Predicazione espositiva evangelica (parte1)
Molto è stato scritto sulla predicazione evangelica e molto anche sulla predicazione esegetica (o espositiva). Spesso, però, tendiamo a considerarle come due ambiti separati e persino incompatibili, invece che come due realtà normalmente inseparabili. Pensiamo che i credenti abbiano bisogno di insegnamenti biblici, mentre i non credenti abbiano bisogno di messaggi evangelistici.
Questo articolo vuole mettere in discussione tale conclusione. Desidero invece proporre un altro modo di considerare il nostro compito nella predicazione rivolta sia ai credenti che ai non credenti. Partiremo dalla convinzione che sia gli uni che gli altri abbiano bisogno di una predicazione in cui la Parola di Dio venga spiegata in tutta la sua pienezza e in cui l’opera di espiazione compiuta da Cristo venga messa in luce.
Non dovrebbe sorprendere che una predicazione cristiana debba sia spiegare la Parola di Dio sia proclamare la buona notizia del Vangelo. In realtà, basta formulare questa frase senza ricorrere ai termini tecnici, espositiva ed evangelistica, per rendersi conto di quanto sia assurdo pensare il contrario.
Eppure, molti lo fanno. Forse anche noi, a volte, ci preoccupiamo di come migliorare le nostre capacità di esporre le Scritture, ma non consideriamo mai l’annuncio del Vangelo all’interno delle nostre predicazioni. Oppure, al contrario, desideriamo essere migliori evangelisti, ma non riusciamo a vedere quale legame ciò possa avere con la predicazione. Lo scopo di questo articolo è mostrare chiaramente come questi due aspetti siano profondamente connessi.
Un modello biblico
Il Vangelo è la trama stessa della Bibbia. Se ci impegniamo a predicare la Bibbia, inevitabilmente ci troveremo a predicare il Vangelo. Graeme Goldsworthy lo afferma con forza: “Ogni predicazione, per essere fedele alla prospettiva biblica, deve essere in qualche misura una predicazione del Vangelo… La predicazione biblica ed esegetica è sempre un’esposizione del Vangelo e delle sue implicazioni.”
In tutto l’Antico Testamento, la Parola di Dio è la fonte e il fulcro dell’annuncio. Nel Nuovo Testamento, il compimento delle promesse di Dio in Cristo è il centro dell’insegnamento.
Il ministero del Signore Gesù si è concentrato sull’insegnare la verità riguardo alla propria identità e missione. In Marco 2 lo vediamo riprendere temi biblici dell’Antico Testamento, spiegando che il loro vero significato si realizzava in Lui. Così si presenta come lo sposo venuto per la sua sposa, come il Figlio dell’Uomo, come il Signore del Sabato. Tutti questi titoli erano strettamente legati a Dio stesso nell’Antico Testamento. Ora Gesù annuncia che trovano compimento in Lui.
In tutto il Nuovo Testamento troviamo un legame stretto tra lo spiegare il significato della Scrittura e l’annunciare la buona notizia di Dio in Cristo. In Luca 24, il Cristo risorto fa un insegnamento straordinario con due discepoli: “E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano” (Lu 24:27). Poco dopo, rivolgendosi “agli undici e a quelli che erano con loro” (Lu 24:33), disse:
“Poi disse loro: «Queste sono le cose che io vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.»” (Lu 24:44-47).
Le predicazioni evangelistiche che questi discepoli tennero, riportate nel libro degli Atti, seguono lo stesso schema: partono dal testo biblico e conducono a Cristo. Così, Pietro a Pentecoste comincia citando un passo del profeta Gioele e spiegandolo alla luce degli eventi presenti, per poi proclamare la notizia su Gesù servendosi di diversi salmi.
Ancora in Atti 3, quando Pietro si trova davanti a una folla stupita per una guarigione miracolosa, richiama la profezia di Mosè in Deuteronomio 18 sul sorgere di “un profeta come me” e annuncia che Gesù è quel profeta. Subito dopo chiarisce quale debba essere la loro risposta a questa verità. In tutto il libro degli Atti vediamo questo schema:
“Paolo, com’era sua consuetudine, entrò da loro, e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando che il Cristo doveva soffrire e risuscitare dai morti. «E il Cristo», egli diceva, «è quel Gesù che io vi annuncio».Alcuni di loro furono convinti e si unirono a Paolo e Sila, e così una gran folla di Greci pii e non poche donne delle famiglie più importanti.”(At 17:2-4).
Naturalmente, non ogni messaggio evangelistico deve essere un’esposizione diretta di un solo passo biblico. In Atti 17, ad Atene, centro della cultura greca, Paolo dialoga con “alcuni filosofi epicurei e stoici” Dieci versetti (At 17:22-31) riportano le parole di Paolo nel suo discorso all’Areopago, nessuna cita l’Antico Testamento.
Anche oggi, ministri del Vangelo possono avere simili opportunità, come in cicli di conferenze evangelistiche o apologetiche tenute fuori dal culto comunitario, per esempio nei campus universitari o in incontri pubblici dedicati. Il Vangelo di Cristo può e deve essere annunciato anche al di fuori del normale ministero esegetico.
Tuttavia, la predicazione regolare della Parola di Dio non dovrebbe mai mancare di indicare verso Cristo. Che predichiamo dall’Antico o dal Nuovo Testamento, il modello apostolico è annunciare la Parola di Dio al popolo di Dio, mostrando sempre il compimento delle Sue promesse in Cristo.
Questo schema continua nelle lettere del Nuovo Testamento, che sono un autentico tesoro di omelie cristiane ispirate. Nelle sue lettere ai Galati e ai Romani, Paolo argomenta approfonditamente sul Vangelo partendo dall’Antico Testamento, usando spesso come testo chiave Genesi 15:6: “Abramo credette al Signore, e ciò gli fu messo in conto come giustizia”. Da questo passo, in Galati 3 e in Romani 4, Paolo ragiona con cura e annuncia con passione la speranza che abbiamo in Cristo. Con lo stesso sguardo di fede, l’autore della Lettera agli Ebrei ci guida attraverso le storie dell’Antico Testamento e le pratiche del tempio, sempre per mostrarci Cristo.
Il modello biblico è che un predicatore cristiano annunci e spieghi la Parola di Dio al popolo di Dio e il cuore di quella Parola è sempre Cristo. Perciò, oggi come allora, abbiamo bisogno di una predicazione che sia al tempo stesso esegetica ed evangelistica.
Il bisogno di tutta la Parola di Dio: la predicazione esegetica
La predicazione esegetica consiste nel dare al popolo di Dio la Parola di Dio. È una predicazione in cui il punto centrale del brano biblico è il punto centrale del messaggio del predicatore. Predicare in modo esegetico significa appunto esporre la Parola di Dio.
I cristiani devono essere nutriti con la Parola di Dio. Come il nostro Signore disse al tentatore: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4; Luca 4:4). Anche in questa risposta, Gesù dimostrò la Sua totale dipendenza dalla Parola di Dio. Citava Deuteronomio 8:3, dove il Signore, attraverso Mosè, ricordava al Suo popolo, al termine del loro pellegrinaggio nel deserto, che la Sua provvidenza più importante per loro non era stata la manna, ma la Sua Parola.
Anche i non credenti hanno bisogno della Parola di Dio. Chi non crede ancora al Vangelo deve essere messo davanti alla propria condizione di totale assenza di speranza senza Cristo. Hanno bisogno che la Parola di Dio sia loro annunciata; hanno bisogno che lo Spirito Santo li convinca del proprio peccato e della loro disperazione. Essendo esposti al giudizio di Dio, hanno bisogno di ascoltare il messaggio della Sua grazia.
Tutto questo può avvenire tramite la predicazione esegetica. Attraverso sermoni fedeli alla Scrittura, i non credenti possono vedere smascherate le menzogne di Satana, ricevere la rivelazione della verità di Dio, essere messi a confronto con la realtà del loro cuore e scoprire la grandezza della grazia di Cristo.
Oggi, tendiamo a considerare l’evangelizzazione come qualcosa di breve e urgente, mentre l’edificazione dei credenti va fatta con pazienza e attenzione. In realtà, anche la vera evangelizzazione richiede lo stesso livello di pazienza e di cura. Può darsi che i credenti nella tua comunità abbiano bisogno di essere istruiti nelle verità della Genesi per comprendere più a fondo che Colui che li ha creati è santo, che questo Dio santo è sovrano e che la loro risposta deve essere un ravvedimento e una fede viva davanti alla misericordia di Dio, ma certamente anche i nostri amici non credenti ne hanno bisogno altrettanto.
Quante volte Dio ha usato l’esposizione paziente di Genesi 1-3, o del Vangelo di Marco, o dei primi capitoli di Romani per condurre una persona a Sé? I non credenti che ci circondano sono stati immersi per una vita intera nel peccato e nell’inganno di Satana; dovremmo sorprenderci se Dio normalmente impiega più di qualche minuto per smantellare queste menzogne e condurre un peccatore alla convinzione del peccato, mentre rivela i Suoi intenti originari per il matrimonio e la sessualità, per il lavoro e per la suprema fedeltà a Lui, per il ravvedimento e la fede? Tutti noi abbiamo partecipato con convinzione (non controvoglia) e completamente (non parzialmente) alla ribellione di Adamo. Potremmo aver bisogno di essere pienamente consapevoli delle responsabilità verso il nostro Creatore che abbiamo ignorato o addirittura rinnegato.
Tramite la predicazione esegetica, i non credenti devono essere istruiti nella verità e imparare come Dio vede il Suo mondo — compresi loro stessi. Devono essere messi di fronte alla necessità di rivedere le loro priorità, il loro lavoro, la loro famiglia e soprattutto la loro vita. Devono essere ri-diagnosticati dalla Parola di Dio. Sia i cristiani che i non cristiani hanno bisogno di ascoltare la Parola di Dio esposta.
Il bisogno della buona notizia: la predicazione evangelistica
Anche la necessità della predicazione evangelistica è evidente. Il ragionamento incisivo dell’apostolo Paolo in Romani 10 si fonda sull’affermazione che “la fede viene dall’udire” (Romani 10:17). Chi non ha ancora ascoltato il Vangelo di Gesù Cristo deve farlo. È chiaro. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti della predicazione evangelistica che non sono altrettanto semplici.
Cos’è un sermone evangelistico?
Alcuni hanno un’idea sbagliata di cosa sia una predicazione evangelistica. C’è chi pensa che debba essere emotivamente teatrale. Altri immaginano esattamente il contrario: che, per essere efficace verso chi è in cerca, debba essere sensibile con chi sta cercando. Altri ancora credono che debba essere necessariamente ricca delle più recenti argomentazioni apologetiche. Tuttavia, la predicazione evangelistica non è legata a uno stile specifico. Alcuni pensano che debba avvenire in contesti particolari come una campagna evangelistica, un risveglio spirituale o un culto serale domenicale (com’era la tradizione di molte chiese evangeliche in Gran Bretagna nel XX secolo), ma non è l’occasione a determinare se una predicazione sia evangelistica.
Altri pensano che ogni sermone che produce conversioni debba essere per forza evangelistico e, al contrario, che se non ci sono conversioni allora non lo sia stato davvero, ma non possiamo valutare la fedeltà di un messaggio solo dai risultati. Altri ancora credono che, se il predicatore intendeva essere evangelistico, allora il sermone lo sia stato, ma non è così: un sermone non è veramente evangelistico solo perché il predicatore lo desiderava. Le nostre intenzioni non sempre si realizzano nei nostri sermoni.
Un sermone è veramente evangelistico non per le motivazioni del predicatore, non per i risultati, non per lo stile, il tempo o il luogo, ma per una sola cosa: il contenuto. C’è il Vangelo, la buona notizia? Meglio ancora: è presentato con chiarezza, passione e amore a peccatori bisognosi? Questa è la domanda decisiva.
Chi ha bisogno di ascoltare predicazioni evangelistiche?
Un’altra difficoltà che a volte ostacola i nostri sforzi evangelistici è che non è sempre evidente chi siano i non credenti. Talvolta non è chiaro nemmeno a loro stessi. Può darsi che una persona conduca una vita abbastanza morale, persino religiosa. Magari è persino membro della chiesa. Il grande predicatore puritano William Perkins affermava che, in generale, le chiese “comprendono sia credenti che increduli. Questa è la situazione tipica delle nostre congregazioni”.Tali membri non rigenerati potrebbero non ritenere di avere bisogno di ascoltare il Vangelo annunciato e spiegato e tuttavia rimanere per anni nelle chiese più saldamente fondate, senza mai essere convinti del proprio peccato né convertiti nel cuore.
Questa confusione si aggrava quando persino coloro che predicano la Parola non riconoscono la condizione spirituale delle persone. Sebbene chi è chiamato a predicare la Parola di Dio al popolo di Dio dovrebbe possedere un discernimento superiore alla media, nessun pastore può scrutare i cuori come fa il Signore Gesù. In mezzo a una comunità di credenti apparentemente convinti, possono esserci persone in realtà che si affidano alla giustizia in sé stessi o, come li chiamavano i Puritani, “ipocriti del Vangelo”.
Il celebre esempio letterario puritano è il personaggio creato da John Bunyan, “il signor Cattiv’uomo” (Mr. Badman). Questo ipocrita fittizio conduceva una vita all’apparenza virtuosa, partecipando in qualche misura alla vita di chiesa e morì persino con la coscienza tranquilla! Come dice Bunyan alla fine della prima parte de Il pellegrinaggio del cristiano: «Ho visto che c’è una via per l’inferno persino dalle porte del cielo, così come dalla Città della Distruzione!». I predicatori devono esserne pienamente consapevoli e comprendere che il Vangelo va sempre proclamato.
Una sana predicazione evangelistica, tuttavia, è preziosa anche per i credenti. Chi può dire di aver già compreso pienamente la bontà di Dio che ci ha provveduto la salvezza in Cristo? Chi, tra coloro che ascolteranno il prossimo sermone, ha compreso a fondo l’amore di Dio in Cristo? Chi ha raggiunto il massimo della gratitudine? Chi possiede una speranza così viva? Chi una fede così salda? Tutto questo può crescere grazie a una predicazione che presenti il Vangelo in profondità, attraverso l’esposizione della Parola di Dio. Brani che esplorano la santità di Dio, che riflettono sui suoi diritti, che considerano il nostro scopo, che mettono a nudo il nostro peccato, che meditano su Cristo, che delineano i vari aspetti della sua opera, che indagano la natura della fede o smascherano il falso ravvedimento, tutti questi possono essere oggetto di sermoni che, esponendo il popolo di Dio alla Parola di Dio, non solo offrono il Vangelo a chi non l’ha mai ascoltato, ma edificano anche chi già crede.
La predicazione esegetica dovrebbe essere, per sua stessa natura, sia evangelistica che edificante. John Piper definisce la predicazione semplicemente come “l’annuncio della buona notizia da parte di un messaggero mandato da Dio”.Una buona predicazione evangelistica edifica sempre il popolo di Dio, semplicemente presentando con cura il Vangelo.
Tale predicazione è importante per i credenti perché ci aiuta a comprendere meglio il Vangelo che professiamo di credere e, insieme alla comprensione intellettuale, cresce e si approfondisce l’apprezzamento del cuore. Quale credente non trarrebbe beneficio dal comprendere più chiaramente la santità di Dio, il suo giudizio imminente, lo scopo dell’uomo, il nostro peccato, la persona e l’opera di Cristo, o la risposta necessaria di ravvedimento e fede?
Cosa produce una comprensione sempre più profonda del Vangelo nei credenti? I frutti sono molti, ma ne menzionerò solo tre.
Primo, una comprensione più profonda del Vangelo ci porta alla lode. Dio desidera che lo lodiamo. La sua Parola è piena di incoraggiamenti e persino di esortazioni a lodarlo (De 8:10; Sl 33; Is 12:4; Ro 9:17; 1 Pt 2:9). L’eternità non basterà per ringraziare Dio come merita o per esplorare pienamente le ragioni per cui dovremmo lodarlo. L’annuncio del Vangelo ci rivela il suo carattere nel punto più alto della sua grazia e del suo amore. Come canta il bellissimo inno di Samuel Crossman:
Il mio canto è un amore sconosciuto,
l’amore del mio Salvatore per me;
amore mostrato a chi non amava,
affinché potesse diventare amabile.
Crossman prosegue descrivendo modi in cui Dio ci ha amato, tra cui questo toccante quadro:
In vita, nessuna casa, nessun focolare
il mio Signore poté avere sulla terra;
in morte, nessuna tomba amica,
se non quella concessa da uno straniero.
Che cosa posso dire?
Il cielo era la sua dimora;
ma mia era la tomba
in cui Egli giacque.
Una comprensione crescente dell’amore del nostro Salvatore ci spinge a lodare Dio.
Secondo, una predicazione evangelistica centrata sul Vangelo produce nei credenti una maggiore integrazione tra conoscenza biblica e vita quotidiana. Quando il Vangelo viene esplorato e spiegato, quando se ne traggono le implicazioni e si smontano false conclusioni, esso diventa parte integrante della trama e dell’ordito della nostra vita. Diventa il filtro attraverso il quale comprendiamo il mondo. Agisce come protezione dal peccato e guida verso la santità.
Un sano apprezzamento della santità di Dio accresce il nostro rispetto per Lui e la fiducia nelle sue capacità. Difendiamo l’inerranza della sua Parola non tanto per un’alta stima degli autori umani, ma per un’alta concezione di Dio e della sua capacità di creare creature in grado di comprendere ciò che Egli rivela.
Una migliore comprensione dell’essere stati creati a immagine di Dio ci aiuta anche a capire come il bene possa essere prodotto da artisti, scrittori, imprenditori o scienziati non credenti, o come possano avere buoni matrimoni e famiglie stabili. Questo non ci sorprende: sappiamo che ogni essere umano porta l’immagine di Dio.
Un accresciuto apprezzamento per il Vangelo può anche farci comprendere più a fondo quanto il peccato sia offensivo a Dio e, quindi, spingerci a vivere in modo più santo. Potremmo passare in rassegna ogni dottrina che scaturisce dal Vangelo e vedere come una migliore comprensione di ciascuna ci metta in connessione più diretta con ogni pensiero e ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
Terzo, una predicazione esegetica che indichi fedelmente il Vangelo dovrebbe rendere la nostra evangelizzazione personale più spontanea e costante. Se vediamo chiaramente il legame tra il Vangelo e la visione del mondo espressa in un film, in un editoriale, in una decisione di nostro figlio o in un dilemma etico affrontato da un collega, allora il Vangelo entrerà più naturalmente nelle nostre conversazioni.
Invece di cambiare bruscamente argomento con un amico non credente, i cristiani ben istruiti nel Vangelo sapranno riconoscere come esso sia la radice del tema in discussione. Certo, si può sempre esagerare caricaturando questa prontezza, ma una comunità ben radicata nel Vangelo e nelle sue implicazioni per la vita quotidiana sarà una comunità che evangelizza con naturalezza e regolarità.
Per tutte queste ragioni, e molte altre, è sia biblicamente corretto sia praticamente utile che i pastori predichino regolarmente sermoni esegetici con un intento evangelistico alle proprie comunità. Sia i credenti che i non credenti hanno bisogno di ascoltare la predicazione del Vangelo.
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Lettura consigliata: Predicazione Espositiva, Ed. Coram Deo.
Tematiche: Predicazione, Vangelo
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