Abbiamo concluso la lezione precedente con questa domanda: come facciamo ad aprire un varco che permetta agli altri di realizzare che non stiamo raccontando loro di un nostro viaggio esistenziale, ma stiamo di fatto condividendo la verità del Vangelo di Gesù Cristo?

Cerchiamo di rispondere attraverso quattro affermazioni.

La Condizione

La condizione umana. Partiamo da dove ci troviamo, magari dalla prima pagina del giornale che potrebbe trovarsi sul tavolino della sala d’attesa del medico. “Solitudine, paura, avidità, odio. Basta ascoltare le canzoni della nostra generazione, piene di ribellione e disincanto. Basta guardare le prove intorno a noi: famiglie spezzate, adolescenti distrutti, abusi infantili, crudeltà… C’è una spiegazione valida per la nostra condizione? Perché ci troviamo in queste circostanze secondo te?”.

Ora, potrebbero esserci molteplici reazioni, ed è importante che ascoltiamo ciò che le persone hanno da dire senza essere pronti a saltare al punto successivo dicendo: “Sì, certo, hai dato una buona risposta, ma non è questa la risposta…”. Piuttosto, ascoltiamo sinceramente e magari trascorriamo un po’ di tempo a interagire sulla base dell’analisi proposta dal nostro interlocutore, riconoscendo magari che è stato onesto  e per nulla superficiale nella risposta.

La Diagnosi

Dalla domanda sulla condizione dell’uomo possiamo spostarci e dire: “Beh, sai, è difficile trovare una diagnosi, ma la Bibbia ce ne fornisce una”. Dovremmo stare attenti ai cliché, ma io ne ho uno: il cuore del problema è il problema del cuore.

Parliamo della diagnosi fornita dalla Bibbia, aprendola fisicamente e leggendo alcuni versi. Alcuni di voi avranno imparato la Strada Romana, mentre altri non sapranno di che si tratta. Essenzialmente, è una serie di versi del libro dei Romani che ci aiutano a spiegare la condizione umana e la diagnosi di Dio sulla condizione umana. Potremmo andare al capitolo 1 e spiegare che “l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini” (v.18). Questo potrebbe portarci dentro una straordinaria conversazione, e dovremmo essere pronti a questa eventualità.

Ma il punto a cui vogliamo arrivare è Romani 3:23. Se possiamo sederci a fianco alla persona con cui stiamo parlando e mostrarle queste parole: “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. Tutti hanno peccato. Questo ci toglie dal regno dell’io e del tu, e ci porta nel regno di tutti. E a questo punto possiamo affermare che la diagnosi fornita dalla Scrittura per la condizione umana non riguarda l’economia. Non riguarda la politica. Non riguarda nemmeno la religione (perché potremmo parlare con qualcuno che simpatizza per una filosofia zen, buddista o altro). Il punto è che la Bibbia dice che il peccato è l’essenza del problema umano.

Cos’è il peccato? Peccare significa mancare il bersaglio. Dio ha posto uno standard, e noi non centriamo l’obiettivo. Il peccato è fare un sorpasso sulla doppia linea continua stabilita da Dio. Ci sono cose che lui ha detto di non toccare, ma noi abbiamo deciso di occuparcene comunque. Peccare significa anche macchiare la pagina delle nostre vite. Possiamo dire alla persona con cui stiamo parlando: “Sai, io penso che se fossimo onesti, la nostra umana esperienza confermerebbe ciò che la Bibbia insegna”. La giornata prenderebbe una piega interessante se ti ritrovassi a parlare a qualcuno che sostiene di non avere mai peccato. Non sarà difficile arrivare a parlare del peccato che hanno commesso più di recente. La diagnosi è questa: l’alienazione dell’uomo da Dio è la radice della tragedia umana.

Proseguiamo spostandoci da Romani 3:23 a Romani 6:23, per sottolineare il fatto che il peccato porta delle conseguenze:

“Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”.

Possiamo spiegare a ritroso ciò che abbiamo scoperto in Genesi 3, nel giardino dell’Eden: Dio aveva parlato ad Adamo ed Eva e aveva detto loro: “dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai” (Genesi 2:17).

Certo, Adamo ed Eva non morirono all’istante, almeno non fisicamente. Ma ciò che entrò nel mondo era morte spirituale. Qui spiegheremo sulla base della Scrittura che uomini e donne, come te e me, secondo la Bibbia sono come morti.

Ovviamente riconosciamo che solo Dio può portare alla convinzione di peccato, come avviamo visto negli studi precedenti. La convinzione di peccato è molto più che riconoscere meramente che il peccato esiste. La gente potrebbe essere pronta a riconoscere l’esistenza del peccato senza mai convincersi realmente della propria condizione.

Il Rimedio

Quindi, sulla condizione umana siamo tutti d’accordo. E la diagnosi ci porta a parlare del peccato. Dopo, però, dobbiamo parlare del rimedio. Qual è il rimedio? Ancora, sarebbe bene prendere le nostre Bibbie per trarre un’immagine dall’Antico Testamento e dire: “Non so se hai mai letto i profeti dell’Antico Testamento. Alcune cose sono un po’ difficili da capire, ma molto spesso c’è qualcosa che ti balza proprio davanti gli occhi.Voglio condividere uno di questi versi”. Andiamo a Isaia 53:6:

“Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti”.

Se la persona è vigile e interessata e sta seguendo la conversazione, chiederà inevitabilmente: “E chi è lui? Di chi si parla qui?”.

E voi rispondete: “Mi fa piacere tu lo chieda. Lui è Gesù. Cosa hai pensato di Gesù fino a oggi?”.

“Beh, ho cantato in chiesa, ma onestamene non ho un pensiero molto preciso su di lui”.

“Bene, hai mai considerato nello specifico cosa ha fatto, cosa ha detto e a cosa è servita la sua morte sulla croce?”.

La persona potrebbe dire: “Beh, non ci ho mai pensato sul serio. Insomma, dopotutto Gesù non era un brav’uomo? Non era un profeta? Non era uno dei grandi leader religiosi che si sono susseguiti nella storia?”.

Che facciamo a quel punto? Apriamo le nostre Bibbie e diciamo: “Ricordi le storie di Natale? Certo che sì, le avrai sentite mille volte. Per esempio in Matteo 1:21 leggiamo queste parole su Gesù: ‘Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati’”.

Dunque, abbiamo detto che le cose sono sottosopra, abbiamo detto che la Bibbia spiega che il problema è il peccato e che è una malattia che non possiamo sconfiggere. Abbiamo bisogno di qualcuno che la sconfigga per noi. I profeti dell’Antico Testamento annunciarono la venuta di colui che avrebbe potuto sconfiggere il peccato, e scopriamo, sul Vangelo di Marco che il nome Gesù indica ‘colui che salva dai peccati’. La stessa cosa viene ribadita in Luca 2:11.

“Ricordi la storia del Natale? ‘Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore’”. In altre parole, non dovremmo pensare a Gesù in termini di un brav’uomo, o un eroe, o un Che Guevara dei giorni nostri. Sarebbe una nozione interessante, ma non rispetta il resoconto biblico.

Potrremmo anche spotarci dal Natale alla Pasqua, dicendo: “Probabilmente sai anche la storia della Pasqua. Ricordi il grido di Gesù sulla croce? ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’” (Marco 15:34). E la persona potrebbe dire: “No, non me lo ricordo” oppure “Sì, me lo ricordo. Ma non l’ho mai capito. Perché Gesù ha detto una cosa del genere?”.

“Mi fa piacere che tu lo abbia chiesto. Perché in quel momento, egli stava sentendo tutta la pena per il mio e il tuo peccato. L’inferno che noi meritiamo, il giudizio che noi dovremmo affrontare, la condanna che pende sulle nostre vite… Gesù Cristo ha portato tutto questo quando è morto sulla croce”.

La Risposta

Non dobbiamo limitarci a spiegare la condizione dell’uomo. Non dobbiamo limitarci a parlare della diagnosi biblica, ovvero il peccato. Non basta affermare che c’è un rimedio in Gesù.

Per afferrare tutta la pienezza di questo messaggio, dobbiamo rispondere personalmente all’offerta di Dio in Gesù Cristo. In altre parole, la sua soluzione non è meccanica, né impersonale. Il perdono  non viene conferito in automatico, ma ci sono dei passi da compiere perché il nostro peccato sia perdonato.

Ora, a questo punto del tragitto, è probabile che abbiamo completamente sconcertato la persona. È qui deve sopraggiungere una grande saggezza, per sapere quando fermarsi e quando proseguire su binari secondari.

Nondimeno, se ne abbiamo l’opportunità, vogliamo parlare dei passi da fare per rispondere all’offerta di salvezza. Permettetemi di dirvi quali.

Primo, hai bisogno di ammettere che agli occhi di Dio sei un peccatore bisognoso.

Alcuni diranno: “Beh, non penso di essere un peccatore. Certamente non un peccatore come certi che conosco! Non sono un fannullone. Non sono un evasore delle tasse. Non picchio mia moglie. Non rubo”. Come rispondiamo a commenti del genere? Semplicemente così: può esserci una differenza nel grado in cui uomini e donne peccano, ma non c’è differenza nel fatto che essi peccano. Possiamo non aver peccato nella misura massima possibile, ma abbiamo peccato abbastanza da essere condannati e perduti. E non potremo mai conoscere perdono finché non ammettiamo la nostra condizione peccaminosa e disperata.

Secondo, dobbiamo credere che Gesù Cristo è morto sulla croce per essere il vero Salvatore di cui abbiamo bisogno.

Per l’ennesima volta dirò che sarebbe bene usare e le nostre Bibbie con grande attenzione. 1 Pietro 3:18:

“Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurvi a Dio”.

Gesù è l’unico che è morto allo scopo da ricondurci a Dio.

Terzo, dobbiamo accettare per fede il perdono e la purificazione che la sua morte ha reso disponibili per noi.

Vedete, miei cari, questo è molto diverso dall’interrogare qualcuno sui bisogni che sente. Perché possiamo anche dire: “Sei infelice? Lascia che io ti spieghi come essere felice”. Rischiamo così di dirgli come essere felice senza dirgli come essere salvato (o senza dirgli nemmeno che ha bisogno di essere salvato).

Se le persaone scoprono che il modo di diventare autenticamente felici è ammettere la loro disperata condizione davanti a Dio, credere che Gesù Cristo è l’unica risposta al peccato, confessare volontariamente di aver bisogno di lui e chiedergli in pentimento e in fede di salvarli, forse non vorranno essere felici in questo modo. Certo che vogliono essere felici, ma non così tanto da sconvolgere i regni delle loro esistenze e sottometterli alla signoria di Gesù Cristo! Potrebbero voler conoscere la libertà da una coscienza colpevole, ma non abbastanza da volere il controllo di Gesù Cristo sulla loro vita.

E questo, vedete, è l’errore di un certo tipo di elegante evangelismo: portare le persone, sulla base di un bisogno avvertito, a conclusioni su ciò che desiderano ma senza essere mai salvati! Essi vogliono qualcuno che aggiusti le loro vite, non un Salvatore che regni sul trono delle loro vite.

Perciò, dobbiamo stare molto attenti, e dobbiamo essere molto chiari, per non produrre false nascite per mezzo del nostro entusiasmo e del nostro desiderio (genuino desiderio, per carità) di vedere vite trasformate.

Ora voglio fornirvi tre ulteriori domande, tratte da Leith Samuel (ma forse le avete lette su How to Give Away Your Faith), pastore dell’Above Bar Church nel Southampton, grandemente usato da Dio come sorprendente evangelista, soprattutto tra i giovani studenti.

Samuel affermò che, dopo aver condiviso il Vangelo attraverso le verità essenziali di cui abbiamo parlato finora, ci sono tre domande che possono tornare utili.

1. Quando arrivi a quel punto della conversazione in cui il tizio inizia a guardare fuori dalla finestra o la tizia si guarda le scarpe cercando di trovare una scusa per andare via, poni questa domanda: “Hai confidato personalmente in Gesù Cristo, o ti consideri ancora alla ricerca?”. Questa domanda è utile perché dà l’opportunità di rispondere sì o no. Non è una domanda tendenziosa perché la persona può anche scegliere di dire: “Beh, sono ancora alla ricerca”. Ed è una domanda utile perché definisce il Cristiano come una persona che ha personalmente confidato in Gesù Cristo.

2. A che punto sei della ricerca?

Forse questo punto richiederà una grande sensibilità. Quando lo Spirito di Dio ha compiuto la sua opera, quando la porta si è spalacata, si prepara l’assalto del Maligno, il quale sta per assistere all’ingresso di un altro dei suoi ex seguaci nel Regno di Cristo. Tutto l’inferno si scatena in quei momenti: il telefono squilla, il cane distrugge il tappeto della cucina, va via la luce, un tizio fa retromarcia contro il muro davanti al nostro ufficio. Chi può dirlo? Non sorprendetevi di qualunque cosa accada in quel momento. Siate preparati. State sempre in preghiera in quei momenti.

Quando chiedete: “A che punto sei della ricerca?” potreste trovare l’opportunità e la necessità di affrontare le reali difficoltà nelle vite delle persone. Nella mia personale esperienza, è spesso a quel punto che, senza un’evidente ragione, iniziano a parlarvi di loro padre, o di loro sorella che è annegata, o di qualcuno che hanno conosciuto o di qualcosa che è accaduto nella loro vita. In pratica, vi ritrovate nell’epicentro della loro anima. E cari miei, in quel momento, abbiamo bisogno di essere super sensibili alla spinta dello Spirito di Dio e alla sua saggezza affinché non inciampiamo in qualche spirito ‘ostetrico’, impegnato solo a produrre bambini e privo di sensibilità nei confronti della madre.

La persona con cui state parlando potrebbe anche dire: “Beh, sono al punto in cui vorrei andare a casa e rifletterci sopra”. E allora dovreste essere pronti a dire: “Ci sta, ma voglio tu sappia che la Bibbia parla sempre al presente. E voglio dirti, non per minacciarti né per metterti pressione, che non sappiamo mai quando avremo ancora l’occasione, quando la porta dei nostri cuori si aprirà di nuovo, quando le nostre anime saranno ancora capaci di riprodurre questo esatto momento. Se adesso devi andare, va bene”. Poi darei un opuscolo, incoraggiandoli a pregare nell’intimità della loro casa e a chiamarmi se posso essere di aiuto in qualche modo.

Alcuni invece diranno: “Beh, io credo di essere a buon punto; non sei la prima persona che mi dice una cosa del genere”. A quel punto senti cose che non ti saresti mai aspettato di sentire. Colleghi che ti dicono: “Sai che anche mia nonna mi faceva discorsi del genere?”. Amici che dicono: “Mio fratello è proprio come te” oppure “Mia sorella è coinvolta in un ministero universitario, una cosa carina, mi ha scritto sei settimane fa e ha detto ‘Sai, Giovanni, vorrei che tu ti convertissi a Gesù Cristo’”.

Ecco che improvvisamente, sai che i tuoi passi sono stati guidati dal Signore. E puoi porre la terza domanda.

3. Vorresti diventare un vero Cristiano ed essere sicuro di esserlo?

In quei momenti è come se doveste togliervi le scarpe perché siete su un terreno sacro. È in quei momenti che la nostra spessa metodologia crolla al suolo perché soltanto Dio può fare ciò che noi non siamo capaci di fare. E quando la risposta a questa domanda è “Sì, vorrei diventare un vero Cristiano”, allora andate dritti al punto quattro di questa lezione (La risposta), e guidateli chiaramente a scegliere di ammettere il peccato e credere in Cristo.

C’è un’ultima questione. Avete calcolato il costo? Dovete fare il possibile per far capire che diventare un Cristiano non è una passeggiata.

Adesso mi direte: “Cosa?!”. Avete capito bene!

C’era un giovane che veniva spesso alla domenica. Il primo giorno che venne a parlarmi era davvero arrabbiato con me, a motivo del suo background religioso, e mi affibbiò un numero incalcolabile e indicibile di aggettivi. La seconda volta che venne a parlarmi, ritrattò un po’. Una domenica, e molte altre domeniche, mi disse: “Penso che stasera potrei diventare un Cristiano”. Io ero solito rispondergli:

“Non sei ancora pronto. Vai a casa”.

“Perché?”.

“Perché la sera che diventerai un Cristiano, dovrai per forza diventare un Cristiano. Non sarai capace di andartene a casa finché non avrai dato la tua vita a Gesù Cristo”. E quella sera arrivò. Lui e la sua mogliettina, che per prima era stata invitata a un culto, aveva udito il Vangelo, era diventata cristiana e aveva portato poi il suo ragazzo in chiesa… oggi sono felicemente sposati e ferventi presso una chiesa del Sud.

Fai in modo che calcolino il costo. Chiedi loro se sono pronti a una rivoluzione. Chiedi loro se sono pronti a dire no al peccato, a dire no a se stessi, e dire no alla clandestinità. Ricorda ciò che Gesù ha detto al giovane ricco: egli lo rimandò indietro triste per via di un ostacolo che si interponeva tra lui e la sua esperienza di fede[1].

Ammetti il peccato, credi in Gesù, calcola il costo. E poi inginocchiati con loro, chiedendo: “Perché non preghiamo insieme?”. Conduceteli a Gesù Cristo, così come Andrea fece con suo fratello[2].

In questa lezione ho parlato di come condividere il Vangelo con qualcuno, ma di fatto ho anche condiviso il Vangelo con voi. Perciò mi permetto di chiedervi: Avete confidato in Gesù Cristo come vostro personale Salvatore, o siete ancora alla ricerca? A che punto della ricerca siete? Vorreste confidare in Gesù Cristo come vostro Salvatore, diventare un Cristiano… ed essere certi di esserlo una volta per tutte?

Inginocchiamoci insieme in preghiera, se sentiamo che Dio ci sta parlando attraverso questo studio, per renderci capaci di parlare agli altri. Ricordo che portai i miei amici a una crociata di Billy Graham a Leeds per farli convertire, e che Dio mi permise di portarli lì per sistemare me, non loro. Potrebbe esserci qualcuno che sta leggendo e sta imaprando una metodologia ma senza avere ancora incontrato il Maestro. Possiamo pregare?

 Caro Signore Gesù, ammetto che sono un peccatore bisognoso davanti a te. Ho cercato di ripulirmi così tante volte, fallendo. Credo che la Bibbia è vera quando dice che tu sei il Salvatore per il mio peccato. Ho considerato la rivoluzione che arriverà nella mia  vita se accetterò la tua proposta di salvezza. E ti chiedo di venire nella mia vita. Perdonami. Rendimi capace di convertirmi dal mio peccato e di rivolgermi a te in fede. Riempimi con il tuo Santo Spirito. Accendi in me il desiderio per la tua Parola. Dammi di voler condividere la Buona Notizia con gli altri. Mettimi tra coloro che sono tuoi.

La Bibbia ci incoraggia a credere che quando gridiamo in questo modo a Dio, egli salva, egli adempie la sua promessa, egli ci custodisce.

Volontariamente e gratuitamente abbiamo ricevuto; pertanto, volontariamente e gratuitamente possiamo dare a nostra volta[3]. Preghiamo nel nome di Gesù. Amen.


[1] Vedi Matteo 19:22; Marco 10:22.

[2] Giovanni 1:41-42.

[3] Matteo 10:8

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