A meno che lo Spirito Santo non illumini la mente di una persona affinché veda la verità come verità, a meno che Egli non pieghi la volontà orgogliosa di quella persona a sottomettersi all’autorità di Gesù Cristo, nessuna nostra parola potrà mai penetrare. Ma nelle mani di Dio, una risposta intelligente alla domanda di una persona può diventare lo strumento che Egli usa per aprire il suo cuore e la sua mente al Vangelo[1].
Abbiamo due elementi in giustapposizione: la nostra dipendenza da Dio (perché apra le menti e gli occhi della comprensione spirituale delle persone) e la nostra responsabilità (per essere in grado di fornire risposte a domande importanti e spesso diffiicili). So che ci sarebbero molte più domande di quelle che possiamo analizzare insieme, ma ho scelto quelle che probabilmente ricorrono più di frequente. Sono stati scritti dei libri su alcune di queste domande, perciò non pretendo di fornire io la risposta definitiva ed esaustiva.
Se avvertite una certa frustrazione mentre ci spostiamo da una domanda all’altra, sappiate che è normale. Ogni bravo insegnante in fondo non risponde completamente alle domande, ma stimola gli studenti ad approfondire e a cercare le risposte per conto proprio. Qundi mi piacerebbe almeno rientrare nell’ambito di un buon insegnamento.
1. Che ne sarà delle persone che non hanno mai sentito il Vangelo?
Questa è una domanda che speriamo di non sentire, ma che puntualmente arriva sempre.
Innanzitutto abbiamo la dichiarazione della Bibbia riguardo alla giustizia e alla rettitudine di Dio. Se vogliamo un verso chiave, abbiamo Genesi 18:25: “Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?”. Si tratta di una domanda retorica che presuppone una risposta tipo: “Sì, certo”. Quindi alla domanda “Che ne sarà delle persone che non hanno mai sentito il Vangelo?”, la rivelazione biblica ci assicura che il giudice di tutta la terra agirà rettamente.
La seconda cosa che dobbiamo realizzare è che noi non sappiamo tutto. La ragione è che non ci è stato detto tutto, e che Dio non ha mai inteso che noi sapessimo tutto.
Deuteronomio 29:28: “Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge”.
Quindi ci sono cose che non ci sono state rivelate e, di conseguenza, ci sono domande alle quali è in un certo senso impossibile dare una risposta definitiva. Ammetterlo davanti alle persone non è una scappatoia e non dovrebbe farci sentire a disagio interiormente. È semplicemente un riconoscimento della rivelazione biblica. Una volta riconosciuta questa realtà, possiamo affermare con certezza ciò che invece le Scritture dicono chiaramente. Apriamo le nostre Bibbie e chiediamoci: “Riguardo a questo argomento cosa è assolutamente esplicito nella Bibbia?”.
Vi fornirò un paio di aspetti.
Prima di tutto, le Scritture non insegnano che tutti alla fine saranno salvati o che ci sarà una seconda possibilità.
Se abbiamo dubbi a tal riguardo, ci basta andare al vangelo di Luca, capitolo 16, e leggere dal verso 19 al 31: la storia dell’uomo ricco e di Lazzaro, ovvero uno dei più vividi scorci al di là della tomba di cui disponiamo. Allo stesso tempo leggiamo Ebrei 9:27, che afferma categoricamente che una volta che la morte è avvenuta, una volta che c’è stata la separazione del corpo e dell’anima nella morte, il passo successivo sarà il giudizio. E questa è una nozione inappetibile per le persone; nondimeno, la Scrittura ce lo insegna: “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio”. Perciò possiamo dire con certezza che non tutti sono destinati a salvarsi, non tutti si salveranno, né coloro che sono morti potranno avere una seconda possibilità.
Secondo, possiamo affermare (e dovremmo andare a Romani 2 per essere sicuri di fondarci nella verità della Scrittura) che la Bibbia ci dice che ogni persona ha una sorta di “standard divino” dentro di sé. Non importa dove sono nati, gli uomini sono stati creati con un’innata consocenza di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. L’umanità è stata creata con una bussola morale collocata nella propria interiorità. E l’umanità, indipendentemente dalla cultura, viola coscientemente questi standard.
Ora, Romani 2:12-16 affronta l’argomento e vi raccomando di leggerlo. È un intricato commento dell’apostolo Paolo, ma è una questione essenziale: “Infatti tutti coloro che hanno peccato senza legge periranno pure senza legge; e tutti coloro che hanno peccato avendo la legge saranno giudicati in base a quella legge; perché non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio, ma quelli che la osservano saranno giustificati”. E va avanti a rivolgendo l’intera questione ai Gentili, I quali non hanno mai avuto il privilegio di avere la stessa rivelazione dei Giudei.
A questo punto possiamo affermare anche questo: nessuno sarà condannato per aver rifiutato un Gesù di cui non ha mai sentito parlare. Una persona sarà invece condannata per aver violato il proprio standard morale. Capite?
Che dire dunque della persona che è nata ed è morta senza aver mai sentito parlare di Gesù? Come sarà giudicata? Sarà giudicata in relazione a ciò che ci viene detto nei capitoli 1 e 2 della Lettera ai Romani: ciò che si può conoscere di Dio è stato rivelato all’uomo in quanto uomo, e quindi l’uomo è responsabile rispetto a quello standard inviolabile che Dio ha posto dentro di lui; oiché l’uomo è peccatore, egli viola la coscienza morale che è dentro di lui.
Possiamo anche affermare con certezza che nelle Scritture non vi è alcuna indicazione che qualcuno possa essere salvato al di fuori di Gesù Cristo. In Atti 4:12 Pietro dichiara: “In nessun altro è la salvezza, perché non vi è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati”.
Fino a qui, in realtà non abbiamo detto molto per rispondere all’inquietante domanda iniziale, vero? Tuttavia, abbiamo detto abbastanza per capire perché Gesù disse: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo». Perché la certezza della morte, la realtà della salvezza in Gesù e la responsabilità degli uomini e delle donne di rispondere alla verità mettono tutti di fronte a questa realtà: nel giorno in cui starai davanti a Dio, la domanda sul tavolo non sarà generale, ovvero: “Che ne sarà dei non credenti?”; sarà piuttosto specifica, ovvero: “Che ne sarà di questo non credente?” .
E poiché la persona, nella sua preoccupazione, ha posto la domanda, e poiché io, dalla mia prospettiva limitata, ho detto ciò che potevo sulla base della Bibbia, ora lei è stata messa di fronte alle affermazioni di Cristo. La responsabilità ora ricade sulla persona, tanto che non potrà mai dire davanti a Dio: “Io non ho mai sentito”. Perché ora ha sentito, e la responsabilità è sua.
Non dico questo per agire di astuzia, lo dico per essere realistici.
Non dobbiamo preoccuparci per i non credenti che non abbiamo mai incontrato; ci preoccupiamo per coloro che ora hanno ascoltato. Per questo che Gesù ha detto che dobbiamo andare con questa buona notizia. Se ci fosse un altro mezzo, allora la proclamazione del Vangelo sarebbe un’interessante attività secondaria, ma non qualcosa di vitale.
2. Gesù è l’unica via per il Cielo?
La domanda di solito segue direttamente la precedente. “Ehi, non starai suggerendo che Gesù è l’unica strada per il Cielo, vero?”, il che sottintende: “No, dai, non puoi crederlo davvero… dopotutto, un quarto del mondo è musulmano!”.
Questa è la grande nozione dei nostri giorni: non importa realmente in cosa credi o in chi credi, l’importante è che tu sia sincero. Abbiamo esaltato la sincerità e abbiamo costruito un idolo dinanzi a essa. Abbiamo affermato che la sincerità o l’intensità con cui crediamo si “auto autentica”, cioè: finché ci crediamo davvero e finché lo affermiamo con intensità, allora è vero.
Buffo, no? Se andiamo a pattinare sul ghiaccio, e qualcuno ci dice che lo strato di ghiaccio è spesso solo due millimetri, l’intensità della nostra fede e la sincerità della nostra convinzione non permetteranno al ghiaccio di sostenerci.
Cadremo. Sinceramente, ma cadremo. Perché non è la misura della fede che portiamo verso l’oggetto a renderlo vero; è l’oggetto stesso. E la nostra fede vale solo quanto vale l’oggetto in cui viene riposta.
Ciò che dobbiamo dire onestamente alle persone è: “Non è che io stia suggerendo che Gesù è l’unica via per il cielo. Piuttosto, è la Bibbia stessa a dichiarare che Gesù è l’unica via per il cielo”.
E abbiamo detto più volte quanto sia importante avere le nostre Bibbie, aprirle e permettere alle persone di leggere con noi. Spesso ho portato con me due Nuovi Testamenti, così da poterne dare uno identico mentre sto leggendo. In questo modo la Parola di Dio “balza” davanti ai loro occhi, ed è molto meglio, perché il sospetto che si insinua nella mente delle persone è che abbiamo semplicemente memorizzato un “pacchetto informazioni” (un po’ come fanno le sette) e che stiamo solo scagliando i nostri versetti preferiti contro di loro.
Vogliamo far sì che le Scritture stesse abbiano un impatto su di loro. Diciamo loro: “Guarda ciò che ha detto Gesù. Giovanni 14:6: ‘Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me’. Giovanni 10:9: ‘Tutti quelli che sono venuti prima di me sono ladri e briganti, ma io sono la porta; chi entra attraverso di me sarà salvato ed entrerà e uscirà e troverà pascolo’”.
“Io non sono una porta”, ha detto Gesù. “Io sono la porta. Io sono la via per il cielo. Io sono la via verso Dio”. E come abbiamo visto nei nostri studi, “Io sono anche Dio”.
Con alla mano Giovanni 14:6, Giovanni 10:9 e Atti 4:12 (il versetto che abbiamo appena citato nelle parole di Pietro) dobbiamo dire alle persone: “Ragionate. La fede non può essere più valida dell’oggetto in cui è riposta”.
Dobbiamo dire alle persone: “Ascolta, l’induismo dice che Dio è venuto molte volte e in molte forme. Il Cristianesimo dice che Dio è venuto in Gesù Cristo una sola volta. Non possono essere entrambe vere. Il Giudaismo dice che Gesù Cristo non è risorto dai morti. Il Cristianesimo dice che lo è. Non possono essere entrambe vere”.
Dobbiamo sottolineare questi ragionamenti alle persone ma sempre con umiltà, senza dimenticare per un solo istante che Dio, nella sua straordinaria misericordia, ci ha dato il privilegio della fede e l’opportunità di condividerla!
È come se avessimo trovato una montagna di piatti prelibaati nel retro di un ristorante stellato. Avremmo potuto mangiare tutto noi o nascondere il cibo, ma mentre camminavamo per strada abbiamo visto altri barboni come noi, siamo andati da loro e abbiamo detto: “Ehi, venite qui dietro. Non crederete ai vostri occhi!”. Non c’è orgoglio in questo, perché non abbiamo preparato noi quel banchetto, perciò è estremamente importante che nell’affermare il Cristianesimo permettiamo a Gesù e alla sua Parola di farsi avanti.
3. Perché Dio permette la sofferenza?
“Non posso credere in un Dio che permette alle persone di soffrire”.
La prima cosa da tenere a mente quando ci scontriamo con questa obiezione è che spesso non si tratta di un punto di vista teorico del nostro interlocutore. Se vi prenderete del tempo per ascoltare e osservare (potrebbe non venire fuori dalla conversazione) scoprirete che avete a che fare con qualcuno che è stato profondamente segnato dagli eventi della vita. Potrebbe aver perso una persona cara, potrebbe aver perso un bambino per via del cancro, o potrebbe esserci stato un evento che ha devastato la sua esistenza. Il punto allora non sono i problemi che si vedono nel mondo là fuori, ma i loro problemi. Ancora una volta, occorre la nostra sensibilità e la saggezza dello spirito di Dio.
Prima di tutto dobbiamo chiedere, con onestà: “C’è qualcosa nella tua stessa vita che ti fa porre questa domanda?”.
A me è capitato di parlare con un signore che dopo questa domanda mi ha raccontato di un tragico evento. Si era svegliato nel cuore della notte perché suo figlio, un bimbo di cinque anni, era entrato nella sua stanza. Lui e sua moglie non ci avveano fatto troppo caso perché capitava spesso che entrasse nella stanza di notte trascinandosi dietro la sua coperta. Quando si sdraiò sul loro letto, però, capirono che c’era qualcosa di diverso dalle altre volte e realizzarono improvvisamente la gravità della situazione. Il bambino aveva avuto un rarissimo attacco al cervello che lo portò via in un istante. La corsa all’ospedale fu vana. Perciò, quando iniziano a parlarvi di sofferenza, le persone stanno quasi sicuramente parlando della propria vita. E se una persona è disposta a confidarvi questa verità, è importante che siamo onesti nel dire: “Sai, non ho una risposta. Potremmo cercare in tutta la Bibbia e non trovare una risposta precisa a questa domand. Potrebbero volerci anni o anche l’eternità per avere questa risposta. Nel frattempo, però, la Scrittura ci fornisce alcuni indizi del perché Dio permetta la sofferenza in generale”.
Potrebbero chiedervi: “E quali sono questi indizi?”.
Allora percorreremo la dottrina biblica della creazione e della caduta, della redenzione e della restaurazione. Essenzialmente, diremo: “Il punto di vista biblico sull’uomo dice questo: Dio lo ha creato, ed era buono, perfetto. Dio ha creato l’uomo con la facoltà di potergli voltare le spalle. E l’uomo lo ha fatto. Perciò, ciò che era buono è diventato cattivo. Dio ha deciso di redimere la situazione mandando suo Figlio perché ciò che era cattivo diventasse ancora buono. Infine, Dio ha pianificato che in Cielo fosse tutto assolutamente perfetto”.
Qualcuno potrebbe ancora obiettare: “Uhm, questo ha senso ma non del tutto. Io penso che Dio sia intoccabile, distante dai problemi che noi affrontiamo nella nostra natura finita”.
A questo punto dobbiamo portarli al Calvario. Dobiamo condividere con loro la dottrina della Trinità. Dobbiamo spiegare che Dio ha mandato suo Figlio Gesù, e che il grido di Gesù dallac roce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?[2]” era un grido di realtà, perché Dio aveva un unico Figlio senza peccato, ma non senza sofferenza. Sull’autorità della Parola di Dio noi possiamo dire (e di fatto questo è tutto ciò che possiamo dire) che per quanto profondo possa essere il dolore che un individuo sente a causa degli eventi della sua vita, Dio non è colto di sorpresa né incapace di affrontare efficacemente questi eventi.
Tuttavia, è vano e futile speculare sull’origine del male e della sofferenza. Dobbiamo affrontare il fatto del male e della sofferenza e abbiamo bisogno di guardare a ciò che la Scrittura dice per afferrarne la soluzione.
Non possiamo parlare del problema della sofferenza senza parlare del Calvario. Qualunque tentativo di filosofeggiare sui problemi del dolore scavalcando il tema della croce non sarà mai redentivo nella vita di un individuo. Perché è soltanto alla croce che vediamo la portata dell’amore di Dio, la portata del nostro peccato, e la grandiosa possibilità di ottenere guarigione e perdono.
Possiamo anche raccomandare il libro Il problema della sofferenza[3], incoraggiandoli a considerare che un Dio che ha sopportato un’esperienza simile nella persona di Cristo è altrettanto capace di entrare in qualunque nostra sofferenza.
4. E la Scienza?
La quinta domanda riguarda la supposizione che la scienza smentisca la creazione e i miracoli, e che il Cristianesimo sia da ritenersi obsoleto. Ricordo che quando lavoravo in università era inevitabile… a un certo punto qualcuno saltava su e diceva: “La scienza ha smentito tutta la faccenda! È bello averti qui, ma perché non riemetti la tua Bibbia nello zaino? Ormai è storia, è passato”.
Ora, c’è un falso presupposto in questo tipo di commento, e dovremmo essere pronti a rispondere con gentilezza ma anche fermezza. Dobbiamo essere diretti con le persone, e anche categorici, sul fatto che non c’è assolutamente evidenza scientifica per l’evoluzione di strutture complesse a partire da forme più semplici di vita. Non c’è nessuna prova scientifica. Okay? Gli scienziati, quelli onesti, lo ammetteranno. Possono dimostrare i cambiamenti e le evoluzioni all’interno di certe specie, ma non c’è prova scientifica di quel passaggio da una specie all’altra di cui Darwin si è fatto portavoce. Si adattava bene all’uomo di quel tempo, una volta deciso che Dio non esisteva, trovare un’altra risposta alla domanda: “Allora come siamo arrivati qui, al mondo?”. Perché, una volta negato Dio, restiamo soli con noi stessi e quindi abbiamo bisogno di una soluzione. E, negli interessi di un’umanità che volta le spalle a Dio in atteggiamento di ribellione, si prende un’ipotesi e la si presenta come realtà assoluta. E una prova del genere sarebbe necessaria per trasformare l’ipotesi in realtà.
E l’ipotesi è essenzialmente questa: che tutte le forme di vita siano discese, in un cieco determinismo, da qualche forma originaria di materia la cui origine rimane un mistero. In sostanza: abbiamo qualcosa, ma non sappiamo cos’è. Non sappiamo da dove venga. È solo un mucchio di roba informe. E da quel mucchio di roba informe ti sei evoluto tu. Questa sarebbe la scienza al suo meglio. Non la sto caricaturando. È proprio così. Voglio dire, possiamo definirla e abbellirla. Possiamo pubblicarla su riviste scientifiche. Ma alla fine è questo: Non sappiamo nulla di questa cosa. Ma c’era questa cosa, e da questa cosa è venuta quest’altra cosa. E si parla con straordinaria sicurezza di milioni e milioni e milioni di anni.
Ora, la questione fondamentale è proprio Dio e la sua esistenza. È di questo che si tratta. Si tratta di stabilire se Dio esista davvero oppure no. Perché, una volta postulata l’esistenza di Dio, i miracoli non sono più un problema. Al contrario, una volta eliminato Dio, i miracoli diventano un bel fastidio.
Quindi torniamo indietro e diciamo, senza arroganza: “Va bene, è da qui che parte la Bibbia. Prova a rifletterci un momento. Sei tu che devi percorrere il sentiero della fede. Hai fede nel credere che Dio non esiste; allora parti da un mucchio informe e dalla tua ipotesi. D’accordo? Questa è fede. Ti trovi nell’ambito della fede, signor scienziato. Ammettilo. Io mi trovo nell’ambito della fede. Io parto da qui: ‘In principio Dio creò i cieli e la terra’. Io non parto da un trattato scientifico. Gli scienziati, per fortuna, non erano lì con tutti i loro piccoli contatori e le loro stampe di computer; altrimenti Genesi 1 sarebbe scritto in modo così tecnicamente complesso che la maggior parte di noi non riuscirebbe a capirlo. Ma uno c’era, colui che Dio voleva che ci fosse, e ha lasciato una testimonianza sufficiente perché possiamo credere, se siamo disposti a inchinarci davanti alla grandezza di Dio.
I miracoli sono eventi senza precedenti. Qualunque siano le mode filosofiche del momento o le rivelazioni dei sondaggi di opinione, è importante affermare che la scienza (basata com’è sull’osservazione dei precedenti) non può dire nulla in merito[4]. La scienza può parlare in modo approfondito solo di eventi che si sono ripetuti, perché osserva il fattore della ripetizione e formula le proprie ipotesi sulla base di essa. Perciò si trova in grande difficoltà con ciò che non è accaduto due volte, come la creazione dell’universo, l’origine dell’uomo, la venuta di Gesù, la tempesta placata sul mare.
La scienza deve imparare a tacere davanti alla grandezza di Dio onnipotente. Ed è qualcosa che la nostra generazione arrogante ha bisogno di sentire. Ringraziamo Dio per l’intuizione scientifica. Ringraziamo Dio per coloro che hanno ricevuto la capacità di analizzare, indagare, spiegare e mettere in relazione i fenomeni. Nella sua provvidenza, Dio ha permesso che fosse così. Ma a tutto questo c’è un limite. E, in effetti, deve esserci.
I dati che ci vengono forniti sono sufficienti per credere. Se rifiutiamo questa evidenza, nessuna ulteriore prova potrà convincere qualcuno. E se avete qualche dubbio al riguardo, torniamo alla storia del ricco e di Lazzaro. Alla fine della parabola, in Luca 16:27-31, si leva il grido: “Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché li avverta, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento”.
Chiaro, no? “Fa’ qualcosa di miracoloso, Dio! Manda Lazzaro a casa”. E Abrahamo risponde: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”. In altre parole: “Hanno le loro Bibbie; di che altro hanno bisogno? Hanno le loro Bibbie! Le ascoltino”.
Ed egli: “No, padre Abrahamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvederanno”. Abraamo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita”».
Questo si è poi confermato nella storia successiva, e si conferma anche oggi. C’è sufficiente evidenza per la fede. C’è sufficiente evidenza anche per l’incredulità. E dobbiamo insistere con gentilezza con coloro che si interrogano su queste cose.
5. Il Cristianesimo è una stampella?
“Che fesseria! Il Cristianesimo è solo una stampella per gente che non riesce a stare in piedi nella vita”.
E tu dici: “Beh, grazie mille!”. Perché se il Cristianesimo è una stampella psicologica per persone fallite e tu hai appena professato la tua fede in Gesù Cristo, il tuo amico ti ha appena messo in quella categoria. Magari si scuseranno: “Beh, non intendo proprio te”. E allora, cosa dovremmo dire?
Bene, diremo: “Ok, prendiamo i primi seguaci di Gesù Cristo e chiediamoci se fossero un branco di tizi tutti uguali, tipo dei piselli usciti dallo stesso baccello. Stesso background, stesso tipo di carattere, stessa vita vuota che necessita di qualcuno che arrivi e la aggiusti. Vediamo se le cose stanno così”. Prendiamo Pietro, anzitutto. Pensate davvero che avesse bisogno di una stampella per affrontare la vita? No! Il signor Pietro? Il figlio di Zebedeo, esperto nel mestiere della pesca? Non so che aspetto avesse, ma scommetto che, se lo avessimo incontrato sul mare di Galilea, sarebbe apparso come uno tosto. Non c’era nulla nella vita di Pietro, nemmeno dopo essere diventato cristiano, che lo facesse sembrare un invalido psicologico aggrappato a quel Gesù. Andiamo a Matteo, l’esattore delle tasse. Proseguiamo oltre i discepoli…. Saulo di Tarso, per esempio. Saulo di Tarso, il Saddam Hussein del suo tempo! Ucciderò questi cristiani. Portatemeli qui!
Non permettete a nessuno di mettervi con le spalle al muro con l’idea che il Cristianesimo sia roba per deboli, che sia per persone che hanno provato di tutto senza riuscire a far funzionare nulla. La canzone “People Need the Lord” dice: Alla fine dei sogni infranti, lui è la porta aperta. Beh, è vero, ma non è questo il punto! Quanti di noi sono arrivati a Gesù Cristo alla fine dei sogni infranti? Gesù Cristo ha afferrato molti di noi quando eravamo pieni di sogni, pieni di progetti. Perciò, quando cercano di spingerci a pensare in quel modo, diciamo semplicemente: “Bene, guardiamo alle prove nella Bibbia e riflettiamo sulle persone che conosciamo”.
In realtà, la questione riguarda la distinzione tra l’elemento soggettivo e quello oggettivo. La nostra esperienza soggettiva di Gesù si fonda sulla verità oggettiva della risurrezione. Perciò dobbiamo parlare loro della risurrezione, dicendo loro: “La mia speranza è fondata su nient’altro che sul sangue e sulla giustizia di Gesù”.
6. E il mio battesimo?
“Sono stato battezzato da bambino e frequento la chiesa in modo abbastanza regolare, quindi sono a posto così, lasciami stare”.
Il “cristianesimo di facciata” non è il vero Cristianesimo. I sacramenti sono segnali che indicano la direzione giusta, ma non sono veicoli che ci portano a destinazione.
La Bibbia dice che nessuno è mai diventato Cristiano per qualcosa che qualcun altro gli ha impartito. E dobbiamo permettere e aiutare queste persone a vedere ciò che la Bibbia dice riguardo al peccato, perché questo è il vero punto; questo è il vero problema. Infatti, chi dice: “Sto bene così, sono stato battezzato, sono una brava persona e vado regolarmente in chiesa” di solito non ha alcuna consapevolezza del peccato em di conseguenza, non ha mai accolto un Salvatore.
Non dobbiamo essere noi a convincerli di peccato (questo è il lavoro dello Spirito Santo) ma possiamo dire loro ciò che la Bibbia insegna riguardo al peccato. E cosa dice la Bibbia riguardo al peccato? Dice che il peccato è un’attitudine, una condizione. Dice che l’uomo naturale disprezza il Dio delle Scritture, disprezza la croce di Gesù Cristo[5]. Dice che l’umanità è malata e morta (Efesini 2:1). Ecco il punto! Soprattutto se non vi ubriacate e non picchiate nessuno, potreste essere portati a credere di essere a posto. La Bibbia però dice che il più etico degli uomini si trova, di fronte a Dio, nella stessa posizione dell’ubriacone e di quello che picchia la moglie.
7. Che dire della Chiesa Cattolica?
“Non intendevo dire solo che sono stato battezzarto e vado in chiesa… volevo dire che sono cattolico. Il prete è mio amico. Sono a posto, davvero, lasciami stare”. Io dico: “No, non ti lascio astare. Perché la questione non riguarda il fatto di essere cattolico. La questione riguarda la verità di Gesù. Cosa sai riguardo a Gesù?”.
Prima di tutto, però, cerco di iniziare in modo molto positivo: “Beh, se sei stato cresciuto nel cattolicesimo, hai grandi vantaggi. Hai fatto catechismo, credi nella nascita dalla vergine, hai una qualche familiarità con la Bibbia. Credi nella resurrezione di Gesù Cristo. Di fatto, ci accomunano un sacco di cose in cui crediamo”. Disarmante, ma vero: ho più in comune con un cattolico devoto di quanto possa avere in comune con un protestante agnostico. Rifletteteci sopra.
Quindi partiremo da lì, e poi darò grande rilievo a Gesù, apriendo la Bibbia e parlando di Lui. Perché spesso non hanno una grande conoscenza di Gesù. Hanno molti santi, molta Maria, molte altre cose, ma forse non molto Gesù. E il Gesù che conoscono è spesso un piccolo Gesù con una grande Maria. Allora metteremo al centro Gesù. Apriremo le Scritture e mostreremo i versetti che parlano del perdono dei peccati e della certezza della vita eterna. Presenteremo la meraviglia della realtà del perdono come un bellissimo pasto apparecchiato sulla tavola: sapere che i miei peccati sono perdonati, sapere che il cielo è la mia casa, sapere che Cristo è il mio Salvatore, presentare loro la meraviglia di tutto questo.
Giovanni 1:12: “A tutti quelli che lo hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome”. Chiediamo loro con sincerità: “Hai mai ricevuto Gesù Cristo? Non un sacramento, non un battesimo, non la Prima Comunione. Hai mai ricevuto Gesù Cristo come tuo personale Signore e Salvatore?”.
Perché in questo sta il perdono, la certezza, la scoperta della fede. Potrebbe anche esserci qualcuno che legge e che si trova esattamente in questa posizione. Voglio incoraggiarvi a uno studio attento di questo libro e a una riflessione devota su Gesù.
Permettetemi di concludere ribadendo queste affermazioni.
Una risposta brillante data senza amore e umiltà farà più male che bene.
Noi non dobbiamo rispondere a tutte le domande delle persone prima che diventino veri Cristiani. Il nostro obiettivo è portarli di fronte a Gesù, non di fronte alla nostra chiesa, né al nostro sistema o al nostro gruppo. Solo di fronte al nostro Gesù.
E adesso Padre, mentre torniamo dai nostri vicini e amici, le persone in cui ci imbattiamo quando pranziamo, le persone con cui viaggiamo sul treno, le persone che si siedono vicino a noi in ufficio e condividono I corrodoi delle nostre giornate, dacci di vivere le nostre vite in modo tale da suscitare domande. E che possiamo rispondere con umiltà alle domande, con sensibilità, e con l’autorità della tua Parola. Mandaci fuori nella potenza dello Spirito Santo. Riconducici nelle noste case in sicurezza. Che possiamo onorarti in tutto ciò che diciamo e facciamo.
E possa la grazia, la misericordia e la pace del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, il Dio trino, rimanere con tutti coloro che credono, oggi e per sempre. Amen.
[1] Paul E. Little, How to Give Away Your Faith
[2] Genesi 18:25
[3] Il problema della sofferenza, C. S. Lewis, Edizioni GBU.
[4] Sam Berry et al., “Science and Belief in Miracles,” lettera all’editore, The Times (London), July 13, 1984.
[5] 1 Corinzi 2:14