non sappiamo se il loro mancato riconoscimento fosse dovuto a cambiamenti in Gesù o al fatto che Dio avesse nascosto loro l’identità di Gesù. Allo stesso modo, Maria Maddalena non riconobbe Gesù finché Gesù non si rivolse a lei (Giov. 20:11-16).

Tuttavia, quando apparve ai discepoli nella sala al piano superiore, essi lo riconobbero immediatamente. Quindi ci saranno dei cambiamenti, ma non sappiamo quale ne sarà l’entità. Infatti, non sappiamo se il corpo in cui Gesù apparve nella sala al piano superiore fosse già nel suo stato finale di glorificazione o se i cambiamenti fossero ancora in corso. Egli aveva detto a Maria: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre” (Giov. 20:17), il che, secondo alcuni, indica che Gesù era ancora in procinto di essere ricostituito nel suo corpo glorificato. Si tratta però solo di speculazioni. Per quanto riguarda i nostri corpi risorti, possiamo supporre che conserveranno le nostre facoltà umane fondamentali; avremo ancora mente, volontà e affetti. La differenza fondamentale sarà che il nuovo corpo non potrà più morire; siamo seminati mortali e risorgeremo immortali (1 Corinzi 15:53, NR06), ma non perché saremo intrinsecamente immortali.

I greci credevano che le anime fossero eterne e quindi incapaci di distruggersi, mentre i cristiani credono che le anime siano create e non eterne. Vivremo per sempre in cielo, non perché avremo un’esistenza intrinsecamente indistruttibile, ma perché saremo resi immortali per decreto di Dio. Dio non ci permetterà di perire. Ciò che garantisce la nostra immortalità è la grazia e l’amore preservanti di Dio. Nel suo trattato sulla risurrezione, Paolo fa delle analogie con la natura:

 

Non ogni carne è uguale; ma altra è la carne degli uomini, altra la carne delle bestie, altra quella degli uccelli, altra quella dei pesci. 40 Ci sono anche dei corpi celesti e dei corpi terrestri; ma altro è lo splendore dei celesti, e altro quello dei terrestri. 41 Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle; perché un astro è differente dall’altro in splendore. (vv. 39-41)

 

Paolo ci sta dicendo di guardarci intorno e di osservare la vita nella varietà delle sue forme per renderci conto che c’è molto di più in arrivo:

 

Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; 43 è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente; 44 è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c’è un corpo naturale, c’è anche un corpo spirituale. 45 Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 46 Però ciò che è spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò che è spirituale. 47 Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo è dal cielo. 48 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. (vv. 42-48)

 

Paolo fa poi il suo punto chiave: “E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste” (v. 49). Questa è la speranza della risurrezione finale: saremo come Cristo, perché Egli ci concederà la stessa gloria della risurrezione che ha ricevuto.

 

 

Il presente articolo è un estratto dal libro Siamo tutti teologi di R.C. Sproul, Ed. Coram Deo

Siamo tutti teologi

 

Foto di Bruno van der Kraan su Unsplash

Tematiche: Risurrezione, Teologia

R.C. Sproul

R.C. Sproul

(1939-2017)

 

È stato il fondatore e il presidente della Ligonier Ministries (dal 1971), ministero internazionale situato in Orlando (Florida, Stati Uniti). Co-pastore della Saint Andrew’s Chapel a Sanford, cancelliere del Reformation Bible College è stato anche editore esecutivo della rivista mensile Tabletalk. I suoi insegnamenti si possono ascoltare sul programma Radio Renewing Your Mind with Dr. R.C. Sproul.
Sproul ha prodotto più di 300 serie di lezioni ed è autore di innumerevoli libri diffusi in tutto il mondo.

Suoi libri editi da Coram Deo in italiano: Scelto da Dio e La santità di Dio.

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